Inps comunica: tutti imprenditori con i soldi pubblici !

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Lavoro, Inps: “Le aziende hanno percepito indebitamente 600 milioni di sgravi contributivi”.

“Dalle nostre ipotesi stimiamo un totale di 600 milioni di euro di sgravi contributivi indebitamente percepiti nel triennio 2015-2017″ rispetto a quanto previsto dalla legge di Stabilità. Gabriella Di Michele, direttore centrale Entrate dell’Inps, a margine di un convegno dell’istituto. “Si tratta di sgravi contributivi – ha continuato – che i soggetti non avevano diritto di percepire e che contiamo di portare nel gettito pubblico”.
Circa 100mila lavoratori su un milione e mezzo assunti nel 2015 con l’esonero totale di contributi previdenziali, ha spiegato Di Michele, non aveva diritto allo sgravio: le aziende coinvolte sono circa 60mila. Continua

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Diritti dei lavoratori e Cgil: la tigre di carta del nuovo Statuto

La Cgil ha avviato una pseudo consultazione degli iscritti sulla proposta di nuovo statuto dei lavoratori, nota come Carta universale dei diritti del lavoro.
di Federico Giusti – Cobas Pisa

È bene precisare che questo documento riprende e sviluppa contenuti non nuovi, ampiamente presenti in quello statuto dei lavori che una quindicina di anni e passa fa venne presentato da alcuni giuslavoristi che poi sono gli stessi ad avere precarizzato il lavoro riducendo gli spazi di agibilità sindacale, di libertà collettiva, gli stessi che hanno ridotto ulteriormente l’esercizio del diritto di sciopero. Se poi ripercorriamo la storia dei lavori parlamentari si vedrà quante proposte emergono fino dal 1998 (18 anni fa) sotto il nome di Statuto dei lavori e tra i più attivi sostenitori troviamo Sacconi, Tiraboschi e il fu Marco Biagi.

L’idea di quel progetto di inizio secolo era uno scambio di diritti, la classe lavoratrice avrebbe dovuto rinunciare ad alcune tutele a favore di quanti erano esclusi da ammortizzatori sociali, congedi parentali, da un contratto a tempo indeterminato contrattualizzato. In questi anni i lavoratori e le lavoratrici hanno perso potere di acquisto, nel pubblico impiego da sette anni i contratti sono fermi, gli ammortizzatori sociali sono stati ridimensionati. Continua

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La Coop sono loro (ed i loro profitti).

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Il 1° febbraio Coop Centro Italia ha presentato il nuovo piano industriale: in 3 anni apertura di 20 unità produttive tra Toscana, Lazio e Umbria e aumento del fatturato da 600 milioni a 1 miliardo, assunzione di 1.300 dipendenti fino al raggiungimento di 4.000 lavoratori nel 2019. Il gruppo vuole espandersi e dopo l’acquisizione del marchio Superconti la direttrice di espansione è verso Sud, nel ternano e oltre. Ma se per il futuro Coop Centro Italia prevede risultati fantastici, il presente è amaro, soprattutto per l’area del Trasimeno.

Coop ha deciso di specializzare i magazzini: a Terni andrà tutto il ‘fresco’ (carne, salumi, latticini, frutta e verdura) a Castiglione del Lago i ‘generi vari’. La specializzazione si traduce per il territorio castiglionese in una cinquantina di esuberi, a cui, sosteniamo noi, vanno aggiunti tutti i lavoratori precari (stagionali, a tempo determinato, ecc.), e mentre per i primi è previsto un piano di ricollocazione, tutto comunque da verificare, per gli altri nessuno sembra essersi posto il problema e verosimilmente non verranno riassunti. Per chi rimane poi nel magazzino castiglionese il destino sembra essere quello della terziarizzazione: non saranno più dipendenti dell’azienda, ma di una cooperativa terza, con conseguenze su salari, orario lavorativo e diritti. Continua

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Checco Zalone e il mito del posto fisso: apologia o inutilità del lavoro?

«… il lavoro è esterno all’operaio, cioè non appartiene al suo essere, e quindi nel suo lavoro egli non si afferma, ma si nega, non si sente soddisfatto, ma infelice, non sviluppa una libera energia fisica e spirituale, ma sfinisce il suo corpo e distrugge il suo spirito. […] La sua estraneità si rivela chiaramente nel fatto che non appena viene meno la coazione fisica o qualsiasi altra coazione, il lavoro viene fuggito come la peste».
Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, A cura di Norberto Bobbio, Einaudi, Torino, 1980, pp. 74-75.

Chi non rimpiange il posto fisso, scagli la prima pietra. A parte gli imbecilli, sono pronti a scagliar la pietra solo i padroni e coloro che hanno introiettato l’ideologia del capitale. Sicuramente la sinistra cialtrona comprende queste tre tipologie umane. Non so quale sia quella predominante. Sicuramente i più pericolosi sono coloro che hanno introiettato l’ideologia del capitale. Costoro dovrebbero stare in manicomio, invece son liberi di sputar sentenze, esaltando lavoro & sacrifici. Degli altri. Invece chi il lavoro lo patisce e lo contesta rischia di finir, lui, in manicomio.

Quo vado è un film il cui umorismo attiene più alla satira che alla comicità, nonostante il finale scade in un buonismo che piacerà certo a Bergoglio. Il film gode giustamente di un grande successo, ma non tanto imprevedibile, poiché è stato diffuso in 1500 sale, che costituiscono oltre al 40% delle 3800 sale italiane[1]. C’è da dire che era in concorrenza con un remake più effetti speciali, come Star wars. Il risveglio della forza, e un deja vu di spie e guerra fredda, come Il ponte delle spie. In poche parole: nulla di nuovo sugli schermi d’Italia. Forse, il successo nasce perché il film mette giocondamente il dito nelle piaghe aperte della sinistra cialtrona, che oggi ci regala il Jobs Act di Renzi, le «riforme» del pubblico impiego Made in Madia e le oscenità dell’ex boss delle cooperative del lavoro nero, Giuliano Poletti. È tutta una sinistra cricca che, per anni, ha preparato il terreno per queste «riforme», inscenando un’insulsa quanto criminale apologia del lavoro e dei sacrifici.

Il mito del posto fisso

Con toni briosamente surreali, il film evoca la mitica era del posto fisso che in Italia ebbe il suo massimo dispiegamento negli anni Settanta del Novecento. Continua

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Del (mal)governo italiano: “La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono non è la rotta ma ciò che mangeremo domani.” Søren Kierkegaard

“La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono non è la rotta ma ciò che mangeremo domani.” Søren Kierkegaard.
Esistono due Paesi, uno reale e uno immaginario.
Nel primo Paese, quello reale, i problemi sono reali, la salute, la disoccupazione, l’istruzione, la casa, le tasse.
In questo Paese vive la maggior parte degli Italiani. Continua

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La mia Domenica è un Lunedì. Lettera per un lavoratore delle cucine. Sulla schiavitù contemporanea

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Daniele è un ragazzo giovane, ha ancora 22 anni, 23 il prossimo Dicembre.
Ha lasciato la scuola a 18 anni, per cominciare una vita di lavoro tra hotel, ristoranti, sia in Italia, sia all’estero.

Dopo aver lavorato per tanto tempo, aver fatto la “gavetta” ed imparato il mestiere, tra sudore, fornelli, e scottature, è tornato nella sua Firenze, la città dove è nato.
Ha trovato lavoro in un ristorante, per farsi una vita nella sua città.

Peccato però che lì al lavoro le cose non vadano come devono andare: già conosce cosa vuol dire lavorare sotto padrone, ma questa volta è un po’ diverso.
“Va bene, ci racconta, mi è capitato di ricevere gli stipendi un po’ in ritardo, con i tempi che corrono …”.
Ma in questo ristorante è peggio, perché Daniele, oltre a non essere più nuovo, ha anche un po’ di esperienza.
Il padrone lo umilia davanti ad altra gente, gli lancia insulti pesantissimi, conditi da minacce dirette a lui, alla sua ragazza, alla famiglia.
Soprattutto, il padrone minaccia di non pagarlo, e questo, per uno costretto a rinunciare a una parte consistente della propria giornata, è come un colpo di pistola, una frustata in volto. Continua

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Renzi lo smemorato e l’articolo 18 (Video)

Travaglio
di Marco Travaglio
25 Settembre 2014

“Era il 19 aprile 2012. L’anno scorso Renzi vinse le primarie con un programma che l’art.18 non lo nominava nemmeno. Poi andò al governo con un programma che l’art.18 non lo nominava nemmeno. Poi stravinse le Europee con un programma che l’art.18 non lo nominava nemmeno. Poi presentò il Jobs Act che l’art.18 non lo nominava nemmeno. Tutti dicevano: ora farà quel che ha detto: investimenti,lotta alla corruzione e all’evasione. Poi i ministri economici europei si sono riuniti, han detto che l’Italia deve sbaraccare l’art.18, la Bce pure. Ma Renzi gliele ha cantate chiare: fatevi i fatti vostri,le riforme le decidiamo noi. Benebravobis. Invece che fa?Cancella l’art.18″.

L’editoriale di Marco Travaglio per la prima puntata della nuova stagione di Servizio Pubblico.

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SETTE BUONI MOTIVI PER SCIOPERARE IL 18 OTTOBRE

È  bene che lavoratori, disoccupati e pensionati non si lascino ingannare dal clima di consenso intorno al governo Letta e ai provvedimenti che intende adottare.

Nelle prossime settimane il governo presenterà la Legge di Stabilità – dopo che verrà vagliata dai tecnocrati dell’Unione Europea.
In questo provvedimento ci saranno misure ancora una volta penalizzanti per lavoratori e settori popolari e vantaggiose per le banche ed i “prenditori”.

1) Il cuneo fiscale è un vero inganno.
Dei miliardi stanziati per ridurre imposte e contributi sul lavoro, la gran parte andranno ai padroni e solo le briciole ai lavoratori.
Se va bene si parla di duecento Euro l’anno (praticamente 16,6 Euro al mese, 55 Centesimi al giorno) di riduzione delle tasse sugli stipendi!
Mentre l’Istat comunica i dati sull’ulteriore diminuzione del potere d’acquisto di salari e pensioni, si regalano soldi alle imprese e si lasciano i salari fermi di fronte all’aumento dei prezzi incattiviti anche dall’aumento dell’Iva. Continua

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