Perché gli operai vanno a destra

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Due articoli – il primo del Corriere della Sera (Giuseppe Sarcina, “Obama: Trump mi attacca perché sono nero”, martedì 22 Dicembre 2015) il secondo del New York Times – commentano l’intervista che il presidente Obama ha rilasciato alla “National Public Radio”, nel corso della quale è andato decisamente all’attacco di Donald Trump, il miliardario in corsa per la candidatura repubblicana alle elezioni presidenziali del 2016. Il Corriere si concentra sulle accuse di razzismo che Obama rivolge a Trump, anche se l’autore del pezzo sottolinea che, nell’ultimo dibattito fra i nove candidati repubblicani, nessuno (nemmeno Trump) ha rispolverato le vecchie insinuazioni in merito all’inaffidabilità di un presidente nero nella conduzione della lotta contro il terrorismo islamico. Invece il New York Times dà più peso (fin dal titolo: “Obama accusa Trump di sfruttare le paure della classe operaia”) alla polemica sulle sirene populiste che Trump utilizza per catturare il consenso dei bianchi poveri. Continua

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Volkswagen, la caduta del mito tedesco che fa scendere Angela Merkel dall’Olimpo. Le precedenti truffe teutoniche.

Se la Grecia ha truccato i conti dei suoi bilanci, la Germania ha truccato le macchine ed ha inquinato l’ambiente.
L’equazione è a furor di popolo. Anzi di popoli.
La reputazione è un valore aggiunto.
Se cade, è un macigno che rischia di far traballare un Paese intero.
Tanto più che il caso Vw è solo il più clamoroso di una lunga serie. Continua

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Siria, vertici militari Usa: “Spesi 500 milioni per addestrare 5 miliziani anti-Is”. Sono soddisfazioni!

Ad ammettere il flop del progetto è stato il Generale Lloyd J. Austin, comandante del Centcom, di fronte alla Commissione Forze Armate del Senato.
L’ammissione fa seguito a quanto pubblicato dal “New York Times” riguardo all’inchiesta interna aperta dal Pentagono sui rapporti di intelligence, che il Centcom inviava alla Casa Bianca ed al Congresso. Continua

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“Bin Laden venduto agli Usa”, Hersh sotto attacco: “Fantasie”. Ma molti lo difendono

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Il reporter ribadisce quanto scritto sulla morte del fondatore di Al Qaeda, ucciso quando era da tempo nelle mani dei servizi di Islamabad.
Su Vox.com Max Fisher accusa il premio Pulitzer di essersi lasciato andare a un giornalismo poco serio, fatto di “teorie cospirative” dopo gli eccellenti lavori su My Lai e Abu Ghraib.
Ma il giornale pachistano ‘The News’ scrive che l’uomo, che ha ceduto le informazioni, che lo riguardavano alla Cia per 25 milioni di dollari, esiste davvero. Continua

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L’uccisione di Osama Bin Laden. Seymour Hersh demolisce la “grande bugia”

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Il ruolo decisivo dei Servizi Segreti pachistani nell’esecuzione del leader di Al Qaeda

Lo scrivemmo a caldo: “Farsa o tragedia il blitz che ha portato all’uccisione di Bin Laden? Di sicuro una macabra messa in scena”.
Ed ancora: “Una cosa noi non crediamo: che il blitz sia stato compiuto all’insaputa dell’ISI pakistano”.
Di seguito, l’articolo di “Contropiano” su quanto ha scritto Seymour Hersch. Continua

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Il “negro da cortile” Obama pontifica; la Polizia uccide i “negri dei campi” [1]

Polizia USA uccide

Mentre il primo Presidente nero trascorre sereno, pur essendo, ormai, un’ “anatra zoppa”, le Sue meritate vacanze natalizie, pontificando sul nulla, di cui è intessuta la Sua “storica” presidenza, i Poliziotti bianchi praticano indefessamente il loro sport preferito: la caccia al Negro.
Il 24 Dicembre, un agente di polizia, un Bianco, ha ucciso il diciottenne afroamericano Antonio Martin alle porte di Ferguson.

“Il giovane si trovava a un distributore di benzina nel sobborgo di Berkeley, a pochi minuti d’auto dal luogo in cui nell’Agosto scorso fu ucciso Brown”. [2]
Immancabilmente:
“Le versioni sono due.
Secondo quella ufficiale della Polizia, il 18enne era assieme ad un’altra persona ed ha puntato la pistola contro gli agenti di pattuglia, che li avevano fermati verso le 23.15 per un controllo di routine. [3] Continua

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Chi c’è dietro l’Isis? Gli Stati Uniti, Watson!

Cresce l’opinione, secondo molti in Iraq, che gli Usa stiano usando l’Isis come scusa per intervenire di nuovo in Medioriente

Chi c'è dietro l'Isis?

Da più di un mese a questa parte, gli Stati Uniti hanno dato il via ad un’escalation di bombardamenti contro gli estremisti dello Stato Islamico.
Ma questo sembra aver fatto ben poco per mettere a tacere le teorie complottiste, che tutt’ora rimbalzano dalle strade di Baghdad fino ai piani alti del Governo iracheno, e che sostengono che la Cia si nasconda segretamente dietro agli stessi estremisti, che ora sta attaccando. Continua

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I Massoni che contano: Draghi e Napolitano. E Renzi? Aspira …


Esce con Chiarelettere il libro “Massoni” di Gioele Magaldi
(Grande Oriente Democratico).
Un libro che sicuramente farà discutere.
Sedetevi e fate un bel respiro: nel libro trovate storia, nomi e obiettivi dei Massoni al potere in Italia e nel mondo
, raccontati da autorevolissimi insider del network massonico internazionale, che, per la prima volta, aprono gli archivi riservati delle proprie superlogge (Ur-Lodges).

Le liste che leggerete sono sconvolgenti.
Una battaglia per la democrazia.
Tra le Ur-Lodges neoaristocratiche, che vogliono restaurare il potere degli oligarchi, e quelle progressiste, fedeli al motto “Liberté Égalité Fraternité”, è in corso una guerra feroce.

L’ultimo atto è già iniziato, come rivela Magaldi con la rottura della pax massonica stilata nel 1981: il patto “United freemasons for globalization”.
Una rilettura esplosiva del Novecento nei suoi momenti più drammatici – la guerra fredda, gli omicidi dei fratelli Kennedy e di M. L. King, gli attentati a Reagan e a Wojtyla – arrivando fino al massacro dell’11 Settembre 2001 ed all’avanzata dell’Isis.
“Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges” è il primo volume di una trilogia che offre un’inedita radiografia del potere. Continua

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LE CASSEFORTI DELL’ISIS SONO UBS ED HSBC. Obama sapeva dal 2008

UBS finanzia ISIS
L’Intelligence Usa scoprì che il denaro di Al Qaida passava per la banca svizzera Ubs. L’allora Senatore Obama sapeva, ma insabbiò. Da quei conti passano i soldi dell’Isis.

I media occidentali ci hanno raccontato che l’Isis è l’organizzazione terroristica più ricca al mondo, ci hanno raccontato che parte delle risorse finanziarie dell’Isis provengono dalle vendita del petrolio, ci hanno spiegato che l’Isis è un gruppo (il più potente, probabilmente) che fa parte della galassia di Al Qaida.
Vi siete mai chiesti dove viene custodita questa montagna di denaro?
Otto anni fa la Cia e l’Fbi si erano posti la stessa domanda.
L’Isis non esisteva, ma Al Qaida sì.
Venne messa su una squadra speciale di cui fecero parte membri di tutti i servizi segreti Usa (compresi dei consulenti esterni).
Dopo due anni di indagine la cassaforte era stata individuata.
I consulenti vennero pagati profumatamente, venne stilato un rapporto, venne tenuta una seduta a porte chiuse presso una sottocommissione del Congresso.
Ed alla fine venne tutto insabbiato.
Chi sapeva e tenne la bocca chiusa fece carriera, chi si ribellò finì in galera.
La banca in questione era l’Unione banche svizzere (Ubs). Continua

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OBAMA CONTRO L’ISIS: NE SONO CONVINTI IN POCHI (Seconda parte)

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Il problema dell’invio di truppe di terra

Da Washington si ripete fino alla noia che non ci sarà invio di truppe occidentali per combattere sul campo l’Isis, anche se dei generali – subito bacchettati – hanno sostenuto proprio la necessità di tale invio. Orbene, se non fosse per le scelte politiche degli Stati Uniti, si dovrebbe dire che nemmeno ci sarebbe bisogno di porre, sia pure al negativo, il problema, poiché sul campo le forze che davvero combattono l’Isis ci sono eccome; solo che non rientra negli interessi politici statunitensi appoggiarle, perché anch’esse sono state inserite fra i “nemici canaglia”. Infatti, oltre al governo di Damasco ci sarebbero le milizie sciite irachene, l’Hezbollah libanese e lo stesso Iran. Ma ancora da questo orecchio a Washington non sentono.
Per cui resta aperto l’interrogativo tecnico circa l’efficacia dei soli attacchi aerei per distruggere l’Isis. Forse sarebbero efficaci se di gran lunga massicci; ma sarà cosi? Comunque il loro costo (di certo non minimale) verrà addossato dagli Usa al governo iracheno, indipendentemente dal successo che ne derivi.
Si potrebbe obiettare che appoggiando determinate realtà gli Stati Uniti diverrebbero parti attive di un conflitto settario. Questo è vero solo apparentemente. Infatti, due aspetti vanno considerati. Innanzi tutto, nel Vicino e Medio Oriente il conflitto settario fondamentalmente vede in campo: da un lato, il radicalismo islamico sunnita fino al jihadismo, e dall’altro lato tutto il resto (sunniti non-radicali, sciiti di varia appartenenza, cristiani delle diverse Chiese, laici, atei e agnostici), cioè la maggioranza. Il secondo aspetto è che in questo quadro gli Stati Uniti partecipano già al conflitto settario, avendo effettuato da tempo una scelta politico-militare anti-sciita, con l’appoggio ai regimi di Arabia Saudita e Qatar (notori e potenti sovvenzionatori religiosi, economici e militari per i jihadisti) e avendo giocato (senza uscita di sicurezza) la carta della Fatellanza Musulmana (e organizzazioni affini, come in Tunisia) gratificandola della patente – immotivata come il Nobel a Obama – di “islamismo moderato”, come mostrano i fatti. L’insospettabile emittente qatariota al-Jazeera ha rivelato che ai primi di dicembre 2012 ci fu un incontro fra il Muhammad Badie, leader dei Fratelli Musulmani d’Egitto (proprio giorni fa condannato all’ergastolo al Cairo), e il capo di al-Qaida Ayman al-Zawahiry, a Peshawar; in tale incontro i due firmarono un patto finalizzato anche alla fusione delle rispettive organizzazioni. È stato pure rivelato che questo incontro aveva fatto seguito ad altre riunioni al Cairo fra Badie e al-Zawahiry dopo le elezioni vinte da Muhammad Mursi. Tuttavia per l’Occidente Fratellanza musulmana non sarebbe un gruppo terroristico – mentre tale è considerata in Russia, Tagikistan e Uzbekistan – ed è anzi usata da vari servizi segreti (come quelli Usa e britannico), quand’anche dopo l’11 settembre del 2011 fosse stata accusata di favoreggiamento dei terroristi.
Che la scelta in questione sia funzionale a precisi disegni politici viene inferito dal fatto che gli Usa altrimenti non avrebbero assistito con neutralità benevolente alla caduta dei regimi amici a Tunisi e al Cairo. D’altro canto la carta dell’Islam-politico non è spendibile solo nel Mediterraneo e zone contigue; essa vale anche nei confronti della Russia, della Cina e dell’India, dove le minoranze musulmane sono di una certa rilevanza e nei primi due paesi manifestano una certa agitabilità. Che da questo Islam-politico provengano anche fazioni propense al jihad armato, tanto meglio in un’ottica destabilizzante a vasto raggio. Il problema è che poi sfuggono sempre di mano.

Gli altri paesi dell’area

Non puo escludersi che l’evolversi della situazione nel Levante prima o poi costringa Washington a uscire dai dilemmi della sua politica, tra cui quello del mantenimento delle alleanze attuali oppure di una loro revisione. In questa seconda prospettiva si collocano anche possibili intese tattiche, cioè di mera convenienza, quand’anche ancora non se ne vedono le condizioni, contrastando com esse sia le pubbliche dichiarazioni di esponenti dell’amministrazione statunitense, sia le ovvie diffidenze di quanti per Washington sono soggetti regionali scomodi, ma che per un altro verso sono di tale importanza da non poter essere del tutto esclusi dai giochi politici e militari. Per sempio si dice nel mondo arabo che senza l’Egitto non si può fare la guerra, e senza la Siria non si può fare la pace. Obama dovrebbe ricordarsene.
Il quadro strategico in Oriente è già mutato, e in concreto le convenienze oggettive ci sono; comunque ripensare radicalmente strategie politico-militari e alleanze comporta sempre vari “dolori di pancia” e nello specifico si deve fare i conti con quella mina elettorale che è l’influenza degli interessi israeliani. Ci vorrà tempo, ma nel corso del tempo anche gli eventi maturano; in bene come in male. Continua

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OBAMA CONTRO L’ISIS: NE SONO CONVINTI IN POCHI (Prima parte)

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Pur non condividendo qualche punto di questa analisi, che, comunque, merita di essere letta e discussa, ho deciso di pubblicarla.

Isis: che fare?

L’improvvisa irruzione dei Jihadisti di al-Baghdadi ha dato corso a una diffusa prassi di massacro delle minoranze religiose, di barbare esecuzioni, di vendita di schiave non-musulmane o sciite sulla pubblica piazza, di stupri e matrimoni forzati, nonché di cancellazione dei più elementari diritti della persona.
Il tutto con la abominevole scusa della religione, (vecchio motivo del fanatismo “religioso” sotto tutti i cieli), quand’anche nulla di ciò abbia a che fare con i precetti coranici riguardanti il piccolo Jihad (quello grande, e di maggior valore, è lo sforzo umano per essere spiritualmente graditi a Dio).
Il “Califfo” ed i suoi tagliagole sono portatori di una sanguinaria religione dell’odio fatta di crudeltà e sadismi pianificati, a cui si deve contrapporre un’indignazione – senza se e ma – che si concretizzi in reazioni effettive ed idonee a eliminare questo fenomeno, perché qui rientra in ballo con tutta la sua drammaticità il vecchio dilemma “civiltà o barbarie”.
Purtroppo, ad avere la maggior risonanza mediatica, più dei massacri di massa, sono state le rozze – e quindi atroci – decapitazioni filmate di tre ostaggi occidentali (due Statunitensi ed uno Britannico); due episodi orrendi, che già da soli basterebbero ad invocare la distruzione dell’Isis. Comunque, ancora una volta, emerge il latente razzismo bianco, in quanto la vita di tre appartenenti al Primo Mondo mantiene una valenza maggiore rispetto alle vite di migliaia e migliaia di esseri umani un po’ più abbronzati.
Questo lapsus etico non muta di certo i termini del problema centrale: l’Isis – in fase di strutturazione addirittura come Stato – è una maxi-organizzazione criminale, che le pratiche abituali di uccisione massiccia di esseri umani indifesi, utilizzate come strumento di terrore, privano di ogni dignità politica e morale, rendendone la distruzione un’esigenza di igiene mondiale.
Sono in gioco ulteriori vite di innocenti su cui incombe un massacro ben lungi dall’essere concluso; e questo – checché ne possano pensare gli “immacolati” di una certa Sinistra residuale – richiede il ricorso a ogni mezzo possibile, anche in nome di un grande dimenticato: l’umanesimo rivoluzionario.

Se di una tale incombenza si facessero davvero carico gli Stati Uniti – imperialisti e detestabili per quanto siano – ahimé, ci sarebbe solo da applaudire.
Salvo poi tornare ad opporsi alle inevitabili manovre di dominio, contestuali o nella fase successiva.
D’altro canto, non sarebbe la prima volta (e nemmeno l’ultima) che, pur da posizioni anticapitalistiche (rimaste tali), si è costretti dalle contingenze ad appoggiare iniziative anche di soggetti imperialisti purché siano distrutte realtà di barbarie organizzata.
Naturalmente, gli Usa non affrontano la nuova guerra col fine primario di salvare vite umane, sia di ostaggi occidentali sia di musulmani: si è visto dall’inizio di questa Estate quanta considerazione ne abbiano in linea di massima.
Adesso per loro si tratta di non perdere il controllo di zone importanti strategicamente ed energeticamente, e di salvare la faccia, innanzitutto sul piano elettorale interno, (dove in effetti è alquanto pregiudicata), tenuto conto che negli Stati Uniti si terranno a breve le elezioni di medio-termine; e qualcosa dev’essere fatta, ponendo fine a una lunga passività di fronte all’espansione dell’Isis; ma qualcosa di effettivo giacché i sondaggi evidenziano un’alta percentuale di elettori favorevole ad un deciso intervento.
Quindi, per come stanno le cose, c’è poco da scegliere. Continua

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OBAMA PREPARA LA GUERRA PROLUNGATA

image USA e Califfo
Domani, alla vigilia dell’11/9, il Presidente Usa annuncia contro l’Isis un conflitto “senza truppe di terra” che durerà “oltre il suo mandato”.
L’Italia, all’oscuro del Parlamento, schierata dal governo in “missione” con jet e basi militari.

Domani – alla vigilia del 13° anniversario dell’11 Settembre, che segnò l’inizio della “guerra globale al terrorismo”  incentrata su Al Qaeda e l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq da parte di coalizioni a guida Usa – il Presidente Obama annuncerà, in un solenne discorso alla nazione, il lancio di una nuova offensiva a guida Usa mirante, secondo quanto ha dichiarato Domenica in una intervista alla Nbc, ad “affrontare la minaccia proveniente dallo Stato islamico dell’Iraq e della Siria (Isis)”.

Pur non inviando ufficialmente forze di terra in Iraq e Siria, il Presidente promette:
“Degraderemo sistematicamente le capacità dei militanti sunniti dell’Isis, restringeremo il territorio che controllano ed, infine, li sconfiggeremo”. Continua

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OBAMA O-BALLA COSMICA SULLE ARMI CHIMICHE DI ASSAD?

1) Proprio nel giorno in cui Barack Obama ha cercato pateticamente di restituire una verginità impossibile  agli impresentabili  Servizi Segreti statunitensi, promettendo che continueranno a fare allegramente lo sporco lavoro, per cui vengono lautamente foraggiati, solo che vi metteranno molta più attenzione nel non farsi scoprire, un articolo de “Il Fatto Quotidiano” svela l’ultima, per ora, truffa planetaria tentata dagli Stati Uniti e dai loro maggiordomi europei. Continua

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