Vento di guerra. Perché non lo sentiamo ?

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Vedi anche Scivolando verso la catastrofe armata.

A proposito di «L’arte della guerra» (di Manlio Dinucci) e della Nato che moltiplica le sue guerre ma anche di novità, di censure e auto-censure

di Boris Norman (*)

Siamo o non siamo a un passo dalla III guerra mondiale, come vuole avvertirci Manilo Dinucci nell’ultima sua opera L’arte della guerra? Secondo Jean Toschi c’è una «impressionante accelerazione negli ultimi 5 anni», oppure detto con le parole di Alex Zanotelli, «siamo sull’orlo dell’abisso». Ma allora perché il movimento pacifista e la sinistra radicale sono così silenti? Perché la manifestazione a Napoli così sottotono? Dove sono finiti quei 110 milioni che manifestarono contro la guerra nel febbraio 2003, la più grande contestazione mondiale mai organizzata? Perché oggi questo silenzio del pacifismo?

Certo non è un breve post che può rispondere: le cause sono numerose. Ma ho bisogno di confrontarmi e mettere in chiaro il tema. Perché da tempo questa assenza del movimento pacifista mi sta angosciando quasi più dei dati accertati sul riarmo mondiale. Vorrei che su questo tema – “strategie di rianimazione del movimento pacifista” – il dibattito si infittisse.

Proverò a tracciare in modo estensivo i confini del discorso, per dare infine una delle risposte che più mi hanno convinto.

(I)

Partiamo quindi da una contro-analisi: Continua

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Scivolando verso la catastrofe armata

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Vedi anche Vento di guerra. Perché non lo sentiamo ?

Recensione a Manlio Dinucci «L’arte della guerra: annali della strategia Usa/Nato (1990-2015)»: un libro che purtroppo dovremo prendere sul serio se non vogliamo restar ciechi. Con due PS per chi c’era e forse non dormiva.

Si dice a Roma, in modo volgare ma efficace, «non mi interessa se non è a un palmo dal culo mio». Egoistico ma chiaro. Da tempo le guerre della Nato sono a un palmo, e anche meno, dal mio culo e dal vostro. Sempre più frequenti; sempre più vicine geograficamente; con più basi e comandi strategici in Italia (Napoli, Vicenza, Pisa, Sigonella per dirne 4); con armi atomiche segretamente e illegalmente nel nostro territorio; con pesantissimi costi a carico di tutti noi visto che la spesa militare è salita dai 52 milioni di euri al giorno “teorici” – in realtà di più con vari trucchi contabili, come spiega il Sipri, ovvero Stockholm International Peace Research Institute, una fonte attendibile) – agli 80 milioni del 2014 ma nel 2015 certamente sono saliti e ancora saliranno… mentre la Nato si lamenta, vuole “un maggior impegno”.

E’ uscito in ottobre «L’arte della guerra: annali della strategia Usa/Nato (1990-2015)», pubblicato da Zambon (550 pagine per 18 euri) con una nota introduttiva di Jean Toschi e la prefazione di Alex Zanotelli. Ne è autore Manlio Dinucci che da anni ha una rubrica – appunto «L’arte della guerra» – sul quotidiano «il manifesto». Continua

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IL MASSACRO A PALMIRA NON SAREBBE ACCADUTO SENZA IL SUPPORTO FORNITO DA DETERMINATI STATI AI TERRORISTI

Il Ministro degli Esteri e degli espatriati della Repubblica Siriana, Lunedì ha inviato due lettere identiche al vertice del Consiglio di sicurezza ed al Segretario generale dell’ONU circa il recente massacro commesso da terroristi a Palmira.
Nelle lettere, il Ministero ha detto che, come parte dei continui crimini terroristici contro la Siria e la sua gente, i terroristi dell’ ISIS hanno assaltato Palmira, una delle città storiche più antiche del mondo, scatenando il caos e commettendo efferati massacri contro i civili innocenti, con le orde barbare dell’ ISIS, che hanno attuato decine di macellazioni di civili, la maggior parte di loro donne, bambini e persone anziane, impedendo a migliaia di loro di lasciare la città e sequestrando molte famiglie e giovani poi trasferiti in zone sconosciute. Continua

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I barbari a Palmyra. La farsa della lotta all’ISIS e l’ipocrisia dell’Occidente.

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Palmyra (o Tadmor per gli Arabi) è una magica città monumentale, posta in un’oasi di palme al centro del deserto siriano, passaggio obbligato fin da tempi antichissimi delle carovane, che transitavano tra la Mesopotamia (oggi Iraq) e la Siria.
Quando l’ho visitata, pochi anni fa, sono rimasto affascinato, come capita a tutti i visitatori, dai resti dei grandi colonnati dell’antica città romana, dell’elegante teatro, dall’imponenza degli edifici costruiti nel grandioso stile siro-romano, che si può ammirare anche a Baalbeck in Libano, dal castello di epoca islamica, attribuito a Saladino,  che sorge su una collina vicina. Continua

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11 Settembre e 7 Gennaio: il “False Flag” nel DNA del Sacro Occidente

False Flag
L’attentato della scorsa settimana al giornale satirico parigino “Charlie Hebdo” è stato considerato da alcuni commentatori al di fuori dell’ufficialità, come un “11 Settembre francese”.
In realtà, l’11 Settembre appare per molti versi un evento ancora unico per l’apertura di credito, di cui ha potuto giovarsi l’amministrazione statunitense. Continua

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A proposito di Libertà di Pensiero: in Francia, il comico Dieudonné arrestato

Dieudonné
Apprendiamo che il noto comico ed attore francese Dieudonné M’bala M’bala (nella foto) è stato arrestato questa mattina con l’accusa di “apologia di terrorismo”.
Dieudonné a causa delle sue battaglie in difesa del popolo palestinese e della Resistenza dei popoli oppressi contro le aggressioni imperialiste, da anni subiva l’accusa dei media di regime di essere “antisemita” (accusa sempre respinta dall’attore). Continua

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“10 anni di attacchi all’Islam”, di Massimo Fini

Bombardamenti USA
Le guerre dell’Occidente
Noi fingiamo di dimenticarci che sono almeno più di 10 anni che l’Occidente è all’attacco del mondo musulmano, guerra all’Afghanistan nel 2001, particolarmente sciocca perché l’Afghanistan, il talebano non è mai uscito dai suoi confini, quindi non era per niente pericoloso; guerra all’Iraq nel 2003 da cui, tra l’altro, nasce il fenomeno Isis; guerra alla Somalia per interposto Etiopia nel 2006/2007; guerra alla Libia per defenestrare Gheddafi; bombardamenti sull’Isis che sta combattendo una sua battaglia lì; cosa intendo dire con questo?
Intendo dire che è l’aggressività dell’Occidente che ha fomentato poi questo radicalismo, questo integralismo islamista, che si sta effettivamente allargando a macchia d’olio, perché non c’è solo l’Isis; ci sono gli Shebab somali, Boko Haram in Nigeria. Continua

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Lucia Annunziata ha fatto boom!

Annunziata

A proposito della dichiarazione di guerra dell’Huffington Post
Ed intanto il macellaio Netanyahu sarà oggi alla testa della manifestazione di Parigi

«Prendere atto della Terza Guerra Mondiale»: l’Annunziata c’è andata piano. Certo, i titoloni sparati sono uno dei due punti di forza dell’Huffington Post (HP).
L’altro sono i finanziamenti dell’Eni.
La sua tesi è tutta in quella «presa d’atto».
Chi ne volesse ricercare le argomentazioni a supporto clicchi QUI: troverà il vuoto assoluto. Continua

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“Io non mi dissocio”, Karim Metref

Militarizzazione
Karim Metref, educatore e blogger che vive a Torino, ha scritto una lettera di risposta a questo articolo di Igiaba Scego.

Cara Igiaba,

in questi giorni saremo messi sotto torchio e le prossime campagne elettorali saranno fatte sulla nostra schiena.
Gli xenofobi di tutta Europa vanno in brodo di giuggiole per la gioia ed anche gli establishment europei, che non hanno risposte da dare per la crisi saranno contenti di resuscitare il vecchio spauracchio, per far rientrare le pecore spaventate nel recinto.

Da ogni parte ci viene chiesto di dissociarci, di scrivere che noi stiamo con Charlie, di condannare, di provare che siamo bravi immigrati, ben integrati, degni di vivere su questa terra di pace e di libertà.

Ebbene, anche se ovviamente condanno questo atto come condanno ogni violenza, non mi dissocio da niente.
Non sono integrato e non chiedo scusa a nessuno.
Io non ho ucciso nessuno e non c’entro niente con questa gente.
Altrettanto non possono dire quelli che domani dichiareranno guerra a qualcuno in nome di questo crimine.

Tu dici:
“Oggi mi hanno dichiarato guerra. Decimando militarmente la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo mi hanno dichiarato guerra.
Hanno usato il nome di dio e del profeta per giustificare l’ingiustificabile.
Da afroeuropea e da musulmana io non ci sto”.

Io con questa gente sono in guerra da trent’anni.
Li affrontavo con i pugni all’epoca dell’Università e con le parole e con le azioni da allora e fino ad oggi.
Sono trent’anni che li combatto e sono trent’anni che il sistema della Nato ed i suoi alleati li sostengono regolarmente ogni dieci anni, per fomentare una guerra di qua o di là.

Anche io sono afroeuropeo, sono originario di un Paese a maggioranza musulmana, ma non mi considero un musulmano: non sono praticante, non sono credente.
Ma anche io non ci sto.
Non ci sto con questi folli, non ci sto quando lo fanno a Parigi, ma non ci sto nemmeno quando lo fanno a Tripoli, Malula o a Qaraqush.

Non sto con loro e non sto con chi li arma un giorno e poi li bombarda il giorno dopo.
Non ci sto in questa storia nel suo insieme e non solo quando colpisce il cuore di questa Europa costruita su “valori di convivenza e pace”.
Perché dico che questa Europa deve essere costruita su valori di pace e convivenza anche altrove, non solo internamente (ammesso che internamente lo sia).

Tu dici che questo non è islam.
Io dico che anche questo è islam.
L’islam è di tutti. Buoni o cattivi che siano.
E come succede con ogni religione ognuno ne fa un po’ quello che vuole.
La adatta alle proprie convinzioni, paure, speranze e interessi.
Nelle prossime ore, i comunicati di moschee e centri islamici arriveranno in massa, non ti preoccupare.
Tutti (o quasi) giustamente si dissoceranno da questo atto criminale.
Qualche altro Abu Omar sparirà dalla circolazione, per non creare imbarazzo a nessuno.
La Lega ed altri avvoltoi si ciberanno di questa storia per mesi, forse per anni.
E noi ci faremo di nuovo piccoli piccoli, in attesa della fine della tempesta.
Come stiamo facendo dopo questi attentati (forse) commessi da quella stessa rete, che la Nato aveva creato per combattere una sua sporca guerra.

Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli.
A me questo giochino non interessa più.
Non chiedo scusa a nessuno e non mi dissocio da niente.
Io devo pretendere delle scuse.
Io devo chiedere a questi signori di dissociarsi, definitivamente, non ad alternanza, da questa gente: amici in Afghanistan e poi nemici, amici in Algeria e poi nemici, amici in Libia e poi … non ancora nemici lì ma nemici nel vicino Mali, amici in Siria poi ora metà amici e metà nemici …
Io non ho più pazienza per questi macabri giochini.
Mando allo stesso inferno sia questi mostri, sia gli stregoni della Nato e dei Paesi del Golfo, che li hanno creati e li tengono in vita da decenni.
Mando tutti all’inferno e vado a farmi una passeggiata in questa notte invernale, che sa di primavera …  Speriamo non araba. [1]

NOTE
[1]  Metref Karim,  “Io non mi dissocio.
La foto è stata inserita da “La Terra di Nessuno”, per simboleggiare l’ulteriore militarizzazione della società, che i “nostri” Governanti imporranno; naturalmente, per il “nostro bene”.

 

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Non, nous ne sommes pas tous Charlie


«Noi condanniamo quindi l’eccidio di Parigi, ma ci rifiutiamo con eguale fermezza di unirci al coro ipocrita imbastito dall’esercito di giornalisti prezzolati ed al servizio delle classi dominanti».

Il riprovevole attacco compiuto dal commando jihadista a Parigi, come sempre in questi casi, ha dato la stura ad una campagna ideologica potentissima quanto ingannevole.
La linea l’ha data prontamente lo spompato Presidente Hollande: i vignettisti di Charlie Hebdo, sarebbero caduti per aver difeso ciò che la Francia più di tutto simboleggia: la libertà.
Tutto l’Occidente imperialistico, con il suo sciame di media salmodianti, ha prontamente raccolto questa bufala colossale.

Che l’Occidente sostenga la libertà dipende dal punto di vista che si assume.
Prendiamo proprio l’esempio della Francia.

L’esercito francese è impegnato in operazioni militari offensive non solo in Afganistan contro i Talibani, ed in Iraq contro i Takfiri dell’ISIS.
In Africa, in difesa della sua tradizionale geopolitica coloniale, Parigi è impegnata in Mali (Opération Serval, 2800 soldati), in Ciad (Opération Epervier, 950 soldati), in Centroafrica (Opération Sangaris, 1200 soldati + Opération Boali, 410 soldati), nel Golfo di Aden (Opération Atalante 200 soldati), in Costa d’Avorio (Opération Licorne, 450 soldati).
Dispone, poi, di basi permanenti in Gabon (922 soldati), in Senegal (343 soldati), in Gibuti (1975 soldati) , nelle isole dell’Oceano Indiano Mayotte e La Réunion (1277 soldati).
Anche non tenendo conto delle centinaia di agenti militari e civili “coperti”, siamo ad un totale di più di diecimila mercenari armati fino ai denti.

Essi stanno forse lì a “difendere la libertà”?
O non piuttosto gli interessi coloniali francesi?
La seconda che abbiamo detto!
A spese, quindi, delle libertà di quei popoli di decidere il loro destino, in primo luogo di sbarazzarsi dei satrapi corrotti che restano al potere, spesso solo in virtù dell’impegno militare francese.

Si dà il caso che le vittime, o se si preferisce, i combattenti, a cui i mercenari francesi devono tenere testa, siano i movimenti guerriglieri etichettati a vario titolo come “Jahadisti”, “Fondamentalisti musulmani”, “Integralisti salafiti”, e che più ne ha più ne metta.

In poche parole: la Francia è in guerra su più fronti. Continua

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IL M5S A FIANCO DEL POPOLO KURDO E DI KOBANÊ

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Questo è il testo dell’intervento di Fabio Massimo Castaldo all’Europarlamento di Strasburgo.

Kobanê#. Fino a qualche mese fa questo nome era solo un puntino sulla carta geografica della Siria, sconosciuto ai più.
Avamposto sperduto di una Nazione senza Stato.
Di una terra, per sua sfortuna, intrisa di petrolio, su cui in molti da tempo hanno messo i loro occhi.

Per ironia della storia, il nome in arabo della città è proprio Ayn al-Arab: l’occhio degli Arabi. Continua

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L’ISIS E LE CROCIFISSIONI RIPRESE DALLO SMARTPHONE

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1. Immagine, antropologia e politica di Isis
Nel recente testo collettivo “Barbarie: la nostra civiltà è al tramonto? (a cura di Ivano Dionigi, Bur, Milano, 2013) non si registrano interventi memorabili.
Certo, interessanti, ma sempre in linea con la produzione degli autori (Givone, Rodotà, Cavarero, Cardini) chiamati al ciclo di seminari del 2012, del dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna, di cui il testo è trascrizione.
È invece degna di attenzione l’anteprima del curatore che fissa, in poche pagine, almeno tre definizioni di “barbaro” che ricorrono nella cultura classica prima e in quella occidentale poi.
La prima proveniente dall’Iliade di Omero dove il barbaro, barbaros, è colui “le cui parole somigliano ad un balbettio”, di qui la stessa onomatopea in latino tra barbarus (appunto, barbaro) e balbus (balbuziente).
La seconda è la definizione di barbaro tratta dalla “Politica” di Aristotele, dove barbaro è concetto usato per un popolo generalmente asiatico, superstizioso, ignorante ed incline alla schiavitù.
Un frame cognitivo, che sembra tratto da “300″ solo che, a differenza della serie sceneggiata da Frank Miller e Zack Snyder, nella “Politica” di Aristotele si teorizza, ad occidente, la naturalità della schiavitù. Nell’amministrazione dello Stato secondo Aristotele, la “Politica” è un testo amministrativo; si pensa, infatti, ad un tipo di integrazione tra Stato e popolazione entro una naturale funzionalità di barbarie e schiavitù.
La terza definizione di barbaro viene invece da Marcel Proust: non colui che non conosce la civiltà, ma colui che, avendola conosciuta, ne tradisce i valori.
Le tre categorie di barbaro, che si sono diffuse e formate su strati di sapere differenti tra loro, arrivano ai giorni nostri, tra breaking news e rammemorazioni ataviche, e sembrano comporsi per definire Isis.
Per cui Isis è barbara perché le parole dei suoi militanti magari sembrano un balbettio di lingue incomprensibili e perché si mostrano inclini alla superstizione ed alla schiavitù (sottomettendosi incondizionatamente alla parola del Corano interpretata in modo radicale).
Inoltre, nella continua attenzione mediatica sui militanti Isis provenienti da occidente, si applica la categoria più moderna di barbaro: quella che si riserva a colui che ha conosciuto la civilizzazione e ne tradisce i valori. Continua

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