Genova: la colpa è di Marco Travaglio

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Io confesso ( Marco Travaglio )
Il Fatto Quotidiano, 18 Ottobre 2014

Mi scuso. Mi scuso anzitutto con il supremo governatore Claudio Burlando per aver proditoriamente insinuato che il politico più potente di Genova e della Liguria da 30 anni sia lui, mentre tutti sanno che sono io.

Mi scuso per aver affermato che è stato, nell’ordine: assessore, vicesindaco e sindaco di Genova, poi ministro dei Trasporti, infine governatore della Liguria, mentre avrei dovuto ammettere che tutte quelle cariche le ho ricoperte io.

Mi scuso per avergli attribuito ingiustamente la cementificazione della sua città e della sua regione, il piano casa tutto cemento, l’imboscamento di 8 dei 10 milioni stanziati dallo Stato per l’alluvione del 2010, la piastra di cemento per parcheggi costruita a monte del torrente Fereggiano, il mega-centro commerciale per 5 mila persone in una zona definita dal suo stesso assessore “a rischio di alluvioni” dopo la tragedia del 2011, i porticcioli turistici per impreziosire la costa in tandem col grande Scajola, il blocco dei lavori sul torrente Bisagno non per colpa dell’ex sindaco Sansa né del Tar, ma dalla Regione che non ha fatto nulla dal 2012, mentre è universalmente noto che tutte quelle brutte cose le ho fatte tutte io.

Mi scuso per non aver saputo rispondere in merito all’eventuale deviazione del Fereggiano, come sarebbe stato mio dovere in qualità di ex assessore, ex sindaco, ex ministro, ora governatore.

Mi scuso per aver difeso il buon governo del territorio dell’ex sindaco Adriano Sansa, che anzi deve vergognarsi per aver investito decine di miliardi di lire nel piano di bacino per fiumi e torrenti, per aver risparmiato alla sua città alluvioni per ben 17 anni e soprattutto per non aver ricevuto avvisi di garanzia né mandati di cattura per sé e per la sua giunta. Continua

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Alluvione: per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti

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Scriviamo queste righe con tanta, tantissima rabbia.
Dopo Genova l’alluvione è arrivata in basso Piemonte.
L’emergenza è ancora in corso ad Arquata, Serravalle, Novi, Pozzolo, Gavi.
In molte cittadine della Valle Scrivia l’acqua non è potabile, vi sono decine di frane, strade e linee ferroviarie interrotte, famiglie evacuate, scuole chiuse, cantine, negozi e case invase da acqua e fango.
Le televisioni ci stanno raccontando che la colpa sia delle abbondanti piogge cadute da ieri sera.
Certo, sappiamo quanto è piovuto, ma sappiamo anche che nessuno è stato avvisato dell’imminente pericolo e sappiamo che la colpa non è della natura, ma dell’uomo che non sa convivere con essa.
Quanto cemento è stato usato in questi anni restringendo i normali alvei di rii, ruscelli, torrenti e fiumi?
Quanti soldi sono stati impiegati nella prevenzione e in tante piccole opere utili di messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico? Continua

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