Strasburgo vota il sostegno ai golpisti ucraini: Syriza si astiene, lista Tsipras spaccata

Fascismo ucraino
Proprio alla vigilia dell’inizio della nuova feroce offensiva militare dei golpisti ucraini, che sta portando morte e distruzione nelle città del Donbass, lo scorso 15 Gennaio il Parlamento Europeo ha approvato una mozione, che di fatto concede sostegno e legittimazione politica alle decisioni finora prese unilateralmente da alcuni Governi e dalle istituzioni dell’Unione Europea, in prima fila nel sostegno al golpe nazionalista del Febbraio dello scorso anno.
E anche quando si è trattato di imporre sanzioni alla Russia, che non solo hanno portato la tensione tra i due blocchi alle stelle, ma hanno provocato gravi conseguenze economiche non solo alla Federazione Russa, ma anche a numerosi settori produttivi europei, le cui esportazioni a Mosca sono state bloccate o notevolmente ridotte.
Di fatto la mozione, articolata in 28 diversi punti, da una parte chiede di estendere le sanzioni contro la Russia anche nel settore energetico, nonché di limitare la capacità delle imprese russe di condurre transazioni finanziarie internazionali, dall’altra, concede sostegno politico incondizionato – e militare – alle forze nazionaliste e fasciste al potere a Kiev, configurando la Federazione Russa come una sorta di “nemico strategico” per gli interessi europei. Continua

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“Russia in Crimea” ? La vera versione è “gli USA in Ucraina”, Oliver Stone

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“Ho intervistato 
Viktor Yanukovych per quattro ore a Mosca per un nuovo documentario in lingua inglese prodotto da ucraini. E’ stato il legittimo presidente dell’Ucraina fino a quando improvvisamente è stato rimosso il 22 febbraio di quest’anno. 
Racconterò i dettagli nel documentario, ma sembra chiaro che i cosiddetti “tiratori” che hanno ucciso 14 uomini della polizia, ne hanno feriti circa 85 e hanno assassinato 45 civili che protestavano, erano provocatori infiltrati dall’estero. Molti testimoni, tra cui Yanukovich e funzionari di polizia, credono che questi individui stranieri siano stati introdotti da gruppi filo-occidentali con lo zampino della CIA.
Ricordate il cambio di regime/colpo di stato del 2002, quando Chavez è stato temporaneamente estromesso, dopo che manifestanti pro- e anti-Chavez erano stati colpiti da misteriosi cecchini nascosti in palazzine di uffici? Assomiglia anche alla tecnica usata all’inizio di quest’anno in Venezuela quando il governo legalmente eletto di Maduro è stato quasi rovesciato con l’uso di violenza mirata contro i manifestanti anti-Maduro. 
Basta creare un bel po’ di caos, come ha fatto la CIA in Iran nel ’53, in Cile nel ’73 e in innumerevoli altri colpi di stato e il governo legittimo può essere rovesciato. 
E’ la tecnica del soft power americano noto come “Regime Change 101“.
In questo caso il “massacro del Maidan” è stato descritto dai media occidentali come il risultato dell’instabile, brutale governo filorusso di Yanukovich. Bisogna ricordare che Yanukovich il 21 febbraio fece un accordo con i partiti di opposizione e tre ministri degli esteri dell’UE – che volevano sbarazzarsi di lui andando a elezioni anticipate. 
Il giorno dopo il patto era già senza più valore, quando gruppi radicali neonazisti armati fino ai denti costrinsero Yanukovych a fuggire dal paese dopo ripetuti tentativi di assassinio. Il giorno successivo è stato varato un nuovo governo filo-occidentale, immediatamente riconosciuto dagli Stati Uniti (come nel golpe contro Chavez 2002). Una storia sporca in tutto e per tutto, ma nel tragico seguito di questo colpo di stato, l’Occidente ha raccontato la versione dominante, quella della “Russia in Crimea“. Mentre la vera versione è “gli USA in Ucraina“. 
La verità non va in onda in Occidente. Si tratta di una manipolazione surreale della storia che si sta verificando ancora una volta , come durante la campagna elettorale di Bush pre-Iraq, quella delle armi di distruzione di massa. Ma credo che la verità verrà finalmente fuori in Occidente, mi auguro in tempo per fermare un’ulteriore follia. Per una comprensione più ampia, si veda l’analisi di Pepe Escobar “Un nuovo arco di instabilità in Europa” che indica la crescente instabilità nel 2015, in quanto gli Stati Uniti non possono tollerare l’idea di una qualsiasi entità economica rivale. Si rimanda anche alla decima puntata de “La Storia mai raccontata“, dove discutiamo i danni degli imperi coloniali del passato, che non hanno permesso la nascita di paesi economicamente competitivi.” Oliver Stone

Fonte: http://www.beppegrillo.it/2015/01/il_colpo_di_sta_1.html.

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Ucraina, la milizia nazionalista con dentro Nazisti ed Ebrei

Fascisti del  XXI Secolo
Figli della rivolta di piazza Maidan, nel Paese stanno proliferando formazioni, gruppi e Partiti fascisti e xenofobi.
Un reportage da Kiev ci svela il vero volto di Pravy Sektor, un’organizzazione di stampo nazionalista reazionario, che al proprio interno ha volontari di differenti origini: fianco a fianco combattono anche Russi col mito del Terzo Reich ed Ebrei.

“Scrivi per un giornale comunista?”.
Alla sede di Kiev del Pravy Sektor è questa la domanda di rito fatta dai dirigenti prima di rilasciare una qualsivoglia intervista.
Perché al Settore destro si guarda con sospetto ai media russi ed occidentali “di sinistra”, che “dicono bugie su di noi e ci dipingono a tutti i costi come una formazione neonazista”.Proprio sul confutare l’etichetta di Partito Fascista è basata la gran parte della comunicazione politica del gruppo, che, se funziona alla grande nell’Ucraina occidentale, impegnata nell’edificazione di un nuovo nazionalismo, che vada oltre i petroldollari degli oligarchi filorussi, vacilla all’esterno, dove azioni e dichiarazioni dei leader del movimento ricordano fin troppo bene le gesta di colleghi vicini al nostro background storico-politico.Ad esempio, fanno effetto le ronde antidroga di Odessa con decine di giovani volontari a volto coperto, impegnati a massacrare di botte ipotetici spacciatori, per poi legarli e lasciarli in piazza abbandonati al pubblico ludibrio.
O l’attacco a Viktor Pylypyshyn, Deputato filorusso del Partito delle Regioni, gettato di forza nella spazzatura come “avviso” qualora si fosse ricandidato.
Ma si peccherebbe di ingenuità, se si tentasse di tracciare una linea di continuità tra le destre reazionarie, che attanagliano l’Europa e questa nuova formazione, così eterogenea nei percorsi politici e culturali dei suoi componenti da creare un unicum nel panorama dei Partiti nazionalisti del Vecchio continente.

Come tutti gli altri volontari impegnati a combattere nell’Est separatista dell’Ucraina, anche i membri del Pravy Sektor sono figli del Maidan, di quella grande mobilitazione di piazza, che ha per sempre cambiato il destino del Paese.
Nel bene o nel male, è ancora presto per dirlo.

“Mentre i manifestanti ballavano e cantavano in piazza Indipendenza, noi gridavamo alla rivoluzione e loro ci guardavano con disprezzo.
Poi, quando i poliziotti corrotti di Janukovyc ed i cecchini appollaiati sui tetti dei palazzi hanno iniziato ad ammazzarli, si sono accorti del nostro valore: eravamo gli unici a difenderli dalle efferatezza degli assassini in divisa”.

Ma cosa facevano questi “protettori del popolo ucraino”, come amano definirsi, prima del 19 Gennaio 2014, quando i primi morti dei riot cambiarono la connotazione pacifica delle manifestazioni antigovernative ed europeiste?

Una bella fetta della base è data dai supporter organizzati delle squadre di calcio locali, specialmente quelle di Dinamo Kiev, Metalist Kharkiv e Dnipro Dnipropetrovsk.
Una sorta di gentlemen’s agreement tra tifosi, che, fino a poche domeniche, prima si accoltellavano dentro e fuori dagli stadi e che in nome della “difesa della nazione” hanno rinunciato alla guerriglia sportiva ed a raccogliere fondi (e spranghe) per i volontari.
Poi, ci sono i gruppi politici organizzati, come i Patrioti di Belitsky, l’Assemblea social nazionale, il White Hammer (gruppo in seguito espulso per i numerosi atti di razzismo), i cosacchi della Trans-Carpazia, i nostalgici dei partigiani anti-Urss dell’Una-Unso ed il Tryzub (Tridente) di Dmyto Yarosh.
Quest’ultimo, ispirato dalla vita e dal pensiero di Stepan Bandera (il leader, che, tra i ’30 ed i ’40, combattè contro Polacchi e Sovietici; eroe per gli Ucraini occidentali, amico dei Nazisti per orientali e Russi), è stato il vero polmone del movimento e l’anima paramilitare, che avrebbe dato il via all’organizzazione dei battaglioni volontari, che, dopo i fatti di Crimea, si sono fiondati verso il Donbass.

E dalla sede di Kiev ce lo confermano con orgoglio: gli uomini del Tryzub si allenavano alla guerra da anni, nascosti nella steppa ucraina a perfezionare le tecniche della lotta greco-romana.
Ma anche l’addestramento al fuoco era ben organizzato.
Come? “Acquistando fucili da caccia in tutto il Paese”, ci spiegano.

Ma dai tempi del Maidan le cose sono cambiate notevolmente.
Ora, Yarosh ha conquistato un seggio nel Parlamento grazie ai suoi conterranei dell’oblast di Dnipropetrovsk e da indipendente valuta guardingo le varie proposte del Governo europeista di Poroshenko.
Nel frattempo, il suo battaglione è stanziato a Pitski, l’ultimo villaggio prima del conteso aeroporto.
“Siamo andati lì senza armi, i primi terroristi separatisti li abbiamo uccisi con braccia e bastoni”, ci spiega un combattente originario di Leopoli.
“Ora abbiamo armi di ogni genere prese vicino ai cadaveri dei nemici”.

Una prova di forza che è anche bigliettino da visita per migliaia di ventenni ucraini, che intendono arruolarsi e non sanno se unirsi ai regolari di Kiev o a questo gruppo difficile da classificare.
Per alcuni sono eroi impavidi ed incorruttibili, per altri esaltati devoti alla violenza gratuita.

Intorno alla composizione sociale ed etnica del movimento c’è una grande babele di opinioni.
Al netto della propaganda russa e delle narrazioni occidentali, è interessante scoprire come il nazionalismo reazionario del Pravy Sektor sia ricettacolo di elementi molto diversi tra loro e difficilmente integrabili in altri movimenti di simile ispirazione.
Tra i combattenti volontari ci sono Armeni, Georgiani, Polacchi, Ceceni. Ma non solo.
Fianco a fianco combattono Russi di orientamento dichiaratamente neonazista ed Ebrei, supportati anche da beni e vestiario militare raccolti nelle sinagoghe e donati direttamente al Partito.
E proprio sulla presenza di cittadini di origine ebraica gli addetti alla comunicazione del Settore Destro costruiscono la difesa alle accuse di antisemitismo.

Ma come può funzionare un insieme di individui tra loro così diversi per confessione, idee politiche e fede sportiva (talora più radicata di quella religiosa)?
“L’odio per Putin.
Tutti quelli che combattono per noi o semplicemente partecipano alle nostre manifestazioni odiano a morte Putin.
Putin, non i russi”, ci spiega il portavoce del dipartimento di Kiev, Artem Skoropadsky, di origine russa.
Un odio che non basta per costruire una forza politica di massa, ma che è sufficiente, per creare amalgama tra cittadini-soldati, che per la maggior parte, fino a pochi mesi fa, non avevano mai preso in mano un’arma e specialisti addestrati all’uso dei missili antiaerei S-300.

Per capire la natura ideologica del nazionalismo del Pravy Sektor, è interessante quanto ha scritto l’accademico Anton Shekhovstov dell’Ucl di Londra:
“La principale peculiarità dell’estrema destra ucraina è che i suoi maggior nemici non sono gli immigrati o le minoranze interne, come spesso accade nelle estreme destre dei paesi dell’Unione Europea, ma il Cremlino”.

Un’ossessione corrisposta, se si pensa che, proprio sulla difesa dei russofoni di Crimea dagli attacchi del Pravy Sektor, i Russi hanno elaborato la motivazione della loro presenza nella penisola durante la transizione, che ha portato all’annessione de facto.
Un’attribuzione di potenza probabilmente esagerata, irrobustita dai media moscoviti.
Secondo una ricerca effettuata da un osservatorio online sui mezzi di informazione russi e ripresa da Foreign Policy, il Settore Destro è stato il secondo Partito politico più menzionato nei mass media russi nel 2014, preceduto solo da Yedinaya Rossiya, il partito di Putin.

Intanto, nell’Ucraina occidentale, quella culturalmente più polacca che russa, il Pravy Sektor si nutre di un seguito limitato ma solido, che partecipa ai suoi incontri e manda i giovani ai campi di addestramento.
Anche chi non l’ha votato alle recenti elezioni (e i risultati sono stati ben sotto le aspettative, solo lo 0,7% delle preferenze) evita di denigrarli.
“Sono violenti ed hanno idee molto discutibili, ma sono gli unici che ci stanno difendendo davvero dall’imperialismo neo-sovietico”, ci racconta Alina, una ricercatrice 28enne fuggita dalla Crimea ed ora con una vita da reinventarsi a Leopoli.

Come lei, tanti cittadini guardano con ammirazione il “coraggio” dei volontari al fronte, chiudendo gli occhi davanti, ad esempio, alle posizioni che i dirigenti hanno verso gli omosessuali.
Anche Andrej, un dj di idee dichiaratamente liberal ed europeiste, ha deciso di unirsi a loro, così lontani nel pensiero, così vicini negli intenti.
“I quadri militari di Kiev non sono cambiati”, ci spiega.
“La corruzione è imperante tra i generali dell’esercito ed in cambio di pochi spicci rivelano le nostre posizioni ai separatisti, vendendoci come se fossimo carne da macellare.
Invece nel Pravy Sektor questo non esiste.
Se devo morire, voglio farlo con dignità, non perché sono stato venduto al nemico”.
Da Agosto, Andrej ha lasciato compagna e figlio piccolo ed ha rinunciato al suo ben remunerato lavoro musicale per combattere a Donetsk senza percepire stipendio.

Come Andrej, Svetlana: un buon lavoro nella glaciale Kharkov, la città più vicina alla Russia ed un bimbo da crescere da sola dopo il divorzio con il marito.
Aperta, cosmopolita, disinteressata alla politica.
Fino ai morti di piazza.
Poi, il Pravy Sektor: tutto il tempo libero dedicato a spedire i pacchi di uniformi al fronte.
E se proviamo a raccontarle qual è l’opinione che si ha in Europa della sua compagine sorride:
“Siamo tutti amici, ci rispettiamo, amiamo il nostro Paese.
Non sarà una parte violenta ed incontrollata a farmi rinunciare a questa comunità”.

A livello ideologico e di intenti, quindi, questo intreccio di movimenti e gruppi informali fatica a trovare una linea condivisa ed una coerenza di pensiero.
Il leader Yarosh si dichiara lontano dalle posizioni razziste di Svoboda, l’altro storico Partito nazionalista del Paese, e supporta apertamente Israele; poi, però, in una sua recente pubblicazione, si chiede “come mai i milionari ucraini sono quasi tutti ebrei”.

Sul ruolo che l’Ucraina dovrebbe avere nel panorama internazionale, invece, le idee sembrano essere molto più chiare, almeno quelle ufficiali: equidistanza da Russia e Nato (“possiamo fidarci solo del kalashnikov”), in una posizione simile a quella di Svizzera o Norvegia; accordi singoli con i Paesi baltici ed est-europei in chiave anti-Cremlino.
Fortissima, e per alcuni analisti determinante, la spinta delle donazioni private ricevute dalla grande diaspora storica ucraina presente in Stati Uniti e Canada.

Intanto, la guerra in Ucraina confonde i camerati nostrani, che danno vita ad un siparietto tutto italiano: se Casa Pound ammira il Pravy Sektor (e “manda” adepti al fronte), Forza Nuova sceglie, in chiave antimperialista, la Russia putiniana. Con tanto di passeggiata del leader Roberto Fiore in una Yalta addobbata a festa, per accogliere lui e altri membri delle Destre europee.

NOTE
[1] Evangelista Joshua, “Ucraina, la milizia nazionalista con dentro nazi ed ebrei”,  10 Dicembre 2014.

 

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I cosacchi del Don: “Resistiamo al fascismo” – di Vauro Senesi

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Per la comunità di combattenti gli assalti di oggi non sono che la prosecuzione della guerra patriottica di 70 anni fa.

I finestrini del vecchio furgone sono appannati del nostro respiro.
Al di là dei vetri scorre sfocato un paesaggio di ghiaccio.
Nella notte i deboli riflessi dei fari accesi lo illuminano a momenti. Il resto è solo buio. Abbiamo appena attraversato la frontiera russa e ci troviamo nel Donbass o Novo Rossija come è stata ribattezzata questa regione dopo l’autoproclamata indipendenza dall’Ucraina.
Il furgone è guidato da Igor, tuta mimetica e maglietta a righe bianche e azzurre, sul capo la kubanka, il tradizionale colbacco rotondo di astrakan nero dei cosacchi.
Igor è un cosacco della Grande Armata del Don.
Alto, grosso come un orso, gioviale, dalle risate grasse e gutturali.
“Sniper, sniper”, cecchini.
Ride ed accelera al massimo sulla strada ghiacciata e costellata di crateri di bombe.
Non sappiamo se stia scherzando o se davvero nell’oscurità fuori si annidi la minaccia dei cecchini. Continua

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