1) IL LUGLIO ROSSO-SANGUE 1960.
Nell’Aprile 1960, il Democristiano Fernando Tambroni divenne Presidente del Consiglio con i voti determinanti del Movimento Sociale Italiano, Partito che non faceva in alcun modo mistero di richiamarsi al Fascismo.
Per sdebitarsi, Tambroni autorizzò, per il 2 Luglio, a Genova, città Medaglia d’oro della Resistenza, il VI Congresso del M.S.I..
Il 30 Giugno, in occasione dello Sciopero generale, indetto dalla Camera del lavoro di Genova, scesero in piazza 100.000 persone; alla fine del comizio, la “Celere”, il corpo di Polizia creato, a suo tempo, dal Democristiano Mario Scelba, attaccò la folla, che stava defluendo, in Piazza De Ferrari.
Si scatenò, così, una vera e propria battaglia [1], che, insieme agli operai ed ai vecchi Partigiani, vide come protagonisti i giovani di vent’anni, abituati a portare delle magliette a strisce; dopo ore di scontri durissimi, con moltissimi feriti da ambo le parti, la Celere fu costretta a ritirarsi, lasciando i lavoratori padroni delle strade.
Il giorno successivo, il Governo fece affluire rinforzi per un totale di 7000 uomini tra Celerini e Carabinieri, dando inoltre l’ordine di sparare sui manifestanti.
Solo nella notte tra l’1 ed il 2 Luglio, di fronte ad una ulteriore mobilitazione dei cittadini, Tambroni decise di revocare al M.S.I. il permesso di tenere il Congresso a Genova.
Questa indubbia vittoria dell’Antifascismo italiano fu, però, pagata a caro prezzo nelle settimane successive, segnate da un bagno di sangue popolare in numerosi luoghi della Penisola, ove il Governo cercò la rivincita.
Il 4 Luglio, a Licata, in Sicilia, nel corso di una manifestazione , le forze dell’ordine, come vengono chiamate, uccisero Vincenzo Napoli e ferirono 22 persone.
Il 6 Luglio, a Porta San Paolo, a Roma, si ebbero scontri violentissimi per ore, con centinaia di feriti da ambo le parti; l’agente Antonio Sarappa morì a Settembre per le gravi fratture riportate negli incidenti.
Il 7 Luglio, a Reggio Emilia, i Celerini ed i Carabinieri spararono sulla folla ed uccisero: Lauro Farioli, 22 anni, Marino Serri, 40 anni, Ovidio Franchi, 19 anni, Emilio Reverberi, 39 anni, Afro Tondelli, 35 anni; si ebbero, inoltre, 25 feriti tra i dimostranti e 3 contusi tra le forze dell’ordine.
L’8 Luglio la sola CGIL indisse uno sciopero nazionale generale; a Palermo, durante gli scontri tra dimostranti e Polizia, che durarono tutto il giorno, furono uccisi Andrea Gangitano, 19 anni, Francesco Vella, 45 anni, Rosa La Barbera, 53 anni, Giuseppe Malleo, apprendista edile di 16 anni; a Catania, fu ucciso Salvatore Novembre, 22 anni.
Dopo aver “prodotto” 11 morti, centinaia di feriti, migliaia di arresti, il 19 Luglio, perduto pure l’appoggio di una parte della Democrazia Cristiana, Tambroni fu costretto a dimettersi.
Scritto da: Valerio Bruschini
Categorie:
Politica






