Umbria e reati sui rifiuti. “SI TORNI ALLA GESTIONE PUBBLICA E TRASPARENTE”

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Condividiamo il Comunicato stampa del Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero.

Sulla gestione rifiuti di buona parte dell’Umbria non c’è bisogno di tante parole, in quest’ultimo periodo parlano già, e molto chiaramente, le operazione della Guardia Forestale e gli atti del Prefetto. Una malagestione che viene da lontano e che i cittadini avevano sospettato.

Allora quale momento migliore, se non questo, potrebbe suggerire un cambio deciso nella gestione?
La base da cui partire è la riduzione dei rifiuti, ormai molti comuni, più virtuosi di quelli umbri, hanno adottato la strategia Rifiuti Zero, che non è un’utopia, come molti sedicenti ambientalisti affermavano, ma un progetto per il futuro.

Intorno all’obiettivo “Riduzione” deve organizzarsi tutta la gestione a cominciare dalla intoccabile economia degli imballaggi, che nessuno vuole penalizzate quanto piuttosto riorientare.

E’ chiaro che il soggetto che gestisce la raccolta rifiuti deve essere lontano dal malaffare, per questo pensiamo che la società deve essere pubblica, sul modello Contarina che, così ci risulta, gli amministratori del comune di Perugia sono andati a visitare. Una società pubblica e trasparente non correrebbe il rischio di avere un amministratore delegato costretto alle dimissioni a seguito della interdittiva antimafia e, soprattutto di avere un sostituto già rinviato a giudizio per gestione illecita dello smaltimento rifiuti (come riporta oggi 12/11 Umbria24 http://www.umbria24.it/gesenu-i-soci-privati-indicano-un-nuovo-ad-e-indagato-in-calabria-per-gestione-illecita-di-rifiuti/378092.html)

Insomma chiediamo alla politica di non avere sudditanza verso il socio privato e assumere posizioni coraggiose. Contare anche sulla capacità dei cittadini di comprendere e sostenere le scelte coraggiose.

12 Novembre 2015

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Il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce

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L’articolo è del 2011, ma descrive ancora perfettamente la situazione delle ingiustizie sociali ulteriormente crescenti.

L’INTERVENTO

E la lotta di classe si sposta tra i banchi
Per decenni le aule sono state il luogo di incontro e di avvicinamento tra ceti diversi. Oggi le cose sono cambiate radicalmente: sotto il velo della “meritocrazia” il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce
di MARCO LODOLI

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale si immaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità e ingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po’ retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori.

Oggi le cose sono cambiate radicalmente. Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti. “A me professò ‘sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia… ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la famo, noi non contiamo niente?”. Questo mi dice Antonia e neanche mi guarda quando parla, guarda fuori, verso i palazzoni di questo quartiere di periferia, verso quei prati dove ancora le pecore pascolano tra gli acquedotti romani e il cemento. Qui la divina provvidenza del merito non passa, non illumina, non salva quasi nessuno.

Guardo la classe: Michela ha confessato che non può fare i disegni di moda perché a casa non ha un tavolo, nemmeno quello da pranzo. Mangia con la madre e la sorella seduta sul letto, con il vassoio sulle ginocchia, in una casa che è letteralmente un buco. Roberta invece mi racconta che stanotte hanno sparato in faccia al migliore amico del suo fidanzato, “era uno che se faceva grosso, che stava sulle palle a tanti, ma nun era n’animale cattivo, nun se lo meritava de morì così a ventidue anni”. Samantha invece trema perché stanno per buttarla fuori di casa, a lei e alla madre e ai due fratelli, lo sfratto ormai è esecutivo e i soldi per pagare l’affitto non ce li hanno, forse già stanotte li aspetta la macchina parcheggiata in uno slargo vicino casa, forse dovranno dormire lì, e lavarsi alla fontanella con gli zingari. Continua

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Diyarbakir sembra una città in guerra. Grazie ad Erdogan ed al governo turco.

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Colpi d’arma da fuoco della polizia turca si mischiano alla voce dell’imam diffusa dal minareto della moschea di Diyarbakir, sud-est della Turchia, distretto ad alta densità di curdi, roccaforte dell’Hdp, il partito filocurdo che domenica ha conquistato per la seconda volta nella storia l’altissima soglia del 10%.

E’ uno scenario di guerra: il fumo nero degli scoppi si alza da dietro le case, sopra la testa da giorni passano aerei militari, a terra proiettili da fucile d’assalto (calibro 7,62×51, estremamente diffuso, ma resta un calibro da operazione militare). Nella mattina si diffonde la voce che la polizia turca entrerà nel quartiere di Sur, pieno centro storico. E qui – dove i curdi hanno proclamato l’auto-organizzazione (una sorta di “federalismo democratico” spiega l’Hdp, inaccettabile per il governo) – le persone iniziano a costruire le barricate: prima mettono i teloni anticecchini per proteggere i civili (scenari visti in Siria, non certo in Turchia), poi con pietre e sacchi di sabbia bloccano le strade in modo da impedire l’avanzata dei blindati. In cielo droni ed elicotteri. Chi vive nel quartiere decide di farci passare oltre le barricate per mostrarci come si vive a Diyarbakir, una delle città più importanti dell’Anatolia, antica capitale del Kurdistan, simbolo dell’identità e della tenacia del popolo curdo. Le case sono crivellate dai colpi di mitragliatrice, alcune quasi squarciate, altre rase al suolo, scenari che riportano agli scontri durissimi tra polizia e curdi durante i quali, in questi sei mesi, sono morte decine di persone. Continua

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La polizia contro Pasolini, Pasolini contro la polizia

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1. “Quel bastardo è morto”

Elisei Marcello, di anni 19, muore alle tre di notte, solo come un cane alla catena in una casa abbandonata. Muore dopo un giorno e una notte di urla, suppliche, gemiti, lasciato senza cibo né acqua, legato per i polsi e le caviglie a un tavolaccio in una cella del carcere di Regina Coeli. Ha la broncopolmonite, è in stato di shock, la cella è gelida. I legacci bloccano la circolazione del sangue. Da una cella vicina un altro detenuto, il neofascista Paolo Signorelli, sente il ragazzo gridare a lungo, poi rantolare, invocare acqua, infine il silenzio. La mattina, chiede lumi su cosa sia accaduto. “Quel bastardo è morto”, taglia corto un agente di custodia. È il 29 novembre 1959.

Marcello Elisei stava scontando una condanna a quattro anni e sette mesi per aver rubato gomme d’automobile. Aveva dato segni di disagio psichico. Segni chiarissimi: aveva ingoiato chiodi, poi rimossi con una lavanda gastrica; il giorno prima aveva battuto più volte la testa contro un muro, cercando di uccidersi. I medici del carcere lo avevano accusato di “simulare”. Le guardie lo avevano trascinato via con la forza e legato al tavolaccio.

Il 15 dicembre si dimette il direttore del carcere Carmelo Scalia, ufficialmente per motivi di salute. A parte questo, per la morte di Elisei non pagherà nessuno. Inchieste e processi scagioneranno tutti gli indagati.

Leggendo della vicenda, Pier Paolo Pasolini rimane sconvolto. “Non so come avrei scritto un articolo su questa orribile morte”, dichiara alla rivista Noi donne del 27 dicembre 1959. “Ma certamente è un episodio che inserirò in uno dei racconti che ho in mente, o forse anche nel romanzo Il rio della grana”. Un romanzo rimasto incompiuto, poi incluso tra i materiali della raccolta Alì dagli occhi azzurri (1965). Se dovessi scrivere un’inchiesta, aggiunge, “sarei assolutamente spietato con i responsabili: dai secondini al direttore del carcere. E non mancherei di implicare le responsabilità dei governanti”.

L’agonia e la morte in solitudine di Marcello Elisei scaveranno a lungo dentro Pasolini, fino a ispirare il finale di Mamma Roma (1962). Ma nel 1959 Pasolini non è ancora un regista. Ha 37 anni, è autore di raccolte poetiche, sceneggiature e due romanzi che hanno fatto scalpore: Ragazzi di vita e Una vita violenta. Ha già subìto fermi di polizia, denunce, processi. Per censurare Ragazzi di vita si è mossa direttamente la presidenza del consiglio dei ministri. Eppure, a paragone dello stalking fascista, del mobbing poliziesco-giudiziario e del linciaggio mediatico che l’uomo sta per subire, questa è ancora poca roba.

Nel libro collettaneo Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte (Garzanti 1977) Stefano Rodotà riassume la questione in una frase: “Pasolini rimane ininterrottamente nelle mani dei giudici dal 1960 al 1975”. E anche oltre, va precisato. Post mortem. Rodotà parla di “un solo processo”, lunga catena di istruttorie e udienze che trascinò Pasolini decine e decine di volte nelle aule di tribunale, perfino più volte al giorno, tra umiliazioni e vessazioni, mentre fuori la stampa lo insultava, lo irrideva, lo linciava. Continua

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Dice il Sole24Ore che la “Corte dei Conti boccia la gestione dell’8 per mille: è poco trasparente”

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La Corte dei Conti boccia la gestione dell’8 per mille. L’elenco delle criticità messe nero su bianco dalla magistratura contabile è lungo: si va dallo scarso e opaco equilibrio del meccanismo fino alla poca trasparenza sulla destinazione dei contributi destinati alle confessioni religiose, passati da 209 milioni, nel 1990, ad oltre 1,1 miliardi, nel 2014. Nel mirino della relazione della Corte dei Conti anche lo «scarso interesse» dello Stato per la quota di propria competenza, «essendo l’unico competitore che non sensibilizza l’opinione pubblica sulle proprie attività e che non promuove i propri progetti».

Il contributo dell’8 per mille – ricordano magistrati – è obbligatorio per tutti, a prescindere dall’intenzione manifestata; tuttavia, «l’allocazione di questa quota del gettito Irpef è determinata da una sola parte dei contribuenti, gli optanti. Infatti, il meccanismo neutralizza la non scelta». In tal modo, «ognuno è coinvolto, indipendentemente dalla propria volontà, nel finanziamento delle confessioni, con evidente vantaggio per le stesse, dal momento che i soli optanti decidono per tutti; con l’ulteriore conseguenza che il peso effettivo di una singola scelta è inversamente proporzionale al numero di quanti si esprimono».

«Scarsa» viene giudicata dalla Corte dei Conti anche la pubblicità dell’ammontare delle risorse erogate ai beneficiari. A fronte di un «rilevante ricorso» delle confessioni religiose alle campagne pubblicitarie è evidente, a giudizio della magistratura contabile, il «rischio di discriminazione» nei confronti di confessioni non firmatarie di accordi.

Altro capitolo spinoso è «l’assenza di controlli indipendenti sulla gestione dei fondi» e «la carenza di controlli sugli intermediari delle dichiarazioni dei redditi». Inoltre, le somme disponibili «vengono talvolta destinate a finalità diverse, anche antitetiche alla volontà dei contribuenti», rileva la Corte.

La magistratura contabile, infine, sollecita «approfondimenti sulla attività intrapresa dall’Agenzia delle Entrate per il monitoraggio sugli intermediari» ma dà atto del «miglioramento nella divulgazione dei dati da parte delle amministrazioni coinvolte e constata un ulteriore rallentamento nell’attribuzione delle risorse di competenza statale».

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2015-11-02/la-corte-conti-boccia-gestione-dell-8-mille-e-poco-trasparente–154946.shtml?uuid=ACdkIwRB#comments

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L’importanza di lottare con i Curdi – Anche a Roma in piazza per il Kurdistan

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Il corteo “Roma per il Kurdistan” arriva dopo un anno in cui anche da Roma abbiamo provato a tessere relazioni continuative con la resistenza curda e con la rivoluzione del Rojava oltre ai singoli momenti di piazza: attraverso le staffette sanitarie, le carovane internazionali, le missioni di osservatori elettorali, un lavoro continuo di informazione indipendente, eventi a sostegno di singoli progetti. Durante questo anno in Turchia e in Siria sono cambiate moltissime cose, che è importante analizzare per capire a pieno l’importanza di questo corteo. Articolo completo

31/10: Roma in piazza per il Kurdistan ✌

Appello alla mobilitazione per la pace e la democrazia in Siria e Turchia. A Roma in piazza sabato 31 ottobre, alle 15, da piazzale Esquilino.

In queste ore in Siria come in Turchia la lotta per la Pace e per la Democrazia si confronta con una sfida ancora una volta decisiva per il futuro di tutto il Medio Oriente e dell’Europa stessa: da più di un anno le forze YPJ e YPG resistono per la liberazione del Rojava e della Siria dalle forze dello Stato Islamico mentre la città liberata di Kobane combatte la sua battaglia per la ricostruzione dopo aver pagato il prezzo più alto. Continua

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Sei profugo ? C. tuoi (dice il prete)

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“Io, profugo, cacciato via dai preti”
L’inchiesta shock di Fabrizio Gatti

L’inviato dell’Espresso, fingendosi un migrante curdo iracheno, ha chiesto ospitalità a decine di chiese in Italia e in Europa. Trovandosi di fronte solo porte sbattute in faccia. Anche se Papa Francesco aveva chiesto alle parrocchie di accogliere chi fugge dalle guerre.

Ventidue porte sbattute in faccia da parte di parroci, religiosi e monasteri. È l’esperienza vissuta in tre settimane da un profugo curdo, sopravvissuto allo Stato islamico, che chiedeva un letto per qualche notte, non per sempre, dove poter far dormire la moglie e i due bambini piccoli.

Ma il profugo era un giornalista de “l’Espresso”: Fabrizio Gatti racconta così, nell’inchiesta di copertina di questa settimana, come sacerdoti e religiosi abbiano completamente ignorato l’appello di papa Francesco. A inizio settembre «in preparazione all’Anno santo della misericordia» il pontefice ha chiesto un gesto concreto affinché parrocchie, monasteri, comunità religiose e santuari d’Europa ospitino una famiglia di profughi.

Testo completo su l’Espresso.

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Umbria: Rocchetta ed i suoi profitti sull’acqua di tutti.

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Conferenza Stampa – Acqua, bene comune

Si terrà domani, sabato 24 ottobre alle ore 10, presso la sala Multimedia del Consiglio regionale dell’Umbria, piazza Italia, Perugia, una conferenza stampa delMoVimento 5 Stelle alla presenza del portavoce comunale di Gualdo Tadino, Stefania Troiani, dei consiglieri regionali Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, dei portavoce pentastellati all’Europarlamento e al Parlamento nazionale, Laura Agea,Stefano Lucidi e Tiziana Ciprini.
Il M5S rappresenterà alcune eclatanti novità relative all’inaudita vicenda ‘Rocchetta’.
Infatti i beni comuni, a partire dall’acqua, corrono nuovamente un grave pericolo a causa della confermata subordinazione delle istituzioni pubbliche a multinazionali che, mentre incassano centinaia di milioni euro grazie alla nostra preziosa risorsa, mentre spendono decine di milioni di euro in pubblicità, non prevedono la minima decente compensazione per i territori, proseguendo in un’opera di cancellazione dei nostri diritti ambientali ed economici. Manovre davvero degne di miglior causa.
E’ solo l’inizio di una battaglia storica che il MoVimento combatterà al fianco delle popolazioni interessate.
Una pugna tesa non soltanto ai fini alla riacquisizione del nostro oro blu, ma anche alla consegna di doverose e ingentissime spettanze alle comunità umbre coinvolte.

Fonte: http://www.m5sumbria.it/event/conferenza-stampa-acqua-bene-comune.

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Aiuto ai Kurdi che continuano a combattere l’Isis: la Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia racconta

FOTO DALLA CAROVANA

Report della seconda missione della Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia in occasione della Carovana Internazionale per l’apertura di un corridoio umanitario per Kobane (12-17 settembre 2015)

La prima giornata della Carovana Internazionale si è aperta con una visita al centro culturale Amara di Suruç, dove lo scorso 19 luglio è avvenuto il massacro di 33 giovani turchi e curdi che si erano recati al confine per impegnarsi come volontari nella ricostruzione di Kobane.

La Carovana ha incontrato il sindaco di Suruç portando il saluto delle varie delegazioni alla città, il sostegno alla causa curda e il ricordo per le 33 vittime.
Ha preso la parola anche un esponente della Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia Onlus che ha illustrato le iniziative dell’associazione per Kobane e per il Rojava, fra cui il progetto per la ricostruzione di una scuola a Kobane intitolata ad Antonio Gramsci, voluto dal coordinamento della realtà italiane solidali con il popolo curdo. Continua

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“Corruzione: pure oggi a Roma 10 arresti in inchiesta appalti; c’è un ex Sottosegretario”.

Cento perquisizioni in 11 Regioni. Tra le ipotesi di reato anche il voto di scambio.
L’esponente politico coinvolto è Luigi Meduri, componente del Governo Prodi dal 2006 al 2008

Funzionari dell’Anas, imprenditori, anche un ex Sottosegretario alle Infrastrutture.
La Guardia di Finanza sta eseguendo 10 ordinanze di custodia cautelare su ordine del Tribunale di Roma.
A chiedere gli arresti la Procura dopo l’inchiesta “Dama nera”, che riguarda appalti di opere pubbliche.
I Finanzieri stanno anche effettuando circa 100 perquisizioni in 11 Regioni. Continua

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Il 24 Ottobre la scuola torna in piazza, verso lo sciopero del 13 Novembre

Comunicato-stampa

Il 24 Ottobre, la Scuola torna in piazza con manifestazioni regionali contro l’applicazione della legge 107 e l’umiliante “offerta” di 8 euro mensili lordi di aumento nella Legge di Stabilità, dopo sei anni di blocco contrattuale.

A Roma, corteo unitario da Piazza della Repubblica (ore 15) a Piazza Santi Apostoli, verso lo sciopero della Scuola del 13 Novembre. Continua

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Indagini antimafia su rifiuti e inquinamento in Umbria. TV nazionale, stampa e… satira!

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(Per vedere il servizio del TG3, fare click sull’immagine sotto (inizio al minuto 26’24”, termine al 28’36”)

Sono ancora in corso le indagini avviate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dal Corpo Forestale dello Stato sulle aziende GESENU S.p.A. e TSA S.p.A. per traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale nella gestione del servizio rifiuti e degli impianti di Pietramelina, Ponte Rio e Borgogiglione.
Nei giorni scorsi abbiamo espresso il nostro parere senza entrare nel merito dell’inchiesta, ma ribadendo il giudizio critico sulle responsabilità politiche di una cattiva gestione denunciata più volte.
Ora riportiamo una rassegna sulle indagini dai vari organi di stampa. È incompleta ed in costante aggiornamento. Da segnalare, oltre ai quotidiani locali, il servizio apparso sabato scorso sul TG3 nazionale (minuto 26’24”).
Infine segnaliamo la satira pungente di Trasimeno Vogue.

 

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Legge di Stabilità: ricomincia la farsa, funzionale a Renzi, della minoranza Dem

Di “manovra che non è una misura universale di contrasto alla povertà, ma un regalino al pezzo più ricco della popolazione” ha parlato Roberto Speranza, riferendosi all’abolizione della tassa su tutte le prime case, comprese il deposito di Paperon de’ Paperoni ed il castello del Principe Azzurro.
A proposito dell’aumento del tetto ai contanti da 1000 a 3000 euro si è, invece, spazientito Pierluigi Bersani:
“Uno che ha 3mila euro, per fare un acquisto ha sicuramente la carta di credito in tasca.
È che non vuole usarla”; ed ha aggiunto:
“Renzi dovrebbe usare argomenti che, almeno, non insultino l’intelligenza degli Italiani”.
E ancora Gianni Cuperlo, dando un giudizio complessivo sull’intera Legge di Stabilità:
“Poco ambiziosa, poco innovativa. Serve maggiore equità”. Continua

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TAV. Tanti sì ed un no

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Sì alla messa in sicurezza delle scuole, sì ai servizi pubblici locali, sì ai controlli sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche e nei campi, sì al finanziamento della Sanità, sì ai fondi al Ministero dei Beni culturali, sì al rinnovo dei contratti scaduti, sì alla lotta alle mafie, sì alle piccole opere utili.

NO TAV.

Attesa la sentenza su Erri De Luca. Lo scrittore: “Qui in Italia c’è una deriva civile”.

Dichiarazione prima della sentenza – Torino 19 Ottobre 2015 Continua

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