In nome della Religione si uccide anche in Birmania

Wirathu
1) In Birmania, il Buddismo presenta una faccia ben diversa da quella, dolce e mite, che le parole del Dalai Lama hanno veicolato nel Mondo.
Lì, infatti:
” … la buddità, che emerge dal monaco buddista birmano Ashin Wirathu, diventato una sorta di rock star con migliaia di followers su twitter e centinaia di migliaia di devoti, che arrivano da tutte le parti del Paese, per assistere ai suoi lunghissimi sermoni in un tempio di Mandalay, non è fondata sulla tolleranza, sull’immedesimazione nel prossimo come si pensa debba essere quella “allenata” di un addetto a questo culto” [1]. Continua

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“10 anni di attacchi all’Islam”, di Massimo Fini

Bombardamenti USA
Le guerre dell’Occidente
Noi fingiamo di dimenticarci che sono almeno più di 10 anni che l’Occidente è all’attacco del mondo musulmano, guerra all’Afghanistan nel 2001, particolarmente sciocca perché l’Afghanistan, il talebano non è mai uscito dai suoi confini, quindi non era per niente pericoloso; guerra all’Iraq nel 2003 da cui, tra l’altro, nasce il fenomeno Isis; guerra alla Somalia per interposto Etiopia nel 2006/2007; guerra alla Libia per defenestrare Gheddafi; bombardamenti sull’Isis che sta combattendo una sua battaglia lì; cosa intendo dire con questo?
Intendo dire che è l’aggressività dell’Occidente che ha fomentato poi questo radicalismo, questo integralismo islamista, che si sta effettivamente allargando a macchia d’olio, perché non c’è solo l’Isis; ci sono gli Shebab somali, Boko Haram in Nigeria. Continua

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Si può ridere di tutto, si deve

Ieri Oggi Domani
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Non in mio nome
Igiaba Scego

Oggi mi hanno dichiarato guerra.
Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra. Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile.
Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto.

“Not in my name”, dice un famoso slogan, ed oggi questo slogan lo sento mio come non mai.
Sono stufa di essere associata a gente che uccide, massacra, stupra, decapita e piscia sui valori democratici in cui credo e lo fa per di più usando il nome della mia religione.
Basta! Non dobbiamo più permettere (lo dico a me stessa, ai musulmani ed a tutti) che usino il nome dell’islam per i loro loschi e schifosi traffici.

Vorrei che ogni imam in ogni moschea d’Europa lo dicesse forte e chiaro.
Sono stufa di veder così sporcato il nome di una religione. Non è giusto.
Come non è giusto veder vilipesi quei valori di convivenza e pace su cui è fondata l’Unione europea di cui sono cittadina.
Sono stufa di chi non rispetta il diritto di ridere del prossimo.
Stufa di vedere ogni giorno, da Parigi a Peshawar, scorrere sangue innocente.
Ed ho già il voltastomaco per i vari xenofobi che aspettano al varco.
So già che ci sarà qualcuno, che userà questo attentato contro migranti e figli di migranti per qualche voto in più.
C’è sempre qualche avvoltoio che si bea delle tragedie.
È così a ogni attentato. Continua

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LE TRE RELIGIONI MONOTEISTE SONO PACIFISTE?

index Mosè e la Bibbia
Gli immemori

Le tre religioni monoteiste ci ripropongono, ancora oggi, la mostruosa contraddizione interna che le contraddistingue:
“Tu non ucciderai” grida la Bibbia ebraica sulla pietra incisa da Dio con il suo dito ( Esodo XXXI, 18), subito seguita dal Salvatore cristiano, che invita ad amare e perdonare il proprio nemico ed, a ruota, dal Profeta islamico che in ben 3 ( tre) versetti del Corano esorta alla tolleranza ed al rispetto verso il diversamente credente. Continua

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PAPA CHE TACE, ACCONSENTE?

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1) La domanda sorge spontanea, leggendo l’articolo di Sandro Magister, che, peraltro, inizia con un’affermazione, che per molti seguaci, cattolici e “laici devoti” di PFI, risulterà scioccante:
“In Francesco la collegialità di governo è più evocata che praticata.
Lo stile è quello di un generale dei gesuiti che alla fine decide tutto da solo.
Lo si capisce dai suoi gesti, dalle sue parole, dai suoi silenzi” [1].
Naturalmente, Magister  porta solidi argomenti a sostegno della sua tesi:
“Ad esempio, sono settimane che dietro le quinte Bergoglio coltiva i rapporti con i capi delle potenti comunità “evangelical” degli Stati Uniti.
Nel residence di Santa Marta ha passato ore e ore in loro compagnia. Li ha invitati a pranzo.
In uno di questi momenti conviviali si è fatto immortalare battendo il “cinque” a palme aperte tra grandi risate con il pastore James Robinson, uno dei televangelisti americani di maggior successo.
Quando ancora nessuno ne sapeva nulla, è stato Francesco ad anticipare a costoro il suo proposito di andare a trovare a Caserta il loro collega italiano e a spiegarne il motivo: “porgere le scuse della Chiesa cattolica per i danni che ha loro arrecato ostacolando la crescita delle loro comunità” [2]”.
Da bravo Gesuita qual è, PFI ha agito in questo modo, non perché sopraffatto dallo spirito ecumenico, ma perché consapevole di quali siano gli attuali rapporti di forza: Continua

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