Israele: la violenza è figlia delle politiche di Netanyahu. Solidarietà con la resistenza popolare palestinese!

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Solidarietà con la resistenza popolare palestinese! Boicotta Israele ora!

» Ondata internazionale di solidarietà con la resistenza popolare palestinese

Dalla Palestina arriva un appello per un’ondata internazionale di azione in solidarietà con la lotta palestinese, con un invito “ad agire e intensificare le campagne per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS)” per mandare “un messaggio chiaro e forte ai Palestinesi che non sono soli”.

Dal 16 al 18 Ottobre, ma è solo l’inizio, si organizzano proteste in tutto il Mondo, in particolare per chiedere l’embargo militare ed altre sanzioni ad Israele.

Partecipa alle proteste e iniziative in programma in Italia: Cagliari, Milano, Napoli, Parma, Roma, Torino, Trieste, Varese.
Organizza una protesta nella tua città, leggi l’appello palestinese per suggerimenti.
Per segnalare le iniziative, compila il modulo sul sito del Comitato Nazionale Palestinese BDS e via email a bdsitalia
Pubblicizza le proteste con l’hashtag #SolidaryWaveBDS
Leggi anche il comunicato Solidarietà con la resistenza popolare palestinese! Boicotta Israele ora!

» Università di Birzeit: Istituzioni accademiche e dei diritti umani denuncino i crimini di Israele Continua

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Venerdì di sangue in Palestina: 7 morti. Terza Intifada?

È presto per parlare di Terza Intifada.
Ma la pentola dell’oppressione sionista sta forse per produrre una nuova esplosione.
Da ormai tre settimane si susseguono scontri sempre più sanguinosi in diverse zone dei territori sotto occupazione israeliana dal 1967.
Oggi, è stata la giornata più sanguinosa.
Mentre scriviamo (ore 21) il bilancio complessivo è di 7 Palestinesi uccisi ed almeno 270 feriti (fonte Al Jazeera). Continua

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Saluti da Gaza, immenso campo di concentramento a cielo aperto

INABITABILE: così sarà la Striscia di Gaza entro cinque anni secondo un rapporto dell’ONU

Ecco una notizia che non riesce a far notizia.
«Inabitabile» è una parola grossa.
Specie se riferita ad un luogo popolato da un milione ed ottocentomila esseri umani. Di cui praticamente nessuno si preoccupa.
«Inabitabile» è una parola grossa, ma è quella che sta scritta in un rapporto ONU pubblicato qualche giorno fa.
E che – indovinate il perché – non ha fatto granché notizia.

Volutamente, abbiamo aspettato qualche giorno per commentarlo.
Giusto per vedere se si smuoveva qualcosa nell’umanissima Europa simboleggiata da «Mami» Merkel.
Non che ci aspettassimo una parola dall’«umano» di Rignano.
Lui ha troppi amici a Tel Aviv.
Ma il disinteresse è stato davvero generale, segno che lo strabismo degli opportunisti vive un momento di grande fulgore.

«Gaza potrebbe diventare inabitabile entro il 2020, se le attuali tendenze economiche persistono», è scritto nel rapporto annuale dell’UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo).

I dati sono piuttosto evidenti: il 72% della popolazione è semplicemente ridotto alla fame, (coloro che dipendono totalmente dall’agenzia dell’ONU sono passati dai 72mila dell’anno 2000, agli 868mila del Maggio scorso), la disoccupazione (44%) è la più alta del mondo, il 95% dell’acqua utilizzata non è potabile, l’energia elettrica, (già prima dei bombardamenti della scorsa Estate), non arrivava a coprire il 40% della domanda, i senzatetto sono 500mila.

Tutto ciò non è frutto di qualche evento naturale.
Le cause di questa situazione sono due: il blocco totale imposto da Israele da 8 anni e le ripetute aggressioni militari dello Stato sionista.

Quando noi, fin dal 2007, abbiamo descritto la Striscia di Gaza come un campo di concentramento a cielo aperto, molti ci hanno guardato con diffidenza.
Idem, quando abbiamo definito la politica israeliana come genocidiaria. Esageravamo? Non sembrerebbe.
Se un intero territorio è destinato a diventare inabitabile, come si può definire altrimenti la politica di chi determina un simile risultato?

Nel rapporto dell’ONU si legge che:
«Tre operazioni militari di Israele negli ultimi sei anni, aggiunte a otto anni di blocco economico, hanno devastato le già debilitate infrastrutture di Gaza e fatto a pezzi la sua base produttiva, non hanno lasciato alcun tempo per una significativa ricostruzione o ripresa economica ed hanno impoverito la popolazione palestinese di Gaza, rendendo le sue condizioni economiche peggiori di quelle di due decenni fa».

Gli estensori del documento valutano che le perdite dirette, (escludendo le persone uccise), delle tre aggressioni israeliane, (2008/2009, 2012, 2014), sia pari a tre volte l’intero Pil di Gaza.
Un Pil che solo nell’ultimo anno è crollato del 15%.

Andando nel dettaglio, solo i bombardamenti dell’Estate 2014 hanno distrutto o gravemente danneggiato 20mila case, 247 fabbriche, 300 centri commerciali, 148 scuole, 15 ospedali e 45 centri di assistenza sanitaria.
Questi i dati forniti dall’agenzia dell’ONU.

Il documento si occupa anche degli effetti del blocco imposto a Gaza fin dall’ormai lontano 2007.
Scrive l’UNCTAD che esso «Ha inflitto la distruzione su larga scala dell’economia locale di Gaza, delle attività produttive e delle infrastrutture, e ha colpito numerose strutture industriali, agricole, commerciali e residenziali, direttamente o indirettamente, provocando gravi carenze di acqua, elettricità e combustibili».

Niente di nuovo per chi denuncia da anni la situazione della Striscia di Gaza.
E, tuttavia, parole abbastanza chiare provenienti da una fonte insospettabile, che
dovrebbero produrre almeno una qualche reazione di sdegno e solidarietà.
Che invece non ci è parso di udire.

C’è da aggiungere che a questa situazione già tragica, si aggiunge ora il criminale progetto egiziano di totale isolamento del lato sud del lager messo in piedi dai sionisti.
Ce ne siamo già occupati in passato, ma oggi il progetto va verso la sua definitiva attuazione.
Di cosa si tratta?
Dopo aver distrutto la stragrande maggioranza dei tunnel della speranza – quelli che, attraversando il confine tra la Striscia e l’Egitto, consentivano il passaggio delle merci verso Gaza -  Al Sisi ha ora disposto la sua soluzione finale: la costruzione di un canale d’acqua lungo il confine.

Le ruspe sono al lavoro, mentre duemila famiglie di Rafah sono state evacuate allo scopo già alla fine del 2014.
Scavando in profondità, l’obiettivo è quello di rendere impossibile la costruzione di nuovi tunnel.
Il Dittatore egiziano – che tanti a Sinistra amano – vuole così completare l’assedio della stremata popolazione di Gaza.
Con lui al potere i criminali del Governo di Tel Aviv hanno trovato un alleato davvero prezioso.

Il canale, alimentato dall’acqua del Mediterraneo, piace molto agli scribacchini di casa nostra, (vedi, ad esempio, l’articolo di Maurizio Molinari su “La Stampa” dal titolo – che si commenta da solo – «Cozze e scampi per bloccare i tunnel di Hamas con l’Egitto»).
Come possiamo definire un titolo del genere?
Per abbellire il loro progetto genocida, i Governanti egiziani hanno pensato infatti di costruire sul canale 14 fattorie ittiche.
Ma come si fa a parlare di allevamento di mitili, quando è in gioco invece la vita di quasi due milioni di persone?
Ecco una cosa che bisognerebbe chiedere a certo giornalistume, che ben conosciamo. E che per giunta è sempre pronto alle sue prediche «umanitarie».
Un umanitarismo però a corrente alternata.
Chissà perché. [1]

NOTE
[1] Emmezeta, “Gaza 2020″.

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Israele sequestra, “democraticamente”, una nave della Freedom Flotilla III in acque internazionali

18 PERSONE SEQUESTRATE NEL MEDITERRANEO; DOVE SONO LE NOSTRE ISTITUZIONI?

Liste delle persone attualmente sequestrate:

Dror Feiler Sweden Musicista & compositore

Bassel Ghattas Israel Parlamentare Knesset Israeliana

Dr. Moncef Marzuki Tunisia Attivista per i diritti umani, Ex-Presidente Tunisia

Ana Miranda Spain Membro del Parlamento Europeo (BNG)

Nadya Kevorkova Russia Giornalista

Kajsa Ekis Ekman Sweden Giornalista, Authore

Robert Lovelace Canada Professore Universitario & Capo nativo Algonquin

Joel Opperdoes Sweden Equipaggio

Gustave Bergstrom Sweden Equipaggio

Herman Reksten Norway Equipaggio

Kevin Neish Canada Equipaggio

Jonas Karlin Sweden Equipaggio

Charlie Andreasson Sweden Equipaggio

Ammar Al-Hamdan Norway Aljazeera Arabic

Mohammed El Bakkali Morroco Aljazeera Arabic

Ohad Hemo Israel Channel 2 Israeli TV

Ruwani Perera New Zealand MaoriTV

Jacob Bryant New Zealand MaoriTV Continua

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Famiglia Cristiana: “Se Israele scommette sull’Isis”.

“Per Israele si avvicina il momento della verità?”.
Davvero la situazione è così drammatica come sembra descriverla il titolo di “Yediot Ahronot”, il più diffuso quotidiano del Paese?
Certo è che le incognite di certe scelte strategiche si avverte oggi come non mai.
Nel conflitto permanente tra Paesi arabi sunniti e Paesi sciiti, che tormenta il Medio Oriente, Israele si è schierato con i primi e su questa opzione, in buona sostanza basata sull’ossessione per il pericolo rappresentato dall’Iran, il Premier Netanyahu ha fondato la propria politica estera.
Con ancor più convinzione e frenesia da quando gli Usa di Obama hanno cominciato a trattare con gli Ayatollah, per regolare la questione del nucleare. Continua

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Dal 1967 le forze di occupazione sioniste hanno arrestato 95 mila bambini palestinesi. Democraticamente, s’intende.

Un’organizzazione internazionale per la tutela dei Diritti dell’Infanzia ha accusato le forze di occupazione israeliane di aver abusato dei bambini palestinesi “in maniera sistematica”.

A Ramallah, l’Organizzazione “Military Court Watch”, che monitora il trattamento dei bambini presso i tribunali militari israeliani, ha dichiarato che, dall’occupazione israeliana della Cisgiordania nell’anno 1967, le forze israeliane hanno arrestato circa novantacinquemila bambini. Continua

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Netanyahu forma il nuovo Governo, sempre più a destra

Netanyahu

Il leader del Likud guiderà un esecutivo di Destra aperto ai Partiti religiosi ortodossi,  che nasce in condizioni di estrema debolezza.
La maggioranza, infatti, potrà contare su soli 61 seggi su 120 della Knesset.
Non pochi prevedono un esecutivo di pochi mesi ed un successivo ingresso (rientro) nella maggioranza dell’ultra-nazionalista Lieberman. Continua

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Losanna: non di solo nucleare si tratta. La scomposta reazione di Netanyahu.

John Kerry ed il Ministro degli Esteri iraniano
L’accordo-bomba di Losanna e la Grande Guerra Mediorientale
L’accordo sul nucleare iraniano non è stato un fulmine a ciel sereno.
L’intesa era nell’aria, ed i Russi l’avevano annunciata da giorni.
Tuttavia, basti pensare alla scomposta reazione di Netanyahu, il suo effetto è stato quello di una bomba.
Su una cosa tutti i commentatori sono unanimi: quell’accordo parla del nucleare, ma la sua portata è in realtà ben più ampia.
Cerchiamo di capire il perché. Continua

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Medio Oriente in fiamme: alcune coordinate fondamentali

Medio Oriente
Breve premessa. Mentre scrivevamo questo articolo – dedicato ai tanti sviluppi di quella che chiamiamo Grande Guerra Mediorientale – è arrivata la notizia dell’accordo di Losanna sul nucleare iraniano.
Un fatto che potrebbe avere conseguenze geopolitiche di primaria importanza ed un impatto non secondario sui diversi fronti di questa stessa guerra.
Su questo torneremo a breve con un articolo specifico. Continua

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La Presidente di Legambiente Umbria smentisce il gemellaggio con Israele

Legambiente

Caro … e caro …,
è veramente triste leggere che pensate veramente che Legambiente a corto di iscritti e di soldi possa venir meno ai propri impegni pacifisti e di condanna della repressione del popolo palestinese come abbiamo sempre fatto.
Sapete bene che c’è del pessimo giornalismo in giro che non perde occasione per gettare fango soprattutto nei confronti di chi è più impegnato di altri.

Ecco la verità, di cui vi chiedo di dare la stessa visibilità della notizia falsa, che è stata girata:
1) Beautiful Israel ha aderito alla giornata della Festa dell’Albero 2014 a Roma.
2) Legambiente, Wwf e Greenpeace hanno partecipato ad una cena presso l’ambasciatore israeliano a Roma in cui l’associazione Beautiful Israel ci ha chiesto di parlare di questioni ambientali.
3) Ovviamente, in nessuna occasione abbiamo omesso la nostra posizione sulla pace in Israele e Palestina.

Dopo la pubblicazione del comunicato stampa di Beautiful Israel dove viene racconta arbitrariamente una cena come un accordo/gemellaggio (cosa che non è assolutamente vera),
abbiamo incontrato BDS Italia, un network che organizza il boicotaggio dei prodotti israeliani, che ci è venuta a chiedere conto della vicenda.

Qui sotto vi riportiamo il comunicato redatto da BDS Italia in seguito al nostro incontro: http://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/1692-beautiful-israel (immagino che vi fidiate di quanto scrive BDS!!!)

Rimaniamo sulle nostre posizioni http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/la-pace-la-giustizia-la-liberta-palestina-e-israele e non crediamo che aver partecipato ad una cena all’ambasciata Israeliana ed aver parlato con Beautiful Israel possa vanificare il nostro impegno quotidiano. [1]

NOTE
[1] Paciotto Alessandra, Presidente Legambiente Umbria, www.legambienteumbria.it,
Via della Viola, 1 – 06122 Perugia, 2 Aprile 2015.

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Un gemellaggio con Israele “per tutelare l’ambiente”? Non scherziamo con la tragedia palestinese.

Israele sradica gli olivi
Contro il corporativismo ecologista: un gemellaggio con Israele “per tutelare l’ambiente”?

La presa di posizione, vibrante e precisa, di ISM-Italia chiama tutti a riflettere.
A tale proposito, mi permetto di rinviare a quanto ho scritto nel mio libro: “La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, a conclusione del paragrafo 8. 7 [DL]:
“La serietà della lotta per la difesa dell’ambiente si misura anche dall’impegno contro l’imperialismo e la sua politica di guerra.
La fuga dai reali conflitti del mondo odierno e l’arroccamento in una sorta di corporativismo ecologico non promettono nulla di buono né su un fronte né sull’altro” “. Continua

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Arrestano agenti USA ed israeliani che aiutano l’ISIS? Tutti zitti!

ISIS
Immagine tratta da un video dell’ISIS

I grandi media ignorano la notizia sugli elementi operativi israeliani e statunitensi arrestati, mentre aiutavano l’ISIS in Iraq.

Un episodio emerso durante la scorsa settimana, riferito a consiglieri militari americani ed israeliani, che sono stati arrestati in Iraq, mentre assistevano l’ISIS non è stato raccontato dai media dell’establishment. Continua

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Gideon Levy: “Israele sta correndo verso la prossima guerra a Gaza”

Gaza
Le guerre in corso in Siria, Iraq e Libia rischiano di far passare in secondo piano il perdurante dramma della Palestina.
Questo mentre il Parlamento italiano si è dimostrato più che mai succube della lobby sionista, e mentre (ieri l’altro) Netanyahu è andato al Congresso americano, per demonizzare l’Iran ed ogni trattativa sul nucleare di quel Paese. Continua

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