24 Gen 2010

Risposta al professor Napolitano

Gentile Professor Napolitano,
non solo La ringrazio, per essere intervenuto nella, peraltro civile, discussione tra me ed il signor Grano, ma aggiungo che, dati i Suoi titoli, se volessi montarmi la testa, potrei far mie le parole del sergente Lescaut:
“Quale onor! quale onore! …” [1].
In realtà, sarei oltremodo sciocco, se, sia pur lontanamente, pensassi che il Suo testo sia stato dettato dalla (non) importanza del soggetto, poiché è l’oggetto, ovvero il giudizio su Pio XII, ciò che l’ha, del tutto legittimamente, sia ben chiaro, spinta ad intervenire.
Questa mia ipotesi può, naturalmente, essere infondata, ma non ho potuto fare a meno di elaborarla, non foss’altro perché, avendo scritto testi perfino più “perfidi” su Benedetto XVI, non ero mai stato oggetto di così autorevoli attenzioni; si confermerebbe, quindi, che le critiche a Pio XII vanno a toccare uno dei nervi scoperti della Chiesa cattolica.

1) Comunque stiano le cose, veniamo alle Sue obiezioni, iniziando dalla questione del silenzio di Pio XII.
Stando a quello che Lei scrive, sembrerebbe che questa sia una fisima di Rivelli e, conseguentemente, del sottoscritto, che ne ha recensito il libro.
Prescindo, ora, dai fiumi d’inchiostro versati sul tema, per limitarmi a quanto è stato detto in proposito proprio in occasione della recente visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma:
“Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah duole ancora - ha detto Pacifici - come un atto mancato.
Forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana per quei nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz” [2].
“… Non abbiamo intenzione di entrare nella vicenda della beatificazione di Pio XII, non è affare del mondo ebraico.
Ma se si vuole portarlo sugli altari per descriverlo alla storia quale non è, questo non lo possiamo accettare.
Il predecessore di Pacelli, Pio XI ebbe il coraggio di combattere il nazismo (personalmente, ho una visione diversa su questa problematica; NdA) e nel 1937 scrisse un documento in tedesco per contrastare quell’ideologia pagana che minacciava la Chiesa.
Poi si attivò per condannare i provvedimenti sulla razza ariana e quando morì stava per realizzare un’enciclica in difesa degli ebrei.
Pio XII non fece nulla per proseguire nella sua opera.
(A questo punto, il giornalista obietta:)
Benedetto XVI ne rivendica l’azione silenziosa a favore degli ebrei …
(Pacifici risponde:)
Non ci sono prove di alcun genere che papa Pacelli si sia opposto alle leggi razziali.
Di suo pugno non c’è una riga di condanna verso quei provvedimenti razzisti.
Ma se vogliamo invece giudicare gli uomini di chiesa come preti, suore, conventi, (sic; ma è nel testo; NdA) abbiamo un elenco infinito di giusti perché a rischio della loro vita salvarono ebrei.
Però ci sono stati altri conventi che invece quelle porte le hanno aperte solo dietro pagamento e hanno messo fuori tanta gente che non aveva soldi“ [3].
A queste affermazioni di Riccardo Pacifici possiamo utilmente far seguire quelle di Riccardo Di Segni:
“Il silenzio di Dio è un mistero imperscrutabile.
Ma il silenzio dell’uomo è su un piano diverso, ci interroga, ci sfida e non sfugge al giudizio” [4].
Onde non ci fossero dubbi, il giornalista aveva premesso che:
“E ancora, in trasparente riferimento a Pio XII” [5].
Come è noto, Riccardo Pacifici e Riccardo Di Segni non sono né dei signor nessuno, né degli esagitati estremisti pregiudizialmente avversi al Papa, tanto è vero che il giornalista li aveva così presentati:
“Ma anche chi la visita l’ha voluta fortissimamente, come il rabbino capo Riccardo Di Segni, oppure Riccardo Pacifici, presidente delle Comunità ebraiche di Roma, o ancora Renzo Gattegna, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, non si sono rifugiati in un ipocrita silenzio” [6].
Ed a mio avviso, proprio questo è uno dei problemi fondamentali: le Gerarchie Ecclesiastiche, nonché coloro che ne condividono, sempre legittimamente, l’ottica, auspicano il silenzio di chi la pensa diversamente.
Tra l’altro, in questa maniera, verrebbe risparmiata una considerevole quantità di carta con notevole sollievo di quello che rimane delle foreste di un tempo, per tacere di quello che proverebbero tutti gli addetti alla stampa sia degli inutilmente polemici articoli di giornale, sia dei vacui libri, meglio ancora libelli, che hanno quale unico scopo quello di diffamare Pio XII; certo, il PIL ne risentirebbe, ma cos’è il PIL in confronto alla verità storica?
A prescindere da questa mia senz’altro prevenuta osservazione, è sicuro che Lei, Professor Napolitano, nei prossimi giorni sarà senz’altro oberato di lavoro, poiché dovrà illustrare anche alle personalità di cui sopra i non pochi errori in cui, non essendo, diversamente da Lei, degli “addetti ai lavori”, sono incorse:
”Se per silenzio si dice che Pio XII non fece niente per gli ebrei, ci si sbaglia; e di grosso.
E anche qui la documentazione non manca; ed è di parte ebraica, non vaticana.
La questione della beatificazione non va confusa con il bilancio storico su Pio XII.
Questo bilancio è nettamente positivo, e i documenti portano in tal senso.
Lei dice, errando, che Pio XII “si guardò bene dal portare a termine e dal promulgare la scomunica contro il Nazismo, che Pio XII si era alla fine deciso a stilare”.
Se lei allude all’enciclica che Pio XII non promulgò per sopravvenuta morte, sappia che non trattavasi affatto di una scomunica contro il nazismo, e che non si trattava affatto di un testo pronto, ma solo di bozze in varie lingue, i cui testi fra l’altro non coincidevano” [7].
Da parte mia, posso assicurarLe, che, pur avendo commesso gli stessi “errori”, non ho mai conosciuto né Riccardo Pacifici, né Riccardo Di Segni, cosicché ero nell’impossibilità di architettare un complotto laicista-ebraico.

2) Scherzi a parte, mi preme chiarire che ho citato quanto affermato da Pacifici e da Di Segni solo per mostrare come le tesi di Rivelli e di molti altri, ne cito uno non proprio a caso: Karlheinz Deschner, non siano né fisime personal-anticlericali, né presenti solo in determinati ambienti.
Non essendo, infatti, mio costume farmi usbergo degli altri, affronto direttamente le altre Sue obiezioni, partendo dalla prima.
1) Per quanto concerne i passi da Lei richiesti, comprovanti che Pio XII era al corrente dello sterminio, Le ricordo uno di quelli presenti nel libro di Rivelli:
“Il 17 marzo 1943, per esempio, monsignor Burzio mandò in Vaticano un rapporto consegnatogli da un religioso di Bratislava:
«Alcuni ebrei sono riusciti a fuggire dalla Polonia e si tengono celati qui in città.
Sia questi ebrei che ufficiali tedeschi e membri delle SS affermano unanimi che coi corpi degli ebrei deportati in Polonia e là massacrati, si fabbrica il sapone.
Tali notizie le ho già sentite da numerose altre fonti …
Non sono favole: un ufficiale tedesco ha confermato la cosa freddamente e cinicamente …
Là, in Polonia, gli ebrei vengono uccisi per mezzo di gas asfissianti o con mitragliatrici o con altri mezzi»” [8].
Questo rapporto non descriveva con estrema precisione, nel 1943, tutto quello che avveniva nei campi di sterminio?
Rivelli, nella nota, dice che questo brano si trova nel IX volume degli Atti e documenti della Santa Sede relativi alla Seconda guerra mondiale.
Ne approfitto, per rivolgerLe una domanda relativa ad un’altra Sua obiezione: neppure in questo caso Rivelli si è servito di una fonte primaria?
Oppure, ammesso che Rivelli abbia omesso una parte, questa smentirebbe, e radicalmente, la parte citata? (Se così stessero le cose, verrebbe da dire in relazione all’estensore del rapporto: ”Schizofrenia sia il tuo dì di festa!”)
Oppure, bisogna affermare chiaramente e, magari, dimostrare che Rivelli ha detto il falso.
Inoltre, vi è il tragicamente famoso “Protocollo Auschwitz”, stilato dai due Ebrei slovacchi, Rudolf Vrba e Fred Wetzler, nell’Aprile del 1944; Rivelli sostiene che Monsignor Burzio inoltrò il documento alla Santa Sede il 20 Maggio 1944 e rimanda al X volume degli Atti e documenti della Santa Sede, documento 204, pagina 281.
Lei, in: “Roncalli contro Pio XII? Un caso storiografico su Vaticano e Shoah”, al termine della Sua polemica con la studiosa israeliana Dina Porat, afferma:
“Per ciò che ci consta, dunque, rimane ferma l’ipotesi che il Vaticano venne a conoscenza del “Protocollo Auschwitz” solo nell’ottobre successivo” [9].
Prendo atto che la Sua ricerca su fonti sicuramente primarie si conclude con il mantener ferma quella che Lei stesso qualifica come un’ipotesi, che, legittimamente, coincide con la posizione del Vaticano; d’altra parte, nessuno può chiedere, sicuramente non il sottoscritto, a nessun altro di far violenza alle convinzioni che ha maturato; però, da qui a porsi come il detentore, o quasi, della verità storica su Pio XII ce ne corre.
In ogni caso, non foss’altro che a partire dall’Ottobre 1944, il Vaticano sapeva quale orrore si stesse consumando, ma questo non spinse Pio XII a mutare il Suo atteggiamento, forse perché, “come io ho cercato di spiegare”, non era ancora stato appurato l’elemento fondamentale: la marca del sapone; ognuno di noi, se non è in malafede, sa benissimo, anche basandosi soltanto sulle proprie esperienze di novello Tarzan nella giungla del supermercato, quanto conti la marca di ogni singolo prodotto. Per quanto concerne il comportamento degli Alleati nei confronti del Nazismo, sia prima che durante la Seconda Guerra Mondiale, sappiamo tutti che fu tutt’altro che esente da contraddizioni; proprio Lunedì, 18 Gennaio 2010, su RAI STORIA, ho visto, per la terza o quarta volta, i documentari concernenti sia l’odissea della nave Saint Louis, respinta dai porti statunitensi nel 1939, nonostante avesse a bordo centinaia di Ebrei, sia l’eroica insurrezione di Varsavia nel 1944, stroncata nel sangue dai Nazisti anche per il mancato intervento delle truppe sovietiche, che, invece, gli insorti si attendevano.
Mi sembrava di aver chiarito nella risposta al signor Grano sia che, fino a prova contraria, due furti non si annullano a vicenda, sia che, comunque, nessuno propone la beatificazione degli statisti alleati.
Comunque, prescindendo per un attimo da tutte le diverse posizioni esistenti in materia, anche perché, superato un certo limite, mi dà un leggero senso di nausea, il cavillare sui millimetri di comprensione della natura del Nazismo da parte di Pio XII, di Roosevelt, di Stalin e di Churchill, colgo l’occasione per questa citazione:
“Non abbiamo bisogno, qui, di spendere molte parole sul fascismo tedesco, sulla sua origine e sulle cause perfettamente chiare della sua origine.
Basta notare che si tratta di una religione etnica che si oppone non solo all’ebraismo internazionale ma anche al cristianesimo come potenza umanitaria, e i cui sacerdoti non si comportano con maggiore benevolenza nei riguardi dell’umanesimo della nostra letteratura classica.
È un paganesimo etnico, il culto di Wotan; è, a volersi esprimere (e noi lo vogliamo) in termini ostili, barbarie romantica.
Esso è ben conseguente quando, in ambito culturale-educativo, mira a togliere spazio alle discipline umanistiche, all’insegnamento delle lingue classiche, a favore di una primitività germanica” [10].
Così parlò Thomas Mann; e non nel 1945 o nel 1955, bensì nel 1925, quando il Nazismo muoveva i suoi primi passi e doveva ancora dare il peggio di sé.
È pur vero che a parlare era un genio [11] e che non si può chiedere agli industrialotti dell’epoca, ai patetici uomini politici e Pontefici del tempo di innalzarsi a tali, per loro, impensabili e proibitive altezze; tuttavia, bisogna considerare sia che si trattava di un singolo individuo, sia che gli altri avevano legioni di analisti politici e di agenti segreti; pertanto, o bisogna, prosaicamente, concludere che erano denari gettati al vento, oppure che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere .

3)Ritengo di aver già risposto alle obiezioni da Lei sollevate nel primo punto numero 2, relativamente al silenzio di Pio XII.
Invece, per quanto concerne le osservazioni presenti nel, per così dire, secondo punto numero 2 (in effetti, nel Suo commento, il numero 2 compare due volte), mi limito a queste considerazioni:
- avevo già scritto nella risposta al signor Grano:
“Personalmente, non ho né il diritto, né la forza, ancor meno l’intenzione, di impedire alla Chiesa di beatificare e di santificare chi vuole; ho, però, il diritto di manifestare, argomentandola, la mia disapprovazione, anche perché non si tratta della beatificazione di un eremita del X Secolo …, bensì di un Papa del XX Secolo, fortemente coinvolto nelle vicende storiche dello stesso, cosicché la questione è di pubblico interesse …”.
Mi sembra che questo consuoni con quanto affermato da Riccardo Pacifici:
“Ma se si vuole portarlo sugli altari per descriverlo alla storia quale non è, questo non lo possiamo accettare”.
- Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che non sapevo che esiste un dossier per proclamare Giusto Stepinac; nello stesso tempo, non foss’altro che per la nota par condicio, da un lato, riconosco allo Yad Va-Shem il diritto di proclamare Giusto chi vuole, dall’altro, manifesto ugualmente la mia disapprovazione; ripromettendomi di leggere questo dossier, per il momento mi limito, molto prosaicamente, a dire:
“Tutti i gusti sono gusti, come diceva quel signore che si soffiava il naso con due mattoni”.

4)Riguardo alle obiezioni del punto numero 3, in primo luogo, come Lei stesso ha avuto la bontà di scrivere, io mi ero limitato a riprendere dal signor Grano la definizione di “ …scomunica contro l’Unione Sovietica…”.
In secondo luogo, Lei parla di “…enciclica anticomunista del 1937 …”; bene: è veramente cosa malvagia ed empia chiedersi come mai né Pio XI (tenuto conto di quanto proprio da Lei affermato al punto numero 4), né Pio XII abbiano promulgato un’enciclica antinazista?
Per quanto concerne il fatto che:
” … la Santa Sede diede il semaforo verde agli Stati Uniti, che desideravano assistere l’URSS aggredita da Hitler, ma temevano la reazione dei cristiani (non solo dei cattolici) americani …”;
Le chiedo: se non vi fosse stato questo semaforo verde, gli Stati Uniti non avrebbero fornito aiuti all’Unione Sovietica?
Non è ipotizzabile che questo “semaforo verde” sia stato fatto scattare, per evitare l’ulteriore discredito che, nell’immediato ed, soprattutto, a guerra finita, avrebbe colpito la Santa Sede, se avesse, invece, fatto scattare il “semaforo rosso”?
Sicuramente, con i Suoi due millenni di storia e con la Sua raffinata arte diplomatica (spero di non essere, pure in questo caso, “più papista del Papa”), la Santa Sede non ha bisogno dei suggerimenti di alcuno, per sapere come muoversi nelle più diverse circostanze e per comprendere quando è necessario fare di necessità virtù.
In ogni caso, l’aver dato “il semaforo verde” agli Stati Uniti non indusse la Santa Sede a mutare il suo giudizio sull’Unione Sovietica.
Per ciò che mi consta, questa ipotesi può essere supportata ad esempio, da quanto segue:
“Il 23 settembre (1943; NdA) Ernst von Weizsäcker, nuovo ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, riferì a Berlino che il segretario di Stato vaticano, molti esponenti della Curia romana, e lo stesso consigliere di papa Pacelli monsignor Kaas, erano convinti che il futuro dell’Europa fosse legato alla «vittoriosa resistenza della Germania sul fronte russo»: essendo il Rech tedesco il solo bastione di difesa dall’esiziale minaccia del bolscevismo, la sua sconfitta avrebbe determinato la fine della civiltà europea” [12].
Riguardo alla distinzione tra “comunismo condannabile” e popolo russo per il quale “il Papa non poteva che nutrire profondo affetto”, mi limito ad osservare che, perfino Bush, se non ricordo male, distinse tra il regime dei Talebani ed il popolo afgano, nonché tra Saddam Hussein ed il popolo iracheno; sarebbe stato, pertanto, per lo meno singolare che un Pontefice avesse condannato alle fiamme dell’Inferno (si fa per dire) non solo gli esecrabili governanti, ma anche gli incolpevoli governati.

5) Venendo al punto numero 4, prendo volentieri atto di quanto Lei afferma [13], ovvero che Pio XI non stava preparando affatto una scomunica contro il Nazismo, sia perché condivido l’istanza della precisione, sia perché questo ridimensiona l’empito antinazista, che viene ascritto a Pio XI, peraltro nell’ultima parte del Suo pontificato.
Per motivi, naturalmente, diversi dai Suoi, condivido l’affermazione:
“Pio XI ha negoziato quanto Pio XII”.
Inoltre: io non ho esempi di altri Papi che abbiano promulgato l’enciclica incompiuta di un loro predecessore; sarei, comunque, interessato ad avere l’elenco di tutti i Pontefici che si sono trovati in questa senz’altro incresciosa situazione e, per di più, in circostanze paragonabili, per quanto è possibile, a quelle di un anno drammatico come il 1939.
La domanda relativa alla “Summi Pontificatus” mi sembra solo un tentativo, abbastanza elegante, di deviare il discorso da uno dei problemi centrali: l’assenza di una condanna senza appello del Nazismo da parte di Pio XII.
Per quanto riguarda le altre Sue domande, mi limito ad osservare che, come Lei ben sa, Pio XI si mise accanto, come Suo più stretto collaboratore il futuro Pio XII, nel Febbraio 1930; quindi, molto tempo prima di maturare la “sua linea antinazista”.
Ammettendo, poi, per un attimo, che Pio XI fosse divenuto un granitico antinazista, immaginare che avrebbe “licenziato” il Cardinale Pacelli, polverizzando due millenni di sapiente e felpata diplomazia vaticana, è cosa che non sta, è il caso di dirlo, né in cielo, né in terra.
Infine: il ”caratteraccio” di Pio XI, come quello di qualsiasi statista, non mi sembra francamente un granché come criterio ermeneutico delle vicende storiche.

6) Ammetto di aver riletto più volte la Sua, per me, sconvolgente affermazione:
“ … non c’è bisogno di scomunicare uno che, per i suoi comportamenti, è ritenuto già non in comunione con la Chiesa.
Lo si ritiene già scomunicato.
Se si avvicinasse al Sacramento Eucaristico, glielo si negherebbe senz’altro, senza bisogno di scomunica”.
Mi sono, infatti, chiesto:
se la “cosa” è così semplice, perché la Chiesa ha istituito la scomunica?
Soprattutto, perché continua a mantenerla in vita?
Mi sono, comunque, riavuto dallo sconvolgimento, pensando che, dopo questa Sua chiarificazione, la Chiesa provvederà ad eliminare il superfluo, fors’anche vieto, istituto della scomunica.
Nello stesso tempo, non ho potuto fare a meno di pensare che se Pio XII, per rimanere in tema, avesse preso questa decisione una sessantina di anni fa [14], i primi ad esserne lieti sarebbero stati i miei nonni paterni: due contadini umbri, da sempre Cattolici praticanti, che, “purtroppo”, avevano contratto il “vizio” del Comunismo, cosicché vennero a trovarsi, come altri milioni di persone, nella condizione di individui scissi tra la loro fede religiosa ed i loro convincimenti politici, con tutte le lacerazioni interiori che è facile immaginare.
Forse, dipenderà dalla mia “preconcetta ostilità” nei confronti della Gerarchia Ecclesiastica, ma io trovo singolare che per milioni di persone normali e comuni venisse decretata quella “morte ecclesiastica”, che fu, invece, risparmiata a centinaia di migliaia di criminali nazisti.
Ugualmente “prevenuto” dovrebbe essere Marco Politi, che, in occasione del sessantesimo anniversario, ha scritto:
“Scomunicati, privati della comunione, del matrimonio religioso: questa la sorte decretata da Pio XII per chi aderiva al Partito Comunista o gli dava appoggio politico o soltanto leggeva “libri, riviste, giornali che difendono la dottrina e l’azione comunista”.
Persino chi diffondeva un volantino incappava nella morte ecclesiastica.
… Così Pio XII, che non aveva mai scomunicato il nazismo e che da Segretario di Stato aveva spinto i vescovi tedeschi a non ostacolare l’adesione dei cattolici al Partito nazista pur di stringere il concordato con il Reich hitleriano, impugnò l’arma della scomunica contro i
comunisti” [15].
Per quanto concerne “Hitler giungere in pellegrinaggio in Vaticano a impetrare il perdono del Papa …”, posso soltanto dirLe che, per quanto i “Laicisti” come me meritino scarsa considerazione, non pensavo che le quotazioni del nostro quoziente intellettivo fossero scese così in basso, cosicché, Lunedì, dovrò senz’altro consultare il mio agente di borsa, per chiedergli se è possibile fare qualcosa o se, invece, conviene liquidare il tutto e realizzare quello che è ancora possibile.
Per quanto riguarda l’”Europa fortemente laicizzata” degli anni Quaranta del secolo scorso, in cui, oltre agli statisti, vivevano pure “solo” alcune decine di milioni di persone, molte delle quali sensibilissime, ahimè, alle parole del Papa, potrei avvalermi del Suo giochino e risponderLe che Lei è più laicista di Piergiorgio Odifreddi, preferisco, tuttavia, avvalermi di quello che diceva la nonna in casi del genere:
“Bocca tua (Sua) santa!”.
Infine, in relazione alla mia “posizione papista”, devo confessare che il Suo rilievo mi ha indotto a fare, oltre che atto di contrizione, pure un approfondito esame di coscienza.
Così, in primo luogo, ho scartato l’ipotesi che Pio XII avrebbe, comunque, potuto regolarsi secondo il noto motto: “Fai quel che devi, accada quel che può”.
In secondo luogo, ho, sia pur amaramente, preso atto che il Cattolicesimo, introiettato nei miei verdi anni, gode ancora di ottima salute e celebra, a mia insaputa, i suoi trionfi.
Comunque, mi sono consolato con le parole di Geronte:
“… Errore involontario!
Chi non erra quaggiù?! “ [16].

P.S. Nella mia risposta al signor Grano, avevo ricordato sia che il Vaticano, per tagliare la testa al toro, potrebbe mettere a disposizione degli studiosi i documenti, che ancora giacciono nei suoi archivi [17], sia l’aiuto fornito dal Vaticano stesso ai criminali nazisti e fascisti, affinché riuscissero a sottrarsi alla giustizia degli Alleati; questo dopo che i campi di sterminio erano venuti alla luce; nelle Sue puntualizzazioni non ho trovato alcuna obiezione al riguardo.
Tuttavia, non è stato questo a spingermi a stilare questo post scriptum, bensì un altro motivo, che, comunque, non è estraneo alla nostra discussione: in questo periodo di rinnovate polemiche su Pio XII, tra i molti articoli pubblicati in merito, alcuni hanno o richiamato alla memoria quanto già era noto, in relazione agli Ebrei salvati ad opera di membri del clero cattolico e di semplici fedeli, oppure hanno rivelato altri casi di cui non si era a conoscenza.
Naturalmente, non ho alcuna intenzione (anche perché sarebbe puerile) di sminuire l’operato di quanti agirono in quel modo, mettendo a repentaglio la propria vita; inoltre, quanto affermato da Riccardo Pacifici al riguardo potrebbe essere considerato esaustivo, tenendo conto delle esigenze di sintesi richieste da un’intervista.
Tuttavia, penso che pure questa questione del salvataggio di Ebrei e di Antifascisti, in generale, ad opera di alcune componenti del mondo cattolico vada correttamente giudicata.
Alcuni anni fa, il “Corriere della Sera” pubblicò un interessante articolo:
“L’esercito degli ebrei hitleriani.
Migliaia di ebrei tedeschi, mentre i loro parenti morivano nei campi di sterminio, combatterono per Hitler e il nazismo.
Lo rivela uno studio compiuto da un giovanissimo ricercatore americano, Bryan Rigg, di famiglia ebraica …
Rigg… ha scoperto che fu Hitler stesso a ordinare che fosse celata la verità e dichiarata la pura «razza ariana» di 77 altissimi ufficiali ebrei.
Tra tutti spicca il caso di Helmut Schmidt, cancelliere tedesco dal 1974 al 1982, che aveva un nonno ebreo…
L’esempio più clamoroso è probabilmente quello del feldmaresciallo Erhard Milch, di padre ebreo, già presidente della Lufthansa e direttore del ministero dell’aviazione, che divenne vice di Goering alla Luftwaffe: nel ‘35 avrebbe perduto la carica e ogni diritto se Hitler non avesse personalmente dichiarato, come Goering scrisse, che «Milch è di discendenza ariana».
… non solo erano migliaia i soldati o gli ufficiali inferiori (1200 già documentati) che nascosero le loro origini, non solo il Fuehrer dichiarò ariani i 77 alti ufficiali… Rigg può aggiungere altri 60 nomi alla lista.
E 17 di questi ottennero la Ritterkreuz, la più alta onorificenza militare tedesca …” [18].
Orbene, io penso che tutto questo, pur essendo accaduto, non attenui neppure di un nonnulla le responsabilità di Hitler e degli altri scherani nazisti riguardo alla Shoah e neppure che getti la più piccola ombra sul calvario subito dai milioni di Ebrei che, invece di arruolarsi nell’esercito hitleriano, finirono diritti nei campi di sterminio; soprattutto, penso che gli storici, oltre che portare alla luce ogni episodio ed ogni documento, debbano individuare ed indicare il significato e la portata generale della politica perseguita da coloro che sono a capo degli Stati e della Chiesa.
Tra l’altro, in questo modo, ho esposto il mio pensiero pure riguardo alla proposta di proclamare Giusto Monsignor Stepinac, nel caso in cui la motivazione fosse che ha salvato qualche Ebreo e/o qualche Serbo.

Gentile Professor Napolitano, nel porgerLe i miei più cordiali saluti, Le ribadisco quanto già detto al signor Grano: in base alla mia concezione dell’ospitalità, trasferita in ambito informatico, Lei ha diritto alla replica [19], che verrà pubblicata nel sito con le stesse modalità riservate a questo mio scritto, anche perché, per me, l’obiettivo più importante è che l’eventuale lettore abbia gli elementi necessari per formarsi un proprio punto di vista.
Nel contempo, onde evitare di scadere, come spesso avviene, in sterili  polemiche, preciso che non vi sarà una mia controreplica; se mai, “duelleremo” su un altro argomento.

Valerio Bruschini

NOTE
[1] Puccini Giacomo, Manon Lescaut, Atto primo, p.46, Ricordi, Milano, 1998.
[2] Grignetti Francesco, “I silenzi di Pio XII fanno ancora male”, La Stampa, p.2, Lunedì, 18 Gennaio 2010.
[3] Galeazzi Giacomo, “Pacifici: il gesto di alzarsi è destinato a fare epoca”, La Stampa, pp.2-3, Lunedì, 18 Gennaio 2010.
[4] Grignetti Francesco, cit.
[5] Ibidem.
[6] Ibidem.
[7] Si veda il commento del Prof. Napolitano in: http://www.valeriobruschini.info/?p=189.
[8] Rivelli Marco Aurelio, “DIO È CON NOI!”. La Chiesa di Pio XII complice del nazifascismo, p.229, Kaos Edizioni, Milano, 2002.
[9] Napolitano Matteo Luigi, “Roncalli contro Pio XII? Un caso storiografico su Vaticano e Shoah”, in: http://vaticanfiles.splinder.com/tag/pio+xii.
[10] Mann Thomas, Goethe e Tolstoj, in “Nobiltà dello Spirito”, p.151, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997.
[11] Il considerare Mann un genio non ha alcuna pretesa di essere un giudizio critico-letterario, è semplicemente il tributo minimo di un suo appassionato lettore.
[12] Rivelli, cit., p.345.
[13] Napolitano Matteo Luigi, “Ancora polemiche tra Vaticano ed Ebrei su Pio XII”, in: http://vaticanfiles.splinder.com/tag/pio+xii.
[14] La scomunica del Comunismo fu decretata il 1o Luglio del 1949.
[15] Politi Marco, “La scomunica del comunismo”, La Repubblica, 28 Giugno 2009.
[16] Puccini, cit., Atto secondo, p.77.
[17] Prescindendo da tutti i fiumi di inchiostro fin qui versati su questa annosa questione, l’ultimo intervento, che ho avuto modo di ascoltare, è stato quello del Direttore dell’Osservatore Romano, nel corso della puntata di Domenica, 17 Gennaio 2010, della trasmissione di Lucia Annunziata su RaiTre.
Il Dottor Vian ha detto che vi sono ancora milioni di fogli da ordinare/catalogare e che, pertanto, saranno necessari ancora quattro o cinque anni.
Supponendo che ne serviranno altri quattro o cinque agli studiosi per formarsi un sufficientemente meditato giudizio, si può ipotizzare che una beatificazione di Pio XII non più turbata da queste ricorrenti polemiche, potrebbe avvenire tra dieci anni.
Che cosa sono dieci anni rispetto all’Eternità?
[18] Altichieri Alessio, “L’esercito degli ebrei hitleriani”, Corriere della Sera, p.13, Martedì, 3 Dicembre 1996.
[19] Non vi è bisogno di aggiungere che non deve preoccuparsi della lunghezza; Le chiederei, in compenso, la gentilezza di mettere i rimandi precisi alle critiche mosse a Rivelli, poiché, pur avendo scaricato dal Suo sito: “Inediti esclusivi smentiscono l’antisemitismo di Pio XII”, “Roncalli contro Pio XII? Un caso storiografico su Vaticano e Shoah”, “Il Papa e il diavolo”, “Ancora polemiche tra Vaticano ed Ebrei su Pio XII”, “Pio XII tra storia e ’silenzi’. Lettera aperta a Dino Messina del ‘Corriere della Sera’ ”, non sono riuscito a trovare i riferimenti a Rivelli.
Questa mia richiesta è dovuta anche al fatto che ho deciso di “vendere la mia anima al diavolo”, cioè di acquistare un computer, solo nel Settembre 2009, cosicché ho ancora scarsa dimestichezza con questo strumento.

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