LA SANTA INQUISIZIONE DELLA RELIGIONE “DELL’AMORE” (Sesta Parte)

1) La spartizione del bottino costituì per secoli motivo di scontri continui tra i protagonisti: il papa, i vescovi e gli inquisitori tendevano ad accaparrarsi, ognuno per sé, la gran parte del frutto delle estorsioni per cui le dispute e le cause furono continue.
Una regola era stata ideata per cui ognuna delle tre parti in causa doveva avere un terzo, ma la pratica tendeva a favorire l’accaparramento e le borse degli inquisitori, gli operatori sul campo, erano sempre le prime ad essere colmate.
L’inflessibile crudeltà della Chiesa puniva con il sangue e con il furto: si incoraggiava sistematicamente a spiare, pedinare, denunciare, si assecondavano i più orribili sentimenti, la vendetta, l’invidia.
Così, nei confronti dei genitori accusati di eresia erano eliminati tutti i doveri familiari: i figli perdevano ogni diritto ereditario se non acconsentivano a denunciare i genitori, non era permesso loro di ereditare neanche un denaro: così si esprimeva il canonista Paolo Ghirlanduo nel commento al decretale di Innocenzo III :
“Devono continuare a vegetare in povertà e miseria (debent semper in miseria et egestate sordescere), non deve restare loro nient’altro che la nuda vita che viene lasciata loro per misericordia: devono trovarsi a questo mondo in una condizione tale che la vita diventi per loro una pena e la morte un conforto”[1]. Continua

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LA SANTA INQUISIZIONE DELLA RELIGIONE “DELL’AMORE” (Quinta Parte)

I necessari  “Mezzi economici”.

Mentre il popolo, la massa dei cristiani, sprofondava ovunque in smisurata povertà, tanto i domenicani quanto i francescani si arricchivano grazie ai loro affari sanguinari, corrompendo i colpevoli, ricattando gli innocenti [1].
Il sistema di corruzioni, estorsioni ed espropri sviluppò un settore di affari, che prosperò per secoli con moltissime persone coinvolte, loro malgrado, in una ragnatela di persecuzioni a scopo di sfruttamento. Continua

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LA SANTA INQUISIZIONE DELLA RELIGIONE “DELL’AMORE” (Quarta Parte)

1) L’inquisizione romana e spagnola
La repressione delle eresie e il controllo dell’ortodossia divenne la principale preoccupazione dei papi nel periodo del contrasto alla diffusione delle idee protestanti. L’Inquisizione Romana fu ufficialmente decretata da Paolo III con la bolla “Licet ab initio” del 1542 con estensione della propria competenza territoriale all’Italia centrale e settentrionale, in quanto nella Spagna esisteva già l’Inquisizione “nazionale” dal 1478 ed in Portogallo dal 1536, mentre in Francia una vera Inquisizione fu sostituita da una Chambre Ardente istituita da Francesco I nel 1535.
Nel regno di Napoli, la competenza  inquisitoriale fu demandata ai vescovi, mentre Sicilia e Sardegna rientravano nella competenza dell’Inquisizione spagnola. I papi, che maggiormente si distinsero nell’azione di sostegno dell’Inquisizione, furono Paolo IV (Gian Pietro Carafa – 1555-1559), già capo della Congregazione del Santo Uffizio al tempo di Paolo III, (Alessandro Farnese – 1534-49)  e Pio V ( Antonio Ghislieri – 1566-72), che si era già distinto per la strage dei Valdesi di Calabria da lui diretta e ordinata nel 1561.
La Chiesa lo considera un papa di rilievo, perché cercò di riportare il clero a costumi di vita più austeri dopo il dilagare del malcostume, che contraddiceva le gerarchie e che aveva dato la stura alla rivolta di Lutero, ma ritiene ininfluenti e si disinteressa completamente dei crimini da lui ordinati e della ferocia che contraddistinse tutta la sua attività,
Egli ordinò il rogo per gli adulteri e per gli omosessuali; fece impiccare Niccolò Franco l’11 Marzo 1570 e fece bruciare Pietro Carnesecchi e il poeta Aonio Paleario, alla cui morte risuonò la famosa pasquinata:
“Quasi che fosse inverno – brucia cristiani Pio siccome legna – per avvezzarsi al fuoco dell’inferno”.
Rimase celebre anche per la lettera da lui inviata al re di Spagna Filippo II nel 1570 :
“Riconciliarsi mai; non mai pietà; sterminate chi si sottomette e sterminate chi resiste; perseguitate ad oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a fuoco e sangue purché sia vendicato il Signore”.
Questo individuo è ritenuto santo dalla Chiesa Cattolica e venerato il 30 Aprile di ogni anno.
Negli anni successivi si ebbe un ulteriore ampliamento della competenza delle corti inquisitoriali, che finirono per interessarsi direttamente anche di bestemmie, sodomia, bigamia, adulterio e dei reati tipici del clero, come il crimen sollecitationis, ovvero l’abitudine dei preti di concedere alle donne l’assoluzione confessionale solo in cambio di prestazioni sessuali. Continua

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LA SANTA INQUISIZIONE DELLA RELIGIONE “DELL’AMORE” (Terza Parte)

1) Le prigioni

l tribunale dell’ Inquisizione era aperto da una invocazione allo Spirito Santo e da una preghiera alla misericordia di Dio ed accanto al cavalletto per la tortura pendeva un grosso crocifisso.
Alla vittima non era concessa alcuna forma di difesa o di tutela legale; al contrario, durante l’inchiesta, nei confronti degli accusati erano consentiti espressamente tutti i mezzi atti a trarli in inganno.
La Chiesa utilizzava anche scritti anonimi, senza trascurare di esortare direttamente alla delazione.
I figli, che non avessero denunciato i genitori eretici, dovevano essere certi della perdita del patrimonio.
Gli “eretici” che si dichiaravano pentiti venivano condannati a punizioni quali il digiuno, il pellegrinaggio, il pagamento di ammende in denaro e spesso per anni dovevano portare sugli abiti segni di riconoscimento, usanza che la Chiesa, secoli prima dei nazisti, aveva già utilizzato con gli Ebrei.
Le autorità civili erano chiamate ad eseguire senza porre alcun ostacolo le sentenze di morte: si raccomandava loro di avere pietà e di trattare i condannati con misericordia, ma le si scomunicava se la sentenza non veniva eseguita: insuperabile alchimia ipocrita, che serviva a salvare la faccia dei veri assassini, che potevano considerarsi innocenti della morte dei condannati.

Le prigioni erano luoghi di un orrore inimmaginabile, strette e buie, prive di qualunque illuminazione, piene di immondizie e di fetore, dove i “colpevoli” scontavano una pena peggiore della rapida morte sul rogo, spesso per lunghi anni senza essere né condannati né assolti.
Così, un uomo chiamato Wilhelm Salavert , interrogato la prima vota il 24 febbraio del 1300, fu condannato il 30 settembre 1319, dopo diciannove anni di sofferenze ed, a Tolosa, una donna fu perdonata e condannata a portare la croce dopo aver trascorso trentatré anni nella prigione locale.
Le vittime erano stipate a mucchi in uno spazio angusto, in buchi putridi e maleodoranti, in ambienti generalmente sotterranei, non di rado incatenate al muro, nutrite a stento a pane e acqua, spesso per anni e per tutta la vita, dove si consumavano finché impazzivano o morivano di stenti e di malattie infettive. Continua

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LA SANTA INQUISIZIONE DELLA RELIGIONE “DELL’AMORE” (Seconda Parte)

1) Il papa aveva ordinato che i notai o gli avvocati che assistevano o pretendevano di difendere gli eretici perdessero la loro carica e fossero a loro volta sospettati di eresia: le “ Gesta Treverorum” ci narrano che nessuno osava intercedere per gli accusati nel timore di essere a sua volta accusato di complicità in quanto il papa aveva ordinato per loro le stesse pene che per gli eretici.
Le eroiche gesta di Corrado cessarono quando si spinse troppo in avanti tentando di perseguitare i conti di Sayn, Solms e la contessa Looz: fu ucciso in un agguato sulla via di Magonza il 30 Luglio 1233.
La sua morte provocò lo sgomento del pontefice :
“ Voi, principi della Chiesa di Germania, com’è che non piangete e vi lamentate per il crudele assassinio di Corrado, servo della luce e guida della sposa di Gesù Cristo, un uomo di perfetta virtù e un araldo della fede cristiana il cui assassino non potrà mai essere punito a sufficienza?” [1].
La criminale follia papale fu teologicamente sostenuta ed avallata dal grande Tommaso d’Aquino, che così si esprimeva:
“Per quanto riguarda gli eretici, questi si sono resi colpevoli di un peccato, che giustifica il fatto che essi non solo vengano estromessi dalla chiesa  attraverso la scomunica, ma anche allontanati da questo mondo per mezzo della pena di morte.
Gli eretici, immediatamente dopo la dimostrazione della loro eresia, possono non solo essere espulsi dalla comunità ecclesiastica, ma anche lecitamente giustiziati” [2]. Continua

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LA SANTA INQUISIZIONE DELLA RELIGIONE “DELL’AMORE” (Prima Parte)

Le origini

1) Il diritto di usare la violenza in questioni di fede e la pretesa di piegare le autorità statali nell’opera di distruzione dell’eresia, vista dal punto di vista cattolico, deriva concettualmente e teologicamente da Agostino.
Costui non esita a utilizzare il passo di Luca 14,23 nel famoso brano evangelico:
Ritieni che nessuno debba essere costretto alla giustizia quando tu leggi come il padrone di casa parlò ai suoi servitori:
“Chiunque troviate invitatelo ad entrare””,
traducendo quell’ “invito” ad entrare in un “ordine imperativo” ( cogite intrare) per cui chiunque non accetti di entrare nell’ovile e piegarsi ai dettami della Chiesa deve esserci costretto con la violenza ed, in caso contrario, eliminato.
Il vescovo di Ippona utilizzò questo suo cristianissimo messaggio nella lotta contro i Donatisti, riuscendo a presentare  la punizione degli eretici addirittura come opera di misericordia: anzi, chi punisce più severamente mostra un amore più grande [1].  Continua

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