GIDEON LEVY: ISRAELE A GAZA HA FALLITO

index Hamas festeggia
È stata la guerra più brutale mai intrapresa da Israele ed il 26 Agosto si è conclusa esattamente dov’era cominciata.
In mezzo, tra l’inizio e la fine, c’è un numero incalcolabile di ferite. Quelle dei Palestinesi sanguinano di più, ma quelle degli Israeliani sono più profonde.
La guerra dei cinquanta giorni è finita senza vincitori, ma ieri notte a Gaza si festeggiava (in un certo senso a ragione).
Non c’è stata giustizia in questa guerra.
Entrambi gli schieramenti hanno commesso crimini orribili.
In ogni caso il primo insegnamento del conflitto non va dimenticato: il potere (militare) ha i suoi limiti.
Le nostre bombe intelligenti e le nostre centinaia di aerei non ci hanno aiutato.
Non hanno vinto la guerra e non avrebbero mai potuto vincerla.
Come ha scritto l’analista palestinese Mouin Rabbani sulla sua pagina Facebook:
“Quando un esercito arriva al punto di distruggere condominii in serie come se fosse un ingegnere comunale non può più essere definito un esercito credibile”. Continua

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ISRAELE ED IL SUO TERRORISMO: STORIA

begin
Questo articolo costituisce la terza ed ultima parte del testo: “Gaza, Hamas, Likud e la manipolazione storica e linguistica dei media”, che, data la sua lunghezza, è stato diviso in tre parti.
La prima: http://www.valeriobruschini.info/?p=3950;
la seconda: http://www.valeriobruschini.info/?p=3957 .
6. Israele e terrorismo: storia
Ma se sulle nefandezze di Hamas ci bombardano ogni giorno, nessuno ci parla mai del Governo israeliano in carica, del suo Primo Ministro, del suo Partito (il Likud) e del suo alleato Lieberman. Ogni giorno, il Governo israeliano usa di fronte all’opinione pubblica mondiale un solo pretesto, per motivare il massacro quotidiano di civili palestinesi: la necessità di colpire una ”organizzazione terroristica”.
Questo mantra, amplificato dai media e dalle diplomazie internazionali, impone nel dibattito pubblico una sola raffigurazione dei due attori contrapposti: da una parte, il Governo democratico di uno Stato di diritto e, dall’altra, un regime autoritario retto da un gruppo fondamentalista, che ricorre agli attentati.
Questa visione univoca, che rimuove a priori ogni contestualizzazione, determina anche il piano del discorso di chi si schiera con il popolo palestinese per un sacrosanto senso di giustizia e umanità, ma spesso con poca cognizione storico-politica del conflitto.
Eppure basterebbero due semplici domande per aprire una voragine in questa fragile impalcatura mediatica: qual è la prima organizzazione terroristica, che ha compiuto attentati rivendicati in Palestina?
Chi sono oggi gli eredi politici di questi soggetti?

6a. Il terrorismo tra le due Guerre Mondiali
Per rispondere alla prima domanda bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al 1923. In quest’anno, l’Ebreo russo Vladimir Jabotinskij, veterano dell’Esercito Imperiale Britannico ed organizzatore di milizie di autodifesa ebraiche durante i Pogrom, scrive “la Muraglia d’Acciaio”, dando origine al movimento sionista revisionista, una fazione minoritaria in rottura con l’Organizzazione Sionista Mondiale.
Il Partito Sionista Revisionista, destrorso, nazionalista, antisocialista ed anticomunista, ha le idee molto chiare: lo scontro con gli Arabi è inevitabile, quindi i Sionisti, organizzati in una Legione Ebraica sotto l’egida britannica, devono conquistare militarmente tutto il territorio tra le due rive del Giordano, per creare uno Stato ebraico molto più esteso dell’odierna Israele.
Naturalmente, nel progetto sionista revisionista originale non c’era alcuno spazio “geografico” per una nazione palestinese ed, addirittura, neanche per la Giordania.
Qui, la cronologia è importante: questo piano ideale (e militare) noto come “Grande Israele” è concepito già a partire dal 1925.
Per avere un’idea dello sfondo culturale di questi gruppi politici, aspramente criticati ed osteggiati anche dal resto del Sionismo, è sufficiente citare una circolare dei revisionisti italiani, datata 1929: “Ci hanno chiamato i Fascisti del Sionismo. E sia.
Voglia il Signore che la nostra opera sia così provvida per le sorti d’Israele risorgente come lo è stata e lo è quella del Fascismo per l’Italia”.
Del resto, lo stesso Jabotinskij aveva allacciato rapporti con Mussolini, possibile alleato contro i Britannici che l’avevano esiliato dalla Palestina.
Frutto di questa collaborazione sarà, nel 1934, la nascita a Civitavecchia della Marina di Israele, avvenuta solo quattro anni prima della promulgazioni delle leggi razziali antisemite in Italia.

Dopo i sanguinosi moti arabi anti-ebraici del 1929, l’ “Haganah”, nata come milizia volontaria di difesa, si trasformò in un vero e proprio esercito armato ed efficiente, grazie anche al sostegno straniero.
Da una costola di queste forze armate nacque l’ “Irgun Zvai Leumi”, (“Organizzazione Militare Nazionale”), la prima organizzazione terroristica della Palestina, attiva dal 1931 al 1948.
L’ “Irgun” considerava l’ “Haganah” troppo moderato e tendente al Socialismo; si ispirava ai principi di Jabotinskij e chiedeva la fine del governatorato britannico, visto come un ostacolo alla creazione dello Stato ebraico.
Secondo i membri dell’Irgun, solo sistematiche e violente rappresaglie armate avrebbero intimorito gli Arabi, e pertanto misero a punto tecniche terroristiche ancora oggi in uso.
Dal 1931 al 1937, l’organizzazione, ancora ristretta numericamente, condusse attacchi sparsi contro obiettivi arabi, ma durante la Grande Rivolta Araba del 1936-1939 attuò una campagna terroristica di vasta scala, che produsse un’escalation di sangue senza precedenti, con rappresaglie indirizzate anche contro i civili: una sessantina di attentati e attacchi, tra cui bombe dentro mercati, caffè, cinema e bus, oltre all’invenzione dei famigerati asini “esplosivi”, (una truce pratica che i Palestinesi hanno quindi imparato dal nemico sulla propria pelle, con buona pace dei media scandalizzati). Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’Irgun stipulò una tregua con gli Inglesi, alla quale non aderì una fronda estremistica, il famigerato “Lehi”, meglio noto come “Banda Stern”; secondo questo gruppo il progetto della creazione di uno Stato Palestinese con all’interno una minoranza ebraica previsto dal Libro Bianco britannico era una minaccia peggiore del Nazismo.
Già membro del Partito Sionista Revisionista, Avraham Stern, assieme a Yitzhak Shamir (un nome da tenere bene in mente), colpì duramente soldati, ufficiali e politici britannici, cittadini arabi ed anche Ebrei ritenuti “collaborazionisti”, prendendo persino attivamente contatti con i Nazisti, considerati “persecutori preferibili” ai quali offrire un’alleanza contro il comune nemico inglese in cambio della creazione di uno Stato ebraico totalitario in Palestina.
Nel 1944, l’Irgun, sotto la guida di Menachem Begin (altro nome da ricordare) riprese le ostilità ed, insieme al Lehi di Stern, compì vari attentati e rapimenti in Medioriente ed in Europa.
I due più micidiali furono le bombe al “King David Hotel” di Gerusalemme (91 morti di varie nazionalità, tra cui 17 Ebrei) ed all’ambasciata britannica a Roma, che provocarono la morte di due Italiani.
Due anni dopo, ancora in tandem con il Lehi, attaccò il villaggio arabo di Deir Yassin, provocando 100 vittime e la sua totale evacuazione.
Oltre all’assassinio di Lord Moyne al Cairo, il Lehi fu inoltre responsabile nel 1948 dell’uccisione del Conte Folke Bernadotte, mediatore delle Nazioni Unite, inviato per affrontare la questione dell’assetto territoriale della Palestina dopo la guerra.

Dopo la repressione britannica, i leader dell’Irgun e del Lehi furono amnistiati e le loro organizzazioni militari furono integrate dentro l’Esercito Israeliano; nel 1980, fu addirittura istituita un’apposita “onoreficenza del Lehi” dedicata agli ex membri, gesto che la dice lunga sull’ipocrisia della “condanna al terrorismo” dei recenti governi israeliani.

Abbiamo dunque la risposta a una delle domande iniziali.
Senza nulla togliere alle vittime delle rivolte armate palestinesi, è evidente che, nella storia del conflitto arabo-israeliano, le prime organizzazioni terroristiche capaci di compiere attentati rivendicati contro obiettivi civili sono state fondate da Sionisti ebrei, in particolare dai Sionisti Revisionisti.

6b. Il dopoguerra e la nascita del Likud
Per rispondere alla seconda domanda posta all’inizio, basterà invece seguire la carriera politica di due terroristi sionisti: il capo dell’Irgun, Begin, ed il leader della banda Stern, Shamir.
Già nel 1948, una trentina di intellettuali ebrei tra cui Albert Einstein ed Anna Harendt, preoccupati per la situazione politica di Israele, scrissero un’accorata lettera al “New York Times” in cui accusavano senza mezzi termini Begin ed il suo neonato Partito “Herut” di “fascismo”, “terrorismo” e di “propagandare idee di superiorità razziale”.
Ciononostante, Begin, dopo un periodo all’opposizione parlamentare, diventerà nel 1967 Ministro del Governo di unità nazionale.
Successivamente, fonderà proprio il Likud, il Partito dell’attuale premier Benjamin Netanyahu, con il quale vincerà le elezioni nel 1977 diventando Primo Ministro di Israele.
Nel 1978, riconsegnerà il Sinai agli Egiziani a seguito degli accordi di Camp David, ricevendo il Nobel per la Pace.
Forte di questa “meritata” onorificenza, bombarderà una centrale nucleare irachena, ordinerà l’invasione del Libano nel 1982 ed il suo Ministro della Difesa Ariel Sharon sarà condannato come responsabile del massacro di Sabra e Shatila.
A seguito del protrarsi della guerra in Libano (un disastro che finirà solo nel 2000) e della crisi economica, darà le dimissioni nel 1983 passando le consegne al compagno di attentati e scorribande Shamir.
L’ex terrorista della Banda Stern sarà Primo Ministro per ben due volte, fino al 1992, oltre che leader del partito Likud.
Eccoci dunque ai giorni nostri: l’erede politico di Shamir alla guida del Likud è proprio Benjamin Netanyahu, per la prima volta premier nel 1996.
Il Likud, infatti, è la diretta filiazione ideologica, politica e “dinastica” del Partito Sionista Revisionista e dell’Irgun.

Nel 1943 Shamir si riconosceva in queste affermazioni, pubblicate sul giornale nazionalista “The Front”:
“Né l’etica ebraica né la tradizione ebraica possono escludere il terrorismo come mezzo di combattimento.
Siamo molto lontani dal farci scrupoli morali fino a quando la nostra guerra nazionale va avanti. Abbiamo di fronte a noi il comando della Torah, la cui moralità sorpassa quella di ogni altro corpus giuridico nel mondo:
“Voi li cancellerete fino all’ultimo uomo”.
Siamo particolarmente lontani dal farci scrupoli morali nei riguardi di qualsiasi nemico, il cui degrado morale è qui universalmente riconosciuto”.

Quando è morto, nel 2012, Netanyahu ha voluto rendergli omaggio con queste parole:
“Yitzhak Shamir apparteneva alla generazione di giganti, che hanno fondato lo Stato di Israele, e che hanno lottato per la libertà del popolo ebraico nella propria terra”.
Ha anche citato una sua frase, che mette i brividi:
“Gli Arabi sono gli stessi Arabi, così come il mare è lo stesso mare”, aggiungendo che “aveva compreso verità fondamentali”.

7. Netanyahu e Lieberman
Come se non fosse abbastanza, Netanyahu oggi governa in coalizione con Yisrael Beytenu, il Partito di ultradestra nazionalista guidato dal già vice Primo Ministro Avigdor Liebermann, estremista accusato di perseguire la pulizia etnica dei cittadini arabi israeliani.
Questo Partito, espressione degli immigrati orientali russofoni, è nato a seguito di una scissione dal Likud dovuta all’opposizione al piano di disimpegno ai territori occupati iniziato da Sharon.
È chiaro quindi che, nel corso dei decenni, il sogno ideale (e militare) del “Grande Israele” dei primi Sionisti revisionisti non è mai stato del tutto accantonato, come dimostra la posizione di una forza politica influente come Yisrael Beytenu, oggi al governo.
Tra l’altro, alla luce di ciò, gli scontri e le polemiche dovuti alle condizioni poste da Israele sulla questione del riconoscimento reciproco ufficiale assumono una prospettiva del tutto diversa.
Adesso che il quadro è completo, risulta molto difficile tornare al ritornello “Stato democratico vs terroristi”.
Qualcuno potrebbe, però, avere ancora il coraggio di obiettare che i leader della Destra israeliana nel corso degli anni hanno ormai preso le distanze dal passato e che oggi si riconoscono nell’ordinamento democratico.
La risposta è paradossale quanto triste: purtroppo sì.
Infatti, a giudicare dalle stragi di civili, donne e bambini provocate dall’aviazione, dai carri armati e dal fosforo bianco dell’Esercito Israeliano, ci sarebbe da rimpiangere la dinamite e le pistolettate dei vecchi terroristi sionisti.
Facevano molti meno morti, e tra l’altro un briciolo di etica ce l’avevano: a differenza di Netanyahu, non hanno mai colpito scuole, ospedali o moschee.

Redazione – 11 Agosto 2014

NOTE
[1] http://www.senzasoste.it/speciali/gaza-hamas-likud-e-la-manipolazione-storica-e-linguistica-dei-media .
Essendo il testo in questione tanto interessante quanto lungo, si è deciso di suddividerlo in tre parti.

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GAZA, HAMAS, LIKUD e la manipolazione storica e linguistica dei media (Sec. parte)

fratellanza_musulmana_simbolo
La Prima parte è stata pubblicata ieri:
http://www.valeriobruschini.info/?p=3950 .

3. La Fratellanza musulmana
Quindi la questione non è affatto ideologica, ma politica e di sopravvivenza della Striscia.
Hamas è un braccio della Fratellanza Musulmana
e si porta dietro tutti i conservatorismi, la cultura religiosa e politica di quella parte di Islam politico.
Un Islam politico con cui Europa e Stati Uniti non hanno mai esitato ad avere rapporti quando conveniva e che anzi hanno anche sostenuto durante le Primavere Arabe.
Naturalmente, i Fratelli Musulmani andavano bene, ad esempio, in Siria quando c’era da combattere Assad, ma non in Egitto che è considerato storicamente un protettorato di Usa ed Israele e dove Morsi e la Fratellanza sono stati arrestati e tolti di mezzo con un colpo di stato militare benedetto dall’Occidente.
L’accordo di governo di unità nazionale tra Fatah e Hamas era da leggere proprio alla luce dell’indebolimento politico di Hamas, dopo la caduta forzata di Morsi in Egitto.
Ma ad Israele questo quadro non andava bene. Continua

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GAZA, HAMAS, LIKUD e la manipolazione storica e linguistica dei media

PALESTINIAN-ISRAELI-CONFLICT-GAZA-STADIUM
Pubblichiamo questo testo diviso in 7 paragrafi e scritto a più mani sui motivi politici, economici e geopolitici del massacro che si sta perpetrando a Gaza.
Per arrivare a delle conclusioni abbiamo cercato di ripercorrere la storia e il contesto in cui sono nate le attuali organizzazioni politiche che governano Israele e Striscia di Gaza.
A differenza di come la propaganda occidentale vuole far passare, scoprirete come l’attuale Governo israeliano è diretta filiazione delle peggiori istanze terroristiche ed estremistiche che lo Stato di Israele ha espresso in un secolo di violenze in Medioriente.
Questo testo non ha la velleità né di essere esaustivo della ricca e lunga storia di quella striscia di terra, né di essere un saggio storico o politico.
È solo il risultato di un impegno da parte di persone interne ed esterne alla nostra redazione di mettere insieme le proprie conoscenze e le esperienze dirette e di dare alcuni strumenti di analisi per difendersi dalla manipolazione mediatica.
Tutto ciò anche alla luce del fatto che molti singoli o organizzazioni, che si rifanno ad una tradizione di sinistra e filopalestinese affrontano con timore e superficialità questa situazione di conflitto sfociata in genocidio, finendo per ripetere incoscientemente le manipolazioni e il linguaggio che gli viene propinato quotidianamente dai media principali.
Redazione – 11 Agosto 2014

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Le guerre si combattono con la propaganda e gli slogan.
Finiti gli argomenti per giustificare il massacro palestinese, ora il tormentone è Hamas.
Ma nessuno dice che il Governo israeliano in carica ha una storia fatta di terrorismo ed estremismo quantomeno al pari di Hamas, ma con una sproporzione di forza militare a proprio favore, compreso il possesso della bomba atomica. Continua

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