La Rivoluzione kurda su Radio3 Rai

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KURDISTAN ALLA RADIO.

Radio3 Rai Passioni: “Tra il Tigri e l’Eufrate”, un programma di Emanuela Irace.
Viaggio attraverso il Kurdistan – tra Turchia, Siria e Iraq, lungo le sponde del Tigri e dell’Eufrate.

Curatrice del ciclo Passioni: Cettina Flaccavento
Autrice e conduttrice di “Tra il Tigri e l’Eufrate” Emanuela Irace

Programmazione 4 puntate:
Sabato 28 e Domenica 29 Maggio 2016, h. 14.00.
Sabato 4 e Domenica 5 Giugno 2016, h. 14.00.

Viaggio in quattro puntate attraverso i territori che hanno segnato l’origine della civiltà e che oggi rappresentano uno dei nodi irrisolti della politica contemporanea.

Dalla Turchia al confine con la Siria settentrionale per approdare nel Kurdistan iracheno, l’unico territorio kurdo riconosciuto dalla comunità internazionale come entità autonoma, all’interno dello stato federale dell’Iraq. In lingua curda: -Kurdistana.

Durante il viaggio si attraverseranno le città del Kurdistan turco per giungere in Mesopotamia – nella sua propaggine settentrionale e nord orientale – che include l’alto bacino dell’Eufrate e del Tigri, e il lago di Van.
Il racconto seguirà idealmente il filo conduttore dell’antica civiltà mesopotamica – crogiuolo di popolazioni, lingue, religioni, etnie e culture diverse – per poi trasporsi all’attualità politica con l’uso di materiali inediti e la testimonianza di osservatori internazionali raccolti su campo durante le elezioni amministrative del Marzo 2014. Continua

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Jinealogia, la nuova scienza che libera le donne (ed è solo l’inizio)

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Giorni fa era uscita la notizia che Dilar Dirik, ricercatrice in Sociologia all’università di Cambridge e attivista del Movimento delle Donne Curde, era a Roma per parlare, anche, di Jinealogia e Confederalismo: il femminismo oltre lo stato nazione.

Jinealogia? Mai sentita. Cos’è, un refuso? Perché anche a cercare su internet, sui dizionari, niente, Google continua a correggere la parola in “genealogia”, il termine in italiano non sembra proprio esistere, e nemmeno un analogo in inglese. Quando poi appare l’unica fonte italiana, tre righe su il manifesto, tutto era chiaro, ah, è una cosa che riguarda le donne, e come al solito non se ne sa niente:

“La Jinealogia è una nuova scienza delle donne (in curdo Jin significa donna) che smonta il concetto dell’homo oeconomicus (pilastro della razionalità economica occidentale) come attore dominante delle relazioni sociali”.

“E’ la rilettura della scienza, dei saperi e della storia” aveva detto Dilar, perché rivela la non naturalità del patriarcato (e tutto quello che ne è derivato) che è stato piuttosto in grado di spodestare le prime antiche società evolute, che erano di tipo matriarcale, e non attuavano le stesse divisioni sociali e di genere (superiore/inferiore) a cui tutti ci siamo abituati, da millenni, col governo degli uomini. “Oggi si inizia a insegnare nelle nostre accademie: una volta un uomo curdo si è alzato in piedi e ha detto di aver capito solo ora certi privilegi che dava per scontati e si sentiva male per tutte le cose orribili che aveva fatto alle sue donne più vicine, alla madre, alla sorella… noi crediamo che l’educazione è la più grande arma di autodifesa”. Continua

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Ecco da che parte stanno la Nato e gli amici più fedeli dell’Europa: con ISIS

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Di ieri la notizia ufficiale, diffusa dai comandi militari delle milizie popolari curde, della completa liberazione della città di Kobanê dopo 134 giorni di assedio ed invasione da parte delle bande dello Stato Islamico.
Le bande dell’ISIS, in tutto questo tempo, sono state combattute strenuamente dai combattenti curdi e dagli abitanti della città, ma hanno potuto contare sulla tolleranza, quando non sull’attiva collaborazione da parte delle autorità turche, che, da una parte, vantano di aver espulso centinaia di miliziani dell’Isis dal proprio territorio negli ultimi mesi, ma, dall’altra, continuano ad assisterli, aiutarli, ospitarli. Continua

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LE CASE DELLE DONNE NEL ROJAVA

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Dal blog Polvere da sparo:

Quest’articolo apparentemente breve raccoglie un mondo grandissimo, che ho in parte sfiorato.
Sono righe che fanno percepire all’istante l’empatia, la familiarità, la vicinanza umana e politica che si sente pulsare dentro nei confronti di queste donne, le combattenti kurde di Kobane, così come le tante e tante altre, siriane, che da anni resistono ad una guerra dai mille fronti ormai.

Quest’articolo ci palesa un processo di liberazione ed emancipazione, femminile innanzitutto, che non riuscirà ad esser fermato da nessun Califfato tagliagole o esercito marciante: queste donne e il faticoso percorso portato avanti negli anni non saranno facili da fermare e non possiamo non sostenerle con ogni sforzo possibile.
Oltre a quest’articolo potete leggere gli altri sul blog di Zeropregi e sulla sua pagina twitter: porta un nostro bacio a quella terra. Continua

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[Kurdistan siriano] Qualcuno dice che comunque non riuscirebbe a vivere sapendo di non avere combattuto

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Mi continuano a mostrare foto di persone che mi raccontano che poi sono state ammazzate.
Di persone rapite dall’ISIS.
E mi dicono che vogliono andare a combattere.
Sono ragazzini ventenni, o meno che ventenni.
Sono uomini di 30 anni, o anche di 40. E qualche volta mi domando perché.
Cioè, cosa spinga un ragazzo o una ragazza ad amare la vita al punto da combattere rischiando di perderla.
Rischiando di perderla, pur di avere una vita che valga la pena di essere vissuta.
E i Curdi turchi lo sanno, certo che lo sanno, che se tornano poi c’è la Polizia turca che li incarcera, perché li considera parte di un’organizzazione illegale.
Sanno benissimo che per diverso tempo saranno in pericolo nelle loro terre.
Tutti coloro che stanno dall’altra parte a difendere concretamente la loro terra, siano turchi, siriani o anche nelle decine di occidentali presenti, sanno che potrebbero rimanere bloccati dall’altra parte del confine per mesi se non anni, perché è sempre possibile che l’ISIS si prenda anche questo lato della città.
Questi combattenti non solo sanno che potrebbero essere rapiti o morire, ma anche che potrebbero vedere i loro migliori amici. Continua

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Appello urgente per l’aiuto a 180 mila persone di Kobanê

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Delle 180 mila persone provenienti da Kobanê, che hanno dovuto lasciare il loro paese in seguito agli attacchi selvaggi di ISIS, iniziati il 15 Settembre, circa 48 mila sono arrivati nel distretto di confine di Suruç nella provincia di Urfa.
Mentre i bisogni fondamentali dei rifugiati di Kobanê, tra cui la costruzione delle tendopoli, sono stati soddisfatti grazie ad una mobilitazione da parte delle popolazioni locali, a soli 6 mila di loro sono stati forniti riparo nelle tende allestite dall’istituzione statale AFAD.

Il Coordinamento sulla crisi di Kobanê ha recentemente preparato una relazione sui bisogni urgenti dei rifugiati in vista dell’inverno che si avvicina, fornendo anche informazioni dettagliate sulle condizioni, che i rifugiati si trovano ad affrontare.
Il Coordinamento ha ribadito il suo appello per la mobilitazione di aiuti, al fine di soddisfare le esigenze dei rifugiati in vista delle difficili condizioni invernali.
Secondo il rapporto del Coordinamento, 35 mila persone provenienti dalla città assediata sono attualmente soggiornanti in Urfa, 15 mila in Birecik, 4mila in Siverek, 600 in Ceylanpınar, 3 mila in Hilvan e 12mila in Bozova.

Inoltre, 20.101 cittadini di Kobanê hanno deciso di restare in Suruç, 9864 si trovano nelle tende nel centro di Suruç, mentre 17 mila in altri villaggi del distretto.
Tutti lottano per vivere in condizioni difficili in case, edifici incompiuti e magazzini.
D’altra parte, solo 6100 di loro sono stati in grado di mettersi al riparo in tende allestite dall’istituzione statale AFAD, nonostante il Governo turco sostenga di aver accolto tutte le persone di Kobanê. Continua

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A Kobanê ed a Suruç, la risposta della Comunità internazionale è il silenzio

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Intervista a un medico dell’ospedale di Suruç, che racconta le condizioni terribili in cui lavorano.
Tra la mancanza di medicinali e attrezzature e l’impossibilità di varcare il confine per arrivare a Kobanê.

“Non voglio che esca il mio nome, né che ci siano video o foto dell’intervista, perché le ripercussioni nei miei confronti potrebbero essere non solo causa di allontanamento dal lavoro, ma anche il motivo per cui lo Stato turco mi imprigiona”.

Inizia così l’ intervista ad un dottore dell’ospedale di Suruç. Continua

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Kurdistan e questione di genere: una lotta di liberazione (con audio)

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Ascolta l’audio

La questione di genere costituisce senz’altro uno dei tratti salienti dell’attuale esperienza di lotta kurda.
La gestazione di questo contributo nasce dall’incontro tra le Compagne di ReFe Milano (Relazioni Femministe) ed alcune Compagne kurde e risale alla Primavera scorsa, quando la situazione del popolo kurdo non aveva la visibilità mediatica che, in un modo o nell’altro, ha oggi.
Le differenti condizioni geopolitiche non intaccano alcuni temi di fondo.
Un contributo polifonico sul rapporto tra questioni di genere e percorsi di liberazione individuale e collettiva.
Alle Compagne kurde, le cui risposte ci sono giunte scritte, prestiamo volentieri le nostre voci.

Fonte: http://www.radiocane.info/kurdistan-questione-di-genere-una-lotta-di-liberazione.

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Rojava – Queste donne lottano per la propria esistenza e per il proprio futuro

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Vai alla galleria di foto dalla manifestazione di Sabato 1 / 11 / 2014 a Roma

Da quando le donne curde del Rojava (il Kurdistan siriano) in mimetica e kalashnikov in spalla hanno fatto irruzione sui media, sono diventate il simbolo della strenua resistenza del popolo curdo all’offensiva dello Stato islamico (Is) in Siria ed in Iraq.
Sono osannate come le paladine della libertà contro l’oscurantismo e la brutalità dei Jihadisti, particolarmente spietati e vigliacchi con le “infedeli”, che incontrano sulla propria strada, considerate un bottino di guerra da vendere nei bazar della schiavitù o da distribuire tra i miliziani.
Le combattenti curde hanno persino ispirato (loro malgrado) una linea d’abbigliamento di un noto marchio svedese (H&M).
Cosa che le ha fatte indignare e arrabbiare.
Ma tutta questa attenzione, che nelle ultime settimane si è concentrata sull’assedio della città siriana di Kobanê, sotto l’attacco jihadista da Luglio, ha un sapore quasi sensazionalistico -
“L’Is teme le curde”- e si concentra sugli elementi superficiali di una lotta, quella del popolo curdo e delle sue donne, che viene da lontano, che riguarda la sopravvivenza di una comunità, e del suo progetto politico, che vive in un territorio complesso e che ha una storia travagliata.

Ancora una volta, le donne sono state ridotte al loro corpo, ad affascinanti amazzoni disposte al sacrificio estremo pur di non cadere nelle grinfie dei predoni jihadisti (ha fatto notizia il suicidio della 19enne ARIN MIRKAN, definita “kamikaze” per essersi sparata pur di non cadere nelle mani dell’Is).
Ma nelle teste e nei cuori delle curde c’è una visione della società basata su un progetto di emancipazione politica davvero innovativo e per molti aspetti rivoluzionario, se si considera il contesto patriarcale in cui si sviluppa e l’anticapitalismo di cui è intriso, e che affonda le sue radici anche nell’ideologia del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, considerato da Stati Uniti ed Unione europea una formazione terroristica, proprio come lo Stato islamico. Continua

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Kobanê, hasta la victoria !

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Vai alla galleria di foto dalla manifestazione di Sabato 1 / 11 / 2014 a Roma

Kobanê resterà un simbolo per la difesa dei valori umani.

Kobanê, la piccola città al confine tra Siria e Turchia, costituisce una parte della civiltà della Mesopotamia e si ispira agli antichi valori umani che sono nati in Mesopotamia.
Durante la Rivoluzione del popolo siriano, Kobanê è stata la prima area nell’ovest del Kurdistan (Rojava), che è stata liberate dal controllo del regime Baath.
Di fatto quello è stato il primo passo verso la costruzione del sistema democratico nel Rojava.
Questo sistema ha il potenziale di offrire un modello per una futura Siria democratica, pluralista e decentralizzata.
Kobanê è diventato un rifugio sicuro per i profughi interni siriani, che sono fuggiti dalle loro case durante la sanguinosa guerra civile.
Come risultato, Kobanê è diventata un bersaglio dei nemici della democrazia, della libertà e dei valori dell’umanità.
Dalla metà del 2013, Kobanê ha affrontato un blocco ed una aggressione brutali.
Queste difficili condizioni sono peggiorate dal 15 Settembre, quando i terroristi di Stato Islamico hanno cercato di commettere massacri contro civili.
Per prevenire questo attacco assassino, le Unità di Difesa del Popolo (YPG), le Unità di Difesa delle Donne (YPJ) ed i residenti di Kobanê si sono impegnati in un legittimo atto di autodifesa contro le forze barbariche di IS. Continua

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Roma con Kobanê: foto manifestazione 1 / 11 / 2014

Sotto*, le poche righe apparse su “Repubblica on line/ed.romana.” per una manifestazione con 3000 partecipanti nella Giornata Mondiale di sostegno ai valorosi Resistenti di Kobanê.
( Al momento in cui scrivo non ho notizie di come siano andate le altre manifestazioni in Italia:fate il favore di aggiungere i report cosi da completare l’informazione).
Ovvero, i media straparlano dei Kurdi, ma quando protestano in Italia li si occulta, alla stessa stregua del Comune di Roma, che ha abbuiato Via dei Fori Imperiali- Piazza Venezia e Piazza SS.Apostoli, per nascondere il successo dell’iniziativa , così da non prendere posizione in Consiglio Comunale sulla richiesta di gemellaggio con la città di Kobanê.
Una manifestazione vivace e partecipe di un evento a carattere globale, in testa la Comunità kurda , le bandiere kurde e della Rojava, quelle di Ocalan, dei combattenti di Kobanê e del PKK.
Lungo il percorso è stato un comiziare continuo , in cui si sono alternati i Kurdi e le realtà romane promotrici tra cui i Cobas, per comunicare alla cittadinanza la storia del martoriato popolo kurdo , l’attuale esperienza di autogestione dei territori “siriani” della Rojava, dei Resistenti di Kobanê e del necessario impegno solidale al loro fianco .
L’iniziativa partita da Piazza Esquilino alle 15,30 si è conclusa a Piazza SS. Apostoli alle 17,30, dopo i comizi finali, che hanno spronato a mantenere vivi l’attenzione e l’impegno su Kobanê, a coordinare la raccolta fondi e le partenze per quel fronte che già si annunciano numerose.
Vincenzo Miliucci

*”Roma con Kobanê! Kobanê non è sola! Kobanê resisti”.
Questo lo slogan del corteo organizzato a Roma in occasione della giornata globale di sostegno alla resistenza di Kobanê.
I manifestanti hanno sfilato da Piazza dell’Esquilino a Piazza Ss. Apostoli.
Obiettivo del corteo, coinvolgere le realtà sociali politiche ed i cittadini, affinchè  sostengano attivamente la resistenza di Kobanê e la sopravvivenza del suo popolo, anche attraverso la raccolta di fondi e medicine, l’invio di volontari sanitari e di osservatori umanitari a Suruç, città kurda in territorio turco ove sono accampati i profughi di Kobane.

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1 Novembre: Manifestazione a Roma per la Resistenza curda all’ISIS

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La Rete No War Roma aderisce con convinzione alla manifestazione del 1° Novembre a favore degli eroici difensori di Kobane ed invita tutti i militanti dei movimenti pacifisti ed antimperialisti ed i semplici cittadini democratici a partecipare a Roma (ore 15,30 Piazza dell’Esquilino) e nelle altre città italiane dove si svolgeranno analoghe manifestazioni.

Nel contempo, la Rete No War respinge con sdegno ogni possibile strumentalizzazione della lotta dei militanti kurdi guidati dal PYD e dal PKK ed inquadrati nelle milizie femminili e maschili del JPG e YPG.

Le bande dell’ISIS, create ed alimentate finora da Arabia Saudita, Turchia, Stati Uniti, e loro alleati, per destabilizzare la Siria e creare il caos in Iraq, stanno continuando lo sporco lavoro già cominciato dalle formazioni qaediste e jihadiste (Jabhat Al Nusra, Al Sham, ecc.), che, già negli anni passati, con la complicità e l’appoggio di USA, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, e tutto il gruppo dei cosiddetti “Amici della Siria”, hanno attaccato i cantoni autonomi kurdi della Siria.

Nessun credito deve essere data alla presunta svolta dell’imperialismo USA, che, per motivi tattici e di opportunità momentanea, sta effettuando alcuni limitati bombardamenti nei dintorni di Kobane. Nessun credito può essere concesso alla Turchia, che, dopo aver posto per anni l’embargo sulle zone kurde della Siria, ora permetterebbe il passaggio di 150 “Peshmerga” del clan Barzani dell’Iraq (alleato di Turchia, USA ed Israele e che in passato ha partecipato al blocco ed ha anche rivolto le armi contro i fratelli kurdi della Siria).

Inquietante è anche la notizia (peraltro smentita dalla Resistenza Kurda) che il governo Turco di Erdogan e Davutoglu vorrebbe far affluire verso Kobane anche 1300 miliziani del cosiddetto Esercito Siriano Libero (finanziato da Turchia e USA ed alleato di Al Nusra e Al Sham).

Siamo certi che i militanti Kurdi del PYD e del PKK, (organizzazione socialista e patriottica ingiustamente posta nell’elenco delle organizzazioni “terroriste” da USA ed Europa) e gli eroici difensori di Kobane, tutti di chiara fede antimperialista, sapranno distinguere perfettamente tra i veri amici e quei falsi amici, che si svegliano all’ultima ora e manovrano per riportare il popolo Kurdo sotto la loro egemonia.

RETE NO WAR ROMA

http://www.uikionlus.com/rete-no-war-manifestazione-del-1-novembre-a-favore-dei-kurdi-di-kobane/

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