Lezioni del Maggio francese 2. Sciopero illimitato !

Dal 2 Giugno la Cgt – il corrispettivo della Cgil in Francia – annuncia uno “sciopero illimitato” della metropolitana di Parigi contro la riforma del lavoro.
È lo scenario di conflitto frontale del 1995. Allora un intero paese fu letteralmente bloccato per settimane.
È l’escalation dopo quattro scioperi generali, centinaia di manifestazioni.
Contro un governo “socialista”, quello che nel gergo italiano si definisce di “centro-sinistra”.

Un po’ come fece la Cgil con il Jobs act: portò un milione di persone a roma il 25 ottobre 2014 a fare una sfilata del “popolo del lavoro”.
Il 3 dicembre, giorno di approvazione definitiva al senato, tra piazza andrea della valle e via delle botteghe oscure c’erano gli attivisti dei movimenti e i Cobas: tra le 300 e le 500 persone.
Furono manganellati e chiusi per ore in una “nasse” da carabinieri e polizia.

Uno scioperotto con manif fu fatto dai sindacati solo il 7 dicembre, quattro giorni dopo l’approvazione definitiva della legge delega jobs act.
Poi più nulla.
Silenzio.
Si raccolgono firme per un referendum abrogativo nel 2017, due anni dopo l’entrata in vigore della legge.
Il problema non è solo del sindacato, ovviamente.
Pensare l’opposizione, creare un’alternativa, oltre che una lotta, è un problema che interessa anche i francesi. Ma, per quello che può contare, la Francia mette la cultura sindacale italiana davanti alla sua realtà devastante.

Fonte: http://www.facebook.com/ciccarelli.roberto/posts/10208349877961062?pnref=story

La CGT appelle à une grève illimitée à partir du 2 juin à la RATP.

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Lezioni del Maggio francese (2016)

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

Non si ferma in Francia la lotta per il ritiro del progetto di legge El Khomri. Le manifestazioni degli operai, dei lavoratori, dei giovani, che si succedono da mesi, si estendono e si intensificano.

Nuovi settori si inseriscono nella lotta, malgrado la dura repressione poliziesca e lo stato d’emergenza continuamente prolungato. Numerosi sono i feriti, i “gasati” e gli arrestati nelle proteste. L’intero Stato borghese si rivela come apparato di oppressione al servizio dei padroni.
Il progetto di legge, scritto dai padroni con la complicità dei vertici del sindacato CFDT ed imposta con la violenza brutale della polizia, ha un obiettivo principale: tutto va negoziato a livello di fabbrica, nessuna contrattazione nazionale. Continua

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Isis. Francia ed Occidente: smettiamola con le chiacchiere ipocrite.

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Da anni, ormai, si sa che cosa bisogna fare per fermare l’Isis e i suoi complici. Ma non abbiamo fatto nulla, e sono arrivate, oltre alle stragi in Siria e Iraq, anche quelle dell’aereo russo, del mercato di Beirut e di Parigi. La nostra specialità: pontificare sui giornali.
15/11/2015
di Fulvio Scaglione

E’ inevitabile, ma non per questo meno insopportabile, che dopo tragedie come quella di Parigi si sollevi una nuvola di facili sentenze destinate, in genere, a essere smentite dopo pochi giorni, se non ore, e utili soprattutto a confondere le idee ai lettori. E’ la nebbia di cui approfittano i politicanti da quattro soldi, i loro fiancheggiatori nei giornali, gli sciocchi che intasano i social network. Con i corpi dei morti ancora caldi, tutti sanno già tutto: anche se gli stessi inquirenti francesi ancora non si pronunciano, visto che l’ unico dei terroristi finora identificato, Omar Ismail Mostefai, 29 anni, francese, è stato “riconosciuto” dall’ impronta presa da un dito, l’ unica parte del corpo rimasta intatta dopo l’ esplosione della cintura da kamikaze che indossava.

Ancor meno sopportabile è il balbettamento ideologico sui colpevoli, i provvedimenti da prendere, il dovere di reagire. Non a caso risuscitano in queste ore le pagliacciate ideologiche della Fallaci, grande sostenitrice (come tutti quelli che ora la recuperano) delle guerre di George W. Bush, ormai riconosciute anche dagli americani per quello che in realtà furono: un cumulo di menzogne e di inefficienze che servì da innesco a molti degli attuali orrori del Medio Oriente. Continua

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Francia: l’egemonismo tedesco finalmente scuote la Sinistra

Presentiamo ai lettori un articolo appena uscito su “Cuarto Poder”*.
Si tratta della recensione all’edizione spagnola fresca di stampa del libro di Jean-Luc Mélenchon “L’ARINGA DI BISMARCK” (“Il veleno tedesco”).
Mélenchon è il massimo esponente del francese Partito di Sinistra, perno del Front de Gauche in via di disgregazione.
Una delle cause di questa disgregazione è la divisione tra Euristi ed Euro-scettici, nelle cui file è recentemente entrato Mélenchon appunto.
Un segnale che anche in Francia si inizia a strutturare una sinistra sovranista.
Monereo sottolinea le cause e le conseguenze dell’egemonia tedesca sull’Unione Europea. Continua

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Italia potenza scomoda, Galloni: “Ecco come ci hanno deindustrializzato”

Pur non condividendo in toto questa intervista di Nino Galloni, ritengo utile contribuire alla diffusione di un’analisi approfondita e lungimirante di quanto accaduto in Italia ed in Europa negli ultimi 30 anni.
Pur risalendo al 2013, la sua attualità è fuori discussione, così come il fatto che il suo livello è stratosferico, rispetto all’insulsa brodaglia, che ci viene propinata, in maniera interessata, quotidianamente dai “liberi” mass media.

Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro Presidente della Repubblica, incalzato dall’allora Ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione, che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia.
È il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro e Ciampi esegue.
Obiettivo: impedire alla Banca Centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre Banche Centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Continua

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Libia: i dilettanti allo sbaraglio di Palazzo Chigi ed i perché di un dietrofront

Pinotti, Gentiloni

Dunque, almeno per adesso, le navi italiane non salperanno per Tripoli.
Già Lunedì scorso, Renzi aveva annunciato un comico dietrofront, optando apertamente per una “soluzione politica” al posto dell’azione militare.
E su questa linea si è espresso ieri il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove la posizione interventista dell’Egitto è rimasta isolata.
Quindi, se intervento sarà, esso è comunque rimandato a tempi migliori. Continua

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Ucraina: l’ipocrisia senza confini della signora Merkel

Europa
Quella di oggi viene annunciata come una giornata assai importante per il conflitto in Ucraina.
Al momento, i colloqui di Mosca (Merkel ed Hollande da una parte, Putin dall’altra) non sembrano aver prodotto risultati.
Vedremo se l’odierna telefonata a 4 (ai 3 di Mosca si aggiungerà Poroshenko) dirà qualcosa di nuovo. (Sopra la cartina dell’Europa nel 1989). Continua

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A proposito di Libertà di Pensiero: in Francia, il comico Dieudonné arrestato

Dieudonné
Apprendiamo che il noto comico ed attore francese Dieudonné M’bala M’bala (nella foto) è stato arrestato questa mattina con l’accusa di “apologia di terrorismo”.
Dieudonné a causa delle sue battaglie in difesa del popolo palestinese e della Resistenza dei popoli oppressi contro le aggressioni imperialiste, da anni subiva l’accusa dei media di regime di essere “antisemita” (accusa sempre respinta dall’attore). Continua

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Non, nous ne sommes pas tous Charlie


«Noi condanniamo quindi l’eccidio di Parigi, ma ci rifiutiamo con eguale fermezza di unirci al coro ipocrita imbastito dall’esercito di giornalisti prezzolati ed al servizio delle classi dominanti».

Il riprovevole attacco compiuto dal commando jihadista a Parigi, come sempre in questi casi, ha dato la stura ad una campagna ideologica potentissima quanto ingannevole.
La linea l’ha data prontamente lo spompato Presidente Hollande: i vignettisti di Charlie Hebdo, sarebbero caduti per aver difeso ciò che la Francia più di tutto simboleggia: la libertà.
Tutto l’Occidente imperialistico, con il suo sciame di media salmodianti, ha prontamente raccolto questa bufala colossale.

Che l’Occidente sostenga la libertà dipende dal punto di vista che si assume.
Prendiamo proprio l’esempio della Francia.

L’esercito francese è impegnato in operazioni militari offensive non solo in Afganistan contro i Talibani, ed in Iraq contro i Takfiri dell’ISIS.
In Africa, in difesa della sua tradizionale geopolitica coloniale, Parigi è impegnata in Mali (Opération Serval, 2800 soldati), in Ciad (Opération Epervier, 950 soldati), in Centroafrica (Opération Sangaris, 1200 soldati + Opération Boali, 410 soldati), nel Golfo di Aden (Opération Atalante 200 soldati), in Costa d’Avorio (Opération Licorne, 450 soldati).
Dispone, poi, di basi permanenti in Gabon (922 soldati), in Senegal (343 soldati), in Gibuti (1975 soldati) , nelle isole dell’Oceano Indiano Mayotte e La Réunion (1277 soldati).
Anche non tenendo conto delle centinaia di agenti militari e civili “coperti”, siamo ad un totale di più di diecimila mercenari armati fino ai denti.

Essi stanno forse lì a “difendere la libertà”?
O non piuttosto gli interessi coloniali francesi?
La seconda che abbiamo detto!
A spese, quindi, delle libertà di quei popoli di decidere il loro destino, in primo luogo di sbarazzarsi dei satrapi corrotti che restano al potere, spesso solo in virtù dell’impegno militare francese.

Si dà il caso che le vittime, o se si preferisce, i combattenti, a cui i mercenari francesi devono tenere testa, siano i movimenti guerriglieri etichettati a vario titolo come “Jahadisti”, “Fondamentalisti musulmani”, “Integralisti salafiti”, e che più ne ha più ne metta.

In poche parole: la Francia è in guerra su più fronti. Continua

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Promemoria per la prossima “guerra umanitaria” contro la Libia

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In attesa che dai “liberi mass media” del sempre più “libero” Occidente partano a raffica invocazioni per l’ennesimo “intervento umanitario” a suon di bombe “intelligenti”, pubblichiamo quanto scritto dallo storico Domenico Losurdo in relazione alla precedente “guerra umanitaria”.

“Ormai persino i ciechi possono essere in grado di vedere e di capire quello che sta avvenendo in Libia:

1.È in atto una guerra promossa e scatenata dalla Nato.
Tale verità finisce col filtrare sugli stessi organi di «informazione» borghesi.
Su «La Stampa» del 25 Agosto Lucia Annunziata scrive che è una guerra «tutta “esterna”, cioè fatta dalle forze Nato»; è il «sistema occidentale, che ha promosso la guerra contro Gheddafi».
Una vignetta dell’«International Herald Tribune» del 24 Agosto ci fa vedere «ribelli» che esultano, ma stando comodamente a cavallo di un aereo che porta impresso lo stemma della Nato. Continua

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CI VOLEVA UN MORTO: dopo l’ uccisione di Remi, il Governo francese blocca la diga di Tolosa

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Remi, una tragedia annunciata 

La verità emerge sempre più chiara quanto alla morte di Remi, giovane attivista trovato morto sulla Zad di Testet Sabato scorso: assassinato dalla Polizia.

Mentre i soliti sciacalli si dilettano con dettagli tecnici, vuote dichiarazioni e tardivi (nonché temporanei) provvedimenti – come la sospensione provvisoria dell’uso delle granate offensive da parte dei gendarmi – la parola fatalità si rincorre sulle bocche “socialiste” del Governo.
Un termine che rassicura, un’espressione che assolve.

In Francia, le persone mutilate dalle stesse granate, che hanno ucciso Remi, si contano a decine in questi ultimi anni, nei cortei, negli scontri, allo stadio, nei quartieri.
Un collettivo di vittime si è formato nel 2003 per denunciare pubblicamente l’uso e abuso di armi da guerra da parte della Polizia. All’inizio di quest’anno, dopo una lunga battaglia giudiziaria, è addirittura il tribunale amministrativo che ha riconosciuto la responsabilità dello Stato dopo il ferimento di un ragazzo a colpi di flash-ball (http://faceauxarmesdelapolice.wordpress.com/).

Sulla stessa Zad di Testet, gli attivisti hanno denunciato a più riprese un inasprimento delle violenze poliziesche a partire da inizio Settembre.

Il 7 Ottobre Elsa, una compagna che occupava la Zad di Testet, ha quasi perso una mano dopo che un poliziotto ha tirato una granata di dis-accerchiamento DENTRO un camper in cui si era barricata con alcuni compagni.
Lo stesso giorno i gendarmi hanno bruciato gli oggetti personali e il cibo degli attivisti presenti sul posto:

Come riporta il collettivo tant qu’il y aura de bouilles, l’eventualità che “scappasse il morto” era agitata esplicitamente dai Poliziotti presenti ques’ultimi mesi sulla Zad e dalle milizie pro-diga.

“Chi si sarebbe potuto immaginare una tale violenza?”ha dichiarato il più grande sostenitore della diga di Silvens, Thierry Carcenac, Presidente del consiglio generale della regione di Tarn.
Qualsiasi osservatore con occhi per vedere e orecchie per intendere, gli si può rispondere: la morte di Remi non è un fulmine a ciel sereno, ma la scarica mortale di un cielo in tempesta in cui le questioni sociali sono trattate come problemi di ordine pubblico.

Se si dà alla Polizia un lacrimogeno, lo sparerà ad altezza d’uomo, se si dà alla Polizia un manganello lo girerà al contrario, perché faccia più male, se si dà alla Polizia un taser lo userà come una sedia elettrica, se si dà alla Polizia una granata assordante, la utilizzerà come una bomba a mano.

La morte di Remi non è una fatalità, ma una tragedia annunciata; lo sappiamo chi c’è dietro la mano assassina, che ha lanciato quella granata: Hollande, Valls, Carcenac e tutti i coloro che costruiscono le grandi opere sui cadaveri.

Com’è morto Remi?
In diverse città francesi si sono svolti presidi ed iniziative, per protestare contro la morte del giovane francese, deceduto dopo gli scontri contro la realizzazione di una nuova diga nei pressi di Tolosa.
In centinaia si sono riunite/i nuovamente davanti alle Prefetture delle principali città francesi, per chiedere verità e giustizia per questo omicidio di Stato.
In contemporanea, due esperti del Ministero dell’Ecologia rendevano pubbliche le loro conclusioni, molto critiche, sul progetto della diga. Questa sera è prevista una grande riunione nella capitale, Parigi, per organizzare una grande manifestazione nazionale e chiedere chiarezza su quanto accaduto.

Secondo i primi elementi emersi dall’autopsia, il ragazzo è stato ucciso da un’esplosione, probabilmente una granata lanciata dai gendarmi durante le cariche.
La famiglia della vittima ha annunciato che sporgerà denuncia per omicidio volontario.
Dopo giorni di silenzio, questa mattina, Bernard Cazeneuve, il Ministro dell’Interno, ha preso finalmente parola, ma solo per fare le condoglianze alla famiglia.
Nessuna parola invece sulle responsabilità della Polizia in questo omicidio, anzi il Ministro ha invece preso le distanze dai colleghi, che avevano denunciato la repressione poliziesca, come la Ministra della giustizia territoriale e dell’alloggiameno, tacciandole come “strumentalizzazioni politiche”.

Dopo le tante iniziative succedutesi in Francia, un presidio è stato convocato anche a Torino per Giovedì 30 Ottobre, alle h 18, sotto il Consolato francese di Via Roma

 

#OpTestet: Anonymous defaccia 4 siti di ditte francesi.
Salut à toi Rèmi

Nella giornata di ieri Anonymous ha hackerato e defacciato diversi siti di società e ditte coinvolte nella costruzione della mega-diga, il cui progetto comporterà la distruzione di un’intera zona naturale del sud della Francia.
Attraverso la denominata “Operazione Testet”, sono stati così attaccati i siti http://cfg.asso.fr, http://afitex.com/en/home, http://geotech-fr.org e http://cfms-sols.org, rimasti fuori uso per qualche ora.
È stato, inoltre, diffuso un video in lingua francese, attraverso il quale Anonymous dà a conoscere le motivazioni di questi attacchi.
Sabato, infatti, un ragazzo di 21 anni è morto ucciso da una granata stordente, lanciata dalla Polizia durante le cariche dirette ai manifestanti.
Oltre le numerose manifestazioni, che si sono tenute nei giorni successivi, l’azione di Anonymous ha voluto ulteriormente richiamare all’attenzione il gravissimo episodio di Sabato, che è costato la vita a Rèmi, oltre a portare solidarietà alla lotta della Zad. [1]

NOTE
[1] Miliucci Vincenzo.

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A 27 anni dall’uccisione di Thomas Sankara, il “Che Guevara dell’Africa”

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Le responsabilità dell’Imperialismo francese nell’uccisione del «Che Guevara dell’Africa»

15 Ottobre 1987, la speranza del popolo africano, l’ultimo rivoluzionario del continente, Thomas Sankara, è assassinato.
Il fondatore del “Paese degli uomini integri”, il Burkina Faso, è stato per una intera generazione il “Che Guevara africano”.

L’ipocrisia della Francia e della sua “politica dei diritti umani” non è mai stata così chiara come in Africa, dove ha sostenuto anche i peggiori dittatori, per distruggere i movimenti progressisti.
Il Burkina Faso è il caso più tragico.
Il Paese è nel 1983 uno dei più poveri dell’Africa.
Una riserva di manodopera per i Paesi vicini come la Costa d’Avorio, un Paese in cui il 75% degli abitanti versa in condizioni di povertà assoluta, con un’aspettativa di vita media di 40 anni. Continua

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IL MONDO VA PAZZO PER IL MEDIO ORIENTE IN PEZZI (Seconda parte)

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Vai alla prima parte

La forza della politica americana è la capacità di far passare le proprie esigenze e relative scelte come se fossero di tutti.
Quando parlano alla nazione, i Presidenti americani hanno in realtà per uditorio l’universo mondo.
Obama non intende certo cedere questo privilegio né, tanto meno, condividere le responsabilità mondiali con un Paese che gli Stati Uniti hanno trattato come un vinto della Guerra Fredda, relegato in una posizione subordinata (con in piú le ombre di un sistema politico dipinto e percepito come illiberale).
L’ammissione della Russia al G8 fu una concessione più che un atto dovuto: ai vertici annuali, il Presidente russo, fosse Putin o Medvedev, dava l’impressione di essere un estraneo tollerato con un po’ di fastidio e molta diffidenza. Continua

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