Charlie Hebdo, Mario Cardinali, Direttore di “Il Vernacoliere”: “Anche l’Italia ha i suoi talebani”

Il Vernacoliere
Il mensile satirico livornese spesso prende di mira la Chiesa cattolica. Mario Cardinali a “Ilfattoquotidiano.it”:
“Da noi sono i preti che vorrebbero imporci cosa pensare, come comportarci ed a chi devolvere l’8 per mille.
Faremo un presidio sotto la nostra redazione in solidarietà con i colleghi francesi” Continua

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Lettera scritta da quattro insegnanti di Seine-­Saint­-Denis, periferia di Parigi; pubblicata su “Le Monde”.

Parigi banlieu

“Nous sommes Charlie”. Ma siamo anche i genitori degli assassini.
Siamo professori di Seine­Saint­Denis. Intellettuali, scienziati, adulti, libertari, abbiamo imparato a fare a meno di Dio e a detestare il potere e il suo godimento perverso. Non abbiamo altro maestro all’infuori del sapere.
Questo discorso ci rassicura, a causa della sua ipotetica coerenza razionale, e il nostro status sociale lo legittima. Quelli di Charlie Hebdo ci facevano ridere; condividevamo i loro valori. In questo, l’attentato ci colpisce. Anche se alcuni di noi non hanno mai avuto il coraggio di tanta insolenza, noi siamo feriti. Noi siamo Charlie per questo.

Ma facciamo lo sforzo di un cambio di punto di vista, e proviamo a guardarci come ci guardano i nostri studenti. Siamo ben vestiti, ben curati, indossiamo scarpe comode, siamo al di là di quelle contingenze materiali che fanno sì che noi non sbaviamo sugli oggetti di consumo che fanno sognare i nostri studenti: se non li possediamo è forse anche perché potremmo avere i mezzi per possederli.
Andiamo in vacanza, viviamo in mezzo ai libri, frequentiamo persone cortesi e raffinate, eleganti e colte. Consideriamo un dato acquisito che La libertà che guida il popolo e Candido fanno parte del patrimonio dell’umanità.
Ci direte che l’universale è di diritto e non di fatto e che molti abitanti del pianeta non conoscono Voltaire? Che banda di ignoranti…
È tempo che entrino nella Storia: il discorso di Dakar ha già spiegato loro. Per quanto riguarda coloro che vengono da altrove e vivono tra noi, che tacciano e obbediscano.

Questi crimini parlano Francese

Se i crimini perpetrati da questi assassini sono odiosi, ciò che è terribile è che essi parlano francese, con l’accento dei giovani di periferia. Questi due assassini sono come i nostri studenti. Il trauma, per noi, sta anche nel sentire quella voce, quell’accento, quelle parole. Ecco cosa ci ha fatti sentire responsabili. Ovviamente, non noi personalmente: ecco cosa diranno i nostri amici che ammirano il nostro impegno quotidiano. Ma che nessuno qui venga a dirci che con tutto quello che facciamo siamo sdoganati da questa responsabilità.
Noi, cioè i funzionari di uno Stato inadempiente, noi, i professori di una scuola che ha lasciato quei due e molti altri ai lati della strada dei valori repubblicani, noi, cittadini francesi che passiamo il tempo a lamentarci dell’aumento delle tasse, noi contribuenti che approfittiamo di ogni scudo fiscale quando possiamo, noi che abbiamo lasciato l’individuo vincere sul collettivo, noi che non facciamo politica o prendiamo in giro coloro che la fanno, ecc. : noi siamo responsabili di questa situazione. Continua

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11 Settembre e 7 Gennaio: il “False Flag” nel DNA del Sacro Occidente

False Flag
L’attentato della scorsa settimana al giornale satirico parigino “Charlie Hebdo” è stato considerato da alcuni commentatori al di fuori dell’ufficialità, come un “11 Settembre francese”.
In realtà, l’11 Settembre appare per molti versi un evento ancora unico per l’apertura di credito, di cui ha potuto giovarsi l’amministrazione statunitense. Continua

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Hathor-Isis, il clan occulto del terrore e la strage di Parigi

La-dea-egizia-Iside-detta-anche-Hathor

Il 16 dicembre del 2014, sulla scia di alcuni attentati appena avvenuti in Pakistan ed Australia, avevo scritto un pezzo dal titolo “Esiste un nesso fra la discesa in campo di Jeb Bush e l’aggravarsi della recrudescenza terroristica di matrice talebana?”. All’interno dell’articolo in questione, frutto di una attenta meditazione di alcuni preziosi spunti contenuti nel libro “Massoni” scritto da Gioele Magaldi, delineavo uno spaccato in grado di evidenziare il palese nesso di causalità che lega il rinnovato protagonismo della famiglia Bush in politica con l’improvviso riesplodere su scala planetaria del terrorismo islamico. Il califfo dell’Isis Abu Bakr Al Baghdadi, perfettamente calatosi nei panni di un nuovo Bin Laden, risulta infatti affiliato presso la Ur-Lodge Hathor Pentalpha, officina del sangue e della vendetta fondata da Bush padre in compagnia di personaggi del calibro di Dick Cheney, Don Rumsfeld, Bill Kristol, Sam Huntington, Tony Blair, Paul Wolfowitz e molti altri ancora. Una superloggia, cresciuta negli anni come una mala-pianta, che annovera al proprio interno pure ex capi di Stato europei come Josè Maria Aznar e Nicolas Sarkozy.
Anche gli italiani Antonio Martino e Marcello Pera sono organici alla Hathor Pentalpha, mentre a Silvio Berlusconi, pur formalmente proposto nel 2003 da George W. Bush in persona, non è mai stato concesso di accedere direttamente ai lavori di questo perverso quanto elitario consesso (“Massoni”, pag. 537). La Hathor Pentalpha è una Ur-Lodge eretica e incontrollabile, punto nevralgico e occulto di una strategia del terrore senza patria e senza confini. A chi serve una escalation criminale e sanguinaria presuntivamente ispirata da una fanatica interpretazione dell’insegnamento del profeta Maometto? Serve a tutti quelli che hanno bisogno di alcune pezze d’appoggio indispensabili per pianificare e giustificare la prosecuzione di quello “scontro di civiltà” teorizzato non a caso da un gruppo di intellettuali che orbitano intorno al think-tank Pnac, schermo paramassonico etero-diretto dagli iniziati della Hathor Pentalpha. L’Islam non c’entra nulla con gli attentati parigini di oggi così come non c’entrava nulla con l’attacco alle Torri Gemelle di ieri, trattandosi in realtà di stragi orchestrate da uomini che strumentalizzano il cielo per comandare in terra.
Se così non fosse, come spiegare altrimenti la presenza all’interno della superloggia Hathor Pentalpha di personaggi formalmente espressione di differenti declinazioni dell’Islam politico, come il sultano dell’Oman, quello del Bahrein, o come i principi regnanti dell’Arabia Saudita? Siamo quindi in presenza di una cinica operazione di manipolazione su larghissima scala, così raffinata e precisa da obnubilare la capacità di discernimento non solo della gran parte della pubblica opinione, ma anche di molti aspiranti intellettuali alla Ernesto Galli della Loggia, protagonista odierno di uno sgangherato editoriale uscito sul “Corriere della Sera” che di buono conserva solo il titolo (“L’undici settembre europeo”). L’ignobile attacco costato la vita ai giornalisti e ai vignettisti di “Charlie Hebdo” ricorda davvero i fatti dell’undici settembre; ma non perché, come crede nella sua beata innocenza Galli della Loggia, l’eccidio di ieri testimonia la mai sopita furia di gruppi appartenenti alla galassia del fanatismo islamico (buonanotte, Ernesto!); quanto perché, al contrario, sia i tragici fatti del 2001 che quelli appena accaduti sembrano portare in controluce i segni della stessa identica superloggia, quella dedicata alla divinità egizia Hathor, altrimenti detta Iside (ovvero Isis).
La domanda giusta a questo punto è un’altra: perché colpire la Francia? Forse per consentire a Marine Le Pen di vincere le prossime elezioni presidenziali cavalcando con sapienza i crescenti e comprensibili sentimenti di ostilità nei confronti del diverso? Esistono politici francesi, oltre Sarkozy, certamente organici alla Hathor Pentalpha? Forse, provando a trovare risposte a simili interrogativi sarà possibile rendere giustizia alle povere vittime di un attacco barbarico e riprovevole che ripugna le coscienze dei giusti. (Nb: Aver citato alcuni personaggi, italiani o stranieri, come appartenenti ad una determinata Ur-Lodge – nel caso di specie, la Hathor Pentalpha – non rende costoro automaticamente responsabili di eventuali atti o strategie efferate compiute da singoli individui o gruppi affiliati alla medesima superloggia. Punto quest’ultimo peraltro chiarito a più riprese nelle pagine del libro “Massoni”).
(Francesco Maria Toscano, “L’eccidio parigino e l’ombra lunga della Ur-Lodge Hathor Pentalpha”, dal blog “Il Moralista” dell’8 gennaio 2015).http://www.valeriobruschini.info/?p=6574Il 16 Dicembre del 2014, sulla scia di alcuni attentati appena avvenuti in Pakistan ed Australia, avevo scritto un pezzo dal titolo:

“Esiste un nesso fra la discesa in campo di Jeb Bush e l’aggravarsi della recrudescenza terroristica di matrice talebana?”.
All’interno dell’articolo in questione, frutto di una attenta meditazione di alcuni preziosi spunti contenuti nel libro “Massoni” scritto da Gioele Magaldi, delineavo uno spaccato in grado di evidenziare il palese nesso di causalità, che lega il rinnovato protagonismo della famiglia Bush in politica con l’improvviso riesplodere su scala planetaria del terrorismo islamico.
Il Califfo dell’Isis Abu Bakr Al Baghdadi, perfettamente calatosi nei panni di un nuovo Bin Laden, risulta infatti affiliato presso la Ur-Lodge Hathor Pentalpha, officina del sangue e della vendetta, fondata da Bush padre in compagnia di personaggi del calibro di Dick Cheney, Don Rumsfeld, Bill Kristol, Sam Huntington, Tony Blair, Paul Wolfowitz e molti altri ancora.
Una superloggia, cresciuta negli anni come una mala-pianta, che annovera al proprio interno pure ex capi di Stato europei come Josè Maria Aznar e Nicolas Sarkozy. Continua

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“Io non mi dissocio”, Karim Metref

Militarizzazione
Karim Metref, educatore e blogger che vive a Torino, ha scritto una lettera di risposta a questo articolo di Igiaba Scego.

Cara Igiaba,

in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena.
Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia ed anche gli establishment europei, che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio, per far rientrare le pecore spaventate nel recinto.

Da ogni parte ci viene chiesto di dissociarci, di scrivere che noi stiamo con Charlie, di condannare, di provare che siamo bravi immigrati, ben integrati, degni di vivere su questa terra di pace e di libertà.

Ebbene, anche se ovviamente condanno questo atto come condanno ogni violenza, non mi dissocio da niente.
Non sono integrato e non chiedo scusa a nessuno.
Io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente.
Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine.

Tu dici:
“Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra.
Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile.
Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto”.

Io con questa gente sono in guerra da trent’anni.
Li affrontavo con i pugni all’epoca dell’Università e con le parole e con le azioni da allora e fino ad oggi.
Sono trent’anni che li combatto e sono trent’anni che il sistema della Nato ed i suoi alleati li sostengono regolarmente ogni dieci anni, per fomentare una guerra di qua o di là.

Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un Paese a maggioranza musulmana, ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente.
Ma anche io non ci sto.
Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi, ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.

Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo.
Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”.
Perché dico che questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).

Tu dici che questo non è islam.
Io dico che anche questo è islam.
L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano.
E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole.
La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi.
Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare.
Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale.
Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione, per non creare imbarazzo a nessuno.
La Lega ed altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni.
E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta.
Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete, che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra.

Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli.
A me questo giochino non interessa più.
Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente.
Io devo pretendere delle scuse.
Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi … non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici …
Io non ho più pazienza per questi macabri giochini.
Mando allo stesso inferno sia questi mostri, sia gli stregoni della Nato e dei Paesi del Golfo, che li hanno creati e li tengono in vita da decenni.
Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale, che sa di primavera …  Speriamo non araba. [1]

NOTE
[1]  Metref Karim,  “Io non mi dissocio.
La foto è stata inserita da “La Terra di Nessuno”, per simboleggiare l’ulteriore militarizzazione della società, che i “nostri” Governanti imporranno; naturalmente, per il “nostro bene”.

 

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La strage di Parigi, i conti non tornano #CharlieHebdo

L’attentato di Parigi

carta_terrorista.jpg

“Come in tutti i “grandi casi”, (Kennedy, Piazza Fontana, Palme, 11 Settembre, morte di Osama bin Laden ecc. ec.), anche in questo di Parigi, i conti non tornano e ci sono un sacco di cose da spiegare:
1. Come mai un obiettivo sensibile -come la redazione di Charlie Hebdo- era così debolmente protetto?
Vista da questo angolo visuale, la vignetta che presagiva l’attentato appare come una cosa più sinistra di un semplice presentimento. Continua

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Non, nous ne sommes pas tous Charlie


«Noi condanniamo quindi l’eccidio di Parigi, ma ci rifiutiamo con eguale fermezza di unirci al coro ipocrita imbastito dall’esercito di giornalisti prezzolati ed al servizio delle classi dominanti».

Il riprovevole attacco compiuto dal commando jihadista a Parigi, come sempre in questi casi, ha dato la stura ad una campagna ideologica potentissima quanto ingannevole.
La linea l’ha data prontamente lo spompato Presidente Hollande: i vignettisti di Charlie Hebdo, sarebbero caduti per aver difeso ciò che la Francia più di tutto simboleggia: la libertà.
Tutto l’Occidente imperialistico, con il suo sciame di media salmodianti, ha prontamente raccolto questa bufala colossale.

Che l’Occidente sostenga la libertà dipende dal punto di vista che si assume.
Prendiamo proprio l’esempio della Francia.

L’esercito francese è impegnato in operazioni militari offensive non solo in Afganistan contro i Talibani, ed in Iraq contro i Takfiri dell’ISIS.
In Africa, in difesa della sua tradizionale geopolitica coloniale, Parigi è impegnata in Mali (Opération Serval, 2800 soldati), in Ciad (Opération Epervier, 950 soldati), in Centroafrica (Opération Sangaris, 1200 soldati + Opération Boali, 410 soldati), nel Golfo di Aden (Opération Atalante 200 soldati), in Costa d’Avorio (Opération Licorne, 450 soldati).
Dispone, poi, di basi permanenti in Gabon (922 soldati), in Senegal (343 soldati), in Gibuti (1975 soldati) , nelle isole dell’Oceano Indiano Mayotte e La Réunion (1277 soldati).
Anche non tenendo conto delle centinaia di agenti militari e civili “coperti”, siamo ad un totale di più di diecimila mercenari armati fino ai denti.

Essi stanno forse lì a “difendere la libertà”?
O non piuttosto gli interessi coloniali francesi?
La seconda che abbiamo detto!
A spese, quindi, delle libertà di quei popoli di decidere il loro destino, in primo luogo di sbarazzarsi dei satrapi corrotti che restano al potere, spesso solo in virtù dell’impegno militare francese.

Si dà il caso che le vittime, o se si preferisce, i combattenti, a cui i mercenari francesi devono tenere testa, siano i movimenti guerriglieri etichettati a vario titolo come “Jahadisti”, “Fondamentalisti musulmani”, “Integralisti salafiti”, e che più ne ha più ne metta.

In poche parole: la Francia è in guerra su più fronti. Continua

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