#GovernoRenzi: ottanta euro agli uteri produttivi

0691 - ECHOS fascismo31
C’è un governo che valorizza le donne.
Ci ripaga del fatto che abbiamo un utero.
Prosegue la linea familista.
Ottanta euro alle famiglie più numerose.
Ottanta euro se hai il fegato di fare un figlio.
Ottanta euro se sei una donna prolifica e se contribuisci alla faccenda della natalità che tanto interessa la nazione.
Mentre gettiamo gli immigrati in fondo al mare, assieme alla nostra umanità, dobbiamo fornire persone di eguale discendenza, etnia, razza. E dunque, coraggio, su, sentiamoci premiate in quanto donne che scelgono di essere prolifiche invece che tentare di conseguire autonomia nel lavoro a prescindere dal fatto che vogliamo avere un figlio oppure no. Continua

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IL PESO DI UNO STUPRO

È ingombrante e pesante, ma lo porterà sulle spalle così come porta addosso il peso della violenza subita.
Emma Sulkowicz, studentessa della Columbia University, ha deciso di trascinarsi dietro il materasso dove è stata stuprata da un suo compagno di università.
Lo porterà con sé ovunque, a ogni lezione ed in ogni momento della giornata, finché non sarà fatta giustizia ed il suo aggressore non sarà bandito dal campus.
Il materasso rappresenta per Emma una doppia violenza: non solo quella perpetrata dal suo collega, ma anche quella dei poliziotti e dello staff universitario, che non hanno creduto alla sua testimonianza.

Emma è stata violentata due anni fa, ma ha aspettato alcuni mesi prima di sporgere denuncia.
Solo dopo l’incontro con altre due studentesse aggredite dallo stesso ragazzo, ha deciso di raccontare la sua storia ad un’apposita commissione disciplinare dell’università.
Nonostante le denunce delle tre studentesse, la Columbia University ha difeso il ragazzo e lo ha ritenuto “non responsabile”.
Meno del 5 per cento degli stupri nei college americani viene denunciato, secondo uno studio del dipartimento della Difesa americano.
La paura delle vittime di non essere credute, unita all’angoscia del dover raccontare ad un estraneo quello che si è subito, prevale sulla necessità di condannare l’aggressore.
La storia di Emma dimostra che si tratta di una paura fondata.
Durante l’udienza, tenutasi sette mesi dopo la denuncia, la ragazza è stata denigrata ed umiliata.
Un membro della commissione universitaria ha insistito nel chiederle come fosse possibile che fosse stata stuprata per via anale senza uso di lubrificante, costringendola a disegnare una bozza dei corpi per spiegarlo.
Domande di questo tipo hanno fatto sentire Emma “psicologicamente devastata, poi svuotata ed impaurita”. Continua

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