19 Feb 2010

Risposta ad Arnaldo Casali

ALCUNE PRECISAZIONI

Gentile Dottor Casali,
in primo luogo, La ringrazio per l’attenzione riservata a “Vade retro, omo!”, anche perché questo Suo interesse L’ha, poi, impegnata in un serrato scambio di opinioni sia con Alessandro Chiometti, sia con Nicoletta Bernardi.
Essendo l’autore del testo suddetto, vorrei, in relazione alle Sue considerazioni, offrire alcune delucidazioni.

1) Prendo atto con piacere sia che Lei abbia condiviso “… in gran parte l’intervento di Bruschini nel merito …”, poiché io penso che, per chiunque scriva qualsiasi “cosa”, questo sia l’aspetto più importante, sia che Lei abbia affermato che:
“Bruschini si profonde in una lunghissima e interessante citazione da Joseph Ratzinger e accompagna (cosa molto apprezzabile) il suo articolo con una bibliografia che ne avvalora i contenuti”.

2) Lei, però, aveva concluso la frase precedente, dicendo:
“… un po’ meno nel metodo”.
Veniamo, quindi, ai Suoi rilievi.
“Ero molto curioso di sapere dove e quando Ratzinger avesse scritto queste cose, e per questo sono andato a cercare il riferimento in bibliografia.
Mi aspettavo di trovare uno o più libri scritti dal teologo-cardinale, o magari trascrizioni da un’intervista.
Invece ecco il contenuto della citazione: “Discepoli di verità, I triangoli rosa di Benedetto XVI La fobia antigay di Joseph Ratzinger, pp. 89-91, Kaos edizioni, Milano, 2005”.
Questa lunga e importante e citazione attorno alla quale è costruito tutto l’articolo, dunque, non è tratta da un libro di Ratzinger, ma da un libro CONTRO Ratzinger.
Ora io non critico in sé l’utilizzo di una fonte di seconda mano, semplicemente mi piacerebbe sapere da dove salta fuori questa citazione.
Non dubito che il volume che Bruschini ha utilizzato come sua (unica) fonte abbia citato, a sua volta, la fonte da cui l’ha tratta.
Sottolineo che non metto in dubbio la sua veridicità, solo mi piacerebbe conoscerne i riferimenti per approfondire l’argomento.
Una polemica così delicata e pesante credo vada impostata su basi solide”.

3) Penso di non essere il solo a ritenere che, di una citazione, l’elemento fondamentale ed imprescindibile sia non solo la veridicità, ma anche l’esattezza, perfino nelle virgole, onde evitare sia di mettere in bocca ad una persona ciò che non ha detto, sia di far perdere automaticamente valore e credibilità a ciò che si scrive in relazione alla (a quel punto infondata) citazione.
Lei stesso, sia nel brano precedente, sia in uno successivo:
“… ho postato un link dal quale si poteva accedere alle fonti originali …”,
riconosce che la veridicità di quanto da me citato è fuori discussione; pertanto, questo problema, per me quello essenziale, è risolto.
Così, perde pregnanza/consistenza, ammesso che l’avesse prima avuta, pure l’obiezione relativa al fatto che le citazioni di Joseph Ratzinger fossero tratte da un libro scritto CONTRO di Lui.
Ciò nonostante, ammetto che ho trovato singolare la suddetta obiezione, anche perché mi sono figurato la sua applicazione ad altri contesti, ad esempio quelle delle previsioni del (cattivo) tempo, che potrebbero essere prese in considerazione in relazione al fatto che la rete televisiva, che le diffonde, sia favorevole o contraria al Governo, stante che esiste il noto detto:
“Piove, Governo ladro!”.
Comunque, tornando all’ambito di cui stiamo parlando, sarebbe come affermare che un’eventuale critica ad una frase del “Mein Kampf” [1], presa da un libro scritto contro Hitler, quale potrebbe essere: ”Storia del Terzo Reich”, di William L. Shirer, anche se citato nella bibliografia, avrebbe, per così dire, meno consistenza, poiché ci si è avvalsi di una fonte di seconda mano.
Francamente, non sono di questo avviso.

4) Chiarito il mio punto di vista in merito, non ho alcuna difficoltà nel convenire sul fatto che le fonti primarie siano da preferire a quelle di seconda mano (in questo momento, sento che lo spirito di La Palice aleggia potentemente attorno a me).
Questo mio assenso non è di facciata, come ora cercherò di dimostrare.
Quando ho preso in esame: “Caritas in Veritate”, mi sono fatto un dovere di acquistare “Avvenire” di Mercoledì, 8 Luglio 2009, nonché di leggere l’inserto, che riportava il testo integrale dell’Enciclica, come si può verificare nell’articolo da me scritto: “Né Carità né Verità”.
E non è stata un’eccezione.
A) Per: “Benedetto … in sedicesimo …”, mi sono avvalso di: “Discorso del Santo Padre all’aeroporto internazionale di Praga”, Sabato, 26 Settembre 2009, nonché del ”Discorso nell’Incontro ecumenico a Praga”, Domenica, 27 Settembre 2009, entrambi scaricati dal sito del Vaticano.
B) In: “Per tutto il resto siete liberi”, le citazioni sono prese da: “La Bibbia”, testo ufficiale CEI, edizioni PIEMME, Casale Monferrato, 1988.
C) Per: “… E Benedetto XVI è uomo d’onore”, mi sono avvalso dell’”Omelia pronunciata domenica per l’apertura della XII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi”, pubblicata da: “Avvenire” Martedì, 7 Ottobre 2008.
D) In ottemperanza alla “Par condicio” tra ecclesiastici e laici, per: “Gianfranco è un bravo ragazzo”, mi “sono inflitto” la lettura del libro di Gianfranco Fini: “Il Futuro della Libertà”.
L’elenco potrebbe continuare, ma diventerebbe solo una sterile autocitazione.

5) Pertanto, se, in questa occasione, mi sono avvalso di una fonte di seconda mano, ovvero del libro dei Discepoli di verità, ciò è dipeso da due fattori:
A) il testo di Joseph Ratzinger non era, per evidenti motivi, reperibile in quotidiani recentemente usciti;
B) io “ho venduto l’anima al diavolo”, cioè ho acquistato un computer, solo nel Settembre 2009, cosicché non sono ancora in grado di andare in questo o in quel sito, per individuare i testi originali, né sempre c’è qualche “anima pia”, che si sobbarchi questo lavoro; d’altra parte:
“Chi non erra quaggiù?!” [2].

6) Nel prosieguo della polemica con Alessandro Chiometti, Lei, ad un certo punto, scrive:
“Ad ogni modo 1) se proprio dobbiamo tirare fuori la vecchia questione dell’infallibilità, allora trattiamola seriamente, perché con questi luoghi comuni avete abbastanza rotto le palle.
Che il papa è infallibile non significa che è perfetto.
Il papa è infallibile, secondo il (Discutibile) dogma, solo quando parla Ex Cattedra in materia di fede.
In questo caso stiamo parlando di affermazioni fatte da Ratzinger addirittura prima di diventare papa, quindi l’infallibilità non c’entra proprio una mazza”.
Francamente, ho avuto qualche difficoltà, sicuramente dovuta ai miei limiti personali, nel comprendere il senso di queste affermazioni.
Infatti, non solo, nel testo da me stilato, né si parla esplicitamente dell’infallibilità papale, né lo si vuol far intendere surrettiziamente, ma è scritto testualmente:
“… l’indimenticabile Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, Joseph Ratzinger …”; “Naturalmente, un Porporato/Cardinale come Joseph Ratzinger …”.
Tra l’altro, se avessi attribuito l’infallibilità Ex cathedra a Joseph Ratzinger, quando era un Cardinale, non solo sarei stato agevolmente smentito, ma mi sarei pure esposto al ridicolo, che, per quanto umanamente possibile, fuggo come la peste.
Soprattutto, non vi era alcun bisogno di sovraccaricare con “un altro fardello” (quello dell’infallibilità) le pur larghe spalle di Joseph Ratzinger, poiché era più che sufficiente quello di Prefetto della Congregazione.
Voglio dire che le Sue affermazioni non erano quelle di un Cardinale qualsiasi, bensì esponevano la posizione ufficiale della Santa Sede, anche perché il documento, intitolato: “Alcune considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali”, fu pubblicato da “L’Osservatore romano”, il 24 Ottobre 1992.

Gentile Dottor Casali, spero di aver offerto delucidazioni sufficienti; in ogni caso, è Suo diritto non solo replicare [3], ma anche avere la certezza che il Suo testo sarà pubblicato con la stessa visibilità, come si suol dire, riservata a quello del sottoscritto.
Infine: ho preferito adoperare il Lei, poiché, pur essendo stati presentati proprio da Alessandro Chiometti, nel corso di una iniziativa di Civiltà Laica, ho ritenuto che questa conoscenza minima non autorizzasse un eccesso di confidenza.

NOTE
[1] Comunque, al fine di evitare simili obiezioni, nell’Estate del 2004, ho  letto, sempre grazie alla Kaos edizioni, il “Mein Kampf” in versione integrale, così, se mi capita di citarlo, mi avvalgo della fonte primaria.
A scanso di equivoci: ho preso il “Mein Kampf” come esempio, perché viene spesso citato, facendo riferimento a fonti secondarie e non per una polemica, sia pur implicita, sull’eventuale giovanile adesione di Joseph Ratzinger all’ideologia nazista.
[2] Puccini Giacomo, Manon Lescaut, Atto secondo, p. 77, Casa Ricordi, Milano, 1998.
[3] Normalmente, non ci sarebbe stato neppure bisogno di scrivere questa frase, ma, poiché viviamo in un’epoca contrassegnata dalla barbarie, tra le altre, di pretendere che chi la pensa diversamente non abbia neanche il diritto di parola, ho preferito non lasciare adito ad equivoci.

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