11 Settembre, dopo 14 anni resta segreto report sui finanziatori sauditi dell’attacco alle Torri Gemelle

Nel 2002, George W. Bush secretò 28 pagine del rapporto stilato dalla Commissione d’inchiesta parlamentare congiunta sull’attività dei Servizi Segreti: per gli studiosi, trattano i rapporti finanziari tra l’ Arabia Saudita e l’organizzazione di Osama bin Laden, con particolare attenzione al supporto finanziario fornito ai 19 dirottatori ed al ruolo svolto dal principe Turki bin Faisal, allora Capo dell’Intelligence, e dal Principe Bandar bin Sultan, all’epoca ambasciatore saudita ad Washington ed amico dei Bush. Continua

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Le/i Kurde/i liberano Kobanê dall’ ISIS alla faccia dell’Occidente

Questo è il Comunicato, scarno, come è nel loro costume, ma essenziale, delle Forze di Difesa del Popolo (YPG):

“Le forze delle YPG/YPJ hanno completamente liberato Kobanê dai gruppi di ISIS dopo una operazione avviata a seguito del massacro perpetrato in città il 25 Giugno.
Le operazioni delle YPG/YPJ adesso continuano nei villaggi a sud di Kobanê.

Le forze delle YPG/YPJ e le Asayish stanno portando avanti operazioni contro gli esponenti dei gruppi di ISIS, che si erano infiltrati in città.
I gruppi per due giorni erano stati accerchiati nei quartieri Mektel e Martire Moro ed all’opedale Miştenur.

Gli esponenti dei gruppi si sono fatti esplodere, in quanto non avevano più nessuna possibilità di fuggire dopo l’operazione delle YPG/YPJ di questa mattina.
Le Forze della Resistenza hanno poi esteso la loro operazione nei quartieri Martire Moro e Mektel e liberato l’intera zona a mezzogiorno.

È stato riferito che dei 70 esponenti, che si erano infiltrati in città, 60 sono stati uccisi durante le operazioni.
Mentre nel centro della città continuano le attività e le ricerche, forze delle  YPG/YPJ  sono state dislocate a sud della città, per espellere gli esponenti dei gruppi dai villaggi”. [1]

A questo Comunicato, che mi ha riempito di gioia, voglio aggiungere alcune considerazioni, poiché quanto scritto e, soprattutto quanto non è scritto, dai “liberi” mass media dell’Occidente, mi dà il voltastomaco.

1) I “fini”e finti analisti dei rinomati think tank statunitensi ed europei non dicono che la Turchia, in barba alla “lotta internazionale contro il terrorismo”, ha appoggiato ed appoggia i macellai dell’ISIS con armi, munizioni, denaro, viveri, offrendo cure ai feriti e ristoro ai combattenti, nonché prestando la consulenza dei suoi grondanti di sangue Servizi Segreti.
Dopo la recente batosta elettorale, inflittagli dall’HDP, Partito dei Kurdi, di tutte le minoranze etniche e religiose, nonché di coloro che si battono per i diritti civili, è necessario avere la scienza infusa, per comprendere che Erdogan abbia deciso di farla pagare ancor più cara del solito a tutto quello che “puzza di Kurdo”, sia che si trovi in Turchia, sia che stia in Siria?
È necessario avere la palla di vetro, per capire che il micidiale attacco del 25 Giugno, nel corso del quale i “leoni” dell’ISIS hanno massacrato 152 civili, è stato possibile solo grazie all’aiuto della Turchia, anche ammesso e non concesso che gli sgherri della Bandiera Nera non siano giunti dal territorio turco, prendendo alle spalle le Forze della Resistenza?

2) Solo i finti ciechi non si sono accorti del fiume di denaro che l ‘Arabia Saudita ha fatto fluire nel corso del tempo ai più diversi gruppi armati [2], compreso l’ISIS.
Se, poi, oggi, il “cane” morde la mano, che lo ha nutrito, questo può destare meraviglia solo in chi è affetto da ebetudine stuporosa.

3) Soprattutto indigna persino le persone di mediobassa intelligenza, di cui faccio parte, la favola per adulti, che viene da mesi raccontata: le stellari Forze Armate statunitensi, che hanno avuto ragione dell’esercito di Saddam Hussein [3], esercito per di più temprato dagli 8 anni della sanguinosissima guerra con l’Iran, non riescono a distruggere le truppe dell’ISIS, che ammontano a 50.000/70.00 uomini, che, per quanto addestrati, non hanno sicuramente un’esperienza paragonabile a quella dei militari di Saddam Hussein ed a quella dei Talebani afghani, pure sconfitti dagli USA per lo meno nella fase iniziale della guerra del 2001.
Tra l’altro, le forze dell’ISIS si muovono su di un terreno, che non offre sicuramente riparo, diversamente dalle montagne dell’Afghanistan, cosicché bombardarle e distruggerle sarebbe poco più di un’esercitazione per l’aviazione statunitense.

La verità, o per lo meno buona parte di essa, è che agli Stati Uniti ed ai loro alleati mediorientali ed europei il caos ed il terrore, prodotti dall’ISIS, fanno gioco sui piani più diversi.
Di fronte a questo scenario, risalta maggiormente l’eroismo militare e la lungimiranza politica delle donne e degli uomini del Kurdistan, che dimostrano, ogni volta che ce ne è bisogno, che i tagliagole dell’ISIS, nonostante la disparità in termini di armamento, possono essere sconfitti sul campo.

NOTE
[1] Rete Kurdistan Italia, “Kobanê completamente liberata da ISIS“.
[2] De Giovannangeli Umberto, “Isis, l’avanzata del Califfo e la doppiezza dell’Arabia Saudita“.
[3] “Prima Guerra del Golfo”, Wikipedia.
[4] Wikipedia.

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LA CRISI YEMENITA: gli interessi di Arabia Saudita, Egitto e Stati Uniti

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LA GUERRA SAUDITA: FORZA O DEBOLEZZA?

In un articolo del 1° Aprile scorso – «Yemen: cominciamo a capirci qualcosa», un primo approccio alla questione yemenita – avevamo ipotizzato l’intervento di una coalizione sunnita, sbagliando tuttavia sullo scenario in cui sarebbe avvenuta: cioè a dire, la ipotizzavamo col fittizio ruolo di peace keeping nel caso di mancata capacità di reazione dei ribelli Houthi contro l’attacco saudita. Continua

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IL MASSACRO A PALMIRA NON SAREBBE ACCADUTO SENZA IL SUPPORTO FORNITO DA DETERMINATI STATI AI TERRORISTI

Il Ministro degli Esteri e degli espatriati della Repubblica Siriana, Lunedì ha inviato due lettere identiche al vertice del Consiglio di sicurezza ed al Segretario generale dell’ONU circa il recente massacro commesso da terroristi a Palmira.
Nelle lettere, il Ministero ha detto che, come parte dei continui crimini terroristici contro la Siria e la sua gente, i terroristi dell’ ISIS hanno assaltato Palmira, una delle città storiche più antiche del mondo, scatenando il caos e commettendo efferati massacri contro i civili innocenti, con le orde barbare dell’ ISIS, che hanno attuato decine di macellazioni di civili, la maggior parte di loro donne, bambini e persone anziane, impedendo a migliaia di loro di lasciare la città e sequestrando molte famiglie e giovani poi trasferiti in zone sconosciute. Continua

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I barbari a Palmyra. La farsa della lotta all’ISIS e l’ipocrisia dell’Occidente.

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Palmyra (o Tadmor per gli Arabi) è una magica città monumentale, posta in un’oasi di palme al centro del deserto siriano, passaggio obbligato fin da tempi antichissimi delle carovane, che transitavano tra la Mesopotamia (oggi Iraq) e la Siria.
Quando l’ho visitata, pochi anni fa, sono rimasto affascinato, come capita a tutti i visitatori, dai resti dei grandi colonnati dell’antica città romana, dell’elegante teatro, dall’imponenza degli edifici costruiti nel grandioso stile siro-romano, che si può ammirare anche a Baalbeck in Libano, dal castello di epoca islamica, attribuito a Saladino,  che sorge su una collina vicina. Continua

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Medio Oriente in fiamme: alcune coordinate fondamentali

Medio Oriente
Breve premessa. Mentre scrivevamo questo articolo – dedicato ai tanti sviluppi di quella che chiamiamo Grande Guerra Mediorientale – è arrivata la notizia dell’accordo di Losanna sul nucleare iraniano.
Un fatto che potrebbe avere conseguenze geopolitiche di primaria importanza ed un impatto non secondario sui diversi fronti di questa stessa guerra.
Su questo torneremo a breve con un articolo specifico. Continua

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Kobanê è libera: la Stalingrado kurda ha battuto l’ “invincibile” ISIS

Kobanê vince
“Dopo 134 giorni di eroica resistenza agli attacchi di ISIS, oggi, finalmente, le Forze di Difesa del Popolo YPG/YPJ hanno annunciato che la città di Kobanê nel Kurdistan occidentale, Rojava, è stata completamente liberata dalle bande del cosiddetto Stato Islamico.
La popolazione di Kobanê ha iniziato a festeggiare, così come in altre città curde. Continua

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Guerra del petrolio? Un’analisi geopolitica

Petrolio e guerra
Il prezzo del petrolio, calato sui mercati globali da più di cento dollari a meno di settanta in quattro-cinque mesi, non è proprio poca cosa ed il trend non pare affatto esaurito.
Nella sub-provincia italica se ne parla poco e soprattutto male, con interpretazioni preconfezionate – tranne rare eccezioni – che separano la questione dal quadro complessivo delle tensioni geopolitiche globali.
Come al solito da queste parti ci si guarda bene dal sollevare questioni politiche, che diventano brucianti, se è vero che quelle tensioni stanno subendo in tutta evidenza un crescendo non lontano da possibili punti di precipitazione.

Altrove girano almeno un paio di interpretazioni.
La prima è più strettamente economica e vede questo calo in funzione della diminuita domanda mondiale, dovuta alla stagnazione dell’economia occidentale ed al rallentamento dei Brics, di contro ad un’offerta accresciuta anche dall’aumento della produzione statunitense grazie al fracking. Continua

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LA PETROGUERRA CONTRO LA RUSSIA *

Bravi!
Da parte dei commentatori economici è stato dato scarso rilievo all’anomalia costituita dal brusco calo dei prezzi del petrolio in presenza di una guerra in Medio Oriente.
A riguardo non vi sono infatti precedenti storici, dato che in passato la conflittualità medio-orientale è stata sempre strumentalizzata – e fomentata – per favorire impennate dei prezzi del petrolio.
La Guerra del Kippur del 1973 e la Guerra del Golfo del 1991 rappresentano i due casi più noti a riguardo.
Alla guerra in Medio Oriente si aggiunge la crisi ucraina, che interessa direttamente le vie di approvvigionamento di una materia prima come il gas; una circostanza che in passato non avrebbe mancato di spingere al rialzo i prezzi della materia prima che è diretta concorrente del gas, cioè il petrolio. Continua

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Kobanê resiste, mentre l’Occidente finge di aiutarla. Kobanê vive.

Dentro Kobane, nella città fantasma
Kobanê è una città che prima dell’assedio dell’Isis contava circa quattrocentomila abitanti e che oggi ne ha sì e no settemila.
Chi è rimasto l’ha fatto nonostante tutto, come l’anziano Garip, rughe sul volto ancora più intense quando racconta l’impossibilità di partire:
“Questa terra è la mia terra” dice.
Entrare è difficile, uscire di più.
I rifugiati, che fuggono dalla barbarie fondamentalista, trovano il confine con la Turchia sbarrato, i militari turchi costringono tutti a ore di attesa e per molti feriti in fuga ciò è fatale.
Molti hanno trovato rifugio a Soruc, la città gemella in territorio turco, dove vengono accolti nei 5 campi autogestiti da Curdi arrivati a dare una mano e provenienti da ovunque: altre zone del Kurdistan, Turchia, Europa, alcuni anche dagli Stati Uniti. Continua

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Intervista a zio Nemir, l’immortale (video)


Lo chiamano Nemir, l’immortale, Xalil Heme, 69 anni, due figli, che combattono ora a Kobanê e lui appena portato via, per farsi curare, dopo che i cecchini di Daesh hanno provato ad ucciderlo per la quarta volta nella sua vita.
Due proiettili nel braccio sinistro ed altre cicatrici su tutto il corpo sono il ricordo dei precedenti tentativi di stenderlo.

Appena guarirà, ci dice, tornerà tra le macerie di Kobanê a combattere.
Perchè Xalil è una vita che difende la sua terra, il Kurdistan, perchè il Kurdistan da sempre è attaccato: dalle potenze europee, che lo hanno smembrato in quattro parti all’inizio del secolo scorso, dagli Stati che lo hanno annesso e provato ad annullarne lingua e cultura.
Ed i Curdi si difendono da sempre.
Xalil ha combattuto in Siria prima contro Al Nusra, ora contro l’ Isis.
Lo fa per i Curdi, ma parla immediatamente a chiunque combatta il Fascismo.
Perchè, quando Xalil indica la natura di Daesh, mercenari di un esercito predone, che distrugge tutto ciò che non gli è uguale e che non può dominare, noi riconosciamo un tratto fondamentale del Fascismo: dividere il mondo in amici e nemici ed attaccare i secondi.
Anche per questo la resistenza di Kobanê  ed il progetto politico della Rojava sono immediatamente antifascisti.

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Lo zio immortale: Nemir, Kurdo di 67 anni in prima linea sul fronte di Kobanê

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La popolazione di Kobanê e i combattenti delle YPG combattono fianco a fianco su tre fronti della città assediata dalle bande dell’ISIS.

67 anni, zio Nemir, combatte sul fronte orientale ed ha invitato i giovani di Kobanê, che hanno lasciato la città a causa degli attacchi dell’ISIS, a “venire a riprendere Kobanê,” mentre la diciannovenne combattente delle YPJ, Nefel, che lotta sullo stesso fronte con lo zio Nemir, ha risposto alla domanda:
“Perché sorridi sempre?” dicendo:
“Stiamo lottando per il nostro popolo ed il nostro Paese.
Stiamo lottando per la nostra leadership.
È per questo che siamo sempre di buon umore.” Continua

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L’ASSEDIO DI KOBANÊ: CHI AIUTA I KURDI? CHI COMBATTE L’ISIS?

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Vedi anche ELOGIO A KOBANÊ CHE RESISTE A DISPETTO DEL “MONDO CIVILE”.

Da varie settimane prosegue l’attacco da parte dei miliziani estremisti sunniti dell’ISIS (Stato Islamico della Siria e dell’Iraq) contro Kobanê, uno dei tre cantoni a maggioranza kurda della Siria posti al confine con la Turchia.
Questo attacco, che ha già provocato la fuga di almeno 200.000 civili verso la vicina Turchia, ha conquistato per molti giorni le prime pagine dei mass-media occidentali, che non dedicano invece spazio agli accaniti combattimenti che continuano ad infuriare da tre anni in varie zone della Siria tra l’Esercito Nazionale e la galassia delle formazioni jihadiste, (ISIS, Jabhat Al-Nusra, Fronte Islamico, Al-Sham, ecc.), che tentano di destabilizzare il Paese. Continua

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ELOGIO A KOBANÊ CHE RESISTE A DISPETTO DEL “MONDO CIVILE”

kobanesiege-620x325 Kobane resiste
1) Da oltre un mese, le donne e gli uomini di Kobanê, appartenenti alle diverse etnie e fedi religiose, resistono, armi leggere contro carri armati, “provvidenzialmente” caduti nelle mani dell’ISIS, all’esercito prezzolato del Califfato.
Naturalmente, la Turchia, Stato “democratico”, membro eccellente della NATO, fa la sua parte: ha schierato il suo esercito al confine con il Kurdistan siriano, da due anni liberatosi dal Governo di Assad, per impedire il passaggio delle/dei profughe/i, degli aiuti e, soprattutto, delle milizie del PKK, poiché potrebbero far mordere la polvere alle “invincibili” truppe del Califfo.
Da oltre due settimane, i mass media dell’Occidente “libero”, un giorno sì ed uno no, intonano il De profundis per Kobanê, dandola per spacciata, anche per esorcizzare uno dei fantasmi più paurosi per gli “adoratori della Democrazia in salsa statunitense”: Stalingrado.

Continua

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