1) Questa volta, iniziamo dalla fine:
“Concludo invitando quanti seguono le vicende della politica e delle istituzioni con ben comprensibile turbamento (il turbamento, nel presidenziale linguaggio, è il diapason dell’umano sentire; NdA) e preoccupazione, a compiere uno sforzo (nonostante il caldo; NdA) di pacata e matura riflessione.
Ci indigna ed allarma (confessiamo la nostra invidia per tutti coloro che hanno ascoltato dal vivo questo vibrante pronunciamento; NdA) l’emergere di fenomeni di corruzione e di trame inquinanti, anche ad opera di squallide consorterie (qui, il battito d’ali della Storia ha dato il giusto refrigerio ai partecipanti; NdA), ma la nostra democrazia, e vorrei ( io vorrei, non vorrei, ma se vuoi … ; NdA) dire la collettività nazionale, dispone di validi anticorpi: in primo luogo la capacità di reazione morale dei cittadini (ci vuole l’ardire presidenziale per fare una simile affermazione, dopo che, da decenni, chi ha il Potere coltiva l’amoralità degli Italiani; NdA), e insieme la vitalità dei principi costituzionali, e dei presidi costituiti dalle leggi ispirate a quei principi e affidati alla preziosa azione della magistratura e delle forze dell’ordine” [1].
Una volta tanto, spezziamo una lancia a favore di Giorgio: è evidente che nessuno ha avvertito l’empireo Presidente che il Governo considera invece dannosa l’azione della Magistratura e delle Forze dell’ordine, tanto è vero che ha deciso di “ammanettarle”.
Sarà un caso che, Mercoledì, le più diverse organizzazioni sindacali delle suddette Forze hanno sfilato davanti al Parlamento, gridando: “Vergogna! Vergogna!” all’indirizzo del Governo?
2) Ma, come canta il Poeta:
“Venite pure avanti, voi “squallidi consorti”,
signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la presidenzial penna
ben dentro al vostro orgoglio …
Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco …
Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti
… coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco …” [2].
Sì, perché sono proprio le pacate persone come l’Augusto Presidente a diventar, alla fine, terribili:
“Si deve intervenire senza alcuna incertezza o reticenza su ogni inquinamento o deviazione nella vita pubblica e nei comportamenti di organi dello Stato: …” [3].
Stando al fedele resoconto del TG1, a questo punto, la penisola tutta è stata percorsa da un’imprevista folata di vento siberiano, ma, un attimo dopo, il rassicurante scirocco è tornato a spirare:
“ … ma senza cedere a nessun giuoco al massacro tra le istituzioni e nelle istituzioni” (tradotto: tranquilli, pure questa volta nessuno si farà male; NdA) [4].
Pertanto, come cantava l’indimenticabile De André:
“Prima pagina venti notizie
ventun ingiustizie e lo Stato/Giorgio che fa
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità …”
da: “Don Raffae’”.
NOTE
[1]Discorso del Presidente della Repubblica nel corso della Cerimonia di consegna del Ventaglio, che si è svolta al Quirinale il 23 Luglio 2010.
[2] Guccini Francesco, Cirano.
[3] Discorso, cit..
[4] Ibidem.
Scritto da: Valerio Bruschini
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