Il nuovo disordine mondiale ed i suoi artefici

La crisi non è solo finanziaria e coinvolge anche aspetti politici, sociali e militari in un gioco di rimandi continuo.
Dunque, la sua soluzione non può prescindere dall’esame anche degli aspetti non strettamente finanziari, per capire cosa stiamo rischiando.

La globalizzazione, in atto da un trentennio, associa strettamente gli sviluppi tecnologici ai progetti politici di un nuovo ordine mondiale.
Tutto ciò è caratterizzato da una straordinaria velocità, che modifica lo sviluppo delle dinamiche sociali, politiche, economiche, producendo interdipendenze molto più complesse del passato, al punto che c’è chi si spinge a parlare di “ipercomplessità”. Continua

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Crisi Grecia? E se ora parlassimo di quella tedesca?

Secondo classiche storielle sugli abitanti di Cuneo (bersaglio di facezie alternativo ai Carabinieri) non era prova di particolare intelligenza l’uso locale di colmare una buca con il materiale ricavato dallo scavo di un’altra, a fianco.
Ebbene, almeno in tali pratiche Bruxelles sembra essersi trasformata nella succursale della città piemontese famosa per i suoi cioccolatini al rum. Continua

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“Non c’è Sinistra nella gabbia dell’euro”. Meglio tardi che mai.

1) Premessa del Campo Antimperialista
“Si è svolto ieri a Roma, organizzato da “Ideecontroluce” il seminario «Europa, sovranità democratica e interesse nazionale».
Presiedevano Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre.
Tra i presenti, oltre ad alcuni esponenti del PD e di SEL — essi non solo hanno difeso, con argomenti debolissimi, il micidiale operato di Tsipras, ma insistito sulla necessità di restare nell’euro (Unione) — alcuni economisti e politici, che in questi anni hanno svolto un’intensa battaglia di verità sull’euro e l’Unione Europea: Sergio Cesaratto, Alberto Bagnai, Vladimiro Giacchè, Emiliano Brancaccio, Luciano Barra Caracciolo, Moreno Pasquinelli. Continua

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I BRICS creano la banca di sviluppo alternativa al FMI

Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica: il 40% della popolazione mondiale ed oltre il 30% del Pil globale.
Il VII vertice dei BRICS ha preso molte decisioni di portata geostrategica ed economica.

La pricipale riguarda la ceazione di una nuova banca di sviluppo, alternativa al Fondo Monetario Internazionale, alla cui presidenza è stato nominato il ministro dello Sviluppo economico russo, Anton Siluanov; il paniere delle valute di riserva, con un capitale congiunto di circa 200 mila milioni di dollari. Continua

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In Grecia si muore di malattie. E la Troika, “democraticamente”, chiede altri sacrifici.

Impossibile commentare l’articolo del “Daily Mail” sulle condizioni della sanità greca.
Affidiamoci alle sue parole: “Bambini tenuti in ostaggio per le spese mediche, facchini usati come paramedici, tagli del 94% del budget: un bollettino di guerra dagli ospedali di Atene mostra che la Grecia sta letteralmente morendo dalla necessità di uscire dall’euro”. Continua

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AUSTERI CON IL CULO DEGLI ALTRI: riepilogo dei trattamenti pensionistici di BCE, UE e FMI. Ipocriti.

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In questo articolo riuniamo ed integriamo i tre articoli già dedicati al tema dei privilegi pensionistici riservati ai dipendenti della famosa “Troika”: Banca Centrale Europea, Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale.
La finalità è quella di dimostrare come sia facile tagliare lo stato sociale degli altri, quando il proprio trattamento è quanto meno da privilegiati.
Predicare austerità e praticare prodigalità.

Dear Mr Varoufakis and Mr Tsipras, please read our article.
As we know that, in these days, you are always under pressure by international financial institution for cutting again pensions and social security, we suggest you to ask for Greek people to have the same pension treatment that is applied to BCE, UE and IMF workers.
Nothing more, but nothing less too, because it is too easy to talk the talk, and to do not walk the walk.

Yours Faithfully

Ulrich Anders and Fabio Lugano.

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LE PENSIONI D’ORO DELLA BCE

Da anni la Troika, la UE, l’OCSE, l’FMI e la BCE ci massacrano sulle nostre pensioni, pretendendo l’applicazione bovina della famigerata austerità ad anziani che guadagnano magari 700 euro al mese.

Migliaia di esodati hanno pagato per le “riforme” pensionistiche di Fornero-Monti-PD & Co. Continua

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Varoufakis, la capra ed i cavoli

Il Forum Internazionale di Atene è alle porte.
Cadrà in un momento delicatissimo.
Ammesso che il Fmi conceda in queste ore al Governo greco di posticipare il pagamento della prossima rata di debito in scadenza il 5 Giugno, (quella del 12 Maggio è stata saldata con una maldestra partita di giro), a fine mese sapremo se la Grecia andrà in default (con il terremoto che ne conseguirà per l’eurozona) o se sarà stato raggiunto un accordo politico che salvi capra e cavoli.
Ci torniamo più avanti. Continua

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Grecia default: l’Italia trema (lacrime di coccodrillo)

“E di chi la colpa se il default di Atene rischia di mandare per aria anche l’Italia?
Non solo della Troika, ma dei governi italiani (Berlusconi prima e Monti poi) e dei politici (PD e Forza Italia in primis), che accettarono quei due piani di “salvataggio” della Grecia, facendo passare il debito dai bilanci delle banche d’affari italiane a quello dello Stato, quindi sulle spalle dei cittadini.
Peggio, facendolo lievitare di dieci volte da 4,5 a 39/40 miliardi.
Il tutto nell’interesse delle grandi banche d’affari tedesche, francesi, inglesi e nordamericane”. Continua

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Grecia. Dall’occupazione militare del 1967 a quella economico-finanziaria del 2015

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Dalla dittatura dei Colonnelli a quella della Troika

21 aprile 1967-21 aprile 2015
“La mattina del 21 aprile 1967, quando Atene si risvegliò, era sotto il controllo dell’esercito. Tutte le emittenti erano mute, dalla stazione dell’esercito venivano trasmesse solo marce militari mentre le comunicazioni erano state interrotte, i telefoni isolati, gli aeroporti chiusi e i carri armati erano ovunque nelle strade. L’esercito aveva l’ordine di sparare a vista dopo il coprifuoco. [..] Iniziava così la dittatura militare retta dal triumvirato dei colonnelli, destinato a governare la Grecia con il pugno di ferro per i successivi sette anni”.
-Alekos Panagoulis, il dovere della Libertà, Cap I, pag. 23-

http://www.facebook.com/alekos.panagoulis.saggio.

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IL VOLO “FOLLE” DI ANDREAS LUBITZ METAFORA DELL’EUROPA DEL XXI SECOLO

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1) Colpisce molto che neppure uno dei dotti editorialisti, sia dei grandi e “liberi” giornali dell’Occidente, inclusi quelli statunitensi, sia delle rutilanti televisioni, che sono capaci di intravedere analogie, similitudini e metafore tra la febbre influenzale e le fibrillazioni della Borsa di Shanghai, abbia colto dei possibili, sia pur inquientanti, parallelismi tra quanto avvenuto a bordo dell’aereo della Lufthansa e ciò che da un quarto di secolo accade nel Continente, ove il Sole va a morire. Continua

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Che faccia da Fondo Monetario (Internazionale) !

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ROMA – Il turbo capitalismo negli ultimi decenni ha potuto fare enormi profitti e concentrare enormi ricchezze nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone grazie anche alla perdita di forza contrattuale da parte dei sindacati. E’ la conclusione a cui è arrivato non un centro studi della sinistra radicale, ma una delle istituzioni più importanti del liberalismo e fautrice della globalizzazione come il Fondo monetario internazionale.

Il declino del numero dei lavoratori iscritti ai sindacati spiega metà dell’aumento di 5 punti della concentrazione del reddito nel 10% più ricco della popolazione nei paesi avanzati tra il 1980 e il 2010, concludono le economiste del Fmi Florence Jaumotte e Carolina Osorio Buitron in una ricerca in via di pubblicazione. “L’indebolimento dei sindacati riduce il potere contrattuale dei lavoratori rispetto a quello dei possessori di capitale, aumentando la remunerazione del capitale rispetto a quella del lavoro” e porta le aziende ad assumere decisioni che avvantaggiano i dirigenti, per esempio sui compensi dei top manager”, affermano le due studiose anticipando i risultati della ricerca sulla rivista dell’Fmi ‘Finance & Development’. Continua

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No, Syriza non si è arresa

Grecia
Resa! Capitolazione! Tradimento! Syriza non è ancora in carica da un mese, ma già si scrivono i necrologi.
Parte della Sinistra, naturalmente, li aveva già scritti ben prima delle elezioni di Gennaio.
Syriza, vedete, ha mancato di dichiarare la Rivoluzione. Sin qui, nulla di nuovo.
Ma, negli ultimi pochi giorni, alcune forze più sensate sembrano – come nel caso dell’accordo di coalizione dei primi giorni del Governo di Syriza – essersi lasciate un po’ trasportare nel loro orrore per l’accordo di questa settimana sul debito, credendo alla gracchiante retorica del Governo tedesco che Syriza ha subito un’umiliazione totale. Continua

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Grecia: dove sono finiti tutti i soldi? Elementare: alle banche europee

Grecia e Banche
Ovvero: quali interessi ha tutelato la Troika?

Sul portale Macropolis, Yiannis Mouzakis sfata un mito molto diffuso: i soldi dati alla Grecia non sono serviti a pagare fiumane di improduttivi dipendenti statali, ma ad onorare gli impegni con i creditori dello Stato e soprattutto dei privati greci.
Si tratta in gran parte delle grandi banche del centro Europa, Germania e Francia in primis. L’unica preoccupazione della Troika è stata la tutela di questi creditori, ed ancora oggi il rifiuto di ammettere che la situazione greca è insostenibile tiene l’intero Paese sotto scacco.

L’importo totale dei prestiti che l’eurozona ed il Fondo Monetario Internazionale hanno fornito alla Grecia tra Maggio 2010 ed i più recenti esborsi della scorsa Estate ammontano a 226,7 miliardi di euro.
Ciò equivale a quasi il 125% dell’attività economica della Grecia nel 2014.

Il primo programma valeva 73 miliardi di euro, di cui 52,9 miliardi arrivati sotto forma di prestiti bilaterali degli Stati membri dell’eurozona.
Altri 20,1 miliardi di euro sono stati forniti dal FMI.

I prestiti del secondo programma concordato nel Marzo 2012 attualmente ammontano a 153,7 miliardi di euro.
La parte dell’eurozona è in gran parte completata, con l’EFSF che ha sborsato 141,8 miliardi nell’ultima tranche rimanente di 1,8 miliardi.
Il FMI ha fornito 11,8 miliardi di finanziamenti ad oggi, mentre la sua partecipazione si protrarrà fino al Febbraio 2016.

Il coinvolgimento totale dell’eurozona in Grecia ammonta a 194,8 miliardi di euro (107% del PIL), mentre il totale per l’IMF è di 31,9 miliardi (18% del PIL).
Queste sono cifre sconcertanti: nessun’altra nazione ha ricevuto questo volume di prestiti in un periodo di 4,5 anni.

Dai documenti di revisione della Commissione Europea, dalle relazioni di valutazione del FMI, dai documenti di bilancio del Ministero delle Finanze e dalle pubblicazioni dell’autorità statistica greca (ELSTAT) abbiamo ricomposto all’incirca quali buchi finanziari hanno chiuso questi quasi 250 miliardi di euro.

La Grecia ha coperto alcune delle sue esigenze di finanziamento durante il periodo in questione anche attraverso una serie di fonti proprie.
L’emissione di Bond a 3 e 5 anni nel 2014, di 3 e 1,5 miliardi di euro rispettivamente, l’aumento dello stock di T-bills di 10 miliardi di euro, l’uso di contanti di riserva di organi di governo tramite repos da 7 miliardi e privatizzazioni per circa 2,4 miliardi, hanno fornito un totale di 24 miliardi di euro di finanziamento proprio.

Sembra esserci un generale malinteso, che alimenta quella narrativa ingannevole secondo la quale i prestiti sarebbero stati utilizzati, per tenere a galla lo Stato greco, mantenere le operazioni di base e pagare gli stipendi di medici, insegnanti e poliziotti.
Solo la scorsa settimana il Ministro delle Finanze spagnolo Luis de Guindos ha fatto dichiarazioni di questo tenore.

“La Grecia ha ricevuto 210 miliardi di euro dall’eurozona, tra cui 26 miliardi di euro ad esempio dalla Spagna,” ha detto.
“Grazie a questo finanziamento, che la Grecia non poteva ottenere dai mercati finanziari, il Paese è stato in grado di mantenere tutti i servizi pubblici … di pagare i suoi medici, la polizia, i suoi pensionati, grazie a questa solidarietà.”

Questa, però, è solo una parte della storia.
Infatti, la Grecia ha iniziato lo sforzo di risanamento di bilancio con un deficit al netto del pagamento degli interessi di circa 24 miliardi di euro nel 2009,  ed ha avuto un disavanzo primario nel 2010, 2011 e 2012.
Dal 2013 in poi, però, i ricavi hanno superato le spese e nessun finanziamento è stato necessario per coprire le operazioni dello Stato.

La stretta brutale ha prodotto la conseguenza che solo poco più di 15 miliardi di euro di prestiti della Troika sono stati utilizzati per coprire i costi dello Stato.
Se sommiamo qualche altra esigenza di finanziamento del Governo (soprattutto in materia di rimborsi di arretrati accumulati nei primi due anni della crisi) la parte totale, che è finita alle necessità di funzionamento dello Stato greco, è stata solo dell’11% del finanziamento totale, circa 27 miliardi di euro.

La ripartizione del finanziamento dimostra la contrarietà dell’eurozona a qualsiasi forma di ristrutturazione del debito all’inizio della crisi greca.
Circa la metà del finanziamento è finito a ripagare gli interessi sul debito.
Dei prestiti, 81 miliardi sono stati utilizzati per rimborsare i titoli in scadenza e per il pagamento di interessi  che superavano i 40 miliardi di euro, quasi 122 miliardi di euro in totale.

La seconda e maggior parte dei prestiti della Troika riguarda le attività di ristrutturazione del debito.
Quando i creditori hanno iniziato a considerare la Grecia sufficientemente isolata e dopo che le banche del centro dell’eurozona avevano ridotto la loro esposizione greca,  nel Febbraio 2012 hanno deciso di porre l’onere del problema sugli obbligazionisti privati, con la Private Sector Initiative (PSI).
A ciò è seguito il riacquisto del debito, alla fine del 2012.

Durante il PSI, agli obbligazionisti sono state offerte nuove obbligazioni con valore nominale pari al 31,5% rispetto a quelle scambiate.
A loro sono state anche offerte parziali contropartite sotto forma di note di credito EFSF in maturazione a 24 mesi, equivalenti al 15% del valore nominale del debito scambiato.
Inoltre, sono state offerte loro note di credito EFSF a breve termine per gli interessi maturati.
Il tutto ammonta a 34,6 miliardi di euro, o al 14% delle necessità totali di finanziamento.
Altri 11,3 miliardi sono stati usati, per ricomprare più di 30 miliardi di euro di debiti durante la seconda iniziativa di riduzione del debito nel 2012.

Per dare sostegno alle proprie banche in difficoltà a causa delle perdite occorse durante il PSI ed al rapido deterioramento dei portafogli di prestiti risultato dalla profonda crisi, che ha visto i crediti inesigibili salire dall’8 al 34%, la Grecia ha preso in prestito altri 48,2 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche e la ristrutturazione del settore bancario.

Un importo di 11,6 miliardi rimane inutilizzato e potrebbe formare la linea precauzionale dell’eurozona dopo la fine della fase europea del programma corrente.

L’importo combinato delle tre iniziative ha raggiunto i 94 miliardi di euro, più di un terzo del finanziamento totale.
La Grecia ha iniziato lo scorso anno a rimborsare i prestiti del FMI elargiti durante lo Stand By Arrangement del primo programma.

Entro la fine del 2014 è stato rimborsato un totale di 9,1 miliardi di euro.
La Grecia ha dovuto anche partecipare al pagamento del capitale del Meccanismo Europeo di Stabilità, per la somma di 2,3 miliardi di euro.

La destinazione del programma di finanziamento illustra chiaramente la strategia di gestione della crisi adottata dai finanziatori della Grecia.

I leader dell’Eurozona, con l’accordo riluttante del FMI, hanno preso la consapevole decisione di utilizzare quasi due terzi dei loro “soldi dei contribuenti” (come amano chiamarli) per il servizio del debito, che si erano rifiutati persino di rimodulare all’inizio della crisi, quando farlo sarebbe stato essenziale e avrebbe potuto dare alla Grecia una possibilità di ripresa.

Per proteggere l’integrità dell’eurozona, la strategia ha lasciato alla Grecia un cumulo enorme di debito ed ha bruciato un quarto della sua economia, che ancora non è in grado di stare in piedi da sola.

È questo enorme debito e la pretesa dei decisori chiave di volerlo presentare come sostenibile, che mantiene il Paese in un vortice di instabilità politica, crisi fiscale, interventi della Troika ed incertezza economica.
È a causa dell’enormità delle eccedenze richieste, per mantenere questa pretesa di sostenibilità che, nonostante il consolidamento fiscale più fenomenale che mai in ferocia e velocità, la Grecia deve ancora trovare risparmi per miliardi di euro.

Se l’intenzione dei leader e delle istituzioni dell’eurozona  era veramente quella di tenere il loro “piede sul collo della Grecia” a causa dei fallimenti della sua classe politica, come ha sostenuto nel suo libro l’ex-segretario del Tesoro USA, Tim Geithner, hanno raggiunto il loro obiettivo.
Ora, devono essere trasparenti sulle proprie decisioni di gestione della crisi e rispondere a questa domanda scomoda: dove sono finiti tutti i soldi? [1]

NOTE
[1] Mouzakis Yiannis, “Grecia: dove sono finiti tutti i soldi?”, 10 Gennaio 2015, Campo Antimperialista.

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