La Rivoluzione kurda (e la repressione turca).

SPECIALE DI RAINEWS24

Jinealogia
Il Kurdistan siriano, oggi conosciuto con il nome di Rojava, ha una popolazione di circa 4 milioni di abitanti. Il Rojava è un entità territoriale autonoma e autogovernata che si propone come territorio federato ad una futura Confederazione o Federazione Siriana. Il Rojava nasce di fatto nel 2011 quando, dopo l’inizio della guerra civile in Siria, l’esercito di Bashar Al Assad ha abbandonato gran parte del territorio confinante con la Turchia e abitato dai popolazioni in prevalenza curde che, da quel momento, hanno iniziato ad organizzare nuove strutture sociali, politiche e militari. Le principali organizzazioni politiche del Rojava si ispirano alle teorie del Radicalismo Democratico o Confederalismo Democratico, profetizzando la creazione di una società ecologica e libertaria basata sulla democrazia diretta, il superamento dell’economia capitalista, l’uguaglianza di genere tra uomo e donna e il rispetto delle minoranze sociali, politiche e culturali.

SPECIALE DI RAINEWS24

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Lettera Aperta del padre di Alan Kurdi

Cari amici,

Siete informati molto bene sulla situazione in Siria ed in generale nel Medio Oriente.
In questa regione si tratta di una lotta di potere regionale ed internazionale.
La nostra patria in questa lotta è diventata un punto focale, in cui non ci sono più né sicurezza né stabilità economica.
Per questo le persone qui si sono messe in cammino per lasciare la terra dei loro padri e nonni in direzione di Paesi nei quali sperano di trovare sicurezza ed una vita dignitosa. Continua

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Turchia: con la scusa dell’ISIS, il “democratico” Erdogan riapre la caccia ai Kurdi

1) Il Presidente della Repubblica, Erdogan, è stato sconfitto politicamente alle elezioni dello scorso Giugno, soprattutto ad opera dell’HDP, il Partito filokurdo, che si propone anche come difensore dei diritti di tutte le minoranze etniche e religiose, presenti in Turchia, delle donne, dei gay, nonché dell’ambiente. Continua

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Grazie alla Turchia, l’ISIS ha attaccato Kobanê alle spalle

12 civili sono morti e 35 sono rimasti feriti in un attacco di Isis alla città di Kobanê nel Rojava. … L’attacco è stato lanciato dal confine turco, attraverso esponenti dei gruppi, che hanno attaccato da tre lati.
Reporter affermano che i gruppi di Isis hanno aperto il fuoco in città indiscriminatamente sui civili e sulle forze militari e probabilmente sono rimaste ferite 35 persone in maggioranza donne e bambini. Continua

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Dal Kurdistan siriano: “Intervista alla Comandante Meryem Kobane”

Kobanê
Ci annunciano l’incontro come una sorpresa, un privilegio, un’occasione rara e affatto scontata.

Meryem Kobane, uno dei tanti nomi di battaglia che in Rojava segnano le vite di chi da anni ha scelto la rivoluzione e quindi la clandestinità, è una comandante dello Ypj.
Una vera e propria istituzione della resistenza femminile. Una delle fondatrici dell’esercito di autodifesa.
Un passato nella guerriglia e un presente in prima linea.
In città non rientra quasi mai, perché dopo la liberazione ha scelto, come tantissime, di inoltrarsi sulle montagne e di continuare la battaglia di annientamento dell’Isis e di messa in sicurezza del Rojava.  Continua

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Ecco da che parte stanno la Nato e gli amici più fedeli dell’Europa: con ISIS

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Di ieri la notizia ufficiale, diffusa dai comandi militari delle milizie popolari curde, della completa liberazione della città di Kobanê dopo 134 giorni di assedio ed invasione da parte delle bande dello Stato Islamico.
Le bande dell’ISIS, in tutto questo tempo, sono state combattute strenuamente dai combattenti curdi e dagli abitanti della città, ma hanno potuto contare sulla tolleranza, quando non sull’attiva collaborazione da parte delle autorità turche, che, da una parte, vantano di aver espulso centinaia di miliziani dell’Isis dal proprio territorio negli ultimi mesi, ma, dall’altra, continuano ad assisterli, aiutarli, ospitarli. Continua

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Kobanê è libera: la Stalingrado kurda ha battuto l’ “invincibile” ISIS

Kobanê vince
“Dopo 134 giorni di eroica resistenza agli attacchi di ISIS, oggi, finalmente, le Forze di Difesa del Popolo YPG/YPJ hanno annunciato che la città di Kobanê nel Kurdistan occidentale, Rojava, è stata completamente liberata dalle bande del cosiddetto Stato Islamico.
La popolazione di Kobanê ha iniziato a festeggiare, così come in altre città curde. Continua

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31 DICEMBRE – I COLORI DEI BAMBINI DI KOBANÊ

Mongolfiere
Mongolfiere

Con il nome “I colori dei bambini di Kobanê” è stata inaugurata al Centro culturale Amara, una piccola mostra di disegni, fatti da bambini, che vivono nei campi profughi di Suruc.
La mostra è il frutto del lavoro di alcuni giovani insegnanti, provenienti da Kobanê, all’interno dei campi, per aiutare i ragazzi ad elaborare ciò che hanno visto e vissuto, direttamente o indirettamente, negli ultimi mesi.
Un piccolo lavoro che, in questa situazione di emergenza, diventa l’avvio di un percorso verso la ricostruzione. Continua

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I bambini di Kobanê in attesa di latte e biberon

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Rinnoviamo i ringraziamenti a tutti coloro – singoli e gruppi – che hanno contribuito, e rilanciamo l’appello a tutte e tutti a dare un loro contributo, anche piccolo.
Il Governo turco supporta solo 6000 rifugiati da Kobanê e da altri villaggi della Siria, mentre le altre centinaia di migliaia sono sostenuti dalla popolazione kurda stessa, dalle municipalità kurde della Turchia, dal volontariato e dalla militanza. Continua

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Italiani in Kurdistan, ai confini della Siria, raccontano

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Il primo impatto con il Sud-est della Turchia è già sull’aereo da Istanbul Sahbila a Gaziantep (Antep): le donne, scese dal bus insieme a noi, quasi tutte con il chador in testa, si siedono nelle prime file, rigorosamente separate dagli uomini.
L’apartheid di genere colpisce sempre.
A Gaziantep ci accoglie una fitta nebbia che pare di stare in Pianura Padana!
La nebbia non accenna a placarsi neanche la mattina dopo e ci abbandona solo molte ore dopo, a Suruc.
Entrando con il bus, lungo la strada intravediamo alcuni campi profughi, quelli più piccoli e più attaccati alla città.
File e file di piccole tende grigie, una addossata all’altra.
Panni stesi al pallido sole, dopo la pioggia di stanotte, che ha reso le strade come scivolosi nastri di fanghiglia. Continua

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L’ISIS brucia i suoi morti a Kobanê e traffica con i soldati turchi

Le bande bruciano i loro morti o usano fosse comuni a Kobanê!

27 Dicembre 2014


È emerso che le bande di ISIS, dopo aver subito pesanti perdite nelle ‘Operazioni di liberazione’ lanciate dai combattenti delle YPG/YPJ a sud e sud-ovest della città, bruciano i cadaveri dei loro morti o li seppelliscono in fosse comuni nelle case in cui avevano preso posizione.

L’operazione di liberazione delle YPG/YPJ ha eliminato le bande da molte posizioni a sud e sud-ovest della città.
I combattenti delle YPG/YPJ, che entrano nelle case precedentemente occupate dalle bande di ISIS, hanno raccontato ai giornalisti quello che hanno trovato.

Cadaveri bruciati!
Il combattente delle YPG Brûsk Kobanê ha dichiarato:
“Via via che le bande si ritirano in seguito alle nostre azioni, bruciano i cadaveri dei loro morti, per nascondere le loro perdite.
Ci sono corpi bruciati ovunque”.
Video di cadaveri bruciati nelle case di molte strade liberate dimostrano che questo è vero.
Inoltre, è stata richiamata l’attenzione sui turni di servizio in cirillico scritti sui muri.

Fosse comuni nelle case!
Sono state anche rinvenute fosse comuni all’interno delle case.
Queste tombe sono state scoperte in alcune case nel sud della città in precedenza occupate da membri delle bande.
Sulle pareti delle case sono state trovate liste di morti scritte in Ceceno, Arabo ed Azero.
Kobanê ha aggiunto:
“Le bande, che stanno subendo pesanti perdite nel corso delle nostre operazioni, stanno cercando di nascondere in questo modo le loro perdite.
Continueremo le nostre operazioni fino a quando la città sarà interamente liberata da queste bande”. [1]

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Le bande di ISIS “hanno acquistato veicoli da militari turchi”

Le bande di ISIS “hanno acquistato veicoli da militari turchi”

27 Dicembre 2014


Ziyad Osman, un residente di Kobanê attaccato ieri da bande ISIS con armi pesanti, mentre era in attesa con il suo veicolo vicino alla postazione militare di Mert İsmail sul confine, ha dichiarato:
“Un veicolo con a bordo membri delle bande si è fermato ad una certa distanza da noi ed hanno gridato in arabo:
‘Questi veicoli sono nostri, li abbiamo comprati dai soldati alla postazione. Andatevene’.”
È una dimostrazione del rapporto tra l’esercito turco e le bande.

Bande di ISIS hanno attaccato la gente del villaggio di Alişar con i loro veicoli ieri intorno a mezzogiorno, costringendo la popolazione a rifugiarsi nella postazione militare.
Di queste 55 persone, che sono state perquisite e di cui sono state prese fotografie e impronte digitali, 53 sono state rilasciate, mentre due sono state arrestate per possesso di armi da fuoco.
La gente, che non voleva abbandonare i propri veicoli, temendo che venissero rubati dalle bande, è stata cacciata via dai soldati, che sparavano lacrimogeni.


ISIS nella postazione militare

Dopo essere state rilasciate, le persone di Kobanê hanno parlato con ANF, dicendo che i militari avevano impedito che  fossero loro portati cibo ed acqua negli ultimi quattro giorni.
Un uomo di nome Brehîmê Hemme ha detto che, mentre i soldati turchi li apostrofavano con parolacce, si rivolgevano invece ai membri ISIS in arabo, dicendo:
“Fratelli, questa zona appartiene alla Turchia, ritiratevi”.
Ha inoltre dichiarato che aveva visto due membri delle bande nella postazione militare.


Due persone non identificate
Mistefa Birehîm ha commentato quanto accaduto ieri, dicendo:
“ISIS ha attaccato la zona dove stanno i nostri veicoli.
Abbiamo dovuto fuggire e siamo finiti nelle mani dei soldati turchi.
Hanno controllato i nostri documenti”, aggiungendo che alcuni dei loro amici, che erano stati feriti, erano ancora dall’altra parte del confine.
Un altro uomo, Ebdoyê Reşo, ha detto che i militari avevano deliberatamente aperto i fili e gli hanno detto:
“L’ISIS sta arrivando, scappate”.
Reşo ha aggiunto che i soldati li avevano picchiati e che avevano arrestato due dei loro amici.
Cuma Evdo ha affermato che i soldati turchi stavano dando appoggio all’ISIS:
“I soldati turchi ci hanno tenuti nella postazione militare in modo che le bande potessero saccheggiare i nostri veicoli”, ha aggiunto.

I soldati hanno venduto i veicoli alle bande
Ziyad Osman ha detto che i membri delle bande di ISIS avevano gridato contro di loro in arabo:
“Questi veicoli sono nostri, li abbiamo comprati dai soldati alla postazione. Andatevene”.
Egli ha aggiunto che gli era stato impedito di ricevere cibo per alcuni giorni, l’intenzione era quella di farli andare via in modo che i loro veicoli potessero essere rubati.

‘L’ISIS e i soldati turchi sono fratelli’
Un altro uomo ha detto di aver visto i militari turchi che gridavano alle bande in arabo, dicendo: “Fratelli, questa zona appartiene alla Turchia, ritiratevi”. Ha aggiunto che i soldati turchi e i membri di ISIS erano come fratelli e spesso si sono incontrati al confine e hanno parlato per ore. “I soldati li avvisano perfino se ci sono civili provenienti dal lato occidentale”, ha aggiunto, portando alla luce il rapporto tra soldati turchi e le bande. [2]

NOTE
[1] ANF Kobanê“Le bande bruciano i loro morti o usano fosse comuni a Kobanê!”,  26 Dicembre 2014.
[2] ANF Urfa, “Le bande di ISIS “hanno acquistato veicoli da militari turchi”, 25 Dicembre 2014.

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