Eurotruffa o Quelli che ‘l’euro era giusto, ma il cambio era sbagliato’

Alberto Bagnai scrive:
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Paolo Cirino Pomicino sostiene che l’entrata nell’euro non fu di per sé un errore: l’errore fu entrarci al cambio sbagliato. Alla richiesta di precisare quale sarebbe stato quello giusto, precisa: “poco più della metà”. Insomma, il cambio corretto, secondo Cirino Pomicino, sarebbe stato di circa 1000 lire per euro (la conversazione, se interessa, è qui).

Qualcuno penserà: “Chiacchiere del sabato sera!”, e tirerà dritto. Sbaglierebbe. Quello che vi ho appena mostrato è in effetti un documento storico sconvolgente, e, se vorrete seguirmi, proverò a spiegarvi perché.

Intanto, rivolgo il mio pensiero ai più giovani, quelli che magari sono “euronativi” (nel senso che non hanno mai usato altra moneta che l’euro). Loro, legittimamente, possono ignorare chi sia Paolo Cirino Pomicino. Nato nel 1939, laureato in Medicina e chirurgia, era ministro del Bilancio e della programmazione economica quando, il 7 febbraio del 1992, venne firmato il Trattato di Maastricht. È stato quindi un politico influente: un medico titolare di un ministero economico all’epoca in cui l’Italia prese quella che ormai tutti riconoscono come una decisione quanto meno avventata, l’ingresso nella moneta unica. Preciso che il Trattato non lo firmò lui. Lo firmarono due suoi colleghi: Carli (Tesoro) e De Michelis (Affari esteri), per l’allora presidente della Repubblica italiana (Scalfaro).

E ora, rivolgo il mio pensiero ai meno giovani (cui appartengo), quelli che queste cose le ricordano, e che spesso sento svolgere “ragionamenti” analoghi a quelli di Cirino Pomicino: “Eh, ma il cambio era sbagliato! Eh, ma saremmo dovuti entrare a 1000 lire per euro! Eh, ma entrando a quasi 2000 i prezzi sono raddoppiati, e questo ci ha rovinato!”, ecc.

Vorrei sommessamente far osservare che purtroppo questi sono ragionamenti da bar, e per chiarirlo, ahimè, è necessario fare un piccolo sforzo: quello di ricordarsi come funzionava il Sistema monetario europeo (SME) prima dell’entrata nell’euro. Credo che lo sforzo valga la pena di farlo, perché permette di capire una volta per tutte due cose non banali:

1. che il cambio a 1936,27 lire per un euro non saltò fuori dal nulla e 2. che cosa sarebbe successo se avessimo dato retta a Cirino Pomicino entrando a 1000 lire per euro. Continua

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Paul Krugman a muso duro: “L’Euro è un disastro politico ed economico”.

1) Il Nobel Paul Krugman scrive un articolo un po’ velenoso contro quelli che lo accusano di non capire, da economista, le motivazioni politiche dell’euro e la sua importanza per il “progetto europeo”.
Krugman rifiuta di essere considerato così ingenuo, e mostra di capire benissimo queste motivazioni.
Il problema è che un progetto (l’euro), che non solo non era fondato economicamente, ma era palesemente votato alla catastrofe, non poteva servire nessuno scopo politico positivo, ed i fatti lo stanno dimostrando. Continua

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Paul Krugman, economista: “Di Euro si muore”

Il primo Paese che uscirà dalla trappola dell’Euro dimostrerà che è solo una zavorra, che costringe a sacrificare pensioni, diritti dei lavoratori ed economie nazionali al pagamento di interessi ai Paesi creditori del Nord Europa, Germania in primis.
L’unico loro obiettivo.
Fuori dall’Euro quindi per ritornare a vivere.
L’economista Paul Krugman pone un interessante quesito.
“Cosa succederà se l’uscita della Grecia dall’Euro le consentirà di far ripartire la sua economia?”.
Ci sarà un “Liberi tutti!”? Continua

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La Dittatura Tecnocratica sta affondando l’Italia

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Dall’editoriale di Ambrose Evans-Pritchard sul “Telegraph”.

Senza cambiamenti urgenti, il sistema politico italiano esploderà presto.
Il tasso di disoccupazione giovanile ha addirittura raggiunto il 43.9%.
Il Mezzogiorno sta portando la depressione al collasso sociale.
In contrasto, la Germania ha generato 27 mila lavori a Dicembre con la disoccupazione scesa al record negativo del 5%.
Le cose non sono mai state così buone dalla riunificazione ed è l’esempio più emblematico dell’insostenibilità dell’unione monetaria.

Per l’Italia è una “lenta tortura“.
Le politiche contrattive hanno già portato il debito dal 116% al 133% del Pil in tre anni.
Ogni unità di percentuale in meno di inflazione per il Paese significa dover aumentare il surplus primario dell’1,4% del Pil, per rispettare le regole della zona euro.
Ma per agire su questo imperativo sarebbe necessario rivitalizzare l’economia e bloccare la spirale negativo debito-deflazione in corso.
La zona euro non è in grado di rispondere a tutto questo, perché è una costruzione disfunzionale. Non c’è da incolpare chi è oggi a prendere le decisioni, ma è la cornice che è fallata.
Il Telegraph ha argomentato sin dai tempi di Maastricht che un’unione valutaria di culture disparate senza un Tesoro Europeo ed un’autorità politica in grado di guidare una crisi sarebbe finita nella paralisi.

Draghi ha fatto il suo personale cri de coeur in un intervento a Helsinki sei settimane fa, elencando i “requisiti minimi per un’unione monetaria“, vale a dire un super Stato europeo, con una sovranità economica esercitata congiuntamente.
È un’utopia.
Non c’è nessuno spazio per un tale balzo in avanti ed in più, qualora dovesse essere attuato, implicherebbe una dittatura tecnocratica senza più nessun controllo democratico.
I creditori del Nord hanno passato gli ultimi quattro anni ad evitare che venissero messi in comune i rischi o ogni passaggio necessario per la creazione di un’unione fiscale.
Nel lanciare questi passaggi, Draghi ci sta dicendo in realtà che, anche lui non pensa più che la zona euro possa funzionare”. [1]

NOTE
[1] Ambrose Evans-Pritchard, “L’Euro e la dittatura tecnocratica”; leggi la traduzione integrale dell’articolo da l’Antidiplomatico
.
Dal Blog di Beppe Grillo.

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IL “WALL STREET JOURNAL” SCOMMETTE SULLA FINE DELLA MONETA UNICA

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Simon Nixon, in un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, si lascia andare a pessimistiche previsioni sul futuro dell’euro, dimostrando però di non essere assolutamente al corrente della realtà politica italiana.
“Pure se l’economia si è ripresa dalla ricaduta nella recessione, la crescita attesa dello 0,8% è ben più fragile dell’1,2 previsto a inizio anno.
Mentre l’inflazione è crollata attorno a un allarmante 0%, facendo crescere i dubbi sulla sostenibilità del debito.
Alcuni Paesi in crisi, inclusi Spagna e Irlanda, hanno ottenuto più risultati di quanto ci si aspettasse, ma le economie più grandi, come Germania, Francia ed Italia, ne hanno ottenuti di meno.
Le speranze legate ad un imminente programma di acquisto di bond da parte della Banca Centrale Europea ha contribuito ad abbassare i costi dell’indebitamento in molte nazioni, creando un’illusione di calma.
Ma l’Eurozona corre oggi il più grave pericolo di rottura di sempre.
Ieri, l’euro è sceso al suo livello più basso in nove anni rispetto al dollaro, in seguito alle speculazioni sul fatto che la Bce espanderà presto i suoi programmi di stimolo rivolti ad un contenimento della deflazione”.

Cioè, oggi, l’Ue è più fragile di quanto non fosse nel 2009/2010, l’anno del riscatto si è trasformato nell’anno dell’illusione, e il 2015 sarà l’anno del (brusco) risveglio.
Per Nixon, la fragilità è individuabile in tre ragioni:
l’impatto della decelerazione della crescita in Cina e negli altri mercati emergenti, determinata anche dalla prospettiva di una minore liquidità a causa della fine del programma di Quantitative easing della Federal reserve;
la crisi ucraina e le sanzioni imposte alla Russia con le sue conseguenze, in particolare sull’economia tedesca;
infine, ostacoli strutturali che continuano a impedire un ribilanciamento di molte economie, soprattutto nel sud dell’Europa, cosicché il capitale e il lavoro non sono riallocati laddove potrebbero essere utilizzati in modo più competitivo.

Ma nello scrivere : “Le riforme, in Paesi come l’Italia, non riescono ad essere completate per via dei veti delle opposizioni; lo scontro tra austerità ed anti austerità è diventato un dibattito sterile, che non porta da nessuna parte, certo non verso la crescita”, NIXON DIMOSTRA DI NON CONOSCERE ASSOLUTAMENTE LA REALTA’ ITALIANA, caratterizzata da un Governo, che sa solo proporre aumenti di tasse, che non vuole risanare il sistema bancario, che non combatte una corruzione spaventosa, che non sa riformare una burocrazia scoraggiante.
Infine, conclude:
“L’Eurozona non ha la capacità di forzare i suoi Stati membri ad incamminarsi sul sentiero virtuoso delle riforme, nemmeno quando è in gioco la sua stessa sopravvivenza.
Questa rimane la sua debolezza essenziale.
Con questa prospettiva, già gennaio sarà difficile da superare”. …  [1]

NOTE
[1] “IL “WALL STREET JOURNAL” SCOMMETTE SULLA FINE DELLA MONETA UNICA”, http://www.facebook.com/FabioMassimoCastaldoPortavoce?fref=nf.

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“THE ECONOMIST” SCARICA L’EURO, MA L’ITALIA NON LO DEVE SAPERE

renzi333  Gelato
Renzi aveva promesso di stupire per il 29 Agosto con una nuova “riforma” della Scuola.
Nessuno si è stupito invece per il fatto che la promessa sia stata mancata.
La prematura anticipazione da parte di Renzi era in effetti funzionale a fare un po’ di guerra psicologica contro gli insegnanti.
Mentre li si tratta da bersaglio, si cerca allo stesso tempo di alimentare la loro mitomania, già ampiamente coltivata nei famigerati corsi di “formazione” e di “aggiornamento”.

Renzi lancia affermazioni assurde, come quella secondo cui tra dieci anni l’Italia sarà come l’avranno fatta oggi gli insegnanti.
Non come l’avrà fatta la Scuola, il che sarebbe potuto passare come una semplice iperbole retorica, ma proprio gli insegnanti.
Si umilia una categoria, ed allo stesso tempo si alimentano i suoi deliri di onnipotenza. Sembra un esperimento di Asch, con messaggi atti a determinare confusione mentale per indurre artificialmente uno stato di schizofrenia.  Continua

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