Non c’è liberazione se si alzano muri.

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Lettera aperta alle donne che vogliono un altro genere di Europa
Il 25 Aprile festeggeremo, come sempre, l’anniversario della Liberazione.
Ma in quale liberazione oggi possiamo riconoscerci come cittadine europee?
Di fronte alle tragiche morti nel Mediterraneo, e alla terribile condizione di migliaia di richiedenti asilo davanti alle frontiere chiuse e ai fili spinati, c’è chi in nome dell’Europa pronuncia parole intrise di razzismo e di crudele indifferenza.
Rinascono – o forse non sono mai scomparse – regressive logiche patriarcali e nazionaliste nemiche dei diritti umani e delle libertà.
Poter andare dove si vuole, dice Hannah Arendt, è il gesto originario dell’essere liberi, e questo le donne lo sanno bene.
Sbarrare le porte dell’Europa a migliaia di persone in fuga da guerre e violenze, o costringerle ad ammassarsi nei disumani campi profughi, davanti a frontiere improvvisamente risorte nonostante Schengen, significa violare i loro diritti e accettare anche di vederle morire davanti ai nostri occhi, com’è accaduto tempo fa alla frontiera macedone dove tre giovani, tra cui una donna, sono stati travolti dai gorghi del fiume Suva Reka nel tentativo di passare a nuoto il confine. Ma non basta. Adesso istituzioni e governi propongono respingimenti collettivi con il ricorso a forze di polizia eufemisticamente chiamate “Guardia costiera e di frontiera europea”.
“Se non saremo in grado di proteggere le nostre frontiere esterne allora questo potrebbe portare a una grave perturbazione del nostro mercato interno”, ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Grave perturbazione del mercato? Continua

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Silenzio elettorale, le questure bloccano la raccolta firme per i referendum sociali. Un diritto costituzionale calpestato, un grave danno alla democrazia

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Domenica 17 Aprile 2016 si terrà il referendum sulle trivellazioni.
E questo fine settimana segnerà anche il ritorno dei banchetti di raccolta firme per i referendum sociali su scuola, ambiente e beni comuni. Ci aspettavamo di continuare sulla scia della bellissima partenza di sabato 9 e domenica 10 aprile, quando in tutta Italia migliaia di cittadini hanno lasciato la loro firma sui nostri moduli. Invece in molte città questo non sarà possibile, a causa dei divieti delle questure di allestire i banchetti.

La motivazione è il “rispetto del silenzio elettorale”, che però nel nostro caso non c’entra nulla. La direttiva del Ministero dell’Interno, da cui derivano quelle prefettizie, prevede per sabato e domenica “il divieto di comizi e riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta” e “ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”. Un’impostazione che ci lascia ampio margine di manovra per raccogliere le firme senza smentire la direttiva. Ma sono già moltissimi i casi in cui le questure cittadine ci stanno negando la possibilità di allestire i banchetti. Laddove le autorizzazioni non siano state rilasciate in precedenza, i prefetti decidono di non autorizzare alcuna iniziativa politica, pare su invito informale dello stesso Ministero dell’Interno. Continua

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Referendum sociali, parte la raccolta firme

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Sabato e domenica banchetti in tutta Italia su scuola, trivelle, inceneritori e beni comuni

Sabato 9 Aprile 2016 conferenza stampa a Roma,
Via del Corso/Largo Goldoni ore 11:00

Quattro quesiti referendari contro la “cattiva scuola” del governo Renzi, due per salvare l’ambiente da trivelle e inceneritori e una petizione popolare per ritirare il decreto Madia, che prova di nuovo a privatizzare i servizi pubblici, nonostante l’esito del referendum 2011. Sono questi i temi su cui il movimento per la scuola, quello per l’acqua pubblica, la campagna contro le devastazioni ambientali e le trivellazioni e quello contro il piano nazionale inceneritori chiedono di dare la parola agli italiani.
Sabato 9 e domenica 10 aprile, centinaia di banchetti saranno allestiti in tutta Italia per raccogliere le firme necessarie per indire i referendum abrogativi e per presentare a Camera e Senato una petizione popolare contro il decreto Madia. Un movimento popolare per affermare che la scuola non può arretrare dal garantire il diritto universale all’istruzione, subordinandola ad una logica competitiva e di privatizzazione, che i beni comuni non possono soggiacere al primato del mercato e del profitto, che l’ambiente non può essere considerato solamente una “risorsa” da sfruttare, che la salute dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare degli inceneritori.
In contemporanea con l’avvio della campagna si terranno iniziative pubbliche e incontri con i media in molte città d’Italia. La conferenza stampa di presentazione è convocata a Roma presso il banchetto di Via del Corso, altezza Largo Goldoni alle ore 11.

Coordinamento nazionale dei Comitati dei referendum sociali

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Il Partito antidemocratico e le “riforme” contro la Democrazia

Il Passaparola di Felice Carlo Besostri, avvocato costituzionalista, fra i maggiori studiosi della nostra Carta Costituzionale, noto anche per aver “ucciso” il Porcellum.

Se viene approvata la revisione costituzionale e non viene censurata la legge elettorale, abbiamo un governo totalmente diverso da quello prefigurato dalla nostra Costituzione, passiamo da un sistema parlamentare a un premierato assoluto: una persona, il Primo Ministro per 5 anni non ha più controlli.
La cosa principale che tutti devono pensare è che se nessuna lista raggiunge il 40% dei voti validi espressi, vanno al ballottaggio le due prime liste senza nessun limite di voti che hanno loro e soprattutto di quanta gente è andata a votare. Applicando questa norma alle elezioni passate, significa che può governare con il 54% dei seggi una lista che rappresenta tra il 18 e il 23% degli aventi diritto al voto.

Il ricorso contro l’Italicum
Abbiamo presentato, come Coordinamento per la democrazia costituzionale, 18 ricorsi ai quali faranno seguito altri 7, e tutti questi ricorsi presentati a Tribunali di città sedi di Corti d’appello, hanno lo scopo di mandare davanti alla Corte costituzionale e far annullare la legge elettorale chiamata Italicum.
I motivi di ricorso sono 14. Il motivo principale è quello della procedura di approvazione (con voti di fiducia) che riteniamo contraria alla Costituzione: se questo venisse accolto avremmo l’annullamento totale della legge. Gli altri motivi importanti sono l’entità del premio di maggioranza e soprattutto il fatto che se nessuna lista raggiunge il 40% dei voti si deve andare a un ballottaggio tra le prime due liste senza nessuna soglia. Continua

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Per la pace, la democrazia e i diritti umani in Turchia

Fermare la guerra!

Con il pretesto della “lotta al terrorismo”, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan da diversi mesi sta portando avanti un vero e proprio progetto di terrore e di guerra nel suo paese, in particolare nella regione curda della Turchia.

Questo scoppio di violenza contro i curdi ed i popoli della Turchia può essere definito come crimine contro l’umanità e ha già fatto diverse centinaia di vittime ,tra cui molti bambini, e 200.000 sfollati. E ora, Selahattin Demirtas, co-presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) che ha ottenuto il 10% alle ultime elezioni, é direttamente minacciato dal Presidente Erdogan.

“La democrazia, stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro protezione” (articolo 1 bis del trattato di Lisbona) non sono garantiti in Turchia, dove vengono attaccati attivisti progressisti di tutti i giorni, giornalisti, donne o uomini, avvocati, uccisi, e intere popolazioni sono terrorizzate. Bombardamenti, omicidi politici, arresti e imprigionamenti di parlamentari eletti e di giornalisti, città sotto coprifuoco e assedio, circondate dall’esercito, civili uccisi da cecchini sono diventati eventi di routine nella Turchia governata dall’AKP.

Tutte le persone, in particolare di sinistra e le forze progressiste di opposizione ad Erdogan sono dichiarate “terroriste”. Dare notizie dei crimini AKP é proibito, editori e giornalisti sono in prigione. La libertà popolare di informazione è stata distrutta.

In totale impunità, il presidente turco ha anche attaccato i leader delle organizzazioni europee progressiste che sostengono l’ HDP, come Maite Mola, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea, portata davanti alla giustizia “, per aver insultato il capo dello Stato” a causa della sua partecipazione ad una manifestazione di denuncia della corruzione del governo. Continua

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LA PISTOLA SCARICA DI MATTEO RENZI

images La pistola scarica di Matteo Renzi
Scrive Leonardo Mazzei [1]:

Quella di oggi è stata una giornata di trattative più o meno segrete.
Domani la controriforma costituzionale torna infatti al Senato, ed il capo del Governo è assai meno sicuro di quanto la sua immagine spaccona gli impone di far credere.
Il tema ovviamente non è quello dell’approvazione prima o dopo la data indicata dell’8 Agosto.
Dopo l’otto viene il nove, e dopo Agosto viene Settembre.
Figuriamoci se il furbastro andrà ad impiccarsi ad una data.
Il problema è piuttosto quello di ciò che uscirà dal primo voto del Senato.

Gli obiettivi di Renzi
Per Renzi gli obiettivi dell’operazione messa in campo sono due.
Il primo, immediato ed altamente simbolico per la sua immagine di “rottamatore”, riguarda il nuovo Senato.
Nella sua ottica non è tanto importante la sua composizione – quanti Sindaci, quanti rappresentanti delle Regioni, quanti nominati dal Presidente della Repubblica – l’importante è che non sia più elettivo.
La natura propagandistica di questo accanimento è del tutto evidente.
I Senatori ed il loro lauto stipendio è quanto gli serve per dimostrare che, quando parla di “rottamazione”, non si riferisce solo alla Concordia, che, comunque, si è premurato di andare ad accogliere buffonescamente nel porto di Genova. Continua

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CINQUE LEGGI LAICHE DA VARARE SUBITO

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L’UAAR, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, ha lanciato una petizione su Change molto importante, firmiamo e facciamo girare!

Questa petizione sarà consegnata a: Parlamento della Repubblica italiana Deputati e Senatori

L’Italia è uno stato laico.
Ma la laicità italiana, negli ultimi anni, ha registrato pesanti passi indietro, accumulando un grave ritardo rispetto agli altri Paesi europei.
In Parlamento esiste tuttavia una maggioranza in grado di votare un pacchetto di leggi capaci quantomeno di ridurre tale ritardo.
Ed è per questo che chiediamo il vostro impegno, per approvare entro la fine della legislatura questi cinque provvedimenti, per i quali si sono già espressi a favore molti di voi: Continua

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L’ ARGENTINA, IN DEFAULT, È VICINA ( Dal blog di Beppe Grillo )

 

argentina_vicina“Il default dell’Argentina del 2001, costato quasi cento miliardi di dollari, continua a terrorizzare: il Paese sudamericano è stato recentemente condannato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America a pagare 1,3 miliardi di dollari agli Hedge Funds per i famosi Tango bond.
La condanna emessa dalla Corte statunitense (quindi da un organo giurisdizionale di uno Stato sovrano nei confronti di un altro Stato sovrano) ha costretto il Presidente argentino, Cristina Kirchner, a rassicurare la comunità internazionale che non sussiste il rischio di un nuovo crack.
In realtà il Paese sudamericano rischia un default tecnico dal quale discenderebbe l’impossibilità di reperire fondi nei mercati internazionali con gravissime ripercussioni per la popolazione argentina.
La vicenda è nota.
In Italia specialmente a quei piccoli risparmiatori (450mila), che a causa dei bond argentini hanno perso gran parte del loro patrimonio: in molti (il 90%) hanno aderito alle Offerte pubbliche di scambio volontarie del 2005 e del 2010, con le quali l’Argentina ha sostituito le vecchie obbligazioni con nuovi titoli svalutati del 70%.
Il crack argentino rischia di ripetersi nonostante la ristrutturazione del debito: il danno per il Paese sudamericano sarebbe incalcolabile.
A loro volta, i risparmiatori italiani rischiano di perdere tutto. Continua

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CONTRORIFORMA DELLA SCUOLA: QUANDO RENZI PUNTAVA SUL “PATTO DI QUALITÀ”

Pubblichiamo molto volentieri questo articolo di Marina Boscaino [1], che fa, in maniera ragionata e brillante, letteralmente a pezzi la Controriforma  Renzi.
Forse un articolo non fermerà il delirio renzista, ma può essere il segnale, che dà il via alla Resistenza contro
l’ennesimo attacco alla Scuola Pubblica, che parte da molto lontano, sia riguardo al tempo: primi Anni Novanta, sia allo spazio: Tavola Rotonda degli industriali europei, (sembra incredibile, ma si chiama così).

19958403 Scuola insicura

“Sono appena stata intervistata da Radio Città Futura insieme al sottosegretario all’Istruzione, Roberto Reggi, sulle indiscrezioni pubblicate da Repubblica e da altre testate – e riportate a gran voce da Tg e Gr – relativamente ad un imminente piano di rinnovo contrattuale per gli insegnanti e altri interventi.
Il “patto sulla scuola”, lo chiamano. Patto con chi?
Gli insegnanti non sono stati interpellati.
Ma ci sono buone notizie: il sottosegretario ha dichiarato che il governo è disponibile, dopo l’ascolto dei docenti, a rivedere integralmente la proposta. Continua

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LEGGENDE METROPOLITANE, non disinteressate, SUL M5S

candidati-m5s Grillo, avanti tutta

Vi ricordate i coccodrilli giganti nelle fogne di New York?
E l’invasione dei marziani annunciata per radio da Orson Welles?
Leggende metropolitane come gli articoli e le analisi dei pennivendoli.
In questo post ne sono riassunte alcune, per tutte ci vorrebbe l’Enciclopedia Britannica.

- Il M5S ha finalmente deciso di allearsi con il Pd dopo il gran rifiuto a Bersani.
DUE VOLTE FALSO.
Il M5S discute nel merito delle proposte, lo ha sempre fatto e se una legge è ritenuta giusta, o fa parte del suo programma, la vota che a presentarla sia Sel o La lega.
Niente alleanze, ma confronti su proposte specifiche come sta avvenendo per la legge elettorale che il M5S ha sviluppato in rete con decine di migliaia di attivisti.
Bersani non ha mai chiesto di formare un governo con il M5S, come lui stesso ha dichiarato alla festa de “L’Unità”, ma di volere il nostro voto per un suo governo a scatola chiusa.
Bersani non mai contattato Grillo, neppure per mail, né il suo dentista (altra leggenda metropolitana). Continua

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PATTO SULLA SCUOLA? NO, PATTO CONTRO LA SCUOLA! RIBELLIAMOCI!

index Scuola disastrata
1)  Puntuale come la grandine il mese di Giugno,  arriva l’ennesima Controriforma della Scuola, quando le scuole sono chiuse.
Puntuali come la morte, squillano le fanfare dei giornali di regime, che presentano come una “rivoluzione in arrivo” [1], quella che è l’ennesima controrivoluzione, che innalzano un luogo comune “Un premio ai prof ma dovranno lavorare di più” [2]  al Verbo, che  dovrà, finalmente, dannare gli oziosi, gli indolenti, i neghittosi, che, sino ad ora, a centinaia di migliaia, hanno ammorbato le aule scolastiche.
Non vi è neppure bisogno di dire che questo mantra, che sostituirà il tormentone canoro dell’Estate, farà breccia, come tutti i luoghi comuni, in un’opinione pubblica smarrita ed in preda alla sindrome dei polli, che si beccano sino al momento immediatamente precedente quello in cui verrà tirato loro il collo. Continua

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LA DISONESTÀ DELLA TRASPARENZA TOTALE DELLA RETE

images Internet controlla
Come guadagna Google? Più in generale, come è possibile che tutti i servizi della Rete (ovvero del Web 2.0), Facebook e Twitt­er, LinkedIn e WhatsApp, G+ e Skype, tutte le miriadi di giochi e applicazioni, siano gratui­ti?
Tale è la promessa della democrazia senza sforzo, della libertà a costo zero, o meglio esentasse (per i padroni digitali).

La moneta con cui paghiamo il prezzo di tutto ciò siamo noi, sono i nostri percorsi, le nostre esplorazioni, la nostra unica e inimitabile impronta digitale, e Google ha anticipato i tempi fornendo un nuovo modello di business che sta cambiando le aziende produttrici portandole a realizzare «prodotti di massa personalizzati».
Oggi chi vuole fare profitto si adegua rapidamente. Continua

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INTERNET, L’ILLUSIONE DELLA LIBERTÀ

index La Rete ti cattura
Già autori di feroci quanto argomentate requisitorie contro i “signori del Web” (memorabili le dissacrazioni di Google e Facebook), nonché di puntuali ridimensionamenti di altri miti cari al “Popolo della Rete” (vedi la disincantata analisi dei limiti dell’ideologia dell’open e del free) i ragazzi e le ragazze del collettivo Ippolita (una comunità di hacker libertari) tornano a colpire con un nuovo pamphlet (“La Rete è libera e democratica”. FALSO!) appena uscito per i tipi di Laterza (nella collana Idòla).
In questo caso, tuttavia, il bersaglio non è solo un’applicazione, come un motore di ricerca o un social network, né una comunità di prosumer, come gli sviluppatori di software open source, bensì la Rete in quanto tale che, come ricordano opportunamente gli autori, non si riduce al Web o ad altre piattaforme informatiche, ma è fatta dell’insieme di tecnologie “hard” (computer, cavi, satelliti, router, ecc.), “soft” (protocolli, programmi, codici, ecc.) e “bio” (programmatori, utenti, imprese, ecc.) che convergono in quell’immane e supercomplesso ambiente di relazioni umane e macchiniche che è Internet. Continua

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