Intervista a Yanis Varoufakis. La democrazia dei liberi e dei poveri in Europa

Incontriamo Yanis Varoufakis il giorno dopo il lancio del Movimento per la democrazia in Europa (DiEM 25) alla Volksbühne di Berlino. È l’occasione per fare il punto sui temi di cui si è discusso nei giorni scorsi, e anche per esaminare con lui i punti che ci sembrano più delicati e controversi. Cominciamo la conversazione chiedendogli per iniziare una breve illustrazione del progetto.

Nel 2015 abbiamo avuto in Europa una sorta di tempesta perfetta, per il sommarsi di molteplici fattori di crisi: lo scontro tra il governo greco e la troika, i rifugiati, l’assenza di una politica estera europea su quanto accade in Nord Africa e in Siria, ma anche in Ucraina. Queste crisi hanno due conseguenze essenziali: accelerano una tendenza alla disintegrazione dell’Unione Europea, ma al tempo stesso, e questa è la buona notizia, mettono in allarme anche quanti, in questi anni, non hanno avuto posizioni critiche sull’Europa: molti democratici liberali, moderati, affezionati alla democrazia, difficilmente possono sentirsi a loro agio in questa Unione europea, dopo quanto è avvenuto nel 2015. Questo disagio lascia spazio a nuove coalizioni, tra democratici liberali, socialdemocratici, radicali di sinistra, verdi, attivisti come per esempio quelli della rete Blockupy. È una possibilità che non durerà a lungo. Se non la cogliamo, se non costruiamo un movimento “pan-europeo” capace di interrompere la tendenza alla disintegrazione dell’Europa, al riemergere dei nazionalismi, penso che mancheremmo un compito decisivo. Il DiEM cerca di fare precisamente questo. Continua

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La guerra fra poveri arricchisce i ricchi

padrone biscotti
Ad avermi buttato in mezzo ad una strada, a 50 anni, non è stato uno zingaro e nemmeno un Africano.
È stato De Benedetti.
A far di me un peso morto è stata la Fornero.
A fingere di proteggermi intanto che si facevano i cazzi loro, non sono stati gli Extracomunitari, ma i Sindacati.
A prendermi per il culo dicendo una cosa e facendo l’opposto, è Renzi, non i Rumeni.
A stravolgere la nostra Costituzione anzichè imporne il rispetto, è il Parlamento italiano, non quello tunisino.
A distruggere Sanità ed Istruzione, sono stati i Governi italiani eletti da Italiani, non i Rom.
A vessare con metodi medioevali chiunque provi a campare con il poco che racimola, sono funzionari italiani, non libici.
A vendere o spostare verso altre nazioni tutte le principali aziende italiane, non sono stati i Marocchini, ma Marchionne, Tronchetti Provera e quelli come loro.
A spingere al suicidio qualche centinaio di poveri cristi, sono stati i governanti italiani, non i profughi.
A sfruttare ogni disgrazia per guadagnarci milionate e distribuendo briciole, sono le grandi cooperative italiane, non quelle serbe.

Quando mi avanzerà abbastanza odio per persone provenienti da altre parti del Mondo, forse sposterò il tiro.
Per ora, mi accontento di riversarlo interamente sui personaggi di cui sopra, miei connazionali e, piuttosto che altri, preferirei fossero loro a trovarsi finalmente nella condizione di dover salire su dei barconi per scappare.
… Scappare da qui …

Fonte: http://contropiano.org/articoli/item/32233.

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L’ Enciclica anticapitalistica di Papa Francesco I: “Le radici del Male attuale”.

1) Nell’Introduzione, il Papa scrive:
” 15 …proverò ad arrivare alle radici della situazione attuale, in modo da coglierne non solo i sintomi ma anche le cause più profonde”[1].
Bisogna riconoscere che, nei capitoli successivi, Egli mantiene senz’altro questa promessa impegnativa.
Tuttavia, prima di citare i passi più significativi al riguardo, è necessario segnalare altri elementi fondamentali e distintivi di questa Enciclica:
” 16 … l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; … la grave responsabilità della politica internazionale e locale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita”[2]. Continua

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