A Roma, donne in piazza: “Obiezione respinta. La 194 è legge dello Stato !” (video)

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Policlinico Umberto I di Roma, Novembre 2014, l’unico medico ginecologo, non obiettore, in servizio presso il Repartino per le interruzioni volontarie della gravidanza è andato in pensione ed il servizio è stato sospeso.

Motivo più che sufficiente perché questa mattina un gruppo di donne interne alla rete romana IoDecido organizzasse una manifestazione all’interno del più grande ospedale italiano per chiedere il rispetto della Legge 194.

“Nel giorno dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne – precisava attraverso un megafono una delle manifestanti – siamo qui per ricordare che anche violare il diritto delle donne a scegliere se volere e no un figlio è violenza”.

Dopo un corteo per i viali del nosocomio, le donne si sono recate presso la Direzione Generale per un incontro con il direttore, Domenico Alessi il quale, nel frattempo, si era recato in Regione Lazio e che fissava un appuntamento alle 15,30.
Le donne si sono così riconvocate nel pomeriggio e dopo un paio d’ore di attesa sono riuscite ad incontrare Alessi.

A Domenico Alessi le donne hanno chiesto una risposta ed una soluzione rapida al vuoto che si è aperto al Repartino con il pensionamento dell’unico ginecologo non obiettore. Continua

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L’insensata obiezione di coscienza dei ginecologi antiabortisti

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Vediamo se mi riesce di spiegarmi.
Io non ho nulla contro l’obiezione di coscienza: anzi, ne sono un convinto sostenitore e sono fiero che il mio Partito, negli anni in cui non ero che un marmocchio frignante, abbia contribuito in modo determinante al suo riconoscimento come diritto civile di ciascun individuo.
Dopodiché, come sempre, prima di aprire bocca sarebbe opportuno pensare a ciò che si dice: anche, e direi a maggior ragione, se si riveste una qualifica importante come quella di Papa.
Ebbene, pensandoci mi viene da rilevare questo: che l’obiezione di coscienza in relazione a un obbligo il cui adempimento viene sanzionato penalmente è un conto, mentre l’obiezione di coscienza rispetto a un’attività che si è scelto di svolgere è un altro.
Voglio dire: nel 1972, allorché arruolarsi nelle Forze Armate era un’imposizione per tutti, affermare la propria adesione alla nonviolenza, e quindi il proprio diritto a rifiutarsi di imbracciare un fucile senza essere arrestati, costituiva un’istanza sicuramente ragionevole; molto più ragionevole, ad esempio, rispetto all’ipotesi in cui qualcuno, nel 2014, prima decidesse volontariamente di arruolarsi e poi blaterasse che l’uso delle armi  gli ripugna.
Perché in questo caso si potrebbe eccepire una cosa semplice del tipo: beh, fare il militare implica in sé la necessità di sparare, e, se sparare non ti piace, potevi sceglierti un altro lavoro, mica ti hanno obbligato.
Adesso, scusa, che vai cercando?
Ecco, a me i ginecologi che sono obiettori di coscienza per l’aborto ricordano un po’ questo ipotetico militare.
Fare il ginecologo in Italia nel 2014 implica, tra le altre cose, l’incombenza di procurare aborti, e chi si iscrive alla relativa scuola di specializzazione (ripeto: volontariamente e senza essere obbligato da alcuno) lo sa dall’inizio: quindi, scusate, che va cercando?
Se l’aborto è una faccenda che non gli piace (il che è legittimo) è liberissimo di scegliere altro: ortopedia, oculistica, odontoiatria, gastroenterologia e via discorrendo con tutta la lista delle possibili specializzazioni, oppure di fare il commercialista, l’avvocato, il prete o l’idraulico.
Casomai, il problema si può porre (e credo si debba porre) per i ginecologi, che già esercitavano prima del 1978: perché quelli, effettivamente, avevano scelto la loro professione, quando l’aborto non era legale, e quindi non potevano sapere che, da un giorno all’altro, sarebbero stati costretti a praticarlo.
Insomma, secondo me, in questi casi l’obiezione di coscienza ha senso soltanto se concepita come regime transitorio per alcuni: un po’ come se domani legalizzassero l’eutanasia ed alcuni degli anestesisti attualmente in attività, che si sono specializzati quando l’eutanasia non c’era, non si sentissero di praticarla.
Tutti gli altri, come ripeto, lo sanno prima: e quindi, poiché siamo in un Paese libero, possono tranquillamente decidere di fare altro.
Perciò, per favore, smettiamola di fare paragoni col servizio militare e con le battaglie degli Anni ’70: sono così palesemente fuori luogo da dare la sensazione che si stia, davvero, pescando nel torbido.

Fonte: http://libernazione.it/linsensata-obiezione-di-coscienza-dei-volontari.

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