18 Lug 2010

FEDE 1 RAGIONE 0

PARTITA DI … ANDATA AL ROGO DI VANINI

1) Giulio Cesare Vanini nacque a Taurisano, in provincia di Lecce, nel 1585; studiò Legge a Napoli e Teologia a Padova; viaggiò in Italia ed in Germania, per approdare nel 1612 in Inghilterra, ove ebbe la brillante idea di abbandonare il Cattolicesimo.
Ma mal gliene incolse, poiché, caduto nelle mani dell’Inquisizione a Tolosa, nel 1618, fu processato e condannato per ateismo.
A questo Filosofo italiano e martire del Libero Pensiero due dei maggiori manuali di Filosofia danno il dovuto risalto:
il Reale-Antiseri: “Il pensiero occidentale dalle origini ad oggi”, 2° volume, dedica quasi una riga, a pagina 64 dell’edizione del 1983;
“Il testo filosofico”, 2° volume, di Cioffi, Luppi, Vigorelli, Zanette, nell’edizione del 1993, riserva ben due righe a pagina 286, nonché una fugace citazione a pagina 825.

2) In questi giorni, Bompiani pubblica, a cura di Francesco Paolo Raimondi e Mario Carparelli, TUTTE LE OPERE di Giulio Cesare Vanini, cosicché
Anacleto Verrecchia, recensendo da par suo, cioè in maniera lucidamente appassionata e vibrante, quest’opera, ha illustrato la grandezza del pensatore e dell’uomo.
“Per capire Vanini bisogna leggerlo in controluce, perché dice una cosa e ne pensa un’altra.
Per sfuggire ai doganieri dell’ortodossia cattolica usa come già Meister Eckhard o Pomponazzi la dissimulazione.
… Anche se non ha la potenza intellettuale di Giordano Bruno, suona nondimeno spesse volte sullo stesso registro.
Ad esempio, essi hanno in comune un pensiero che li pone al di fuori della cultura occidentale così impregnata di teologia; tutti gli esseri viventi sono fenomeni diversi di un’unica sostanza universale.
Così non fa meraviglia che Vanini anticipi di un paio di secoli l’evoluzione della specie di Darwin …” [1].
Riguardo al Dialogo XXXVII dei “Meravigliosi segreti della natura”, opera pubblicata a Parigi, nel 1616, Verrecchia afferma:
“È una pagina di bruciante attualità, come ognuno può capire, visto che i creazionisti hanno rialzato la testa e, sordi alla voce della scienza, vorrebbero riportarci al Medioevo” [2].

3) Essendo questo l’orizzonte del Filosofo, la Chiesa prese “adeguate” contromisure:
“Accusato di ateismo, egli fu condannato al rogo l’8 febbraio del 1619.
La sentenza fu eseguita il giorno dopo.
Nei documenti di Tolosa, che parlano un linguaggio infame e rabbrividente, si legge che gli fu attaccato al collo un cartello con la scritta «ateo e bestemmiatore del nome di Dio».
… gli fu ordinato di tirar fuori la lingua che doveva essere tagliata.
Al suo rifiuto, il boia gliela strappò a viva forza con una tenaglia.
Il resto lo fecero le fiamme del rogo.
… Aveva appena 34 anni.
… Una parte decisiva, nella condanna del filosofo, la ebbero i gesuiti J.Gaultier e F. Garasse, due ragni velenosi, senza però l’intelligenza dei ragni” [3].

4) Tuttavia, neppure il fuoco ebbe il potere di annichilire la grandezza d’animo di chi, mentre veniva condotto a morte,  ebbe il coraggio di dire:
“Andiamo, andiamo a morire da filosofo” [4].
L’ammirazione, suscitata dallo stoico martirio di Vanini negli Spiriti Liberi di tutti i tempi, ha valicato i secoli, se:
“A scagliare la maledizione contro quei mostri di Tolosa furono prima Hölderlin con una poesia di fuoco e poi Schopenhauer con queste  parole:
«Prima di bruciare vivo Vanini, un pensatore acuto e profondo, gli strapparono la lingua, con la quale, dicevano, aveva bestemmiato Dio.
Confesso che, quando leggo cose del genere, mi vien voglia di bestemmiare quel Dio»” [5].

NOTE
[1] Verrecchia Anacleto, Allora bastava un rospo per finire al rogo, Tuttolibri, p.III, La Stampa, Sabato, 10 Luglio 2010.
[2] Ibidem.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.

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