Eataly vende cibo e si mangia i diritti dei lavoratori (Seconda parte)

EATALY FIRENZE PRIMO SCIOPERO LAVORATORI DEL GRUPPO

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Toccava poi rivolgersi ai nostri possibili alleati, e chi avrebbe recepito il nostro messaggio, se non coloro che già vivevano le infami condizioni di lavoro cui eravamo sottoposti dentro Eataly, comuni del resto a tanti altri posti di lavoro? L’appello è stato fatto circolare, dunque, tra le realtà del sindacalismo, nelle assemblee di altri lavoratori in lotta, nei gruppi politici più sensibili all’argomento e soprattutto, per quanto è stato possibile, negli altri store del gruppo Farinetti. Grazie alla solidarietà, siamo riusciti a far passare un centinaio di persone dal presidio organizzato in concomitanza con lo sciopero, ed a mobilitare in nostro aiuto diversi solidali a Milano, Roma ed anche a Sarzana. Proprio nella città ligure Farinetti, invitato ad intervenire al Festival della Mente, è stato costretto a sloggiare dal capannone dove era previsto l’incontro, per barricarsi nella Cittadella fortificata sarzanese, circondata dalla polizia, pur di non confrontarsi con i contestatori.
Durante il presidio davanti al punto vendita fiorentino, grazie ad una dritta dei Clash City Workers, abbiamo scelto di utilizzare un volantino che rendesse il cliente partecipe e solidale: conteneva, in fondo, un coupon da consegnare alle casse. Non un invito al boicottaggio di Eataly, come l’ad Francesco Farinetti ha sostenuto – agitando ancora una volta il ricatto occupazionale –, bensì un invito rivolto ai clienti a partecipare alla lotta, mettendo sotto pressione l’azienda. Siamo convinti, infatti, che la clientela non sia una massa indistinta a cui vendere di tutto, ma che, essendo essa stessa composta da lavoratori e da persone ricettive, possa immedesimarsi nella nostra lotta.

4. La vertenza sindacale, ossia sulle nostre rivendicazioni specifiche

Una volta aperto un varco, abbiamo deciso di insistere, in particolare, su tre rivendicazioni precise:
1 Basta precariato! Chiediamo che l’azienda ponga fine all’abuso di contratti a tempo determinato e interinali, sinora posti in essere ben oltre i limiti imposti dal CCNL;
2 Migliori condizioni di lavoro! Basta con gli orari ed i rinnovi comunicati con un giorno di anticipo!
3 Tutti dentro! Vogliamo ottenere dei carichi di lavoro più umani, riassumendo chi è stato escluso dagli ultimi rinnovi contrattuali, scioperanti compresi! Continua

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Eataly vende cibo e si mangia i diritti dei lavoratori (Prima parte)

eataly-sciopero
Da Communia Network.

Pubblichiamo di seguito il reportage redatto direttamente dai lavoratori di Eataly Firenze, che descrive la loro situazione e lotta dal punto di vista di chi l’ha vissuta, sottolineando i punti più importanti e descrivendo il quadro storico e politico in cui Eataly opera.
Un’inchiesta fatta dall’interno e dai protagonisti, che può dare ai lavoratori di Eataly a livello nazionale gli strumenti e la chiave di lettura per poter comprendere la situazione, per capire perché è necessario attivarsi e come.
Ed anche come agire solidarietà e mutuo soccorso verso di loro.
Qui a fianco è possibile anche scaricare la versione pdf del reportage con relative note.

1. La nuova apertura di Eataly a Firenze, ossia sul come ci hanno divisi

Eataly Firenze apriva i battenti il 17 Dicembre 2013, in grande stile.
In occasione dell’inaugurazione, il Sindaco Renzi, intimo amico del Farinetti, tesseva le lodi dell’iniziativa imprenditoriale, senza preoccuparsi minimamente del fatto che i 131 lavoratori al tempo occupati, erano stati quasi tutti assunti tramite agenzie interinali (OpenJob ed Adecco, come nelle altre città d’Italia dove Eataly è tuttora presente), con contratti a scadenza, di un mese circa.
I lavoratori più “stabili”, erano già stati formati nei negozi di Genova, Roma o Bari. Continua

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IKEA: LA REALTÀ FA A PEZZI IL SUO MITO

ikea_razzista

Scrive Giuseppe Zambon:
“IKEA pretende di essere un’impresa con finalità “umanistiche, sociali e ambientali”.
Intorno a questa immagine ha costruito un vero e proprio mito.

La realtà dei fatti prova invece che IKEA, il cui fondatore Kamprad è stato un simpatizzante del nazismo, è un campione mondiale del supersfruttamento del lavoro e del saccheggio della natura.

A più riprese è stata colta con le sue grinfie allungate su lavoratori-bambini del Bangladesh, delle Filippine, dell’India, del Vietnam, della Thailandia.
Secondo un rapporto del China Labor Watch, IKEA è stata responsabile in Cina di sfruttamento del lavoro minorile e di “molte altre violazioni dei diritti dei lavoratori, tra cui un eccesso di straordinari non adeguatamente retribuiti, mancanza di assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, vessazioni fisiche e verbali”. Continua

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