L’Italia in guerra #NoAlleVostreGuerre. Pacifisti, dove siete?

L’Italia bombarderà l’Iraq in funzione anti Isis.
È  un’azione di guerra e come tale dovrebbe essere discussa ed approvata dal Parlamento, non in modo autonomo da un Governo prono alla Nato.
Vale la pena di ricordare che, solo qualche giorno fa, i caccia della Nato hanno bombardato per più di mezz’ora il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere a Kunduz City: sono state uccise oltre venti persone tra cui tre bambini.
Secondo Medici senza frontiere (Msf), ci sono tra le vittime: otto infermieri, tre medici, sei guardie di sicurezza ed un farmacista. Continua

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ISIS: la furia devastatrice e la strategia di pulizia etnica e culturale.

Il mese scorso l’Isis ha compiuto l’ennesimo orribile atto, uccidendo Khaled al-Asaad, un grande archeologo che aveva dedicato gran parte della sua vita alla città di Palmyra.

Il terribile evento rilancia ancora una volta la dichiarazione di guerra dell’Isis contro il ricco patrimonio archeologico di questi luoghi.
Lo Stato Islamico si autoproclama legittimo erede di Abramo e Muhammed, visti come i profeti, che, nella Storia, hanno saputo lottare contro gli idoli e distruggerli.
Ed i bulldozer dell’Isis non risparmiano nessuno: l’ideologia, oltre al Cristianesimo ed al Giudaismo, disprezza anche le altre varianti dell’Islam, altresì definite il ‘nemico vicino’, caratterizzato da tutti i Musulmani che non appartengono alla categoria dei Salafiti musulmani sunniti, motivo per cui, a rischio sono anche luoghi di culto sciiti, sufi e persino santuari sunniti. Continua

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Il Sultano Erdogan vuole farsi Califfo. Vi riuscirà?

1) Pur non condividendo alcune considerazioni dell’autore, penso che Cucchi svolga un’analisi approfondita e di ampio respiro delle reali motivazioni della “svolta”, impressa recentemente da Erdogan alla politica estera ed interna della Turchia.
Tenendo conto anche dell’opera di mistificazione dei mass media nostrani, soprattutto quelli televisivi, mi sembra essere “cosa buona e giusta” contribuire alla diffusione di questo articolo.  Continua

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Il crociato Gentiloni

Gentiloni
Gentiloni ci prova di nuovo. In Libia ci vuole proprio andare, ma il Mondo è grande e si può sempre mandare soldati anche altrove, ad esempio in Nigeria …

A proposito di un’intervista del Ministro degli Esteri

A Febbraio, dopo il suo “siamo pronti a combattere” in Libia, si era beccato del “crociato” da “al Bayan”, la radio del Califfato che trasmette da Mosul. Continua

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Medio Oriente in fiamme: alcune coordinate fondamentali

Medio Oriente
Breve premessa. Mentre scrivevamo questo articolo – dedicato ai tanti sviluppi di quella che chiamiamo Grande Guerra Mediorientale – è arrivata la notizia dell’accordo di Losanna sul nucleare iraniano.
Un fatto che potrebbe avere conseguenze geopolitiche di primaria importanza ed un impatto non secondario sui diversi fronti di questa stessa guerra.
Su questo torneremo a breve con un articolo specifico. Continua

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LA PETROGUERRA CONTRO LA RUSSIA *

Bravi!
Da parte dei commentatori economici è stato dato scarso rilievo all’anomalia costituita dal brusco calo dei prezzi del petrolio in presenza di una guerra in Medio Oriente.
A riguardo non vi sono infatti precedenti storici, dato che in passato la conflittualità medio-orientale è stata sempre strumentalizzata – e fomentata – per favorire impennate dei prezzi del petrolio.
La Guerra del Kippur del 1973 e la Guerra del Golfo del 1991 rappresentano i due casi più noti a riguardo.
Alla guerra in Medio Oriente si aggiunge la crisi ucraina, che interessa direttamente le vie di approvvigionamento di una materia prima come il gas; una circostanza che in passato non avrebbe mancato di spingere al rialzo i prezzi della materia prima che è diretta concorrente del gas, cioè il petrolio. Continua

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Primavera in Kurdistan (video)

Il regista Stefano Savona raggiunge il nord dell’Iraq poco dopo la caduta del regime di Saddam Hussein.
Se per i Curdi dell’Iraq è iniziata una nuova era, la lotta per il riconoscimento dell’identità del popolo curdo in Turchia entra in una fase ancora più difficile.
Il regista intraprende un viaggio lungo un mese insieme ad un’unità di combattenti del PKK, per raggiungere il confine con la Turchia.
Durante il viaggio, fatto di lunghe marce tra panorami meravigliosi ed incontaminati di montagna, il gruppo passerà qualche giorno in un campo femminile nel quale si preparano le combattenti alla lotta per la libertà e si educano gli uomini a una mascolinità rispettosa del ruolo femminile nella società.
Raggiunto il confine, i guerriglieri vanno incontro alla loro guerra ed, in molti casi, alla morte.
L’intero viaggio è narrato dal punto di vista di Akif, curdo figlio di emigrati in Germania, che ha lasciato l’Europa, per ricercare le proprie origini e lottare per il suo popolo.

Fonte: http://ildocumento.it/diritti-umani/primavera-in-kurdistan.html.

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Nuovo intervento militare dell’Italia in Iraq. Tutti tacciono, tranne il M5S

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Comunicato No War sul nuovo intervento militare dell’Italia in Iraq

1) La Rete No War condanna nel modo più fermo l’inizio di una nuova avventura militare, che il Governo Renzi intende attuare in spregio all’Articolo 11 della nostra Costituzione ed – al solito – senza consultare il Parlamento, né le Commissioni parlamentari.

L’invio in Iraq di una squadriglia di aerei da combattimento, come i Tornado, fa entrare l’Italia di  nuovo in guerra dopo quella contro la Libia e quella ancora in corso in Afghanistan.

Inoltre assai ambigue ed oscure risultano essere le reali finalità di questa guerra.
La motivazione ufficiale è quella di partecipare ad una coalizione, che combatte l’ISIS, coalizione di cui, però, fanno parte Stati, come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli USA, che hanno in passato creato e finanziato l’ISIS ed altre formazioni estremiste e terroristiche, o che continuano a finanziare e sostenere tali formazioni, apertamente come la Turchia, o sotto banco come l’Arabia Saudita. Continua

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CRONACHE DEL VIAGGIO DELLA DELEGAZIONE ITALIANA NELLE TERRE DEI DUE FIUMI

video
Ankawa Mall doveva essere un centro commerciale: oggi, i lavori si sono fermati, c’è solo lo scheletro, tra pilastri, muri divisori ed arcate incomplete.
Qui sono arrivati da pochi giorni i profughi cristiani di Mosul e di Karakosh, sfuggiti alle bande nere dell’ISIS: 250 famiglie, per un totale di 1.100 persone.
Sono gli attuali abitanti di Ankawa Mall.
Il campo che stiamo visitando è stato allestito dall’UNHCR, ma la situazione appare subito disastrosa.
La gente sta stipata in box, ricovero per una famiglia di almeno dieci persone; nuclei famigliari inferiori, devono dividersi il box. Continua

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Video e foto dal Kurdistan iracheno

Scarica il video

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IL MONDO VA PAZZO PER IL MEDIO ORIENTE IN PEZZI (Terza parte)

Peshmerga-Tanks
Prima parte

Seconda Parte
Le cause piú immediate dell’ultima emergenza vanno ricercate da una parte nella guerra in Siria, un Paese di minoranze che ha finito per perdere il suo precario equilibrio, dall’altra nella frattura irreversibile fra le diverse comunità di un paese composito come l’Iraq.
La frattura Sunniti-Sciiti dentro l’Islam ha una forte rilevanza, anche se la religione nasconde o mistifica divisioni, che poggiano su ragioni politiche e sociali: identità e ruoli nella società e quindi le chances di accedere al potere e alla ricchezza, o ai collegamenti internazionali giusti.
La Siria ha una maggioranza sunnita, ma, da cinquant’anni, il potere è monopolizzato dal clan degli Assad, esponenti della comunità alawita, che si fa rientrare nell’universo sciita.
L’Iraq ha una maggioranza sciita, ma per tutto il periodo di predominio del Baath, e personalmente di Saddam Hussein, al potere ci sono stati i Sunniti, presi di mira dagli Americani come il nemico da debellare a costo di stravolgere tutte le istituzioni dello Stato, dal Governo all’esercito ed alla pubblica amministrazione. Continua

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GLI YAZIDI INCONTRANO LA DELEGAZIONE ITALIANA IN IRAQ

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In Iraq, gli Yazidi, (o Ezidi come amano farsi chiamare in lingua curda), prima dell’arrivo di ISIS erano circa 600 mila, di questi circa 400 mila vivevano tra i monti del Gebel Singiār, la zona a confine con la Siria, flagellata da ISIS, e dalla quale, anche grazie al PKK, è stato creato un corridoio di fuga verso le altre zone di stanza degli Yazidi, quelle di Sexān (o Shaykhān) e Dohuk (nord-ovest del Paese, a 50 km da Mousul), dove, prima dell’arrivo dei profughi, vivevano, in circa 200 mila.

La nostra Delegazione è stata a Sexān (o Shaykhān), una città di circa 14000 abitanti, dove vivono 6000 yazidi che finora fortunatamente non sono stati attaccati da ISIS; pertanto, vi hanno trovato scampo altri 4000 Yazidi in fuga da ISIS, che hanno camminato per 10 giorni a piedi.
Gli Yazidi sono una comunità molto chiusa; sono loro proscritti i matrimoni interreligiosi, e sono coperti da un alone di segretezza, essendo vietato rivelare all’esterno le Sacre Scritture. Continua

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Italiani in Iraq: LA PAROLA ALLE/ AI KURDE/ I

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2° Report dal Sud Kurdistan: Incontro con il partito BDP di Hewler (Erbil); 12 Ottobre  2014.

Incontriamo due dirigenti del Bdp di Hewler nella loro sede, una villetta defilata di Hewler, circondata da un muretto con giardino.
Ci fanno accomodare all’aperto intorno ad un tavolo con una tazzina di immancabile cay.
Ci spiegano che sono presenti in questa città, capitale del Kurdistan iracheno, con un ufficio di rappresentanza, da due anni.

In una realtà caratterizzata dal ruolo preponderante degli Usa e di Israele, dove prevale un diffuso nazionalismo, il ruolo del Bdp è quello di svolgere un’attivita’ diplomatica finalizzata all’obiettivo dell’unita’ di tutti i Kurdi. Continua

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ITALIANI IN IRAQ: Primo report dal Sud Kurdistan

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Incontro con le comunità cristiane caldee e visita al campo profughi Ankaw Mol

“In mattinata, si va all’incontro con le comunità cristiane.
Nel loro quartiere, si vendono comunemente alcolici, difficilmente acquistabili in altri quartieri.
Sul viale campeggia una statua della Madonna.

Ci illustrano la situazione due Siriani cattolici ed un Siriano ortodosso: i termini “siriano” e “assiriano” non hanno relazione con la Siria attuale, ma sono stati introdotti dagli antichi Greci; infatti, prima, si definivano “aramaici”. Continua

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SIRIA: I “MODERATI” DI OBAMA FANNO PATTI CON L’ ISIS. MA CHE BRAVI !

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Membri dell’Esercito Libero Siriano

Duro colpo alla strategia Usa in Medio Oriente: i gruppi anti-Assad si accordano con i miliziani di al-Baghdadi a sud di Damasco.
Mosca minaccia: “Intervento in Siria solo con l’Onu”.

Un patto di non aggressione è stato firmato ad Hajar al-Aswad, quartiere sud di Damasco, tra i miliziani dell’Isis ed alcuni gruppi di opposizione moderati e islamisti.
Lo rivela l’Osservatorio Siriano per i diritti umani: un vero e proprio cessate il fuoco “fino a che sarà trovata una soluzione finale”.
“Promettono di non attaccarsi a vicenda perché considerano il loro principale nemico il regime Nussayri [la setta alawita, di cui fa parte la famiglia Assad]“.
Continua

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