La Rivoluzione kurda su Radio3 Rai

Newroz 2011 - 4
KURDISTAN ALLA RADIO.

Radio3 Rai Passioni: “Tra il Tigri e l’Eufrate”, un programma di Emanuela Irace.
Viaggio attraverso il Kurdistan – tra Turchia, Siria e Iraq, lungo le sponde del Tigri e dell’Eufrate.

Curatrice del ciclo Passioni: Cettina Flaccavento
Autrice e conduttrice di “Tra il Tigri e l’Eufrate” Emanuela Irace

Programmazione 4 puntate:
Sabato 28 e Domenica 29 Maggio 2016, h. 14.00.
Sabato 4 e Domenica 5 Giugno 2016, h. 14.00.

Viaggio in quattro puntate attraverso i territori che hanno segnato l’origine della civiltà e che oggi rappresentano uno dei nodi irrisolti della politica contemporanea.

Dalla Turchia al confine con la Siria settentrionale per approdare nel Kurdistan iracheno, l’unico territorio kurdo riconosciuto dalla comunità internazionale come entità autonoma, all’interno dello stato federale dell’Iraq. In lingua curda: -Kurdistana.

Durante il viaggio si attraverseranno le città del Kurdistan turco per giungere in Mesopotamia – nella sua propaggine settentrionale e nord orientale – che include l’alto bacino dell’Eufrate e del Tigri, e il lago di Van.
Il racconto seguirà idealmente il filo conduttore dell’antica civiltà mesopotamica – crogiuolo di popolazioni, lingue, religioni, etnie e culture diverse – per poi trasporsi all’attualità politica con l’uso di materiali inediti e la testimonianza di osservatori internazionali raccolti su campo durante le elezioni amministrative del Marzo 2014. Continua

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Per le Resistenze di ieri e di oggi, celebriamo il 25 Aprile!

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Quest’anno celebreremo insieme ai compagni e alle compagne italiane il 25 Aprile, festa della Liberazione dal Nazi-fascismo e della Resistenza.
Proprio come i Partigiani e le Partigiane di allora, oggi i Curdi si difendono dagli attacchi fascisti di Daesh in Siria e Iraq, dalla distruzione delle loro città in Turchia, dove con la scusa della lotta al terrorismo lo stato turco negli ultimi mesi ha massacrato in modo atroce centinaia di civili e raso al suolo intere città.
Ma i Curdi si difendono anche dalla repressione del dissenso, meno visibile ma altrettanto, dura in Iran, dove si procede a colpi di condanne a morte contro curdi e oppositori.
In questi mesi sono state create unità di difesa popolari nelle città curde e non più solo nelle montagne. Queste unità hanno molto in comune con i gruppi di azione partigiana che operavano in molte città italiane verso la fine della seconda guerra mondiale.
Il popolo le sostiene queste unità e si sente protetto da loro, anche se purtroppo sta pagando un caro prezzo per via della pesante repressione del governo turco.
I nemici di ieri in Italia e in Europa si chiamavano Fascismo e Nazismo; ma anche quella parte di popolazione che ha sostenuto questi governi totalitari e ne ha condiviso obiettivi e atrocità.
Anche oggi da noi, in Medio Oriente, e specialmente in Turchia, l’esercito non è l’unico nemico del popolo curdo: si è di fronte a una società – quella turca – sottoposta a continue spinte verso l’intolleranza contro le minoranze, per affermare che in Turchia c’è “un solo Stato, un solo popolo (quello turco), una sola lingua, una solo bandiera”.
Il progetto dei criminali del Daesh è simile: nessuna tolleranza verso chi non è come loro, disprezzo della diversità e pratica del genocidio. Quindi è ancora Fascismo e Nazismo.
Oggi come ieri è necessaria l’autodifesa.
Serve una grande mobilitazione antifascista e a sostegno degli altri popoli nei confronti dei popoli oppressi.
Occorre una partecipazione popolare che vada oltre gli interessi cinici degli Stati e che sappia agire concretamente ogni giorno per liberare spazi e sottrarli al Fascismo, in Italia come in Kurdistan.
Siamo tutti parte della stessa lotta e siamo dalla parte giusta.
Siamo quindi con tutti i popolo resistenti che amano la libertà e lottano contro fascismo di ogni suo genere.
Viva la Resistenza!
Viva il 25 Aprile!
Viva l’antifascismo e viva il Kurdistan!

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia -UIKI onlus

Associazione “Verso il Kurdistan”

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Turchia, il Pkk non è un’organizzazione terroristica

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Capita che ancora, incredibilmente, il Pkk venga accusato di essere un’organizzazione terrorista, così come lo Stato turco ha deciso che sia. Capita in tutti i media, è captato anche su questa testata online. Capita anche, però, che la storia possa essere letta diversamente.

Nel 1977 uno dei fondatori del Pkk, Haki Karer, venne ucciso dalla polizia, legata al clan che spadroneggiava in zona. L’anno successivo venne ucciso Halil Çavgun mentre metteva dei manifesti per l’anniversario della morte di Haki Karer. Ad essi il nucleo fondatore rispose con delle azioni armate contro il clan che aveva ordinato quegli omicidi. Per comprendere il senso di quella lotta, è necessario comprendere che il successo del Pkk tra la popolazione curdo è legato, fin da subito, non solo alla richiesta dello Stato nazione curdo, ma anche alla lotta contro i clan “feudali” che all’interno della società curda spadroneggiavano. Un tutt’uno, peraltro, con la lotta per l’emancipazione della donna – sottomessa in una società del genere, maschilista e patriarcale: le donne che vediamo oggi combattere contro il Daesh non sono lì per caso, ma sono presenti nella lotta del Pkk fin da allora. Continua

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Capodanno kurdo, festa di luce.

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Newroz in Italia 2016

Roma -18/19 Marzo, Newroz Piroz Be!

Firenze-19 Marzo, Newroz il capodanno del Kurdistan

Torino- 19 Marzo, Newroz Piroz Be!

Parma – 19 Marzo, Newroz piroz be

Bolzano – 19 marzo

Milano- 20 Marzo, Newroz Piroz be!

Invito per delegazioni del Newroz in Kurdistan

Care amiche, Cari amici,

Vi invitiamo cordialmente a raggiungerci per il Newroz (Capodanno Curdo, 21 marzo) a Diyarbakir il 21 marzo 2016.

Il Newroz, l’equinozio di primavera, viene celebrato in una vasta are geografica come l’annuncio del risveglio comune della natura e della società. Per il popolo curdo il Newroz è anche il simbolo della lotta contro la tirannia e la libertà dal giogo.

Mentre il Newroz di quest’anno si avvicina stiamo assistendo all’inasprimento delle politiche di violenza e oppressione del governo turco contro il popolo curdo, all’intensificarsi del conflitto interno in Siria e all’aumento delle minacce di conflitti regionali e globali. In un simile contesto vorremmo celebrare il Newroz come parte delle lotte per una pace giusta e sostenibile, l’autogoverno autonomo e la coesistenza democratica in Turchia, Rojava (Siria settentrionale) e nel Medio Oriente più ampio. Per piacere venite e unitevi a noi per sostenere lo spirito libero del Newroz. Saremo onorati e rafforzati dalla Vostra presenza.

In solidarietà,

A nome del Comitato Organizzativo Newroz 2016

Selahattin Demirtaş & Figen Yüksekdağ /Co-Presidenti, Partito Democratico dei Popoli (HDP)
Selma Irmak & Hatip Dicle/ Co-Presidenti, Congresso della Società Democratica (DTK)
Ayla Akat Ata /Portavoce, Congresso delle Donne Libere (KJA)
Kamuran Yüksek /Co-Presidente ,Partito Democratico delle Regioni (DBP)

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Rompiamo il silenzio. Fermiamo il massacro del Kurdistan

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Il 15 Febbraio del 1999 un complotto internazionale consegnava il leader del Pkk Abdullah Ocalan alla Turchia. Da allora è in isolamento in un carcere di massima sicurezza, ma la questione kurda è tutt’altro che risolta.

Oggi, a distanza di 17 anni, il movimento kurdo che si riconosce nel Pkk continua a portare avanti il suo progetto di liberazione, estendendosi nel Rojava in territorio siriano, dove la resistenza dei kurdi all’IS ha suscitato attenzione e solidarietà a livello internazionale.

Da oltre 6 mesi nel Kurdistan del nord, in territorio turco, è in corso una vera e propria guerra nei confronti delle città a maggioranza kurda, con 10.000 uomini del secondo esercito della Nato che assediano letteralmente i principali centri della resistenza che stanno sperimentando forme di autogoverno e autodifesa.

17 distretti nelle 4 principali provincie kurde sono sottoposti a coprifuoco totale (24 ore). Le città di Amed e Cizre, con una popolazione di oltre 2 milioni di abitanti, sono assediate da più di 2 mesi, sottoposte ad una vera e propria legge marziale, con i militari che prendono di mira chiunque osi uscire di casa, sia pure per cercare un po’ di cibo e acqua, o per portare in ospedale i feriti. Nemmeno alle ambulanze è permesso circolare, non è consentito ai familiari recuperare i corpi dalle strade, mentre quelli che muoiono in casa vengono tenuti per giorni nei frigoriferi domestici.

Negli ultimi mesi i morti fra i civili sono stati centinaia, fra cui molti bambini. Si muore ogni giorno non solo a causa delle pallottole turche, ma anche di sete, di fame, reclusi negli scantinati di edifici crivellati da colpi di mortaio. Si muore bruciati vivi, come accaduto nelle ultime 2 settimane a ben 82 persone. 300.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case, mentre l’economia del sudest è messa in ginocchio nel tentativo di fare terra bruciata, spezzare la resistenza e realizzare il pogetto totalitario e fascista di Erdogan: un partito, un leader, una bandiera, una religione, un’etnia.

Siamo qui oggi perché tutto questo avviene nel silenzio quasi totale della stampa internazionale, compresa quella italiana.

In Turchia le libertà di stampa e di espressione, sia politica che culturale, sono di fatto inesistenti, e non solo per i kurdi. La repressione del dissenso nei confronti del “sultano” Erdogan permea ormai ogni aspetto della vita pubblica e privata.

Giornali, TV, social media di opposizione vengono continuamente chiusi o sottoposti a censura, oltre 70 giornalisti sono sotto processo ed alcuni rischiano l’ergastolo per aver svolto il proprio lavoro.

Centinaia di sindaci, parlamentari, membri del partito filo-kurdo HDP e dei partiti della sinistra turca sono oggi detenuti nelle carceri turche. Migliaia di accademici, registi, scrittori, sindacalisti, attivisti dei diritti umani, chiunque alzi la voce contro le politiche genocide e liberticide dell’AKP, subisce la stessa inesorabile sorte. Nemmeno lo sport si salva, con la squadra di calcio kurda Amedspor sottoposta a perquisizioni, multe e squalifiche per essersi data un nome kurdo e perché la sua tifoseria intona cori che chiedono la fine delle operazioni militari in Kurdistan.

Noi non possiamo restare in silenzio. La Turchia è considerata dall’Italia, l’UE e da gran parte della comunità internazionale un partner affidabile con cui intrattenere relazioni politiche, proficui rapporti economici e una crescente collaborazione in campo militare. Tutto questo è reso possibile dal sostegno delle varie organizzazioni internazionali, UE e NATO in testa, e dalla corresponsabilità di tutti i governi delle cosiddette democrazie occidentali.

Per questo siamo qui oggi, per denunciare questo silenzio che equivale a complicità.

Perché venga dato spazio, voce e solidarietà a coloro che ogni giorno si difendono da simili attacchi.

Per chiedere con forza la liberazione di Ocalan e la rimozione del PKK dalle liste antiterrorismo.

Coordinamento Toscano per il Kurdistan – CTK Comunità kurda

(comunicato stampa del 13 febbraio 2016 in occasione della conferenza stampa davanti alla Rai di Firenze)

http://www.perunaltracitta.org/2016/02/19/7376.

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Per la pace, la democrazia e i diritti umani in Turchia

Fermare la guerra!

Con il pretesto della “lotta al terrorismo”, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan da diversi mesi sta portando avanti un vero e proprio progetto di terrore e di guerra nel suo paese, in particolare nella regione curda della Turchia.

Questo scoppio di violenza contro i curdi ed i popoli della Turchia può essere definito come crimine contro l’umanità e ha già fatto diverse centinaia di vittime ,tra cui molti bambini, e 200.000 sfollati. E ora, Selahattin Demirtas, co-presidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP) che ha ottenuto il 10% alle ultime elezioni, é direttamente minacciato dal Presidente Erdogan.

“La democrazia, stato di diritto, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e la loro protezione” (articolo 1 bis del trattato di Lisbona) non sono garantiti in Turchia, dove vengono attaccati attivisti progressisti di tutti i giorni, giornalisti, donne o uomini, avvocati, uccisi, e intere popolazioni sono terrorizzate. Bombardamenti, omicidi politici, arresti e imprigionamenti di parlamentari eletti e di giornalisti, città sotto coprifuoco e assedio, circondate dall’esercito, civili uccisi da cecchini sono diventati eventi di routine nella Turchia governata dall’AKP.

Tutte le persone, in particolare di sinistra e le forze progressiste di opposizione ad Erdogan sono dichiarate “terroriste”. Dare notizie dei crimini AKP é proibito, editori e giornalisti sono in prigione. La libertà popolare di informazione è stata distrutta.

In totale impunità, il presidente turco ha anche attaccato i leader delle organizzazioni europee progressiste che sostengono l’ HDP, come Maite Mola, Vicepresidente del Partito della Sinistra Europea, portata davanti alla giustizia “, per aver insultato il capo dello Stato” a causa della sua partecipazione ad una manifestazione di denuncia della corruzione del governo. Continua

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La “democratica” Turchia uccide i Kurdi con le armi della “democratica” Italia

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Questa mattina a Torino alcuni/e solidali si sono recati davanti la sede dell’Alenia, società del gruppo Finmeccanica impegnata nella produzione di armamenti militari, fabbrica di morte e leader della produzione di veicoli da guerra quali elicotteri ed arei . Uno striscione con scritto “Erdogan assassino, Alenia complice. #BoycottTurkey” è stato posizionato davanti l’ingresso della fabbrica sul trafficato Corso Marche, mentre il caccia bombardiere che fa bella mostra nella rotonda tra Corso Marche e Strada Antica di Collegno, è stato colpito con vernice rossa mentre un altro striscione denunciava come “La Turchia uccide i Curdi con le armi italiane”.
Nella guerra che lo Stato Turco sta portando nuovamente avanti negli ultimi mesi, da una parte contro il PKK e dall’altra contro la popolazione civile del sud-est del paese, l’Italia (nelle vesti del gruppo Finmeccanica) sta giocando un ruolo primario grazie alla fornitura di armi e veicoli militari che quotidianamente la Turchia utilizza per uccide donne, uomini e bambini. Di fatto l’Italia è complice del massacro e della pulizia etnica che sta colpendo centinaia di migliaia di Curdi con oltre 400 persone uccise da Luglio 2015 ad oggi.
Fermare immediatamente la vendita di armi alla Turchia!
Fermare immediatamente il massacro del popolo Curdo del Bakur!

Chi rimane in silenzio è complice, non sostenere questo crimine, prendi parola!

“Per Finmeccanica la Turchia rappresenta soprattutto un partner industriale anziché un semplice mercato potenziale”, spiegano i manager del colosso militare-industriale italiano. “Nel corso degli anni, la stretta collaborazione tra le società del gruppo e le loro controparti turche ha portato a una solida partnership industriale che si estende ai settori della difesa e della sicurezza. Le attività spaziano da elicotteri per applicazioni militari…”
da “Turchia alla guerra in Kurdistan con le armi Finmeccanica” di Antonio mazzeo ,
http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2015/05/turchia-alla-guerra-in-kurdistan-con-le.html.

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Turchia criminale: Gennaio 2013: Sakine, Fidan, Leyla; Gennaio 2016: Pakize, Sêvê, Fatma.

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Il 9 Gennaio 2013 nel centro di Parigi sono state brutalmente assassinate Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Şaylemez, tre donne curde che hanno dedicato la loro vita alla lotta per la libertà.

A pochi giorni dal terzo anniversario di questo crimine tutt’ora impunito, altre 3 donne attiviste per la libertà e i diritti delle donne e del popolo curdo, sono state uccise dalle forze di sicurezza turche a Silopi nel Kurdistan turco.

I proiettili che hanno colpito Sakine, Fidan e Leyla, sono gli stessi che hanno di nuovo colpito altre 3 donne in una fredda notte di Gennaio.

Sêvê Demir dell’Assemblea del DBP, Pakize Nayır co-presidente dell’Assemblea del Popolo di Silopi, Fatma Uyar, attivista del KJA (Congresso delle Donne Libere), insieme alla popolazione di Silopi stavano resistendo allo stato d’assedio ormai in corso da settimane e sono state massacrate da una mitragliata nel quartiere Karşıyaka di Silopi.
Sono proiettili della repressione fascista messa in atto dallo stato turco contro il popolo curdo che sta lottando per la libertà e la democrazia, in Kurdistan, in Turchia e nel mondo.

La guerra totale che lo stato turco – spacciata nei media occidentali come “operazione anti-terrorismo” contro il PKK – sta conducendo contro il popolo curdo ha già causato oltre 220 vittime tra la popolazione civile, tra cui molti bambini piccoli, persino neonati, e persone anziane. In molte occasioni la loro morte è stata causata dal fatto che il coprifuoco e lo stato di assedio hanno impedito i soccorsi.
Sono solo le ultime vittime di una lunga scia di sangue che sembra non avere fine.

L’ipocrita vigliaccheria dei governi occidentali e dell’UE è sempre più evidente. I denari dell’UE e dell’Italia stanno finanziando i massacri in Kurdistan e le violazioni di diritti umani dei profughi, che stanno continuando a causare nuove stragi nel mediterraneo.
Basta finanziare le violazioni di diritti umani e i massacri del governo fascista turco.

Fermiamo il commercio delle armi.

Rompiamo la cortina di silenzio calata sulla pulizia etnica e il massacro messo in atto dallo stato turco nei confronti del popolo curdo, che ha già causato oltre 220 vittime civili e 200.000 profughi interni.
Mettiamo fine alla criminalizzazione del PKK.

SABATO 9 GENNAIO – ORE 15:00 – PIAZZA DEL COLOSSEO (lato metro) – ROMA

Centro Socio-Culturale Curdo Ararat, Rete Kurdistan Roma

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Tra ISIS e guerra, la speranza è Curda

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Abbiamo intervistato Yilmaz Orkan, membro del KNK (Consiglio nazionale del Kurdistan), per parlare di ISIS (“un fascismo del terzo millennio“), pace (“una bella parola“, ma molto lontana), confederalismo democratico (“un progetto per tutti i popoli del Medio Oriente“). Nelle tenebre del fondamentalismo e della guerra, la questione curda sembra oggi l’unica luce. Con riflessi globali su alcune delle principali problematiche del presente.

G: I curdi sono musulmani e stanno combattendo l’ISIS sul campo. Cosa pensi di chi parla di scontro di civiltà, dell’idea che gli attentati di Parigi sarebbero parte di una guerra tra “mondo islamico” e “mondo occidentale”?

Y: Non si tratta di una guerra religiosa tra l’Islam e le altre fedi.
Il fondamentalismo in Medio Oriente non è nato oggi, ma è stato creato decine di anni fa, nel periodo della Guerra Fredda. Continua

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Il Newroz a Roma

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Il centro socio culturale Ararat vi invita a partecipare ai festeggiamenti per il Newroz, capodanno kurdo, il 21 marzo 2015 in via di Monte Testaccio, 28 (Largo Dino Frisullo). Con Kobane nel cuore e per la libertà di Abdullah Ocalan!

Il Newroz
I kurdi contano gli anni a partire dal 612 a.C. e il Capodanno è il 21 marzo, Newroz, il Nuovo Giorno. Per i kurdi questa è la data della rivolta popolare guidata dal fabro Kawa contro il tiranno Dehok. Una leggenda narra che Dehok aveva sulle spalle due serpenti che doveva nutrire ogni giorno con il cervello di due giovani. L’addetto all’ingrato compito decise di risparmiare almeno uno di essi, utilizzando il cervello di un montone. Dai giovani segretamente salvati, che dovevano scomparire per sempre nascondendosi tra i monti inaccessibili, è nato il popolo dei kurdi.
Dopo la vittoria, Kawa fa accendere fuochi sulle vette delle montagne per comunicare la buona notizia a tutto il paese.
Le feste intorno ai falò nell’equinozio di primavera sono un’ usanza remota comune ai popoli indoeuropei. Per i kurdi i fuochi di Newroz sono un simbolo di libertà. Continua

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Ecco da che parte stanno la Nato e gli amici più fedeli dell’Europa: con ISIS

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Di ieri la notizia ufficiale, diffusa dai comandi militari delle milizie popolari curde, della completa liberazione della città di Kobanê dopo 134 giorni di assedio ed invasione da parte delle bande dello Stato Islamico.
Le bande dell’ISIS, in tutto questo tempo, sono state combattute strenuamente dai combattenti curdi e dagli abitanti della città, ma hanno potuto contare sulla tolleranza, quando non sull’attiva collaborazione da parte delle autorità turche, che, da una parte, vantano di aver espulso centinaia di miliziani dell’Isis dal proprio territorio negli ultimi mesi, ma, dall’altra, continuano ad assisterli, aiutarli, ospitarli. Continua

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La Comandante delle YPJ: “Promettiamo alle donne di tutto il mondo che ce la faremo”

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Una delle comandanti delle YPJ di Kobanî, Gülistan Kobanî, ha valutato gli attacchi di ISIS nel Cantone, che hanno avuto inizio il 15 Settembre 2014, dichiarando:
“Lo slogan delle YPJ contro questi attacchi è: ‘Anche se dovessero rimanere solo le YPJ, Kobanî non cadrà’.
In quasi quattro mesi, le YPJ hanno tenuto fede a questo slogan”.

Ha aggiunto che Kobanî non è caduta e che le YPJ hanno impedito alle bande ISIS di avanzare in ogni area. “Le YPJ hanno dimostrato che né ISIS né qualsiasi altra forza trionferà contro il popolo curdo finché le YPJ sono presenti”, ha affermato.

Kobanî ha ricordato che le YPJ sono state istituite per combattere la mentalità del maschio dominante, e hanno inflitto colpi considerevoli all’ISIS. “La resistenza mostrata dalle YPJ contro le bande selvagge di ISIS ha generato la speranza tra le donne di tutto il mondo”, ha aggiunto.

La comandante delle YPJ ha aggiunto che esse hanno protetto l’onore e l’identità delle donne. “Gli uomini non avevano fiducia nelle donne, ma ciò è stato modificato dalla nostra resistenza. Le donne hanno combattuto eroicamente in prima linea contro l’ISIS, e i combattenti di sesso maschile che lo hanno visto hanno grande rispetto per le YPJ. “

Kobanî ha dichiarato che non hanno mai creduto che Kobanî sarebbe caduta. “Combattenti come Dicle, Delila, Hevi, Nuda e Arin Mirkan si sono rifiutate di lasciar passare il nemico e hanno eroicamente sacrificato la propria vita. Queste compagne sono diventate un simbolo di libertà per le donne curde e per le donne di tutto il mondo.”

“La percezione creata da ISIS è stata distrutta”
Kobanî ha affermato che le YPJ hanno iniziato a essere temute dalle bande ISIS, aggiungendo: “Né l’ISIS, né il freddo ci possono fermare. L’operazione per liberare Kobanî andrà avanti e Kobanî sarà liberata”. Ha concluso dicendo: “La nostra resistenza e lotta continueranno. Promettiamo alle donne di tutto il mondo, a nome dei nostri compagni caduti, che noi trionferemo”.
Sedat Sur/ANF

Fonte: http://www.uikionlus.com/comandante-ypj-promettiamo-alle-donne-di-tutto-il-mondo-che-ce-la-faremo.

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