Lezioni del Maggio francese (2016)

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

Non si ferma in Francia la lotta per il ritiro del progetto di legge El Khomri. Le manifestazioni degli operai, dei lavoratori, dei giovani, che si succedono da mesi, si estendono e si intensificano.

Nuovi settori si inseriscono nella lotta, malgrado la dura repressione poliziesca e lo stato d’emergenza continuamente prolungato. Numerosi sono i feriti, i “gasati” e gli arrestati nelle proteste. L’intero Stato borghese si rivela come apparato di oppressione al servizio dei padroni.
Il progetto di legge, scritto dai padroni con la complicità dei vertici del sindacato CFDT ed imposta con la violenza brutale della polizia, ha un obiettivo principale: tutto va negoziato a livello di fabbrica, nessuna contrattazione nazionale. Continua

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Bertha, il tuo nome è Valerio.

T.2016
Bertha Caceres l’hanno uccisa come hanno ucciso Valerio Verbano.
I suoi assassini l’hanno sorpresa nel sonno, violentando la sua indifesa
intimità come solo la bestia fascista è capace di fare.
Come con Valerio si sono introdotti nella sua casa e hanno dato fuoco alla vigliaccheria ancor prima di far detonare la vigliaccheria del fuoco.
Valerio, e la sua indomita mamma Carla, hanno provato a resistere;
Bertha, forse non ne ha avuto neanche il tempo.
Avrà avuto il tempo di stampare i suoi occhi negli occhi di chi nella maniera
più vile avrebbe messo fine alla sua vita.
Per quanto sia stata una esecuzione, e condotta quindi con tutti i “crismi” che
una operazione simile richiede, è la paura che ha fatto premere il grilletto.

La paura di trovarsi davanti una donna disarmata che con la sola forza delle parole,
dei gesti esemplari, rendeva disarmante la bieca pratica della sopraffazione.
L’avrà guardato fisso negli occhi per raccontargli in una frazione di secondo l’atroce inutilità di quel gesto.
Come se uccidere e assassinare a sangue freddo fosse una prova di impareggiabile coraggio. Continua

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[video] La figlia di Berta Caceres denuncia gli assassini

Parla Isabel, figlia di Berta Caceres, assassinata il 3 marzo: «In Honduras è facile pagare qualcuno per uccidere. Berta era stata minacciata dall’azienda che vuole la diga di Agua Zarca»

Funeral of prominent indigenous activist Berta Caceres

Una folla di sostenitori ha dato ieri l’ultimo saluto a Berta Caceres, la leader ecologista honduregna assassinata giovedì da un commando armato, chiedendo che emerga la verità e che sia fatta giustizia. Tra i molti che si sono alternati a portare a spalla il feretro per 10 chilometri, lungo le strade di La Esperanza, molti erano indigeni Lenca per i cui diritti la Caceres. 45 anni, ha sempre combattuto. Mentre i tamburi scandivano ritmi afrohonduregni, la gente ripeteva “la lotta continua e non si fermerà” e “Berta è con noi, oggi e per sempre”.
Tra le persone che hanno partecipato alle esequie c’erano le sue quattro figlie e l’ex marito. La madre ha detto di sperare che l’omicidio di sua figlia non resti impunito e che la comunità internazionale faccia pressione sulle autorità affinché siano trovati i responsabili.

Il mio nome è Isabel Berta Caceres sono figlia di Berta Caceres Flores e nella mattina di oggi abbiamo ricevuto la terribile notizia della suo omicidio all’una di notte in casa sua, nella sua casa, a Esperanza, in Honduras.

Che informazioni avete fino ad ora?
Fino ad ora sappiamo che sono state due persone sconosciute, sappiamo che c’è stato un testimone che ha ricevuto 4 proiettili, sappiamo che mia madre è stata portata stamattina all’obitorio di Tegucigalpa per farle l’autopsia e capire di più su come è avvenuto questo omicidio e fare chiarezza e trovare i responsabili di quest omicidio. Continua

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Uccisa in Honduras Berta Caceres, l’ecologista che lottava per l’ambiente e gli indigeni

“In tutta la mia vita sono stata cosciente di ciò che può succedere per lottare, come sono cosciente anche del fatto che stiamo affrontando un potere oligarca, bancario, finanziario e trasnazionale, così come lo stesso Stato dell’Honduras e i suoi apparati repressivi, che storicamente si sono inchinati agli interessi delle grandi multinazionali. Non mi piegheranno! (Bertha, Giugno 2013).

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Berta Caceres, l’ecologista indigena honduregna che nel 2015 aveva ottenuto il massimo riconoscimento mondiale per le lotte ambientaliste, il Premio Goldman, è stata uccisa ieri notte nella sua casa di La Esperanza, nell’est del paese centroamericano in quella che molti hanno definito un’esecuzione annunciata. Due uomini, ha raccontato Hugo Maldondo, presidente del Comitato per la difesa dei diritti umani, hanno fatto irruzione nella casa di Caceres intorno all’una del mattino (le 7 in Italia) e l’hanno freddata a colpi di arma da fuoco.

L’esecuzione della esponente di punta dell’etnia lenca – la più numerosa in Honduras – è stata condannata dal presidente Juan Orlando Hernandez, che per bocca del suo capo di gabinetto Jorge Alcerro, «ha ordinato alle forze di sicurezza di trovare con ogni mezzo i responsabili di questo crimine abominevole».

Tra le Ong di difesa dei diritti umani e dell’ambiente la convinzione è però che si sia trattato di un crimine annunciato: a causa della sua militanza, Caceres aveva ricevuto numerose minacce di morte e la autorità le avevano promesso una scorta della polizia, che però evidentemente non era presente quando gli assassini si sono presentati a casa sua.

L’anno scorso la mobilitazione dell’ecologista contro il progetto della diga Agua Zarca le era valso il Premio Goldman. A suo parere lo sbarramento sul fiume Gualcarque – considerato sacro dai lenca – poneva a rischio «l’approvvigionamento di acqua, alimenti e medicine di centinaia di indigeni, ignorando il loro diritto a una gestione sostenibile del loro territorio». Continua

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Melfi: le operaie non stringono la mano a Renzi. “Democraticamente”, i mass media tacciono


Caro Operai Contro,

dietro le facce sorridenti di capi e capetti, a Melfi ci sono anche operaie, che si sono rifiutate di stringere la mano a Renzi.
Lo hanno fatto sotto gli occhi di Marchionne.
Un segnale che si può rompere la spirale del super sfruttamento sulle linee, il clima di terrore che c’è in fabbrica.
Paura di essere declassati tra i meno idonei e finire nella lista dei futuri esuberi; paura dovuta al fatto che Marchionne abbia messo un freno alle ribellioni, assumendo figli e nipoti di operai, che già lavorano a Melfi, così il padrone pensa di tener sotto ricatto una parte di queste due generazioni di operai. Continua

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La favola della scuola. Gli insegnanti, gli studenti, le lotte (ed il Partito della Nazione)

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“Fischiate quanto volete, noi andiamo avanti”.
Matteo Renzi agli insegnanti liguri, 25.05.2015.

“Matteo, fermati: fermati prima che uno dei due, tu o la scuola pubblica, vada a sbattere”.
L’insegnante Giovanni Cocchi a Matteo Renzi, 16.05.2015.

1. C’era una volta …
C’era una volta una SCUOLA: tutti la conoscevano, tutti sapevano dove stava, tutti sapevano che lavoro faceva, tutti la rispettavano.
Era una buona scuola!
Un brutto giorno, però, arrivarono degli esperti di sottrazioni e cominciarono a dire che bisognava risparmiare, perché c’era la crisi. Continua

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Il Preside-manager viene istituito per una ragione di controllo politico- ideologico

“Il Preside-manager viene istituito per una ragione di controllo politico-
ideologico e per creare un ceto di dirigenti, che faccia da cinghia di trasmissione con i precetti del Miur”.
“La scuola forma persone libere, non individui confezionati da un’ideologia tecnocratica”.
Intervista. Giorgio Israel, storico della scienza e matematico, intervistato da Roberto Ciccarelli, critica lo storytelling messo a punto dal Governo sul DDL Scuola.
La Buona Scuola?
“Spe­riamo che non sia appro­vata.
Altri­menti, que­sto insieme di prov­ve­di­menti scon­nessi, incoe­renti, pro­dotti da chi non ha alcuna auten­tica com­pe­tenza sul tema dell’istruzione oppure ha idee deva­stanti, pro­durrà sem­pli­ce­mente terra bru­ciata”. Continua

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Grecia, Nikos, Anarchico, 21 anni, ha vinto: SOLO LA LOTTA PAGA

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Grazie al blog Baruda per seguire la vicenda e tenerci informate/i.

“Sono emozionata nello scrivere queste righe, perchè sinceramente la vedevo nera, lo ammetto, soprattutto dopo le parole della corte suprema di ieri, che rigettava l’appello presentato dal suo avvocato.

Il piantonamento di questi giorni davanti alla sua stanza d’ospedale non mi sembrava una situazione con una semplice possibilità di uscirne vittoriosi, quindi vivi.
Nikos Romanos ha fatto capire la sua enorme determinazione dal primo istante ed il Governo greco sembrava fottersene totalmente e spudoratamente, senza lasciare a lui altra opzione che un proseguimento dello sciopero della fame e poi della sete ormai ai limiti della sopravvivenza.

Nikos, invece, ha vinto; ha ottenuto i permessi studio con un emendamento votato in extremis oggi dal Parlamento greco: 6 mesi di e-learning e poi braccialetto elettronico, per poter seguire i corsi all’Università.
Una vittoria per lui e per tutti i detenuti che vogliono accedere ai permessi studio: grazie Nikos, per la tua determinazione, per averci palesato ancora una volta che solo la lotta paga e paga anche bene!
Ci racconta Petros Damianos (l’insegnante di Romanòs presso il carcere minorile di Avlonas):
”Sono appena uscito dall’ospedale. La sua prima frase dopo la felicità.
Signor Petros, contattiamo la Facoltà, così non perdo il semestre”.

Noi ti vorremmo libero,
fuori dal carcere, come tutti e tutte i/le Compagni/e di prigionia!

Sapere che il tuo sciopero della fame è finito e che il tuo corpo potrà riprendersi, rende il nostro cuore più leggero, e il mio lo emoziona: hai strappato con ogni grammo del tuo corpo un pezzo della tua libertà e di quella di tutti i prigionieri!
Fino alla vittoria, Nikos…“.

LEGGI:
Solidarietà a Nikos
La corte suprema condanna a morte Nikos Romanos

P.S.: Vorrei ricordare a chi legge questo post che qui, in Italia, non sarebbe minimamente possibile ottenere quello che ha ottenuto Nikos.
Per reati armati e politici, che son quelli per cui lui è arrestato, si sta in regimi di alta sorveglianza dove solitamente non sono ammessi più di 2 libri per volta.
Figuriamoci recarsi in facoltà con un braccialetto elettronico: cose di altri mondi, comunque.

Fonte: http://baruda.net/2014/12/10/nikos-ha-vinto-solo-la-lotta-paga.

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IN SARDEGNA, OLTRE 10.000 MANIFESTANO CONTRO LE BASI USA E NATO

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CONTRO  LA  GUERRA  ED IL RIARMO, CHIUDERE LE BASI NATO-USA

Oltre 10.000 persone hanno manifestato Sabato 13 Settembre al poligono di Capo Frasca, in provincia di Oristano, chiedendo la dismissione di tutte le basi, rispondendo all’appello delle organizzazioni antimilitariste-antimperialiste sarde.
Una partecipazione popolare che non si vedeva dal 1969, quando gli isolani
impedirono le esercitazioni militari a Pratobello di Orgosolo.
Segno che la misura è colma, che la gente sarda non ne può più di servitù militari che occupano buona parte dell’isola , ricevendone in cambio morte, disoccupazione,
isolamento. Continua

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IKEA: LA REALTÀ FA A PEZZI IL SUO MITO

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Scrive Giuseppe Zambon:
“IKEA pretende di essere un’impresa con finalità “umanistiche, sociali e ambientali”.
Intorno a questa immagine ha costruito un vero e proprio mito.

La realtà dei fatti prova invece che IKEA, il cui fondatore Kamprad è stato un simpatizzante del nazismo, è un campione mondiale del supersfruttamento del lavoro e del saccheggio della natura.

A più riprese è stata colta con le sue grinfie allungate su lavoratori-bambini del Bangladesh, delle Filippine, dell’India, del Vietnam, della Thailandia.
Secondo un rapporto del China Labor Watch, IKEA è stata responsabile in Cina di sfruttamento del lavoro minorile e di “molte altre violazioni dei diritti dei lavoratori, tra cui un eccesso di straordinari non adeguatamente retribuiti, mancanza di assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, vessazioni fisiche e verbali”. Continua

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FORMIDABILE OTTOBRE 2013

Scrive Vincenzo Miliucci:
31 OTTOBRE A ROMA, CONTINUA L’ASSEDIO AI PALAZZI DEL POTERE.

“Un ottobre stupendo, dopo le formidabili giornate del 18-19,  ora quella del 31 della stessa potenza!
Belle giornate , bel movimento, tantissimi giovani e migranti allegri e risoluti, che suscitano simpatia, rispetto e solidarietà.

Non ci si è fermati, si continua ad avanzare , mantenendo ben saldi e concreti gli obiettivi della ” moratoria sfratti-mutui, piano casa e diritto al reddito, contrasto all’austerità-precarietà”
Ieri, è toccato alla Conferenza Stato-Regioni;  tutti i giorni ci si impegna per bloccare  il migliaio di sfratti quotidiani ovunque sia possibile nel Paese: la “sorpresa” è il trovarci di fronte ad una moltiplicata disponibilità alla partecipazione,frutto delle formidabili giornate della settimana di lotta 12-19 Ottobre.
La Conferenza , convocata “sull’emergenza casa”, ha infine partorito la scontata e  tradizionale minestra riscaldata dei sussidi, diventati 140 milioni sotto l’incalzare della protesta : 100 milioni per il Fondo per l’emergenza abitativa e 40 per la ” morosità incolpevole”.

Nessun piano casa, tantomeno la moratoria, dal che se ne deduce che il Governo vuole lo scontro ravvicinato.
La diffusione e l’accentuazione – la misura della lotta-  verranno stimati dal Movimento la prossima settimana a Roma, quando il 10 e l’11 Novembre si terrà l’impegno preso all’accampata di Porta Pia il 20 Ottobre dall’Assemblea Nazionale.

Inoltre,  il mese di Novembre vedrà in particolare una rinnovata mobilitazione nazionale contro la prosecuzione della TAV .
Il 16  Novembre a Susa  ; il 20 ed il 21 Novembre, a Roma, quando si incontreranno Hollande e Letta, per fare il punto sull’opera TAV, divenuta merce di scambio di altre porcherie quali la partecipazione comune nella costruzione di nuove centrali nucleari, l’interscambio elettrico e il trasferimento-treni di scorie,nonché lo shopping francese di ulteriori aziende italiane, compreso il diktat Air France su Alitalia.
Ed infine nel calendario di Novembre, il 30/11, a Torino, ci sarà la manifestazione nazionale in sostegno del popolo palestinese, poiché,  a Torino, il 2 Dicembre, è fissato l’incontro intergovernativo Italia-Israele sulla cooperazione: turismo,ambiente,energie, acqua,trasporti,scambi scientifici e militari”.

Vincenzo

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