1) Il Documento dell’Episcopato italiano: “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” [2] è senza alcun dubbio da prendere in seria considerazione per lo meno per due buoni motivi:
A) le analisi delle dinamiche economiche, sociali, politiche e culturali, operanti da alcuni decenni nel molto martoriato Sud della penisola, hanno un apprezzabile spessore ed una loro dignità, anche perché non trascurano affatto né l’impatto devastante, che la globalizzazione ha avuto sul territorio e sulla mentalità delle popolazioni meridionali, né le nuove problematiche, innestate dall’immigrazione su quelle preesistenti;
B) di fronte allo spettacolo indegno, offerto dal ceto politico [3] locale e nazionale, alla sua oscena afasia, prodotta da una miseria morale e culturale ormai senza più limiti, le riflessioni ed anche le proposte dei Vescovi si configurano, che lo si condivida o meno, come un vero e proprio progetto politico, elaborato da un Governo degno di questo nome.
2) Sicuramente, i Vescovi sono stati mossi dalla preoccupazione che la situazione, sotto l’incalzare di una crisi economica quasi senza confronti, precipiti fino al punto di non ritorno, ovvero sino alla totale scomparsa sia della già molto evanescente autorità statale, sia del già molto lacerato tessuto sociale; non va dimenticato che, grazie alla capillare rete delle parrocchie, l’Episcopato ha un quadro della situazione reale che neppure l’ufficio-studi della Confindustria possiede, per tacere dei Partiti, del Governo e, soprattutto, degli indecenti mass media italioti.
Molto probabilmente, questo documento costituirà un ulteriore stimolo ed una, ci si passi l’espressione, copertura ideale per l’agire di tutte quelle comunità cattoliche, che, da anni, operano a favore degli ultimi, indigeni ed immigrati, in condizioni, spesso, disperate.
Non a caso, sono citati ed, giustamente, esaltati don Pino Puglisi, il giudice Rosario Livatino, don Giuseppe Diana, tutti uccisi dalla criminalità organizzata; a don Pino Puglisi è dedicato l’intero paragrafo 18.
3) Tuttavia, riteniamo che questo documento dell’Episcopato italiano non conseguirà il traguardo che si è prefissato: contribuire alla soluzione dei drammatici problemi, che da decenni, per non dire da secoli, affliggono il Mezzogiorno, in modo che il perverso binomio arretratezza-illegalità sia sostituito dal circolo virtuoso sviluppo-legalità.
Molti, infatti, sono gli ostacoli, che si frappongono alla realizzazione delle pur lodevoli intenzioni episcopali.
A) Dal 1989 [4], la situazione è decisamente peggiorata per quanto concerne il potere della criminalità, poiché, all’epoca, vi era una sola regione, la Sicilia, interamente controllata dalla Mafia, mentre, oggi, si sono aggiunte la Campania, la Puglia e la Calabria, dove non solo la Camorra, la Sacra Corona Unita e la ‘Ndrangheta spadroneggiano “allegramente”, ma hanno a libro paga uomini politici ed imprenditori e, soprattutto, a modo loro, concorrono al PIL (Prodotto Interno Lordo) di questo malridotto Paese; la ‘Ndrangheta, in particolare, non solo ha surclassato la Mafia, ma è diventata una potenza economica a livello internazionale.
B) La cronica disoccupazione meridionale e lo storico saccheggio ed abbandono del territorio [5] non potranno che conoscere un incremento in tempi di crisi; naturalmente, non è giusto, ma è una conseguenza della ferocia di questo sistema economico, che presenta sempre il conto ai territori ed alle fasce sociali più deboli, come Termini Imerese ed i lavoratori precari di tutte le regioni stanno lì a ricordarci.
C) Sia recepito non come sempiterna volontà di polemica laica, ma semplicemente come constatazione:
la “straordinaria forza profetica” [6], di cui, effettivamente, un territorio orribilmente devastato quale è il Mezzogiorno avrebbe disperatamente bisogno, non è ravvisabile in Gerarchie Ecclesiastiche il cui tenore di vita smentisce quotidianamente la “scelta preferenziale per i poveri” [7];
le stesse Gerarchie Ecclesiastiche sono, comunque, legate a filo doppio proprio con quelle forze politiche ed economiche di cui denunciano la spaventosa inadeguatezza morale e materiale e che sono parte integrante dei problemi del Sud.
4)In ogni caso, la conferma di queste nostre considerazioni viene dallo stesso Documento, poiché, da un lato, elenca [8] tutte le consimili prese di posizione della Chiesa degli ultimi vent’anni e, dall’altro, prende realisticamente atto del “perdurare del problema meridionale” [9].
Pertanto, in virtù di quali cambiamenti delle Gerarchie Ecclesiastiche, non sarà dato leggere, tra 17 anni:
“Si deve riconoscere che le Chiese debbono ancora recepire sino in fondo la lezione profetica di Giovanni Paolo II e l’esempio dei testimoni morti per la giustizia”? [10].
Comunque, aderendo all’invito alla speranza, che percorre e conclude il Documento, fiduciosamente diciamo:
“Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere”.
NOTE
[1] “Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere”, Matteo 7,20, LA BIBBIA,p.1804, Edizioni PIEMME, Casale Monferrato, 1988.
[2] Conferenza Episcopale Italiana, “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, Documento dell’Episcopato italiano.
Il testo è stato scaricato dal sito di Avvenire (www.avvenire.it) e, trasferito su supporto cartaceo, consta di 17 pagine, oltre il frontespizio; le pagine citate si riferiscono al suddetto supporto.
[3] Per chi scrive, su questo versante non vi è differenza alcuna tra un Centrosinistra, che, in Campania, candida De Luca, ed un Centrodestra, che stava per candidare Cosentino; comunque, se qualcuno trova delledifferenze, buon per lui.
[4] Abbiamo preso questo anno come riferimento, perché il Documento si apre con: “A vent’anni dalla pubblicazione del documento Sviluppo nellasolidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno …”, che risale, appunto, al 18 Ottobre 1989.
[5] Siamo giunti ad un punto che, la celebre definizione di Giustino Fortunato, riferita alla Calabria: “Uno sfasciume pendulo sul mare”, può essere estesa a tutto il Mezzogiorno.
[6] “Queste parole sono state proferite con singolare veemenza da Giovanni Paolo II il 9 maggio 1993, nella Valle dei Templi, presso Agrigento e - mostrando una straordinaria forza profetica – sono state capaci di dare visibilità …”, p.7, Documento alla nota 2.
[7] “Il Vangelo ci indica la via del buon Samaritano …: per i discepoli di Cristo la scelta preferenziale per i poveri significa aprirsi con generosità alla forza di libertà …”, p.4, Documento alla nota 2.
[8] Sviluppo nella solidarietà … , 18 ottobre 1989; Conferenza Episcopale Siciliana, Nuova evangelizzazione e pastorale, aprile 1994; Discorso (di Giovanni Paolo II; NdA) al III Convegno Ecclesiale Nazionale, Palermo 23 novembre 1995; Conferenza Episcopale Calabrese, Lettera alle nostre Chiese di Calabria …, 13 febbraio 2005.
[9] “Ci spingono a intervenire la constatazione del perdurare del problema meridionale, anche se non nelle medesime forme e proporzioni del passato …”, p.1, Documento alla nota 2.
[10] Documento alla nota 2, cit., p.8. La “lezione profetica” fu impartita da Giovanni Paolo II nel 1993, appunto 17 anni fa.
Scritto da: Valerio Bruschini
Categorie:
Chiesa cattolica
Civiltà Laica






