9 OTTOBRE 1967: MUORE ERNESTO “CHE” GUEVARA, NASCE LA LEGGENDA

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1) Il Comandante, insieme ad altri guerriglieri, fu catturato nella Quebrada del Yuro, dopo essere stato ferito alle gambe l’8 Ottobre dall’esercito boliviano, assistito da agenti della CIA, (la nota agenzia esportatrice di Democrazia a base di piombo), ed addestrato da “consiglieri”, appartenenti alle forze speciali dell’esercito statunitense, incluso un nuovo battaglione dei Rangers esperto in combattimento nella giungla.
I reparti speciali statunitensi probabilmente presero parte anche a certi combattimenti.
Portato nel vicino villaggio di La Higuera, fu ucciso nel primo pomeriggio del giorno successivo, il 9 Ottobre 1967, per ordine dei governanti  sia statunitensi, sia boliviani.
Fu scelto a sorte tra alcuni volontari, Mario Terán, un sergente dell’esercito boliviano, che non volle guardare Guevara in faccia, così da sparargli alla gola, ferita che sarebbe stata fatale.
Il colpo di grazia al cuore fu sparato da Felix Rodriguez, un agente della CIA.
Guevara pronunciò diverse frasi nelle ore in cui fu prigioniero dei suoi aguzzini.
“Dicono che un sottoufficiale, vedendolo rannicchiato in un angolo della stanza, gli abbia chiesto:
“Sta pensando all’immortalità dell’asino?”.
Guevara, al quale gli asini sono sempre stati molto cari, sorride e risponde.
“No, tenente, sto pensando all’immortalità della Rivoluzione che tanto temono coloro che voi servite” [1].

2) Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara o semplicemente El Che, era nato a Rosario, in Argentina, il 14 giugno 1928.
Si laureò in medicina il 12 luglio 1953.
Dopo aver visto, soprattutto nel corso dei suoi innumerevoli viaggi, la povertà di massa ed esser stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell’America Latina.
I suoi viaggi gli fornirono anche l’idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni, ma come un’unica entità, per la liberazione della quale era necessaria una strategia di respiro continentale.

Non essendo possibile dar conto in un breve articolo del romanzo, costituito dalla vita del “Che”,
ci si limita a ricordarne alcuni passaggi salienti.

3) Il 25 novembre 1956 la nave Granma partì alla volta di Cuba da Tuxpan, nella provincia messicana di Veracruz.
Il 2 dicembre avvenne lo sbarco a La Playa de las Coloradas, una zona paludosa vicino a Niquero (Cuba sudorientale).
Poco dopo furono attaccati dai militari di Batista e la metà di loro cadde in combattimento o fu uccisa dopo la cattura.
I sopravvissuti, dodici a cui si aggiunsero dei contadini incontrati dopo lo sbarco, (per un totale di diciassette uomini), si riorganizzarono e fuggirono sulle montagne della Sierra Maestra, per condurre la guerriglia contro il regime.
Il “ Che”, negli ultimi giorni del Dicembre 1958, diresse l’attacco condotto dalla sua “squadra suicida”, (un reparto che svolse le missioni più rischiose dell’esercito rivoluzionario), su Santa Clara.
Fu una delle battaglie decisive della rivoluzione, anche se la serie di sanguinose imboscate, prima durante la offensiva sulla Sierra Maestra, poi sulla Guisa e l’intera campagna delle pianure di Cauto probabilmente ebbero una maggiore importanza militare.
Batista, dopo essersi accorto che i suoi alti ufficiali, come il generale Cantillo, che aveva incontrato Castro allo zuccherificio abbandonato “Central America”, stavano stipulando una pace separata con Castro, fuggì nella Repubblica Dominicana il 1° Gennaio 1959.
Il 2 Gennaio 1959, la colonna del Che entrò nella capitale di Cuba, L’Avana, e occupò la fortezza militare “La Cabaña”, eretta al tempo della colonizzazione spagnola.
Durante l’invasione della Baia dei Porci (1961), Guevara non partecipò ai principali combattimenti, essendo stato assegnato da Castro ad un comando nella provincia più occidentale di Cuba, Pinar del Rio, dove respinse un tentativo d’invasione, (era un’operazione diversiva, escogitata per stornare l’attenzione dei Cubani dal luogo del vero sbarco).
Ad Algeri, il 24 Febbraio 1965, fece l’ultima apparizione pubblica sul palcoscenico internazionale, intervenendo al “Secondo seminario economico sulla solidarietà afro-asiatica”.
Nel suo discorso dichiarò:
“In questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere.
Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del Mondo.
Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’Imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta”.
Nel Novembre del 1966, partì per la Bolivia.

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno
di un Ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia …

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d’Ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto “Che” Guevara …

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza

Il Terzo Mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni …

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d’Ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara …

ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà,
…” [2].

NOTE
[1] Paco Ignacio Taibo II, “ Senza perdere la tenerezza – Vita e morte di Ernesto Che Guevara”,  p.681, Il Saggiatore, Milano, 1997.
[2] Guccini Francesco, “Stagioni”.

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Che, immortale !

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9 OTTOBRE 1967: MUORE ERNESTO “CHE” GUEVARA, NASCE LA LEGGENDA
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Scheda editoriale de “Senza perdere la tenerezza”

I giovani lo ostentano sulle magliette come simbolo di lotta e utopia; per i meno giovani rappresenta l’araldo dell’antimperialismo e della rivoluzione latinoamericana. Nessuno più di Ernesto Che Guevara, nella storia del Novecento, ha saputo incarnare l’idea di giustizia sociale e le speranze di riscatto. E nessuno più di Paco Ignacio Taibo II ha saputo raccontare la sua storia. Con oltre un milione di copie vendute nel mondo e traduzioni in dieci lingue, Senza perdere la tenerezza è la biografia del Che più letta e apprezzata. A quattordici anni dalla prima stesura, l’autore ha inserito nuovi aneddoti, testimonianze, immagini, sfumature. Ha attinto alle pubblicazioni e alle interpretazioni più recenti, ai documenti declassificati della cia, agli scritti del Che rimasti inediti per decenni. Con il suo talento di romanziere, in equilibrio tra obiettività e partecipazione, Taibo ci racconta una vita da epopea, dalla giovinezza nomade e ribelle alle imprese nella rivoluzione castrista, dall’esperienza di governo nella Cuba assediata dagli Stati Uniti alla tragica fine sui monti della Bolivia. Oltre l’icona, Che Guevara è svelato con la sua tenacia e il suo idealismo, le idiosincrasie, le letture preferite, le passioni sportive, gli attacchi d’asma, i suoi amori e i suoi innamoramenti intellettuali: Marx, Rosa Luxemburg, Lenin, Trockij e Mao, ma anche Sarmiento, Martí, Bolívar, Sartre, Neruda, Calvino. Una storia di gesta eroiche e di piccoli gesti quotidiani. La storia di un mito e il ritratto di un uomo, vagabondo, temerario e romantico, un uomo convinto che «bisogna essere duri senza perdere la tenerezza».

http://www.ilsaggiatore.com/argomenti/storia-cultura/9788842817819/senza-perdere-la-tenerezza-3/

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9 OTTOBRE 1967: MUORE ERNESTO “CHE” GUEVARA, NASCE LA LEGGENDA

CheHigh

1) Il Comandante, insieme ad altri guerriglieri, fu catturato nella Quebrada del Yuro, dopo essere stato ferito alle gambe, l’8 Ottobre dall’esercito boliviano, assistito da agenti della CIA, (la nota agenzia esportatrice di Democrazia a base di piombo), ed addestrato da “consiglieri”, appartenenti alle forze speciali dell’esercito statunitense, incluso un nuovo battaglione dei Rangers esperto in combattimento nella giungla.
I reparti speciali statunitensi probabilmente presero parte anche a certi combattimenti.
Portato nel vicino villaggio di La Higuera, fu ucciso nel primo pomeriggio del giorno successivo, il 9 ottobre 1967, per ordine dei governanti  sia statunitensi, sia boliviani.
Fu scelto a sorte tra alcuni volontari, Mario Terán, un sergente dell’esercito boliviano, che non volle guardare Guevara in faccia, così da sparargli alla gola, ferita che sarebbe stata fatale.
Il colpo di grazia al cuore fu sparato da Felix Rodriguez, un agente della CIA.
Guevara pronunciò diverse frasi nelle ore in cui fu prigioniero dei suoi aguzzini.
“Dicono che un sottoufficiale, vedendolo rannicchiato in un angolo della stanza, gli abbia chiesto:
“Sta pensando all’immortalità dell’asino?”.
Guevara, al quale gli asini sono sempre stati molto cari, sorride e risponde.
“No, tenente, sto pensando all’immortalità della Rivoluzione che tanto temono coloro che voi servite” [1]. Continua

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