HEIL MEIN NATO! L’Ucraina “viviao” del rinascente Nazismo in Europa

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5 Gennaio 2016 — Manlio Dinucci

La roadmap per la cooperazione tecnico-militare Nato-Ucraina, firmata in dicembre, integra ormai a tutti gli effetti le forze armate e l’industria bellica di Kiev in quelle dell’Alleanza a guida Usa. Manca solo l’entrata formale dell’Ucraina nella Nato.

Il presidente Poroshenko ha annunciato a tal fine un «referendum» in data da definire, preannunciando una netta vittoria dei «sì» in base a un «sondaggio» già effettuato. Da parte sua la Nato garantisce che l’Ucraina, «uno dei partner più solidi dell’Alleanza», è «fermamente impegnata a realizzare la democrazia e la legalità».

I fatti parlano chiaro. L’Ucraina di Poroshenko – l’oligarca arricchitosi col saccheggio delle proprietà statali, del quale il premier Renzi loda la «saggia leadership» – ha decretato per legge in dicembre la messa al bando del Partito comunista d’Ucraina, accusato di «incitamento all’odio etnico e violazione dei diritti umani e delle libertà». Vengono proibiti per legge gli stessi simboli comunisti: cantare l’Internazionale comporta una pena di 5-10 anni di reclusione. Continua

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Obama ha scelto. Per gli Usa l’esclusione dalla Russia dal Medio Oriente è una priorità rispetto alla distruzione di ISIS

“Non poteva capitare in un momento peggiore”, così un’anonima fonte della NATO ha commentato l’abbattimento di un cacciabombardiere russo SU 24 da parte di due F16 turchi. Si tratta di un episodio gravissimo, che non solo mette in luce i costi e i rischi di condurre un’azione militare in assenza di un coordinamento politico più complessivo, ma ben di più evidenzia le tante, troppe guerre che ognuno combatte in Siria. Guerre che piuttosto che essere parallele ormai rischiano persino di confliggere reciprocamente, per la gioia del califfo al-Baghdadi.

I turchi parlano di legittima difesa, omettendo però che, anche qualora il caccia russo avesse davvero sconfinato per 17 secondi in Turchia, la prassi internazionalmente seguita in questi casi sarebbe stata quella di sospingere fuori dello spazio aereo turco l’intruso, non certo quella di abbatterlo. Come è stato giustamente osservato, “con i criteri di Erdogan negli anni della Guerra Fredda avrebbero dovuto essere abbattuti decine di aerei, con decine di casus belli per lo scoppio della Terza Guerra Mondiale…” (Pietro Batacchi sulla “Rivista Italiana di Difesa”). Evidentemente Ankara ha voluto “punire” la Russia per il bombardamento delle posizioni dei ribelli anti Asad, dotando implicitamente questi ultimi di una copertura antiaerea per procura. Lo ha ammesso implicitamente lo stesso presidente turco Erdogan, quando ha sostenuto che la Turchia avesse “soltanto difeso la sua sicurezza e i diritti dei suoi fratelli turcomanni”. Se il primo obiettivo è però legittimo, pur restando eccessive le modalità con cui lo si è perseguito, il secondo implica un’ambizione panturanica e una potenziale volontà di smembramento della Siria che la comunità internazionale non può condividere in alcun modo. Continua

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L’Italia in guerra #NoAlleVostreGuerre. Pacifisti, dove siete?

L’Italia bombarderà l’Iraq in funzione anti Isis.
È  un’azione di guerra e come tale dovrebbe essere discussa ed approvata dal Parlamento, non in modo autonomo da un Governo prono alla Nato.
Vale la pena di ricordare che, solo qualche giorno fa, i caccia della Nato hanno bombardato per più di mezz’ora il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere a Kunduz City: sono state uccise oltre venti persone tra cui tre bambini.
Secondo Medici senza frontiere (Msf), ci sono tra le vittime: otto infermieri, tre medici, sei guardie di sicurezza ed un farmacista. Continua

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La NATO si prepara alla guerra

“La Nato – ne parliamo per i più giovani – venne costituita il 4 Aprile del 1949 su iniziativa degli Stati Uniti, per concretizzare un loro pensiero ben preciso ed efficace: qualora si fosse verificato un conflitto con L’Unione Sovietica, ogni bomba caduta sul suolo europeo sarebbe stata una di meno a colpire gli Stati Uniti. Continua

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Si scrive NATO, si legge: “Morte!”

1) Così, ancora una volta, gli “esportatori della Democrazia”, volando sulle ali dei caccia della NATO, nel corso di una delle loro famigerate “missioni umanitarie” hanno prodotto degli “effetti collaterali”:
venti persone uccise, tra cui tre bambini,  per ora, poiché il numero dei morti potrebbe salire.
“I caccia della Nato hanno bombardato il centro traumatologico di Medici Senza Frontiere a Kunduz City, capoluogo della provincia settentrionale e prima città a cadere nelle mani dei Talebani, dopo la guerra del 2001, che da giorni si è trasformata in un teatro di scontri” [1]. Continua

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“Democrazia Nato” in Ucraina con salsa neonazista

«Storica» visita del Segretario Generale della Nato Stoltenberg, il 21/22 Settembre, in Ucraina, dove partecipa, (per la prima volta nella storia delle relazioni bilaterali), al Consiglio di sicurezza nazionale, firma un accordo per l’apertura di un’ambasciata della Nato a Kiev, tiene due conferenze stampa col Presidente Poroshenko.
Un decisivo passo avanti nell’integrazione dell’Ucraina nell’Alleanza.
Iniziata nel 1991 quando, appena divenuta Stato indipendente in seguito alla disgregazione dell’Urss, l’Ucraina entra nel «Consiglio di cooperazione nordatlantica» e, nel 1994, nella «Partnership per la pace». Continua

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New York Times: in Ucraina, l’ISIS a fianco delle brigate neofasciste. Serve altro?

1) Questo articolo è dedicato alle “anime belle”, che ancora parlano dell’aggressività dell’”Orso russo” e “non riescono proprio a vedere” la polveriera, che gli Stati Uniti, la UE e la NATO stanno approntando in Ucraina, grazie ad un Governo collaborazionista, andato al potere con uno dei classici Colpi di Stato del XXI Secolo, in cui i mass media del “Libero e giocondo Occidente” hanno avuto un ruolo fondamentale.
Il progetto di annichilire la Russia e di mettere le mani sulle sue enormi ricchezze, sfumato nonostante le prodezze del Quisling Eltsin, è nuovamente all’ordine del giorno e mostra quanto l’Antinazismo/Antifascismo, che l’Occidente risfodera nei “giorni di festa” e quando si tratta di demonizzare il Saddam Hussein o il Milosevic di turno, sia da “sepolcri imbiancati”. Continua

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Perché Putin, in fondo, ha ragione

Nelle relazioni internazionali bisogna saper cogliere innanzitutto il quadro generale; solo avendo ben presente la visione strategica dei Paesi coinvolti è possibile analizzare il dettaglio ovvero i singoli episodi.
Riguardo alla Russia le mie idee sono da tempo piuttosto chiare.
Premessa: mi sono recato a Mosca regolarmente per 18 anni, dal 1990 al 2008, in qualità di inviato speciale.
Ho seguito in prima persona le fasi cruciali di questo Paese, dal crollo dell’Unione sovietica alla crisi finanziaria della fine degli anni Novanta, dall’ascesa di Putin al periodo di Medvedev, inclusi i drammi di Beslan e del teatro Dubrovka. Continua

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Turchia alla guerra in Kurdistan con le armi Finmeccanica

Elicotteri
Le forze armate turche hanno schierato due elicotteri d’attacco e riconoscimento T129 nella base aerea di Siirt, nella regione sudorientale del Paese, per concorrere alle operazioni di guerra contro la resistenza kurda che, dal 1984 ad oggi, hanno causato la morte di più di 40.000 persone, in buona parte donne, bambini e uomini non combattenti. Continua

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Quando la NATO uccide i giornalisti, non c’è problema.

TV Belgrado 1999
Pur non condividendo le ultime sei righe dell’articolo, sottoscriviamo tutto il resto, poiché contribuisce a diradare la spessa, insopportabile e fuorviante cortina fumogena, creata dalla retorica dei mass media e dei politicanti negli ultimi 15 giorni.

“Ha firmato il libro delle condoglianze per le vittime dell’attacco terroristico alla redazione di Charlie Hebdo e, definendolo «un oltraggioso attacco alla libertà di stampa», ha dichiarato che «il terrorismo in tutte le sue forme non può essere mai tollerato né giustificato».
Parole giuste se non fossero state pronunciate da Jens Stoltenberg, Segretario generale della Nato, l’organizzazione militare che usa come metodico strumento di guerra l’attacco terroristico contro le redazioni radiotelevisive. Continua

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Kobanê resiste, mentre l’Occidente finge di aiutarla. Kobanê vive.

Dentro Kobane, nella città fantasma
Kobanê è una città che prima dell’assedio dell’Isis contava circa quattrocentomila abitanti e che oggi ne ha sì e no settemila.
Chi è rimasto l’ha fatto nonostante tutto, come l’anziano Garip, rughe sul volto ancora più intense quando racconta l’impossibilità di partire:
“Questa terra è la mia terra” dice.
Entrare è difficile, uscire di più.
I rifugiati, che fuggono dalla barbarie fondamentalista, trovano il confine con la Turchia sbarrato, i militari turchi costringono tutti a ore di attesa e per molti feriti in fuga ciò è fatale.
Molti hanno trovato rifugio a Soruc, la città gemella in territorio turco, dove vengono accolti nei 5 campi autogestiti da Curdi arrivati a dare una mano e provenienti da ovunque: altre zone del Kurdistan, Turchia, Europa, alcuni anche dagli Stati Uniti. Continua

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Intervista a zio Nemir, l’immortale (video)


Lo chiamano Nemir, l’immortale, Xalil Heme, 69 anni, due figli, che combattono ora a Kobanê e lui appena portato via, per farsi curare, dopo che i cecchini di Daesh hanno provato ad ucciderlo per la quarta volta nella sua vita.
Due proiettili nel braccio sinistro ed altre cicatrici su tutto il corpo sono il ricordo dei precedenti tentativi di stenderlo.

Appena guarirà, ci dice, tornerà tra le macerie di Kobanê a combattere.
Perchè Xalil è una vita che difende la sua terra, il Kurdistan, perchè il Kurdistan da sempre è attaccato: dalle potenze europee, che lo hanno smembrato in quattro parti all’inizio del secolo scorso, dagli Stati che lo hanno annesso e provato ad annullarne lingua e cultura.
Ed i Curdi si difendono da sempre.
Xalil ha combattuto in Siria prima contro Al Nusra, ora contro l’ Isis.
Lo fa per i Curdi, ma parla immediatamente a chiunque combatta il Fascismo.
Perchè, quando Xalil indica la natura di Daesh, mercenari di un esercito predone, che distrugge tutto ciò che non gli è uguale e che non può dominare, noi riconosciamo un tratto fondamentale del Fascismo: dividere il mondo in amici e nemici ed attaccare i secondi.
Anche per questo la resistenza di Kobanê  ed il progetto politico della Rojava sono immediatamente antifascisti.

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Lo zio immortale: Nemir, Kurdo di 67 anni in prima linea sul fronte di Kobanê

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La popolazione di Kobanê e i combattenti delle YPG combattono fianco a fianco su tre fronti della città assediata dalle bande dell’ISIS.

67 anni, zio Nemir, combatte sul fronte orientale ed ha invitato i giovani di Kobanê, che hanno lasciato la città a causa degli attacchi dell’ISIS, a “venire a riprendere Kobanê,” mentre la diciannovenne combattente delle YPJ, Nefel, che lotta sullo stesso fronte con lo zio Nemir, ha risposto alla domanda:
“Perché sorridi sempre?” dicendo:
“Stiamo lottando per il nostro popolo ed il nostro Paese.
Stiamo lottando per la nostra leadership.
È per questo che siamo sempre di buon umore.” Continua

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L’ASSEDIO DI KOBANÊ: CHI AIUTA I KURDI? CHI COMBATTE L’ISIS?

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Vedi anche ELOGIO A KOBANÊ CHE RESISTE A DISPETTO DEL “MONDO CIVILE”.

Da varie settimane prosegue l’attacco da parte dei miliziani estremisti sunniti dell’ISIS (Stato Islamico della Siria e dell’Iraq) contro Kobanê, uno dei tre cantoni a maggioranza kurda della Siria posti al confine con la Turchia.
Questo attacco, che ha già provocato la fuga di almeno 200.000 civili verso la vicina Turchia, ha conquistato per molti giorni le prime pagine dei mass-media occidentali, che non dedicano invece spazio agli accaniti combattimenti che continuano ad infuriare da tre anni in varie zone della Siria tra l’Esercito Nazionale e la galassia delle formazioni jihadiste, (ISIS, Jabhat Al-Nusra, Fronte Islamico, Al-Sham, ecc.), che tentano di destabilizzare il Paese. Continua

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