Gentile signor Aldo Grano,
innanzitutto, mi scuso per il ritardo con cui rispondo alle Sue considerazioni sul testo: “Pio XII non sapeva quale fosse la marca del sapone”, ma confesso, per rimanere in tema, che ho approfittato delle festività natalizie, per, come si dice in gergo, staccare la spina … del computer e dedicarmi esclusivamente alla lettura.
La ringrazio, poi, per l’interesse mostrato nei confronti del breve testo da me stilato, ma, nel contempo, non posso esimermi dal manifestare il mio dissenso nei confronti delle di Lei argomentazioni, anche perché alcune mi sembrano estravaganti nel senso letterale del termine, ovvero vaganti fuori dalla problematica da me trattata.
Sperando di non operare un’arbitraria sintesi, esaminerò le Sue critiche, partendo dal primo dei Suoi interventi.
1) Le beatificazioni di Pio IX, di Giovanni XXIII e di Carlo I d’Asburgo, che meriterebbero, comunque, un discorso a parte, non mi sembrano pertinenti con quanto da me esposto: sulla base della documentazione già disponibile si può affermare tranquillamente che Pio XII era al corrente dello sterminio, che i Nazisti stavano attuando e che, nonostante le numerose sollecitazioni provenienti dall’interno e dall’esterno della Chiesa, è sempre rimasto in silenzio.
Questo è il nocciolo, molto duro, della questione o, se si preferisce, lo scoglio su cui, fino ad ora, si è infranto il progetto della beatificazione di questo Papa, nonostante i tentativi di fingere che questo scoglio non vi sia, cercando di sommergerlo con le ondate della disinformazione e dell’oblio.
Tra l’altro, se questo non fosse il punto cruciale e se nulla si potesse rimproverare al Pontefice in merito, perché la Santa Sede non mette a disposizione di tutti gli storici i documenti, che possiede e che sono al centro di una pluridecennale controversia?
Infine, se l’operato di Pio XII è inattaccabile, come si spiega l’ennesima retromarcia ingranata da Benedetto XVI, dopo le polemiche delle scorse settimane?
2) Personalmente, non ho né il diritto, né la forza, ancor meno l’intenzione, di impedire alla Chiesa di beatificare e santificare chi vuole;
ho, però, il diritto di manifestare, argomentandola, la mia disapprovazione, anche perché non si tratta della beatificazione di un eremita del X secolo, che potrebbe configurarsi come problematica squisitamente ecclesiastica, bensì di un Papa del XX Secolo, fortemente coinvolto nelle vicende storiche dello stesso, cosicché la questione è di pubblico interesse; inoltre, per dirla in maniera prosaica:
“Dimmi chi beatifichi e ti dirò chi sei”.
3) Nel testo da Lei letto, io, per brevità, avevo parlato solo di Monsignor Tiso, ma, nella mia recensione del libro di Rivelli [1], è illustrata l’entusiasta adesione, tranne rare e comunque ammirevoli eccezioni, della quasi totalità dell’episcopato italiano e tedesco al Fascismo ed al Nazismo, nonché il ruolo avuto dal clero croato, con Monsignor Stepinac in testa, nel genocidio di Serbi, Rom, Ebrei e Comunisti, attuato nella Croazia “Nazione di Dio” [2] dal 1941 al 1945, durante la dittatura degli Ustascia, che avevano quale Poglavnik/Duce il molto fervente Cattolico Ante Pavelic, ricevuto con tutti gli onori in Vaticano da Pio XII, il 17 Maggio 1941.
“Naturalmente”, l’Arcivescovo del genocidio è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 3 Ottobre 1998, nel corso del Suo secondo viaggio in Croazia; come scrivevo poc’anzi: “Dimmi chi beatifichi e ti dirò chi sei”.
Lei sostiene che: “… molti altri si opposero …”; non avendo io alcun motivo, per dubitare della bontà della Sua affermazione, La invito a stilare un testo, senza preoccupazione alcuna per la lunghezza dello stesso, garantendoLe che verrà pubblicato nello stesso sito, ove è presente la recensione di cui sopra; infatti, è mia convinzione che questi scambi di idee hanno un senso solo se permettono all’eventuale lettore di mettere a raffronto punti di vista diversi e di formarsene uno proprio; diversamente scadono a sterile esercitazione ad uso e consumo degli scriventi.
4) Ammesso che Churchill, Roosevelt, Stalin e De Gaulle sapessero, come Lei sostiene, quanto stava avvenendo, va rilevato, in primo luogo, che non è corretto metterli sullo stesso piano, poiché l’ultimo era, nella migliore migliore delle ipotesi, il leader di un Paese sconfitto ed occupato, cosicché aveva poca voce in capitolo; in secondo luogo, il loro errore si sommerebbe a quello di Pio XII, ma non lo annullerebbe, visto che il furto di Mario Rossi non cancella quello di Carlo Bianchi, bensì si configura come un secondo furto; infine, e soprattutto, per quanto a me consta, nessuno ha mai proposto la beatificazione dei suddetti leader.
5) Lei propone la condanna di tutti gli Stati che commerciano con la Cina ed il Sudan; io non solo sottoscrivo la Sua proposta, ma propongo di troncare qualsiasi rapporto, per gli stessi motivi (se ho ben compreso, trattasi del mancato rispetto dei diritti umani), non solo con la Cina ed il Sudan, ma anche con la Russia, per la Cecenia, con la Gran Bretagna, per quello che ha fatto in Irlanda, con l’Arabia Saudita e con tutti gli Emirati del Golfo, per la repressione delle donne e per l’inesistenza della Democrazia, con l’Iran, per l’uccisione degli oppositori, ricordando magari che i primi ad essere massacrati furono i Comunisti, pur se la cosa, all’epoca, passò inosservata, con la Turchia, per lo storico genocidio degli Armeni e per lo sterminio attuale dei Curdi, con Israele, per la sanguinosa oppressione dei Palestinesi, con la Libia, per il trattamento disumano dei migranti, che l’Italia ha pensato bene di appaltare al “prode” Colonnello, con l’Egitto, per la repressione sistematica di ogni opposizione, con l’Algeria, per la feroce dittatura instaurata dai militari, sia pure con la “benedizione” dell’Occidente, con il Marocco, che occupa, da oltre trent’anni il Sahara Occidentale, in barba a tutte le (veramente patetiche) risoluzioni delle Nazioni Unite, con … mi fermo qui onde evitare di fare il giro del mondo.
Aggiungo soltanto che, in verità, non mi dispiacerebbe che, magari solo per un anno, sia pure come molto tardivo riconoscimento del genocidio subito dai Pellerossa, si troncasse ogni rapporto pure con gli Stati Uniti.
In verità, in verità mi dico che, a voler essere rigorosi, l’Italia dovrebbe interrompere ogni rapporto pure con se stessa, tenendo conto di quello che noi Italiani abbiamo fatto, in passato, in Libia ed in Etiopia, nonché di quello che facciamo attualmente agli immigrati.
6) Lei afferma che la Santa Sede, perfino nel periodo in cui lanciò la scomunica contro l’Unione Sovietica, mantenne con la stessa dei canali diplomatici segreti.
Prescindo sia dal fatto che proprio Pio XII si guardò bene dal portare a termine e dal promulgare la scomunica contro il Nazismo, che Pio XI si era alla fine deciso a stilare, sia dal fatto che la Santa Sede non si curò per niente delle possibili ritorsioni, che i governi comunisti dell’Europa dell’Est avrebbero potuto attuare nei confronti dei Cattolici, a seguito delle numerose prese di posizione anticomuniste del Vaticano (argomento, che, in maniera molto strumentale, viene adoperato per giustificare i silenzi di Pio XII nei confronti del Nazismo).
Prescindo, perché La esorto a non essere immotivatamente modesto, non foss’altro per non incorrere nei fulmini della Chiesa, la quale, senza ombra di dubbio e per motivi comprensibilissimi, ha combattuto il Comunismo sovietico, è stata una delle artefici della sua sconfitta e, conseguentemente, una delle potenze vincitrici della Guerra fredda, cosicché sarebbe la prima a condannare chiunque volesse sminuire il Suo ruolo, che, peraltro, è storicamente certificato.
Certo, gli altri vincitori, soprattutto il mondo protestante anglosassone, non si è, poi, comportato molto bene nei confronti della gerarchia ecclesiastica; a titolo esemplificativo: ha consentito che venissero alla luce tutti gli scandalosi comportamenti, principalmente di natura sessuale, del clero, che, nei decenni precedenti, erano stati occultati, poiché una Chiesa screditata sarebbe stata di scarsa utilità nella lotta anticomunista; d’altra parte, chi meglio della Chiesa sa quanto sia profonda l’umana ingratitudine?
7) Se ho ben compreso, il Suo ragionamento riguardo al Processo di Norimberga intende evidenziare come solo tardivamente gli Statunitensi, i Sovietici e gli Inglesi abbiano compreso la reale ed infernale natura del regime nazista; ammettendo, per esigenze di brevità, che sia vero, si può comunque dire non solo: “Meglio tardi che mai!”, ma anche che neppure a quel punto la Chiesa cattolica ed il suo Papa fecero proprio quel punto di vista.
Soprattutto: c’è una bella differenza tra chi, comunque, celebra il Processo di Norimberga e chi, nello stesso tempo, aiuta i criminali nazisti e fascisti a sottrarsi alla Giustizia, sia pur imperfetta degli uomini, come fece il Vaticano.
Dobbiamo, forse, rimodulare il noto detto:
“Errare è umano, ma perseverare è Vaticano”?
Nell’astenermi da qualsiasi commento alla Sua affermazione concernente la natura difensiva delle operazioni belliche dell’esercito di Pio IX nel 1870 (è mia regola, infatti, non sparare sulla Croce Rossa), Le rinnovo il ringraziamento per l’interesse mostrato e Le porgo i miei più cordiali saluti,
Valerio Bruschini
NOTE
[1] Rivelli Marco Aurelio, “DIO E’ CON NOI!” La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo, Kaos Edizioni, Milano, 2002; non vi è bisogno di dire che, nel testo, quanto affermato nel titolo è suffragato da una mole tale di documenti che la recensione è stata in grado di darne solo una pallida idea.
[2] La definizione è di Monsignor Stepinac; cfr. Marco Aurelio Rivelli: “L’Arcivescovo del genocidio Monsignor Stepinac, il Vaticano, e la dittatura ustascia in Croazia, 1941-1945”, p.50, Kaos Edizioni, Milano, 1999.
Scritto da: Valerio Bruschini
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