L’invenzione della proprietà privata e le pecore carnivore

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Thomas More, Enclosures e «pecore carnivore»

Nel primo libro di Utopia, il viaggiatore portoghese Raffaele Itlodeo, giunto ad Anversa, si intrattiene con alcuni inglesi ai quali propone il racconto dello straordinario incontro con gli abitanti di Utopia. Prima del racconto, e per contrasto con i suoi contenuti, Itlodeo ascolta la discussione che si apre tra lo stesso More, che figura tra i personaggi, e un avvocato, sulle misure penali assunte per punire i ladri.

Li stiamo impiccando dappertutto” – diceva. “Ne ho visti fino a venti appesi ad uno stesso patibolo. Ma quello che non capisco è come mai, finendo la maggior parte di essi sulla forca, continuano ad esserci tanti furti”.
C’è poco da stupirsi, intervenni allora senza esitare ad esprimermi in tutta franchezza davanti al cardinale. Questo modo di punire i ladri è, oltre che ingiusto, socialmente inefficace. E’ una punizione spropositata rispetto al furto, e al tempo stesso insufficiente ad impedirlo. Non mi sembra che un semplice furto sia un tale delitto da meritare la condanna capitale, né credo che possa esservi una pena atta a dissuadere chi ruba per mangiare. Mi sembra che di fronte al furto ci si comporti, non soltanto in questo paese, come quei cattivi maestri che preferiscono picchiare gli allievi anziché educarli. Si applicano pene gravi, anzi tremende, contro chi ruba, mentre sarebbe bastato provvedere a che ciascuno avesse di che vivere anziché lasciarlo nell’aberrante condizione di dover prima rubare e poi morire.
Ed è qui che, dopo aver fatto una lunga digressione sulla guerra e sull’incivile abbandono in cui erano tenuti i reduci, incapaci con le loro mutilazioni di provvedere a se stessi, e dunque dediti al furto, More offre la propria intepretazione delle cause della delinquenza in Inghilterra.

Non è questa tuttavia la sola cosa che spinge gli uomini a rubare – dissi. Ci sono altri fattori, ritengo, tipici di questo vostro paese.
Quali?”, chiese il cardinale.
“Le pecore”, risposi.
“Queste miti creature, alle quali basta solitamente così poco cibo, stanno diventando talmente voraci ed aggressive, a quel che ho appreso, da divorare perfino gli uomini. Ingoiano campi, case, città. In tutte le regioni del regno nelle quali si produce una lana più fine, quindi più costosa, nobili e proprietari terrieri e perfino alcuni abati, nonostante la loro santità – si danno da fare per recintare le terre e destinarle ai pascolo, impedendone la coltivazione. Così, non bastando loro le rendite e i prodotti che gli avi ricavavano dai poderi, e non sentendosi sufficientemente appagati dal privilegio di vivere negli agi senza essere di alcuna utilità agli altri, mandano in rovina borghi e case, lasciando in piedi solo le chiese perché servano da stalla alle greggi. Come se non bastasse il terreno già sprecato per le foreste ed i parchi, questi gentiluomini cancellano ogni traccia di centri abitati e fattorie per fare posto al deserto.
Con quale risultato? Che gli agricoltori vengono cacciati via, dopo essere stati raggirati o sopraffatti con la violenza, e costretti a vendere quel che possedevano sotto le minacce, perché un solo latifondista possa mettere insieme i loro campi e recintare così migliaia di ettari. Uomini, donne, bambini, vedove, orfani, genitori con prole, famiglie numerose ma non ricche. Poiché l’agricoltura richiede la forza di molte braccia – sono costretti a lasciare le proprie case, senz’avere un posto in cui rifugiarsi, dopo avere svenduto per niente le loro povere cose.
E dopo avere girovagato e speso tutto, che cosa resta loro da fare se non rubare – per poi essere, giustamente, s’intende, giustiziati – o darsi all’accattonaggio?A parte il fatto che anche per gli accattoni e per i vagabondi è previsto il carcere. Ed è inutile cercare lavoro, poiché non c’è più bisogno di loro. Continua

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