Venerdì di sangue in Palestina: 7 morti. Terza Intifada?

È presto per parlare di Terza Intifada.
Ma la pentola dell’oppressione sionista sta forse per produrre una nuova esplosione.
Da ormai tre settimane si susseguono scontri sempre più sanguinosi in diverse zone dei territori sotto occupazione israeliana dal 1967.
Oggi, è stata la giornata più sanguinosa.
Mentre scriviamo (ore 21) il bilancio complessivo è di 7 Palestinesi uccisi ed almeno 270 feriti (fonte Al Jazeera). Continua

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Israele sequestra, “democraticamente”, una nave della Freedom Flotilla III in acque internazionali

18 PERSONE SEQUESTRATE NEL MEDITERRANEO; DOVE SONO LE NOSTRE ISTITUZIONI?

Liste delle persone attualmente sequestrate:

Dror Feiler Sweden Musicista & compositore

Bassel Ghattas Israel Parlamentare Knesset Israeliana

Dr. Moncef Marzuki Tunisia Attivista per i diritti umani, Ex-Presidente Tunisia

Ana Miranda Spain Membro del Parlamento Europeo (BNG)

Nadya Kevorkova Russia Giornalista

Kajsa Ekis Ekman Sweden Giornalista, Authore

Robert Lovelace Canada Professore Universitario & Capo nativo Algonquin

Joel Opperdoes Sweden Equipaggio

Gustave Bergstrom Sweden Equipaggio

Herman Reksten Norway Equipaggio

Kevin Neish Canada Equipaggio

Jonas Karlin Sweden Equipaggio

Charlie Andreasson Sweden Equipaggio

Ammar Al-Hamdan Norway Aljazeera Arabic

Mohammed El Bakkali Morroco Aljazeera Arabic

Ohad Hemo Israel Channel 2 Israeli TV

Ruwani Perera New Zealand MaoriTV

Jacob Bryant New Zealand MaoriTV Continua

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Gideon Levy: “Israele sta correndo verso la prossima guerra a Gaza”

Gaza
Le guerre in corso in Siria, Iraq e Libia rischiano di far passare in secondo piano il perdurante dramma della Palestina.
Questo mentre il Parlamento italiano si è dimostrato più che mai succube della lobby sionista, e mentre (ieri l’altro) Netanyahu è andato al Congresso americano, per demonizzare l’Iran ed ogni trattativa sul nucleare di quel Paese. Continua

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GIDEON LEVY: ISRAELE A GAZA HA FALLITO

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È stata la guerra più brutale mai intrapresa da Israele ed il 26 Agosto si è conclusa esattamente dov’era cominciata.
In mezzo, tra l’inizio e la fine, c’è un numero incalcolabile di ferite. Quelle dei Palestinesi sanguinano di più, ma quelle degli Israeliani sono più profonde.
La guerra dei cinquanta giorni è finita senza vincitori, ma ieri notte a Gaza si festeggiava (in un certo senso a ragione).
Non c’è stata giustizia in questa guerra.
Entrambi gli schieramenti hanno commesso crimini orribili.
In ogni caso il primo insegnamento del conflitto non va dimenticato: il potere (militare) ha i suoi limiti.
Le nostre bombe intelligenti e le nostre centinaia di aerei non ci hanno aiutato.
Non hanno vinto la guerra e non avrebbero mai potuto vincerla.
Come ha scritto l’analista palestinese Mouin Rabbani sulla sua pagina Facebook:
“Quando un esercito arriva al punto di distruggere condominii in serie come se fosse un ingegnere comunale non può più essere definito un esercito credibile”. Continua

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LA DISFATTA MORALE DI ISRAELE

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Amira Hass, giornalista israeliana di “Haaretz”, scrive:

“Se la vittoria si misura in base al numero dei morti, allora Israele ed il suo esercito sono dei grandi vincitori.
Da Sabato, quando ho scritto queste parole, a Domenica, quando voi le leggete, il numero [dei morti palestinesi] non sarà più di 1.000, (di cui il 70-80% civili), ma anche di più [sono 1200, ndt].
Quanti altri ancora?
Dieci corpi, diciotto? Altre tre donne incinte?
Cinque bambini uccisi, con gli occhi semichiusi, le bocche aperte, i loro piccoli denti sporgenti, le loro magliette coperte di sangue e tutti trasportati su una sola barella?
Se vittoria vuol dire causare al nemico una pila di bambini massacrati su una sola barella, perché non ce ne sono abbastanza, allora avete vinto, Capo di Stato Maggiore Benny Gantz e Ministro della Difesa Moshe Ya’alon, voi e la nazione che vi ammira.

E il trofeo va anche alla Nazione delle Start Up, questa volta alla start up premiata per sapere e riferire il meno possibile al maggior numero possibile di mezzi di comunicazione e siti web internazionali.
“Buon giorno, è stata una notte tranquilla” ha annunciato plaudente il conduttore della radio militare Giovedì mattina.
Il giorno precedente il felice annuncio, l’esercito israeliano ha ucciso 80 Palestinesi, 64 dei quali civili, compresi 15 bambini e 5 donne.
Almeno 30 di loro sono stati uccisi durante quella stessa notte tranquilla da una devastante cannoneggiamento, bombardamento e fuoco di artiglieria israeliana, e senza contare il numero di feriti o di case distrutte.

Se la vittoria si misura con il numero di famiglie distrutte in due settimane – genitori e bambini, un genitore e qualche bambino, una nonna e alcune nuore, nipoti e figli, fratelli e i loro bambini, in tutte le variabili che si possono scegliere – allora noi siamo i vincitori.
Ecco qui i nomi a memoria: Al-Najjar, Karaw’a, Abu-Jam’e, Ghannem, Qannan, Hamad, A-Salim, Al Astal, Al Hallaq, Sheikh Khalil, Al Kilani.
In queste famiglie, i pochi membri sopravvissuti ai bombardamenti israeliani nelle scorse due settimane invidiano la loro morte.
E non bisogna dimenticare la corona di alloro per i nostri esperti giuridici, quelli senza i quali l’esercito israeliano non fa una mossa.
Grazie a loro, far saltare in aria una casa intera – sia vuota o piena di gente – è facilmente giustificato se Israele identifica uno dei membri della famiglia come obiettivi legittimi ( che si tratti di un importante dirigente o semplice membro di Hamas, militare o politico, fratello o ospite della famiglia).
“Se questo è ammesso dalle leggi internazionali” mi ha detto un diplomatico occidentale, scioccato dalla posizione a favore di Israele del suo stesso Stato, “vuol dire che qualcosa puzza nelle leggi internazionali”.

E un altro mazzo di fiori per i nostri consulenti, i laureati delle nostre esclusive scuole di diritto in Israele e negli Stati Uniti, e forse anche in Inghilterra: sono certo loro che suggeriscono all’esercito israeliano perché è consentito sparare alle squadre di soccorso palestinesi e impedirgli di raggiungere i feriti.
Sette membri delle equipe mediche, che stavano cercando di soccorrere i feriti, sono stati uccisi da colpi sparati dall’esercito israeliano in due settimane, gli ultimi due solo lo scorso Venerdì.
Altri sedici sono stati feriti.
E questo non include i casi nei quali il fuoco dell’esercito israeliano ha impedito alle squadre di soccorso di arrivare sulla scena del disastro.
Ripeterete sicuramente quello che sostiene l’esercito:
“Le ambulanze nascondevano dei terroristi” – poiché i Palestinesi non vogliono veramente salvare i loro feriti, non voglio veramente evitare che muoiano dissanguati sotto le macerie, non è questo che pensate?
Forse che i nostri acclamati Servizi di Sicurezza, che in tutti questi anni non hanno saputo scoprire la rete di tunnel, sanno in tempo reale che, in ogni ambulanza colpita direttamente dal fuoco dell’esercito, o il cui cammino per salvare persone ferite è stato bloccato, ci sono davvero Palestinesi armati?
E perché è ammissibile salvare un soldato ferito al prezzo del bombardamento di un intero quartiere, ma non è consentito salvare un anziano palestinese sepolto sotto le macerie?
E perché è proibito salvare un uomo armato, o meglio un combattente palestinese, ferito mentre respingeva un esercito straniero, che ha invaso il suo quartiere?

Se la vittoria si misura con il successo nel provocare trauma permanenti ad un milione ottocentomila persone (e non per la prima volta) – che si aspettano in ogni momento di essere giustiziati – allora la vittoria è vostra.
Queste vittorie si aggiungono alla nostra implosione morale, la sconfitta etica di una società, che ora si impegna a non fare un’auto-analisi, che si bea nell’autocommiserazione a proposito di ritardi nei voli aerei e che si fregia dell’arroganza di chi è di è libero da pregiudizi.
È una società che, ovviamente, è in lutto per i propri oltre 40 soldati uccisi, ma, allo stesso tempo, indurisce il proprio cuore e la propria mente di fronte a tutte le sofferenze ed al coraggio morale ed eroismo del popolo che stiamo attaccando.
Una società che non capisce quale sia il limite oltre il quale l’equilibrio delle forze gli si ritorcerà contro.

“In tutte le sofferenze e la morte” ha scritto un mio amico da Gaza “ci sono tante manifestazioni di tenerezza e di gentilezza.
Le persone si prendono cura le une delle altre, si confortano a vicenda. Soprattutto i bambini, che cercano il modo migliore per aiutare i loro genitori.
Ho visto tanti bambini di meno di 11 anni, che abbracciano e consolano i loro fratellini più piccoli, cercando di distrarli dall’orrore.
Così, i giovani si prendono in carico qualcun altro.
Non ho incontrato un solo bambino, che non abbia perso qualcuno – un genitore, una nonna, un amico, una zia o un vicino.
E penso: se Hamas è nato dalla generazione della prima Intifada, quando i giovani che tiravano pietre sono stati presi a fucilate, cosa nascerà dalla generazione, che ha sperimentato i ripetuti massacri degli ultimi sette anni?”.
La nostra sconfitta morale ci perseguiterà per molti anni in futuro” [1].

NOTE
[1] Hass Amira,”La nostra sconfitta morale ci perseguiterà per molti anni in futuro”, NENA News, Ramallah,30 Luglio 2014; traduzione di Amedeo Rossi.

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PAPPE, STORICO ISRAELIANO: La prospettiva storica del massacro di Gaza del 2014

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La gente di Gaza e dappertutto in Palestina è delusa per la mancanza di qualsiasi significativa reazione internazionale alla carneficina e alle distruzioni che l’assalto israeliano ha finora lasciato dietro di sé.
Questa incapacità, o assenza di volontà, ad agire sembra essere in primo luogo un’accettazione della narrativa e delle argomentazioni israeliane sula crisi di Gaza.
Israele ha sviluppato una narrativa molto chiara riguardo all’attuale carneficina a Gaza.

È una tragedia causata da un attacco missilistico di Hamas non provocato allo Stato ebraico, a cui Israele ha dovuto reagire per autodifesa.
Se i mezzi d’informazione occidentali dominanti, accademici e politici possono avere riserve sulla proporzionalità della forza usata da Israele, in buona sostanza lo accettano.
Questa narrazione israeliana è rigettata totalmente nel mondo del ciberattivismo e dei media alternativi.
Lì sembra che la condanna dell’azione di Israele come un crimine di guerra sia diffusa e consensuale. Continua

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HAMAS E LA RESISTENZA HANNO VINTO, PIEGANDO ISRAELE

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Israele ha incessantemente bombardato Gaza per cinquanta giorni dal cielo, dal mare e da terra; ha invaso la Striscia,  perdendo 64 soldati, ha ucciso, “democraticamente” ,  oltre 2130 donne, uomini, bambini ed anziani [1], ma è stata sconfitta militarmente e politicamente dalla Resistenza di tutto un popolo.

1) La sconfitta militare è indubbia: uno dei più potenti eserciti del mondo non è riuscito ad aver la meglio su chi non dispone né di aerei, né di contraerea, né di marina militare, né di carri armati; il fatto che gli strateghi da osteria, in servizio permanente effettivo presso le redazioni di giornali e telegiornali, tacciano sistematicamente su tutto questo non cancella il dato di fatto, che, come ogni elemento della realtà, è testardo ed inconfutabile. Continua

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IL PARTITO COMUNISTA D’ ISRAELE CONTRO IL GOVERNO NETANYAHU. È ANTISEMITA?

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1) Essendo per l’assoluta libertà di pensiero, non ho proprio nulla contro coloro che [1], a corto di argomenti, confondono in maniera strumentale l’antisionismo con l’antisemitismo, che ignorano, o fingono, che pure gli Arabi sono semiti, che, non appena, comprendono che un testo non fa l’apologia di Israele, smettono di leggerlo e partono subito in quarta con critiche, che non hanno nulla a che vedere con l’articolo in questione.
Inoltre, ammiro le loro capacità dialettiche, in virtù delle quali la popolazione, che ha perduto, tra militari e civili, meno di cento vite umane, è elevata a vittima, mentre aggressore è colui che, solo
per quanto concerne i civili, ha avuto oltre duemila morti.
Rimango addirittura estasiato di fronte all’abilità con cui si stende un velo di silenzio, lievemente macabro, sull’enorme disparità di forze tra chi possiede le armi più sofisticate e chi dispone, al massimo, di razzi/missili, la cui efficacia è sotto gli occhi di tutti.
Infine, prendo atto con intima soddisfazione che, in questo Mondo, così volgarmente tendente alla più esecrabile omologazione, esistono ancora delle differenze: un bambino israeliano ucciso è, giustamente, considerato e pianto per la sua irripetibile unicità; i bambini palestinesi uccisi sono numeri di un’asettica contabilità; non mi meraviglierei che se ne parlasse in termini di tonnellate.
A tutte le persone, delle quali invidio il pelo sullo stomaco, di cui la Natura, leopardianamente matrigna, mi ha privato, dedico i testi che seguono, naturalmente antisemiti.

2) Dichiarazione del Partito Comunista di Israele sul criminale attacco a Gaza Continua

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PER GAZA, IL LIKUD HA LA SOLUZIONE. È FINALE

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Così, mentre in Italia ha ripreso a piovere, a Gaza le bombe hanno ripreso a cadere ed ad uccidere i civili.
I “nostri” mass media, ormai, trattano la mattanza delle/dei Palestinesi alla stregua di un fenomeno meteorologico, senza, comunque, omettere la recita del salmo quotidiano:
“Hamas è una organizzazione terroristica”.
Essendo, invece, noi convinti che se c’è un terrorismo è quello dello Stato d’Israele, pubblichiamo questo articolo, che lo dimostra e che spiega, per lo meno in buona parte, la ripresa dei bombardamenti.

“Moshe Feiglin, ammiratore di Hitler e numero due di Netanyahu nel Likud ha la soluzione pronta. Una soluzione finale: concentrare e sterminare.
Un documento agghiacciante. Continua

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EINSTEIN ERA ANTISEMITA?

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1) Mentre i criminali di guerra israeliani continuano indisturbati la mattanza a Gaza, tanto i Palestinesi non sono né Occidentali, né Cristiani, tranne una minoranza, i loro complici, annidati nelle levigate e confortevoli redazioni dei mass media dell’Occidente, danno loro man forte, cercando di “crocifiggere” chiunque osi scalfire la “sacralità” indiscussa di Israele.
Naturalmente, non avendo argomenti, non solo insultano e calunniano chi la pensa diversamente da loro, che sono i “Grandi Sacerdoti” dell’unico Verbo planetario, quello dell’ “Occidente Democratico”, ma ricorrono ad argomenti, che, se la situazione a Gaza non fosse tragica, sarebbero comici.

A) Gli Arabi sono antisemiti.
Si dà il caso che gli Arabi siano etnicamente Semiti allo stesso modo degli Ebrei; è sufficiente consultare qualsiasi manuale di Storia della Prima Media.
Pertanto, gli Arabi dovrebbero essere affetti da un masochismo cosmico, per odiare pure se stessi.

B) I “Grandi Sacerdoti” sostengono che l’antisionismo sia solo una copertura, di cui si avvalgono gli antisemiti più accorti, per mascherare il loro odio verso Israele e, soprattutto, verso gli Ebrei.
In termini più semplici: chiunque si dichiari antisionista è di fatto un antisemita.

C) La “proprietà transitiva del terrorismo”:
i Palestinesi sono antisemiti; i Palestinesi sono terroristi; gli antisemiti sono terroristi, (quando i “Grandi Sacerdoti” sono di buon umore scrivono: sono potenzialmente terroristi).

2) D’altra parte, noi comprendiamo perfettamente i “Grandi Sacerdoti”; essi, insieme ad Israele, difendono il loro elevato tenore di vita e le loro invidiabili, ( si fa per dire), carriere.
Pertanto, quanto segue non è rivolto a loro, ma a quell’opinione pubblica, che ancora conserva il bar-lume della Ragione.

Il 2 Dicembre 1948, in occasione della visita di Menachim Begin negli Stati Uniti, alcuni “feroci antisemiti” scrissero questa lettera [1]:
“AGLI EDITORI DEL NEW YORK TIMES:

Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge quello relativo alla fondazione, nel nuovo Stato di Israele, del Partito della Libertà (Tnuat Haherut), un Partito politico che nella organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale appare strettamente affine ai Partiti Nazista e Fascista.
È stato fondato fuori dall’assemblea e come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi, una organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della Palestina.

L’odierna visita di Menachem Begin, capo del Partito, negli USA è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione che l’America sostenga il Partito nelle prossime elezioni israeliane, e per cementare i legami politici con elementi sionisti conservativi americani.
Parecchi Americani con una reputazione nazionale hanno inviato il loro saluto.
È inconcepibile che coloro che si oppongono al Fascismo nel mondo, a meno che non sia stati opportunamente informati sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento da lui rappresentato.

Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di Begin, ed alla creazione di una immagine di sostegno americano ad elementi fascisti in Israele, il pubblico americano deve essere informato delle azioni e degli obiettivi del Sig. Begin e del suo movimento.

Le confessioni pubbliche del sig. Begin non sono utili per capire il suo vero carattere.
Oggi parla di libertà, democrazia ed anti-imperialismo, mentre fino ad ora ha apertamente predicato la dottrina dello Stato Fascista.
È nelle sue azioni che il Partito terrorista tradisce il suo reale carattere, dalle sue azioni passate noi possiamo giudicare ciò che farà nel futuro.

Attacco a un villaggio arabo
Un esempio scioccante è stato il loro comportamento nel villaggio arabo di Deir Yassin.
Questo villaggio, fuori dalle strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti agli Ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva allontanato bande di Arabi, che lo volevano utilizzare come una loro base.
Il 9 Aprile, bande di terroristi attaccarono questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare, uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro come trofei vivi in una parata per le strade di Gerusalemme.
La maggior parte della comunità ebraica rimase terrificata dal gesto e l’Agenzia Ebraica mandò le proprie scuse al Re Abdullah della Trans-Giordania.
Ma i terroristi, invece di vergognarsi del loro atto, si vantarono del massacro, lo pubblicizzarono e invitarono tutti i corrispondenti stranieri presenti nel paese a vedere i mucchi di cadaveri e la totale devastazione a Deir Yassin.

L’accaduto di Deir Yassin esemplifica il carattere e le azioni del Partito della Libertà.
All’interno della comunità ebraica hanno predicato un misto di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità razziale.
Come altri Partiti Fascisti sono stati impiegati per interrompere gli scioperi e per la distruzione delle unioni sindacali libere.
Al loro posto hanno proposto unioni corporative sul modello fascista italiano.
Durante gli ultimi anni di sporadica violenza anti-britannica, i gruppi IZL e Stern inaugurarono un regno di terrore sulla Comunità Ebraica della Palestina.
Gli insegnanti, che parlavano male di loro, venivano aggrediti, gli adulti, che non permettavano ai figli di incontrarsi con loro, venivano colpiti in vario modo.
Con metodi da gangster, pestaggi, distruzione di vetrine, furti su larga scala, i terroristi hanno intimorito la popolazione e riscosso un pesante tributo.
La gente del Partito della Libertà non ha avuto nessun ruolo nelle conquiste costruttive ottenute in Palestina.
Non hanno reclamato la terra, non hanno costruito insediamenti, ma solo diminuito la attività di difesa degli Ebrei.
I loro sforzi verso l’immigrazione erano tanto pubblicizzati quanto di poco peso e impegnati principalmente nel trasporto dei loro compatrioti fascisti.

Le discrepanze
La discrepanza tra le sfacciate affermazioni fatte ora da Begin ed il suo Partito, e il loro curriculum di azioni svolte nel passato in Palestina non portano il segno di alcun Partito politico ordinario.
Ciò è, senza ombra di errore, il marchio di un Partito Fascista per il quale il terrorismo (contro gli Ebrei, gli Arabi e gli Inglesi) e le false dichiarazioni sono i mezzi e uno Stato leader l’obbiettivo.

Alla luce delle soprascritte considerazioni, è imperativo che la verità su Begin ed il suo movimento sia resa nota a questo Paese.
È maggiormente tragico che i più alti comandi del Sionismo Americano si siano rifiutati di condurre una campagna contro le attività di Begin, o addirittura di svelare ai suoi membri i pericoli, che deriveranno ad Israele sostenendo Begin.
I sottoscritti infine usano questi mezzi per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti, che riguardano Begin ed il suo Partito, e per sollecitare tutti gli sforzi possibili per non sostenere quest’ultima manifestazione di Fascismo.

Firmato:ALBERT EINSTEIN, ISIDORE ABRAMOWITZ, HANNAH ARENDT, ABRAHAM BRICK, RABBI JESSURUN CARDOZO, HERMAN EISEN, M.D., HAYIM FINEMAN, M. GALLEN, M.D., H.H. HARRIS, ZELIG S. HARRIS, SIDNEY HOOK, FRED KARUSH, BRURIA KAUFMAN, IRMA L. LINDHEIM, NACHMAN MAISEL, SEYMOUR MELMAN, MYER D. MENDELSON, M.D., HARRY M. OSLINSKY, SAMUEL PITLICK, FRITZ ROHRLICH, LOUIS P. ROCKER, RUTH SAGIS, ITZHAK SANKOWSKY, I.J. SHOENBERG, SAMUEL SHUMAN, M. SINGER, IRMA WOLFE, STEFAN WOLFE”.

NOTE
[1] Campo Antimperialista .

 

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ISRAELE ED IL SUO TERRORISMO: STORIA

begin
Questo articolo costituisce la terza ed ultima parte del testo: “Gaza, Hamas, Likud e la manipolazione storica e linguistica dei media”, che, data la sua lunghezza, è stato diviso in tre parti.
La prima: http://www.valeriobruschini.info/?p=3950;
la seconda: http://www.valeriobruschini.info/?p=3957 .
6. Israele e terrorismo: storia
Ma se sulle nefandezze di Hamas ci bombardano ogni giorno, nessuno ci parla mai del Governo israeliano in carica, del suo Primo Ministro, del suo Partito (il Likud) e del suo alleato Lieberman. Ogni giorno, il Governo israeliano usa di fronte all’opinione pubblica mondiale un solo pretesto, per motivare il massacro quotidiano di civili palestinesi: la necessità di colpire una ”organizzazione terroristica”.
Questo mantra, amplificato dai media e dalle diplomazie internazionali, impone nel dibattito pubblico una sola raffigurazione dei due attori contrapposti: da una parte, il Governo democratico di uno Stato di diritto e, dall’altra, un regime autoritario retto da un gruppo fondamentalista, che ricorre agli attentati.
Questa visione univoca, che rimuove a priori ogni contestualizzazione, determina anche il piano del discorso di chi si schiera con il popolo palestinese per un sacrosanto senso di giustizia e umanità, ma spesso con poca cognizione storico-politica del conflitto.
Eppure basterebbero due semplici domande per aprire una voragine in questa fragile impalcatura mediatica: qual è la prima organizzazione terroristica, che ha compiuto attentati rivendicati in Palestina?
Chi sono oggi gli eredi politici di questi soggetti?

6a. Il terrorismo tra le due Guerre Mondiali
Per rispondere alla prima domanda bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al 1923. In quest’anno, l’Ebreo russo Vladimir Jabotinskij, veterano dell’Esercito Imperiale Britannico ed organizzatore di milizie di autodifesa ebraiche durante i Pogrom, scrive “la Muraglia d’Acciaio”, dando origine al movimento sionista revisionista, una fazione minoritaria in rottura con l’Organizzazione Sionista Mondiale.
Il Partito Sionista Revisionista, destrorso, nazionalista, antisocialista ed anticomunista, ha le idee molto chiare: lo scontro con gli Arabi è inevitabile, quindi i Sionisti, organizzati in una Legione Ebraica sotto l’egida britannica, devono conquistare militarmente tutto il territorio tra le due rive del Giordano, per creare uno Stato ebraico molto più esteso dell’odierna Israele.
Naturalmente, nel progetto sionista revisionista originale non c’era alcuno spazio “geografico” per una nazione palestinese ed, addirittura, neanche per la Giordania.
Qui, la cronologia è importante: questo piano ideale (e militare) noto come “Grande Israele” è concepito già a partire dal 1925.
Per avere un’idea dello sfondo culturale di questi gruppi politici, aspramente criticati ed osteggiati anche dal resto del Sionismo, è sufficiente citare una circolare dei revisionisti italiani, datata 1929: “Ci hanno chiamato i Fascisti del Sionismo. E sia.
Voglia il Signore che la nostra opera sia così provvida per le sorti d’Israele risorgente come lo è stata e lo è quella del Fascismo per l’Italia”.
Del resto, lo stesso Jabotinskij aveva allacciato rapporti con Mussolini, possibile alleato contro i Britannici che l’avevano esiliato dalla Palestina.
Frutto di questa collaborazione sarà, nel 1934, la nascita a Civitavecchia della Marina di Israele, avvenuta solo quattro anni prima della promulgazioni delle leggi razziali antisemite in Italia.

Dopo i sanguinosi moti arabi anti-ebraici del 1929, l’ “Haganah”, nata come milizia volontaria di difesa, si trasformò in un vero e proprio esercito armato ed efficiente, grazie anche al sostegno straniero.
Da una costola di queste forze armate nacque l’ “Irgun Zvai Leumi”, (“Organizzazione Militare Nazionale”), la prima organizzazione terroristica della Palestina, attiva dal 1931 al 1948.
L’ “Irgun” considerava l’ “Haganah” troppo moderato e tendente al Socialismo; si ispirava ai principi di Jabotinskij e chiedeva la fine del governatorato britannico, visto come un ostacolo alla creazione dello Stato ebraico.
Secondo i membri dell’Irgun, solo sistematiche e violente rappresaglie armate avrebbero intimorito gli Arabi, e pertanto misero a punto tecniche terroristiche ancora oggi in uso.
Dal 1931 al 1937, l’organizzazione, ancora ristretta numericamente, condusse attacchi sparsi contro obiettivi arabi, ma durante la Grande Rivolta Araba del 1936-1939 attuò una campagna terroristica di vasta scala, che produsse un’escalation di sangue senza precedenti, con rappresaglie indirizzate anche contro i civili: una sessantina di attentati e attacchi, tra cui bombe dentro mercati, caffè, cinema e bus, oltre all’invenzione dei famigerati asini “esplosivi”, (una truce pratica che i Palestinesi hanno quindi imparato dal nemico sulla propria pelle, con buona pace dei media scandalizzati). Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Irgun stipulò una tregua con gli Inglesi, alla quale non aderì una fronda estremistica, il famigerato “Lehi”, meglio noto come “Banda Stern”; secondo questo gruppo il progetto della creazione di uno Stato Palestinese con all’interno una minoranza ebraica previsto dal Libro Bianco britannico era una minaccia peggiore del Nazismo.
Già membro del Partito Sionista Revisionista, Avraham Stern, assieme a Yitzhak Shamir (un nome da tenere bene in mente), colpì duramente soldati, ufficiali e politici britannici, cittadini arabi ed anche Ebrei ritenuti “collaborazionisti”, prendendo persino attivamente contatti con i Nazisti, considerati “persecutori preferibili” ai quali offrire un’alleanza contro il comune nemico inglese in cambio della creazione di uno Stato ebraico totalitario in Palestina.
Nel 1944, l’Irgun, sotto la guida di Menachem Begin (altro nome da ricordare) riprese le ostilità ed, insieme al Lehi di Stern, compì vari attentati e rapimenti in Medioriente ed in Europa.
I due più micidiali furono le bombe al “King David Hotel” di Gerusalemme (91 morti di varie nazionalità, tra cui 17 Ebrei) ed all’ambasciata britannica a Roma, che provocarono la morte di due Italiani.
Due anni dopo, ancora in tandem con il Lehi, attaccò il villaggio arabo di Deir Yassin, provocando 100 vittime e la sua totale evacuazione.
Oltre all’assassinio di Lord Moyne al Cairo, il Lehi fu inoltre responsabile nel 1948 dell’uccisione del Conte Folke Bernadotte, mediatore delle Nazioni Unite, inviato per affrontare la questione dell’assetto territoriale della Palestina dopo la guerra.

Dopo la repressione britannica, i leader dell’Irgun e del Lehi furono amnistiati e le loro organizzazioni militari furono integrate dentro l’Esercito Israeliano; nel 1980, fu addirittura istituita un’apposita “onoreficenza del Lehi” dedicata agli ex membri, gesto che la dice lunga sull’ipocrisia della “condanna al terrorismo” dei recenti governi israeliani.

Abbiamo dunque la risposta a una delle domande iniziali.
Senza nulla togliere alle vittime delle rivolte armate palestinesi, è evidente che, nella storia del conflitto arabo-israeliano, le prime organizzazioni terroristiche capaci di compiere attentati rivendicati contro obiettivi civili sono state fondate da Sionisti ebrei, in particolare dai Sionisti Revisionisti.

6b. Il dopoguerra e la nascita del Likud
Per rispondere alla seconda domanda posta all’inizio, basterà invece seguire la carriera politica di due terroristi sionisti: il capo dell’Irgun, Begin, ed il leader della banda Stern, Shamir.
Già nel 1948, una trentina di intellettuali ebrei tra cui Albert Einstein ed Anna Harendt, preoccupati per la situazione politica di Israele, scrissero un’accorata lettera al “New York Times” in cui accusavano senza mezzi termini Begin ed il suo neonato Partito “Herut” di “fascismo”, “terrorismo” e di “propagandare idee di superiorità razziale”.
Ciononostante, Begin, dopo un periodo all’opposizione parlamentare, diventerà nel 1967 Ministro del Governo di unità nazionale.
Successivamente, fonderà proprio il Likud, il Partito dell’attuale premier Benjamin Netanyahu, con il quale vincerà le elezioni nel 1977 diventando Primo Ministro di Israele.
Nel 1978, riconsegnerà il Sinai agli Egiziani a seguito degli accordi di Camp David, ricevendo il Nobel per la Pace.
Forte di questa “meritata” onorificenza, bombarderà una centrale nucleare irachena, ordinerà l’invasione del Libano nel 1982 ed il suo Ministro della Difesa Ariel Sharon sarà condannato come responsabile del massacro di Sabra e Shatila.
A seguito del protrarsi della guerra in Libano (un disastro che finirà solo nel 2000) e della crisi economica, darà le dimissioni nel 1983 passando le consegne al compagno di attentati e scorribande Shamir.
L’ex terrorista della Banda Stern sarà Primo Ministro per ben due volte, fino al 1992, oltre che leader del partito Likud.
Eccoci dunque ai giorni nostri: l’erede politico di Shamir alla guida del Likud è proprio Benjamin Netanyahu, per la prima volta premier nel 1996.
Il Likud, infatti, è la diretta filiazione ideologica, politica e “dinastica” del Partito Sionista Revisionista e dell’Irgun.

Nel 1943 Shamir si riconosceva in queste affermazioni, pubblicate sul giornale nazionalista “The Front”:
“Né l’etica ebraica né la tradizione ebraica possono escludere il terrorismo come mezzo di combattimento.
Siamo molto lontani dal farci scrupoli morali fino a quando la nostra guerra nazionale va avanti. Abbiamo di fronte a noi il comando della Torah, la cui moralità sorpassa quella di ogni altro corpus giuridico nel mondo:
“Voi li cancellerete fino all’ultimo uomo”.
Siamo particolarmente lontani dal farci scrupoli morali nei riguardi di qualsiasi nemico, il cui degrado morale è qui universalmente riconosciuto”.

Quando è morto, nel 2012, Netanyahu ha voluto rendergli omaggio con queste parole:
“Yitzhak Shamir apparteneva alla generazione di giganti, che hanno fondato lo Stato di Israele, e che hanno lottato per la libertà del popolo ebraico nella propria terra”.
Ha anche citato una sua frase, che mette i brividi:
“Gli Arabi sono gli stessi Arabi, così come il mare è lo stesso mare”, aggiungendo che “aveva compreso verità fondamentali”.

7. Netanyahu e Lieberman
Come se non fosse abbastanza, Netanyahu oggi governa in coalizione con Yisrael Beytenu, il Partito di ultradestra nazionalista guidato dal già vice Primo Ministro Avigdor Liebermann, estremista accusato di perseguire la pulizia etnica dei cittadini arabi israeliani.
Questo Partito, espressione degli immigrati orientali russofoni, è nato a seguito di una scissione dal Likud dovuta all’opposizione al piano di disimpegno ai territori occupati iniziato da Sharon.
È chiaro quindi che, nel corso dei decenni, il sogno ideale (e militare) del “Grande Israele” dei primi Sionisti revisionisti non è mai stato del tutto accantonato, come dimostra la posizione di una forza politica influente come Yisrael Beytenu, oggi al governo.
Tra l’altro, alla luce di ciò, gli scontri e le polemiche dovuti alle condizioni poste da Israele sulla questione del riconoscimento reciproco ufficiale assumono una prospettiva del tutto diversa.
Adesso che il quadro è completo, risulta molto difficile tornare al ritornello “Stato democratico vs terroristi”.
Qualcuno potrebbe, però, avere ancora il coraggio di obiettare che i leader della Destra israeliana nel corso degli anni hanno ormai preso le distanze dal passato e che oggi si riconoscono nell’ordinamento democratico.
La risposta è paradossale quanto triste: purtroppo sì.
Infatti, a giudicare dalle stragi di civili, donne e bambini provocate dall’aviazione, dai carri armati e dal fosforo bianco dell’Esercito Israeliano, ci sarebbe da rimpiangere la dinamite e le pistolettate dei vecchi terroristi sionisti.
Facevano molti meno morti, e tra l’altro un briciolo di etica ce l’avevano: a differenza di Netanyahu, non hanno mai colpito scuole, ospedali o moschee.

Redazione – 11 Agosto 2014

NOTE
[1] http://www.senzasoste.it/speciali/gaza-hamas-likud-e-la-manipolazione-storica-e-linguistica-dei-media .
Essendo il testo in questione tanto interessante quanto lungo, si è deciso di suddividerlo in tre parti.

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GAZA, HAMAS, LIKUD e la manipolazione storica e linguistica dei media (Sec. parte)

fratellanza_musulmana_simbolo
La Prima parte è stata pubblicata ieri:
http://www.valeriobruschini.info/?p=3950 .

3. La Fratellanza musulmana
Quindi la questione non è affatto ideologica, ma politica e di sopravvivenza della Striscia.
Hamas è un braccio della Fratellanza Musulmana
e si porta dietro tutti i conservatorismi, la cultura religiosa e politica di quella parte di Islam politico.
Un Islam politico con cui Europa e Stati Uniti non hanno mai esitato ad avere rapporti quando conveniva e che anzi hanno anche sostenuto durante le Primavere Arabe.
Naturalmente, i Fratelli Musulmani andavano bene, ad esempio, in Siria quando c’era da combattere Assad, ma non in Egitto che è considerato storicamente un protettorato di Usa ed Israele e dove Morsi e la Fratellanza sono stati arrestati e tolti di mezzo con un colpo di stato militare benedetto dall’Occidente.
L’accordo di governo di unità nazionale tra Fatah e Hamas era da leggere proprio alla luce dell’indebolimento politico di Hamas, dopo la caduta forzata di Morsi in Egitto.
Ma ad Israele questo quadro non andava bene. Continua

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GAZA, HAMAS, LIKUD e la manipolazione storica e linguistica dei media

PALESTINIAN-ISRAELI-CONFLICT-GAZA-STADIUM
Pubblichiamo questo testo diviso in 7 paragrafi e scritto a più mani sui motivi politici, economici e geopolitici del massacro che si sta perpetrando a Gaza.
Per arrivare a delle conclusioni abbiamo cercato di ripercorrere la storia e il contesto in cui sono nate le attuali organizzazioni politiche che governano Israele e Striscia di Gaza.
A differenza di come la propaganda occidentale vuole far passare, scoprirete come l’attuale Governo israeliano è diretta filiazione delle peggiori istanze terroristiche ed estremistiche che lo Stato di Israele ha espresso in un secolo di violenze in Medioriente.
Questo testo non ha la velleità né di essere esaustivo della ricca e lunga storia di quella striscia di terra, né di essere un saggio storico o politico.
È solo il risultato di un impegno da parte di persone interne ed esterne alla nostra redazione di mettere insieme le proprie conoscenze e le esperienze dirette e di dare alcuni strumenti di analisi per difendersi dalla manipolazione mediatica.
Tutto ciò anche alla luce del fatto che molti singoli o organizzazioni, che si rifanno ad una tradizione di sinistra e filopalestinese affrontano con timore e superficialità questa situazione di conflitto sfociata in genocidio, finendo per ripetere incoscientemente le manipolazioni e il linguaggio che gli viene propinato quotidianamente dai media principali.
Redazione – 11 Agosto 2014

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Le guerre si combattono con la propaganda e gli slogan.
Finiti gli argomenti per giustificare il massacro palestinese, ora il tormentone è Hamas.
Ma nessuno dice che il Governo israeliano in carica ha una storia fatta di terrorismo ed estremismo quantomeno al pari di Hamas, ma con una sproporzione di forza militare a proprio favore, compreso il possesso della bomba atomica. Continua

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PALESTINA: MAI BANDIERA BIANCA DI FRONTE AI MASSACRI

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Sulla drammatica situazione, che sta vivendo la popolazione di Gaza, sul suo indicibile ed incredibile eroismo, che ricorda quello delle donne e degli uomini di Stalingrado, sulla complessa situazione politica e militare, pubblichiamo questo Comunicato del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina:

” Noi non alzeremo la bandiera bianca – ed il sangue dei martiri di Rafah e Gaza illuminerà la strada verso la liberazione.
Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha salutato con orgoglio l’eroica resistenza militare del popolo palestinese a est di Rafah, che ha portato alla morte di molti soldati ed alla cattura di un ufficiale.
Ha ribadito che i continui crimini sionisti contro il popolo di Gaza, l’ultimo dei quali il massacro di decine di persone a Rafah, non passeranno invano, e che il sangue dei martiri del nostro popolo rimarrà un faro che illumina il nostro cammino verso la liberazione. Continua

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SIETE MAI STATI A GAZA?

index Gaza oggi
Possiamo condurre una discussione anche breve che non sia avvelenata dall’odio?
Possiamo smettere per un attimo di deumanizzare e demonizzare i palestinesi e parlare spassionatamente di giustizia, lasciando da parte il razzismo?
È importante fare almeno un tentativo.

Se non fosse per l’odio, potremmo capire i palestinesi.
Senza di esso, perfino alcune delle richieste di Hamas potrebbero sembrare ragionevoli e giustificate. Una riflessione così razionale condurrebbe qualunque persona decente a conclusioni chiare.
Un dialogo così rivoluzionario potrebbe persino avvicinare la pace, se si può ancora avere l’audacia di usare una parola simile.

Di cosa stiamo parlando?
Di un popolo senza diritti che nel 1948 è stato privato delle sue terre, in parte anche per colpa sua. Nel 1967 è stato privato di altri territori.
Da allora ha sempre vissuto in condizioni che solo pochi popoli hanno dovuto affrontare.
La Cisgiordania è occupata e la Striscia di Gaza è assediata.
Questo popolo cerca di resistere, con le sue poche forze e con metodi a volte sanguinari, come ogni nazione oppressa nella storia ha fatto, incluso Israele.
Ha il diritto di resistere, bisogna ammettere. Continua

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