Papa Francesco: presente e futuro di uno scaltro Gesuita mediatico

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PAPA FRANCESCO I, PRESENTE E FUTURO

Il 13 marzo 2013 Bergoglio è diventato papa, suscitando commenti negativi per il suo passato. Significativo è quello dello storico Osvaldo Bayer, che in poche parole li riassume tutti. Per Bayer è uno schiaffo in faccia, e subito dopo la nomina fa una dichiarazione di fuoco:
«Per noi è un’amara sconfitta che Bergoglio sia diventato papa. Perché abbiamo visto che molti preti e vescovi hanno dato le proprie vite per costruire una nuova etica in America latina, e ora vediamo il trionfo di un Papa che ha mantenuto per troppo tempo il silenzio sui crimini della dittatura».
Il duro giudizio di Bayer ben rappresenta cosa pensano le vittime dei militari, le Madri e le Nonne di Plaza de Mayo, la maggior parte delle organizzazioni democratiche e di sinistra. Diversa è l’opinione dei responsabili del genocidio, in carcere e sotto processo, dei proprietari terrieri, degli industriali e della gerarchia ecclesiastica argentina.
Ma dopo essere stato semplice gesuita e membro della Guardia de Hierro, Padre Provinciale dell’ordine dei Gesuiti e silenzioso complice dei militari, capo della Chiesa argentina e conservatore populista, chi è oggi papa Bergoglio e cosa farà?
L’elezione di Bergoglio a papa avviene in uno dei momenti di massima crisi della Chiesa cattolica, scossa dagli scandali della finanza e della pedofilia, con i credenti in netto calo.
Il «pastore tedesco» (come il manifesto chiamò Ratzinger) non è all’altezza del ruolo di risanatore di un corpo profondamente malato, quindi dà le dimissioni – o forse viene costretto a gettare la spugna. La gerarchia sceglie una persona dalle caratteristiche diverse, non un fine teologo lontano dalla realtà, ma un politico che ha un’esperienza precedente di rivalutazione di una Chiesa, quella argentina, con gravi problemi.
In una sessione precedente al Conclave, Bergoglio pronuncia parole che propongono un cambio radicale di immagine e di organizzazione, non più mondana ma vicina ai poveri. Il manoscritto del discorso elettorale è stato assegnato al cardinale cubano Jaime Ortega, che ne parla nell’ultimo numero della rivista cattolica Palabra Nueva. Quello che Bergoglio sta facendo nei primi giorni e settimane da Francesco I è in armonia con le parole che gli hanno fatto vincere le elezioni a papa: Continua

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Bergoglio dopo la dittatura militare: pentito, conservatore, evangelizzatore, economista (Terza parte)

PRIMA PARTE
SECONDA PARTE

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BERGOGLIO DOPO LA DITTATURA MILITARE: PENTITO, CONSERVATORE, EVANGELIZZATORE, ECONOMISTA

Al termine della dittatura militare, assieme alla scalata dei vertici della Chiesa argentina, Bergoglio mise in atto un’operazione di largo respiro – per la valorizzazione della propria persona e del suo ruolo – che lo porterà al papato. Quattro sono stati i fulcri di importanti azioni religiose, politiche e culturali:

1. Scuse e pentimento, mentre falsifica la storia
Sembra che l’attuale papa Francesco si proponga di canonizzare, entro breve, Carlos Murias, il primo prete sequestrato, torturato e assassinato dai militari, il 18 luglio 1978. Carlos Murias era collaboratore del vescovo Enrique Angelelli, anche lui assassinato dalla dittatura proprio mentre ritornava dal funerale di Murias.
Bergoglio non è nuovo a gesti pubblici di riparazione e di pentimento tardivi. Gli episodi di contrizione, a partire dall’anno 2000, sono molti. In quell’anno, per esempio, domandò perdono perché la Chiesa argentina non fece abbastanza contro il terrorismo di Stato durante la dittatura militare. Nel 2008, nel trentaduesimo anniversario dell’assassinio di Angelelli (dunque non subito, non nel primo o secondo anniversario), celebrò messa nella provincia di La Riola e disse che questo vescovo «aveva rimosso le pietre che gli erano cadute addosso per proclamare il Vangelo», aggiungendo che «il sangue dei martiri è il seme della Chiesa».
La sua fu un’operazione simile a quella del generale Martín Balza, che ai tempi di Menem chiese scusa in nome dell’esercito per il genocidio commesso, quasi fosse un semplice incidente di percorso. Entrambe le richieste di perdono ebbero grande visibilità mediatica, sul quotidiano Clarín, per esempio, al quale Bergoglio dichiarò:
«il martirio di Murias è un esempio della sofferenza patita da un settore importante della Chiesa cattolica argentina sotto la dittatura militare».
Parole bugiarde che nascondono il ruolo organico avuto dalla gerarchia ecclesiastica durante la repressione, di cui essa fu complice e parte integrante, salvo rare eccezioni.

2. Tradizionalismo religioso
Non c’è dubbio che Bergoglio sia stato fin dagli inizi (cioè da giovane gesuita e da “guardiano di ferro”) un cattolico integralista. Nemico acerrimo di ogni deviazione dall’ortodossia religiosa, non è cambiato con il passare degli anni. Lo provano le sue prese di posizione, teoriche e pratiche, su celibato per gli ecclesiastici, sacerdozio femminile, sessualità, aborto, controllo delle nascite, contraccezione, procreazione assistita, coppie di fatto… Nel giugno 2007 criticò la candidatura alla presidenza di Cristina Fernández de Kirchner con frasi che sono la quintessenza della misoginia:
«Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici». Continua

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Papa Francesco: prima del bianco, ha sostenuto il nero (Seconda parte)

PRIMA PARTE

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BERGOGLIO FIANCHEGGIATORE DISCRETO E SILENZIOSO (NON SEMPRE)

Il 5 marzo 2013, una settimana prima dell’elezione di Bergoglio a papa, si è aperto a Buenos Aires un importante processo, il cui scopo è prendere in esame la totalità dei crimini commessi nel quadro dell’Operazione Condor, una campagna di grande portata coordinata dalle dittature dell’America latina, sostenute dagli Stati Uniti, negli anni Settanta e Ottanta per braccare, torturare e assassinare decine di migliaia di persone che si opponevano a quei regimi. Bergoglio trascorre gli anni del Plan Condor come Padre Provinciale dei gesuiti in Argentina, dove la gerarchia ecclesiastica locale nella sua stragrande maggioranza e il nunzio apostolico sono apertamente dalla parte della dittatura militare. La notte prima del golpe del 24 marzo 1976, Jorge Videla, Emilio Massera e i futuri membri della Junta si riunirono con i massimi esponenti della gerarchia cattolica, così da iniziare la guerra sucia con la benedizione di questa. La sacra alleanza fra Chiesa e militari è narrata con ricchezza di dettagli nel libro La mano izquierda de Dios. La última dictadura (1976-1983) di Horacio Verbitsky. Il titolo riprende una frase pronunciata da Primatesta, vescovo di Córdoba, nella Nochebuena del 1975:
“Dios va a defender su creación. Va a defender al hombre, pero puede ser que el remedio sea duro, porque la mano izquierda de Dios es paternal, pero puede ser pesada”.
Tre mesi prima monsignor Victorio Manuel Bonamín, Vicario Generale dell’Esercito, così aveva incitato i militari: Continua

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Papa Francesco: non è tutto oro quello che luccica ! Jorge Bergoglio: da provinciale gesuita a Papa Francesco (Prima parte)

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Prima parte.

PREMESSA

Pochi giorni dopo l’elezione a Papa di uno dei suoi figli, Buenos Aires ha vissuto una prova generale di diluvio universale. Decine di morti e mezza città sott’acqua. Casualità o segno del destino? Ovviamente propendo per la prima possibilità. Un mio amico argentino, comunque, mi ha scritto che la responsabile del disastro ambientale non è solo la pioggia, ma hanno colpe gravi anche coloro che governano la città, Mauricio Macri e la sua banda, amici di Bergoglio. Gente che ha brindato alla sua nomina.
Ho vissuto a Buenos Aires, ogni tanto la visito e non ho mai sentito nessuno di coloro che conosco parlare bene di Bergoglio. È vero che i miei amici leggono Página/12 piuttosto che il Clarín o La Nación, vengono da famiglie ferite a sangue dai militari, hanno visto e prima letto La noche de los lápices, frequentano el café literario y libreria «Osvaldo Bayer», partecipano ai corsi della Universidad Popular Madres de Plaza de Mayo, si riuniscono quando possono con las Madres y las Abuelas. Il passato di Jorge Mario Bergoglio è stato, senza ombra di dubbio, prima nero – sino alla fine della dittatura – e poi, via via, più sfumato. Ora, dopo essere stato Padre provinciale dell’ordine dei Gesuiti, arcivescovo di Buenos Aires e Primate della Chiesa argentina, è diventato Pontefice e veste di bianco. Resta sempre un avversario sia del progresso che del cambio politico-sociale in Argentina, in America latina e nel mondo intero. Come lo è stato della Teologia della liberazione, del popolo argentino durante el proceso, dei governi progressisti, di Néstor Kirchner e Cristina Fernández.
Come molte storie argentine, quella di Bergoglio non è lineare, ma lastricata di contraddizioni.

BERGOGLIO GESUITA E MILITANTE DELLA GUARDIA DE HIERRO

Gli inizi di Bergoglio, giovane gesuita e “guardiano di ferro”, spiegano quello che ha fatto in seguito e permettono di avanzare ipotesi sul suo ruolo, presente e futuro, di pontefice. Continua

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Perchè i media hanno censurato il discorso all’ONU di Cristina Kirchner?

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Per quale motivo le grandi reti TV internazionali hanno interrotto la diffusione in diretta e la traduzione del discorso della “presidenta” Argentina , pronunciato dalla Cristina Fernandez Kirchner , presso l’Assemblea Generale dell’ONU a New York?

La risposta è semplice: Cristina F. Kirchner ha oltrepassato le linee rosse segnate dai nord americani e dai loro alleati.

Questi sono i principali punti del discorso della Cristina, pubblicati nelle reti sociali:

“Ci siamo riuniti qui circa un anno fa, quando veniva qualificato come terrorista il regime del presidente Bashar al-Assad in Siria e voi tutti (rivolta ai rappresentanti dei paesi occidentali) appoggiavate le forze ribelli in Siria, quelle che voi stessi qualificavate come “rivoluzionari” per la democrazia.
Oggi ci riuniamo nuovamente qui per cercare di sradicare il pericolo rappresentato da questi stessi “rivoluzionari” i quali sono poi risultati essere barbari e fanatici terroristi.

Voi avete ascritto in passato l’organizzazione di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste, mentre che adesso, in realtà, risulta evidente che questa è un grande partito riconosciuto ed accettato in Libano”.

“Voi avete accusato l’Iran di essere dietro l’attentato contro l’Ambasciata israeliana a Buenos Aires nel 1994, mentre gli investigatori argentini sono riusciti a provare, con prove certe, l’implicazione nell’attentato di questo paese (Israele).

Voi avete adottato una risoluzione contro Al Quaeda dopo gli attentati dell’11 Settembre. Paesi come l’Iraq e l’Afghanistan sono stati invasi ed i loro abitanti massacrati senza motivo, mentre che questi stessi paesi hanno subito i colpi del terrorismo”. Continua

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ARGENTINA: DEFAULT O LEGGE DEL PIÙ FORTE?

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“Improvvisamente in questi giorni, ha cominciato ad aggirarsi di nuovo lo spettro del default. Il caso riguarda l’Argentina. Il 30 luglio, infatti, scadeva il termine per il rimborso degli ultimi creditori.

Che cosa sta succedendo?
Ricapitoliamo la vicenda, anche perché la stampa mainstream (vedi ad esempio Repubblica del 30 luglio) lancia l’allarme del default (emergenza sempre utile, soprattutto in Italia e in Europa) senza spiegare che cosa sia successo.
Pochi sono i contributi che cercano di far comprendere che cosa sta succedendo (tra questi, segnaliamo, il commento di Carlo Formenti)

Cominciamo con ricordare che l’odierno rischio di default dell’Argentina non dipende dall’attuale situazione economica del paese.
L’Argentina, infatti, negli ultimi 10 anni è cresciuta più del 7% all’anno e ha ridotto il debito pubblico dal 140% al 43% del Pil e quello tra debito estero e esportazioni dal 300% al 60% nel periodo 2002-2014.
Ne dovrebbe conseguire una maggior affidabilità nel pagamento sia del debito interno che del debito estero. Continua

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L’ ARGENTINA È IN DEFAULT O È SOTTO ATTACCO ?

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Da alcuni giorni, i mass media italioti parlano dell’Argentina con gli ormai consueti toni allarmistici, che evitano di dover spiegare e che hanno lo scopo di non far comprendere a chi legge ed/od ascolta.
Scrive, invece, Gennaro Carotenuto:

“ Dopo il default, quello vero, quello del 2001, provocato dal fallimento strutturale del modello neoliberale, l’Argentina, di Néstor Kirchner e poi di Cristina Fernández, aveva raggiunto accordi col 92.4% dei creditori per la ristrutturazione del debito.
Restava un manipolo dei più avvoltoi dei fondi speculativi, quelli che dagli Anni ’80 reaganiani in qua si arricchiscono sulla fame dei popoli, spostando capitali da un angolo all’altro del mondo e mandando in rovina l’economia reale con un click.

A quelli, ai fondi speculativi che detengono il 7.6% del debito argentino, la Corte suprema di un Paese terzo, gli Stati Uniti, aveva dato ragione, obbligando il paese a pagare non le condizioni pattuite col 92.4% restante dei creditori, ma fino all’ultimo dollaro. Continua

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Bergoglio, Papa argentino.

Ferme restando le nostre critiche all’operato di questo Papa, nonché i nostri dubbi sul ruolo da Lui avuto nelle vicende dell’Argentina al “tempo del colera”, riteniamo che sia “cosa buona e giusta ” pubblicare questo video, poiché costituisce, comunque, un documento interessante, che merita, (senza ironia alcuna), di essere conosciuto, anche perché parla di fatti, tipo “Il patto delle Catacombe” e la vita e la morte del sacerdote Carlos Mugica, altrimenti noti soltanto agli addetti ai lavori.

IlTempoeLaStoria
Il tempo e la storia. Bergoglio, Papa argentino.
Di Michela Guberti, con Alberto Melloni.

È il primo Papa sudamericano; è l’uomo che in pochi mesi ha riacceso le speranza di rinnovamento della Chiesa nel mondo cattolico e non; è il Papa che ha deciso di chiamarsi Francesco come il poverello d’Assisi.
Ma dietro questa scelta c’è una lunga storia, che coinvolge l’intera Chiesa latinoamericana. “Fece molta impressione – spiega lo storico Alberto Melloni – vedere Pio XII nel 1943 rientrare in Vaticano dopo una visita alla città di Roma bombardata con la veste sporca di sangue; anche Francesco arrivato dall’Argentina ha la veste sporca del sangue di quella dittatura”.
Tre le date fondamentali: il 1965, anno del Concilio Vaticano quando, a pochi giorni la chiusura, una quarantina di padri conciliari firmano un documento “Il patto delle Catacombe” nel quale s’impegnano a vivere in povertà e a mettere i poveri al centro del loro ministero. All’epoca Jorge Bergoglio è un giovane gesuita di 29 anni, ma il testo di quel patto influenzerà profondamente la sua vita pastorale.
Poi, nel 1976, il golpe militare in Argentina, le ombre nere della dittatura e della
violenza repressiva.
Nella Chiesa sudamericana – sostiene il professor Melloni – si delineano due anime: quella povera, che lotta per i poveri, e quella conservatrice vicina alla destra fascista.
Entrambe appartengono al passato di padre Bergoglio, che – aggiunge Melloni – al primato di primo Papa sudamericano, affianca quello di unico Papa ad aver subito un interrogatorio in un processo.
Un interrogatorio del quale “Il Tempo e la Storia” ripropone alcuni drammatici passaggi. L’ultima data è quella del 13 marzo 2013 quando padre Bergoglio diventa il 266° vescovo di Roma.

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