Renzi l’iperberlusconiano, “reo confesso”

Questo articolo può essere ripreso anche integralmente, purché preceduto dalla dicitura “riprendiamo dal sito www.micromega.net” e fatto seguire dalla dicitura “copyright © Paolo Flores d’Arcais”.

Se si trattasse di omosessualità diremmo che è stato un coming out.
Ma trattandosi di un cattolico praticante, ed essendosi svolta in una location che più cattolica non si può, il meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, è d’uopo invece parlare di CONFESSIONE. Matteo Renzi ha confessato pubblicamente: di essere la prosecuzione del Berlusconismo con altri mezzi, anzi di essere la realizzazione del Berlusconismo adeguata ai tempi, cioè alla non implementazione del Berlusconismo con i mezzi di Berlusconi (l’intermezzo dei governi-nullità Monti e Letta non merita menzione: de minimis non curat praetor). Continua

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Renzi: “Berlusconi è con me”. Nessuno ne dubitava. Così avemmo il terzo Presidente non eletto

1) Grazie, ancora una volta, ad “Il Fatto Quotidiano”, ora anche i “sordociechi” possono sapere come l’attuale non eletto PdC  s’impadronì dell’agognata poltrona.
Inoltre, le intercettazioni telefoniche illuminano, non d’immenso, su quale sia il linguaggio, da trivio, e, di riflesso, l’universo mentale, si fa per dire, nonché morale del “giovin signore” fiorentino. Continua

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Quirinale: Mattarella? Siam morti democristiani. Sentite condoglianze a tutti.

mattarella2
Slevin
− il film, intendo – non vale una cicca, ma ha il merito di aver ‘formalizzato’ la Mossa Kansas City.
Quella per cui la vittima di una truffa, proprio perché la truffa riesca, deve sentirsi più furba del truffatore.
Deve cioè sapere che la si sta truffando, ma sbagliarsi clamorosamente sul vero oggetto della frode. In soldoni: la vittima sospetta di essere raggirata; è dannatamente convinta di sventare l’inganno, e tuttavia sta travisando in pieno, perché l’imbroglio, che le si sta ordendo intorno, non è quello che crede bensì un altro. Continua

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La lite tra Matteo e Silvio è la madre di tutte le farse

Renzi ad Arcore
Da circa 48 ore, nei media italioti imperversa lo tsunami della presunta rottura tra il non eletto Presidente del Consiglio ed il Pregiudicato di Arcore.

1) Chi scrive è convinto che si tratti semplicemente della madre di tutte le sceneggiate e dà atto ai due capocomici di aver realizzato un capolavoro, o quasi.
Certo, l’avere tutta la “grande” stampa, per tacere delle televisioni, a fungere da grancassa, ha aiutato non poco i due guitti a sollevare il polverone necessario, per impedire agli spettatori, 60 milioni di Italiane/i, peraltro paganti, di vedere che cosa stia accadendo realmente non solo dietro le quinte, ma persino sul palcoscenico. Continua

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Il contraccolpo. Cofferati e non solo: le conseguenze politiche del Patto del Nazareno

Cofferati

«L’Italia è una diarchia antidemocratica, fondata sul Patto del Nazareno.
La sovranità appartiene ai due capibanda, che la esercitano previa sommaria informazione ai loro più stretti scagnozzi».
Ecco una possibile riformulazione del famoso Art. 1 della Costituzione.
Indubbiamente un po’ rozza, ma di sicuro più attinente alla realtà.

Un anno di Renzismo a questo ha portato, a dimostrazione del fatto che al peggio non c’è mai limite. Ora i due, sia pure al prezzo di grandi lacerazioni nei rispettivi Partiti, si apprestano a varare una legge elettorale ultra-maggioritaria, come parte di un accordo che include un loro fido al Quirinale. Lo scambio è chiaro: a Renzi il Governo e la blindatura di una legge, che lo favorisce spudoratamente; al suo degno compare la garanzia, altrettanto sfacciata, di ogni salvacondotto di cui ha ed avrà bisogno in futuro.

Cosa ci sia di costituzionale in tutto ciò è superfluo dirlo.
Certo, neppure le due precedenti leggi elettorali lo erano, per non parlare delle tante leggi ad personam.
Ora, però, il gioco è più scoperto, sfrontato fino all’inverosimile, applaudito all’unisono da una stampa sempre più servile.
E – particolare che qui ci interessa – tutta l’operazione ha una firma ben precisa: quella del Segretario del PD.

Nell’ultimo ventennio, Destra e Centrosinistra hanno condiviso tutte le cose importanti: scelte economiche e sociali, politica internazionale, visione della democrazia e delle istituzioni.
Tuttavia, anche per ragioni di bottega, litigavano (o almeno fingevano di farlo) sul conflitto di interessi, sulla giustizia, sulle malefatte del Berlusca.
Su questi punti magari il Centrosinistra appariva debole, qualche volta complice, ma sempre al rimorchio dell’iniziativa della Destra.

Ora no. Ora – ecco a cosa serviva la sia pur mutilata vittoria elettorale del centrosinistra – è il PD che conduce le danze.
Lo fa sopprimendo la democrazia con la cancellazione dell’eleggibilità del Senato e delle Province, sfornando una legge elettorale truffa, occupandosi amorevolmente dei problemi personali del noto truffatore fiscale.
Promulgando, in mezzo a tutto ciò, la totale precarizzazione del lavoro.,

Un po’ troppo anche per una parte del Pd.
Ecco perché (leggi QUI) già agli inizi dello scorso Ottobre scrivemmo che:
«È ben difficile che una scissione possa essere evitata».
In diversi ritennero quell’affermazione un po’ avventata, sia per le caratteristiche di quel Partito (un «contenitore» assai capiente, stile vecchia Dc), sia per quelle dei leader dell’opposizione interna (non proprio un’associazione di cuor di leone).

I fatti però hanno la testa dura ed i processi oggettivi alla fine non possono essere sempre cavalcati come fa il surfista con l’onda.
E per la verità il surfista spesso cade, mentre l’onda non torna mai indietro.

Ecco allora il primo caduto.
Non uno qualsiasi, bensì l’ex leader della Cgil Sergio Cofferati.
Sarà egli un’eccezione un po’ casuale, dovuta alla porcata delle Primarie liguri, o sarà il primo di una fuoriuscita più importante?

Proviamo a concentrarci su questa domanda, cercando di immaginare le conseguenze dello scenario che si prospetta:

1. La scissione ci sarà.
A modesto parere di chi scrive, la costruzione renziana del PdN (Partito della Nazione) non può non produrre contraccolpi.
Così almeno dice la logica, non sempre applicabile meccanicamente alla politica, ma pur sempre un’utile bussola.
La rottura è nelle cose, come si vede chiaramente anche dalla frattura, che si è verificata al Senato sulla legge elettorale.

2. Incerti sono invece i tempi,
le forme, i soggetti che saranno coinvolti.
Se non vi sarà una stretta elettorale il tatticismo potrebbe prevalere.
Gli anti-renziani potrebbero infatti puntare al logoramento di Renzi, ma nel caso solo il tempo ci dirà chi avrà logorato chi.

3. Ad ogni modo la rottura si produrrà.
Non solo perché il progetto renziano la prevede consapevolmente (magari sperando che essa si disperda in tanti rivoli), ma anche perché lo spazio politico che si è aperto a sinistra del Pd è sempre più grande.
E, prima o poi, qualcuno deciderà di occuparlo seriamente.

4. Cosa accadrà, a quel punto, a Sel, Prc, Altra Europa e frattaglie varie che si agitano in quell’area?
In quel mondo, pullulano vari progetti, ma albergano ben poche idee.
Queste ultime rigorosamente confuse.
La sensazione è che i gruppi dirigenti rimasti più che altro aspettino un pullman.
Accontentandosi, nel caso, anche di un taxi.
Se passerà cercheranno di acchiapparlo al volo.
Non per nulla tutti i micro-progetti di cui sopra sono in stand by.
In conclusione, quando il taxi arriverà, quel che sarà rimasto della minoranza Pd ingloberà i residui dei tanti pezzi, che anni fa composero la disastrosa Sinistra Arcobaleno.

Che giudizio dare su un simile scenario?

Se la rottura del Pd è comunque un fatto positivo, che ci auguriamo arrivi il prima possibile, con quante più forze possibili, chiari sono i limiti della nascitura formazione.
La «cosa» che ne verrebbe fuori non sarebbe né una Syriza, né tantomeno un Podemos.
Syriza ha tanti difetti, ma essa si è affermata come forza di opposizione, non avendo mai accettato di governare con le forze social-liberiste.
Di Podemos vedremo, ma la sua novità sta nell’essere l’espressione di un ampio movimento di massa contro l’austerità imposta dall’Europa.

Di queste caratteristiche non c’è traccia nel carrozzone che si annuncia.
Ma la cosa ancora peggiore riguarda la posizione sull’euro e l’Unione.
Vi sono, è vero, delle importanti eccezioni, come quella di Stefano Fassina, ma al momento prevale l’atteggiamento di sempre.
E se poi D’Alema continua ad andare in televisione – come ha fatto ieri sera – solo per dire che l’UE è il bene a prescindere, eccoci annunciato quel che ci aspetta.

Comunque, ben venga la rottura con Renzi.
Che è poi il massimo che ci si possa attendere da quel mondo.

Per il resto, toccherà ad altri intraprendere la strada dell’alternativa al sistema dell’euro.
Una strada che richiede una sinistra sovranista, capace di tenere insieme la questione di classe e quella nazionale.
In questo senso, la crisi del PD che si annuncia è sicuramente un fatto positivo, sia perché indebolirà Renzi, sia perché sarà un’ulteriore dimostrazione della complessiva debolezza dell’attuale sistema politico.

La costruzione di una vera alternativa al Liberismo ed al regime dell’euro non sarà certo cosa facile. Essa dipende da tanti fattori, soggettivi ed oggettivi.
Tra questi ultimi, la crisi del sistema politico ha la sua importanza.
Il Renzismo la sta provvisoriamente tamponando, ma non ha certo la capacità di arrestarla.
Ecco perché, alla fine, anche un Cofferati potrebbe tornare utile.

PS – Ultim’ora - Al Senato la nuova legge elettorale va avanti solo grazie ai decisivi voti di Forza Italia.
Un cambio di maggioranza a tutti gli effetti ed a pochi giorni dall’inizio delle votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Una conferma assai tempestiva di quanto appena scritto. [1]

NOTE
[1]  Mazzei Leonardo, “Il contraccolpo”, Campo Antimperialista, 21 Gennaio 2015.

 

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Le Vacchinarie: il mercato delle vacche delle presidenziali

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C’è un “cerchietto magico” per le presidenziali. Delle dimensioni dei favolosi hula hoop degli anni ’50.
Lo disegna Ennio Doris sulla sabbia del Quirinale,

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si chiama Mediolanum.
Insieme all’agibilità politica, che gli verrebbe garantita con la grazia attraverso la legge sulla truffa fiscale attraverso la “manina” di Renzie, è il prezzo per i voti di Forza Italia per il Quirinale.
La politica non c’entra nulla, ma solo gli interessi di un privato cittadino condannato in via definitiva ed espulso dal Senato, parodia di un imprenditore sulla soglia del disfacimento (vedesi Mondadori e Fininvest), che vuole salvare la sua quota in Mediolanum, il “cerchietto magico“. Continua

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DALL’UMBRIA AL FRIULI VITA DURA PER I GAY. Governo del “cambiaverso” dove sei?

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1) La migliore tradizione italiota, che si rifà alle estenuanti procedure bizantine, prevede che, quando non si può più far finta che un problema non esista, lo si anneghi in un mare di chiacchiere, che, naturalmente, decennio dopo decennio, lo lasciano perfettamente irrisolto.
Pertanto, di fronte a tutte le questioni, che l’amore tra persone dello stesso sesso solleva, il diluvio universale delle chiacchiere istituzionali e massmediatiche è incessante.
La frase di Papa Francesco I:
“Chi sono io per giudicare un gay” viene citata un giorno sì e l’altro pure.
Da qualche giorno, il Pregiudicato si è “innamorato” della legge alla tedesca sulle unioni gay, cosicché le “migliori menti” del giornalismo “all’amatriciana” sono lì a decifrare il senso di questa “svolta epocale” ed a glorificare.
In verità, in verità, in questo frastuono sul nulla, vi è chi rimane trincerato in un silenzio … assordante.
Si tratta del mai eletto Presidente del Consiglio, l’alfiere del “cambia verso”, nonché della sua squadriglia di giovani donne e giovani uomini, che, in realtà, emanano il “buon odore” della muffa. Continua

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I RENZI VANNO E VENGONO. I DRAGHI RESTANO

autunno caldo
Pur non condividendo completamente questa analisi, ritengo giusto contribuire a diffonderla, affinché se ne discuta.

MANDIAMO A CASA IL GOVERNO RENZI-BERLUSCONI!
Non più tardi di 15 giorni fa, Matteo Renzi polemizzava contro i falchi, che gli chiedevano di abolire l’Art. 18, ovvero l’ultima formale tutela legale contro i licenziamenti arbitrari.
Argomentava che l’Art.18 era poco più che un simulacro, facendo quindi intendere che il Governo sarebbe sì andato avanti con la schifezza neoliberista del Jobs act, ma senza rimuovere quel simulacro.
Tanto la sostanza c’era: ulteriore mano libera al capitale per gestire a suo piacimento e dispoticamente la forza-lavoro. Continua

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VIOLANTE, UN MAGGIORDOMO ALLA CONSULTA

In questo momento in Parlamento è in corso un ricatto!
Ci hanno proposto uno scambio di voti: se non voteremo Luciano Violante alla Corte Costituzionale, non appoggeranno il candidato del MoVimento 5 Stelle al CSM. Denunciamo questo ricatto e la visione da vecchia politica.
Noi non voteremo mai Violante!
Ricordiamoci chi è questo individuo, padre fondatore della seconda repubblica e lord protettore degli interessi di Berlusconi
A’ Si che te serve? Una legge ad personam per le tue televisioni? L’affossamento della legge sul conflitto di interessi? Lucianone è qui!

Luciano Violante
Deputato per otto legislature: VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV superato però da Clemente Mastella con nove (che, per giunta, ha sei anni di meno).
Entrato nel PCI, poi PDS, quindi DS, indi PD(menoelle) e domani forse nel Menoelle.
Biografia
Nasce a Dire Daua in Etiopia, si trasferisce a Bari, studia, diventa giudice istruttore e per il suo comunismo integralista entra nell’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia su richiesta del ministro democristiano Francesco Paolo Bonifacio.
Istruisce il processo che porta all’arresto di Edgardo Sogno e Luigi Cavallo imputati di colpo di Stato, che vennero assolti da ogni accusa.
Come premio per lo straordinario risultato il PCI lo candida deputato nel 1979. Luciano entra alla Camera e ci rimane fino al 2008.
Un trentennio.

Carriera politica
In Parlamento fa parte della commissione d’inchiesta sul caso Moro ed è presidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 1992 al 1994 (nel periodo della trattativa mafia – Stato, ndr).
Soggetto a frequenti amnesie, conferma solo il 23 luglio 2009, sentito dai magistrati di Palermo, le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sulla proposta di incontrare “in modo riservato, a quattr’occhi” il padre Vito Ciancimino, avanzata da Mario Mori, comandante del ROS, nel Settembre del 1992, quando Violante era Presidente della Commissione parlamentare Antimafia.
L’incontro doveva inserirsi nell’ambito delle “garanzie politiche” richieste da Ciancimino per la trattativa fra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni durante la stagione delle stragi.
In passato, Violante non aveva mai fatto cenno a tale richiesta, ma dichiarò grazie ad un prodigioso ritorno della memoria “Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle” [1] [2].
Nel 2008, alla caduta del governo Prodi, non si ricandida.
Per il suo reinserimento [3] nella società gli vengono versati 278 mila euro di liquidazione esentasse (“assegno di solidarietà”) e assegnato un vitalizio di 9.363 euro mensili.
In qualità di ex presidente della Camera, Violante ha anche un benefit [4]consistente in tre stanze, un’anticamera, un ufficio con terrazzo e quattro persone lavorano per lui.

Difensore degli oppressi
Intervento alla Camera del 2003 su Berlusconi
“Ieri l’onorevole Adornato ha ringraziato il presidente del nostro Partito per aver detto che non c’è un regime.
Io sono d’accordo con Massimo D’Alema: non c’è un regime sulla base dei nostri criteri.
Però, cari amici e colleghi, se dovessi applicare i vostri criteri, quelli che avete applicato voi nella scorsa legislatura contro di noi, che non avevamo fatto una legge sul conflitto di interessi, non avevamo tolto le televisioni all’onorevole Berlusconi.
Onorevole Anedda, la invito a consultare l’onorevole Berlusconi, perché lui sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel 1994, quando ci fu il cambio di Governo – che non sarebbero state toccate le televisioni.
Lo sa lui e lo sa l’onorevole Letta.” [5]

Intervento su Napolitano
In un suo intervento sulla Stampa di Torino il 20 Agosto 2012 (elogiato da Sandro Bondi, ndr) ” difende Napolitano, Monti e l’ex ministro degli interni Mancino dalle procure coniando il neologismo “populismo giuridico”.
A suo avviso infatti “esiste un blocco che fa capo a ‘Il Fatto’, a Grillo ed a Di Pietro, che sta reindirizzando il reinsorgente populismo italiano.
Quello di Berlusconi attaccava le procure.
Questo cerca di avvalersene avendo individuato in quelle istituzioni i soggetti oggi capaci di abbattere il ‘nemico’ e di affermare un presunto nuovo ordine, che non si capisce cosa sia”.[6]

Note:
1. Patto mafia-Stato, Violante dai pm “Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle” – cronaca – Repubblica.it
2. Patto mafia-Stato, Violante dai pm
“Mori mi disse: Ciancimino vuol parlarle” – cronaca – Repubblica.it Palermo
3. Rispunta la questione delle liquidazioni (Mastella 307mila euro, Biondi 278mila, Cossutta 345mila, etc). E sono pure esentasse!!! – Mario Giordano – www.sanguisughe.com
4. E SE ANCHE LE TASSE LE PAGASSIMO DAL 2023? – Mario Giordano – www.sanguisughe.com
5. Citazioni di Luciano Violante – Wikiquote.org/
6. “C’è un populismo giuridico che ha come obiettivo Monti e Napolitano” – La Stampa

Il M5S voterà una lista di nomi indipendenti dalla politica e soprattutto competenti, forti di curriculum professionali impeccabili.
Questa è la nostra scelta e questo è quanto ci chiedono i cittadini, interpellati dal M5S a suo tempo, a differenza dei Partiti che intrallazzano ad urne aperte come se lo Stato fosse roba loro, un suk governato dall’alto del Colle.
Lo ribadiamo: il CSM uno dei massimi organi istituzionali in Italia deve essere indipendente e non al guinzaglio di politicanti e di gruppi d’interesse o d’affari.
In tale prospettiva la candidatura di Luigi Vitali (FI), indagato, imputato e sostenuto da Renzie (che ha un debole per gli indagati, dall’ENI ai candidati regionali dell’Emilia Romagna), è vergognosa.
Il patto del Nazareno (ormai un mistero della Fede come il papello e le telefonate tra Mancino e Napolitano) genera mostri, è oramai evidente: non piazzano più indagati e imputati in Parlamento, ora li parcheggiano nel Consiglio Superiore della Magistratura.
Non servono mille giorni!
Non servono balle quotidiane.
Anzi, a Renzie serve un solo giorno per fare le valigie.
Si può cambiare adesso, votando oggi cittadini onesti, preparati ed idonei ad intervenire nelle più alte cariche dello Stato.
La votazione del CSM blocca da giorni i lavori parlamentari mentre l’Italia sprofonda.
Al Senato la settimana scorsa si è lavorato soltanto tre ore e mezza. L’Italia ha bisogno di lavoro e invece va in scena l’ennesima commedia triste della politica.
Queste sono le riforme che ci chiede l’Europa per rilanciare il Paese? Dopo la buffonata del Senato, della legge elettorale, ora questo scempio del CSM.
Un giorno, chi ci governa dovrà assumersene tutte le responsabilità.[1]

NOTE
[1] Blog di Beppe Grillo, Violante, un maggiordomo alla Consulta“, 16 Settembre 2014.

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IL CONSIGLIO DI STATO: Eluana Englaro aveva il diritto di morire in Lombardia

image Beppino ed Eluana Englaro
Dichiarata illegittima la decisione dell’ex Governatore Roberto Formigoni che di fatto bloccò la sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico.
L’avvocato Angiolini: “Il diritto alla cura comprende il diritto ad interromperla”.
Il padre: “Ormai c’è un prima e un dopo Eluana”

 

Eluana aveva il diritto di morire in Lombardia.
E la Regione guidata all’epoca da Roberto Formigoni aveva l’obbligo di garantire la sospensione delle terapie alla donna rimasta in stato vegetativo per quasi 18 anni.
Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine, ieri pomeriggio, alla vicenda di Eluana Englaro, costretta a essere trasportata in Friuli nel Febbraio 2009, alla clinica La Quiete di Udine, per vedere attuata la sentenza della Cassazione, che autorizzava la sospensione del trattamento terapeutico e del sondino nasograstrico, e che la Lombardia si rifiutò di attuare.

Un ultimo viaggio in ambulanza, inseguita da telecamere e cronisti, dall’istituto Luigi Talamoni di Lecco fino alla sua terra d’origine, che trasformò la vicenda di Eluana Englaro in un caso internazionale, e che fu reso necessario da una decreto imposto da Roberto Formigoni, allora Governatore della Regione Lombardia, che vietò la sospensione delle terapie, che tenevano in vita Eluana, su tutto il territorio lombardo.
Terapie che dopo un iter giudiziario durato oltre 13 anni la Cassazione aveva autorizzata a sospendere. Continua

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LA MAFIA HA VINTO GRAZIE A RENZUSCONI #Grasso dimettiti

images Giarrusso
Lo storico intervento di Giarrusso in Senato contro la mafia

“Renzi e Berlusconi cancellano il voto di scambio politico mafioso.
Secondo la Cassazione, in base alla nuova formulazione del 416ter, voluta da Renzi e Berlusconi e da noi ferocemente avversata, accordarsi per il voto di scambio con un mafioso non è più reato, se non viene usato il metodo mafioso nel procacciamento dei voti.
Quindi, se gli elettori non vengono spinti alle urne con i kalashinkov o con le lupare non esiste il reato ed il politico che si è accordato con i mafiosi può andare assolto.
Questo è il senso di una pronuncia della Cassazione pubblicata ieri pomeriggio.
Ecco la lotta alla mafia secondo Renzi e Berlusconi. Continua

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Alessandro Di Battista: COSA C’ È NEL PATTO DEL NAZARENO? #RENZIMETTICILAFACCIA

Renzusconi
Di seguito l’interrogazione firmata da Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio rivolta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

“Premesso che: l’attuale Presidente del Consiglio, in più occasioni ha incontrato Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia;
un primo incontro è avvenuto il 18 Gennaio 2014 nella sede del Partito Democratico in Largo del Nazareno a Roma;
lo scorso 3 Luglio, inoltre, Renzi ha ricevuto Berlusconi direttamente a Palazzo Chigi in un incontro di due ore, al quale hanno partecipato anche Lorenzo Guerini, Gianni Letta e Denis Verdini;

il contenuto, di quello che viene ormai comunemente definito “patto del Nazareno”, non è però noto, nonostante l’attuale Presidente del Consiglio abbia dichiarato, in più occasioni, che la trasparenza deve essere un valore della politica;
da un lato, il contenuto di questo patto sembra vertere su alcune riforme istituzionali: legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto mediante modifica del ruolo e della composizione del Senato della Repubblica, riforma del Titolo V con modifica delle competenze tra Stato e Regioni;
dall’altro lato, indiscrezioni giornalistiche riportano altri aspetti dell’accordo, che sembra riguardare anche la materia della giustizia e l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica; Continua

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