Il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce

losurdo11
L’articolo è del 2011, ma descrive ancora perfettamente la situazione delle ingiustizie sociali ulteriormente crescenti.

L’INTERVENTO

E la lotta di classe si sposta tra i banchi
Per decenni le aule sono state il luogo di incontro e di avvicinamento tra ceti diversi. Oggi le cose sono cambiate radicalmente: sotto il velo della “meritocrazia” il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce
di MARCO LODOLI

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale si immaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità e ingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po’ retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori.

Oggi le cose sono cambiate radicalmente. Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti. “A me professò ‘sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia… ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la famo, noi non contiamo niente?”. Questo mi dice Antonia e neanche mi guarda quando parla, guarda fuori, verso i palazzoni di questo quartiere di periferia, verso quei prati dove ancora le pecore pascolano tra gli acquedotti romani e il cemento. Qui la divina provvidenza del merito non passa, non illumina, non salva quasi nessuno.

Guardo la classe: Michela ha confessato che non può fare i disegni di moda perché a casa non ha un tavolo, nemmeno quello da pranzo. Mangia con la madre e la sorella seduta sul letto, con il vassoio sulle ginocchia, in una casa che è letteralmente un buco. Roberta invece mi racconta che stanotte hanno sparato in faccia al migliore amico del suo fidanzato, “era uno che se faceva grosso, che stava sulle palle a tanti, ma nun era n’animale cattivo, nun se lo meritava de morì così a ventidue anni”. Samantha invece trema perché stanno per buttarla fuori di casa, a lei e alla madre e ai due fratelli, lo sfratto ormai è esecutivo e i soldi per pagare l’affitto non ce li hanno, forse già stanotte li aspetta la macchina parcheggiata in uno slargo vicino casa, forse dovranno dormire lì, e lavarsi alla fontanella con gli zingari. Continua

Mi piace(1)Non mi piace(0)

Il 24 Ottobre la scuola torna in piazza, verso lo sciopero del 13 Novembre

Comunicato-stampa

Il 24 Ottobre, la Scuola torna in piazza con manifestazioni regionali contro l’applicazione della legge 107 e l’umiliante “offerta” di 8 euro mensili lordi di aumento nella Legge di Stabilità, dopo sei anni di blocco contrattuale.

A Roma, corteo unitario da Piazza della Repubblica (ore 15) a Piazza Santi Apostoli, verso lo sciopero della Scuola del 13 Novembre. Continua

Mi piace(1)Non mi piace(0)

Stefano Benni: “Scelgo quindi di non accettare il premio De Sica”. Finalmente, un intellettuale dice: “NO”.

Gentili responsabili del premio De Sica e gentile Ministro Franceschini, vi ringrazio per la vostra stima e per il premio che volete attribuirmi.
I premi sono uno diverso dall’altro e il vostro è contraddistinto, in modo chiaro e legittimo, dall’appoggio governativo, come dimostra il fatto che è un ministro a consegnarlo.
Scelgo quindi di non accettare. Continua

Mi piace(2)Non mi piace(0)

Del (mal)governo italiano: “La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono non è la rotta ma ciò che mangeremo domani.” Søren Kierkegaard

“La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono non è la rotta ma ciò che mangeremo domani.” Søren Kierkegaard.
Esistono due Paesi, uno reale e uno immaginario.
Nel primo Paese, quello reale, i problemi sono reali, la salute, la disoccupazione, l’istruzione, la casa, le tasse.
In questo Paese vive la maggior parte degli Italiani. Continua

Mi piace(1)Non mi piace(0)

Perchè gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico

Per capire com’è oggi il sistema che stiamo importando e le ragioni di questa scelta bisogna leggere il bellissimo articolo di Hedges, scrittore e giornalista del “New York Times”.
Richiamando Socrate, Kant e Hannah Arendt, Hedges ricorda, a quanti confondono l’educazione con l’addestramento, che non insegnare ai giovani a pensare è un crimine di cui il Mondo ha già conosciuto gli effetti.
Da leggere insieme a Junct Rebellion, “Le cinque tappe della distruzione dell’Università americana”. Continua

Mi piace(2)Non mi piace(0)

Il Preside dice no: “I cani antidroga non entrano a scuola”

No a cani antidroga
Ludovico Arte è da tre anni Preside dell’Istituto Tecnico per il turismo “Marco Polo” di Firenze.
Negli ultimi tempi si è opposto ad interventi con i cani antidroga nel suo Istituto, lanciando l’allarme sulle possibili ripercussioni psicologiche per gli studenti sottoposti al controllo.
Insieme a un ristretto numero di colleghi, sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione, per valutare un approccio meno repressivo per combattere l’uso di droghe leggere degli adolescenti.  Continua

Mi piace(3)Non mi piace(0)

Applicare la Laicità dello Stato è reato ?

Francoppoli su Facebook
L’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria ha convocato, per il 5 Febbraio prossimo, per il contraddittorio in sua difesa, il professor Franco Coppoli, reo di aver rimosso i crocifissi dalle aule in cui insegna presso l’Istituto Tecnico Industriale e Geometri “Allievi-Da Sangallo” di Terni.

L’Ufficio per i procedimenti disciplinari contesta al professor Coppoli, cui l’Uaar presterà assistenza legale, «il fatto che abbia divelto dalle pareti di quattro aule in cui fa lezione i crocefissi fissati con una vite a pressione e con la colla provocando dei danni alle pareti durante le ore di lezione e che successivamente sempre durante le attività didattiche abbia proceduto personalmente a chiudere i fori».
Contestualmente, l’Ufficio «evidenzia che i fatti che si contestano, la rimozione del crocefisso dalle aule, sono stati oggetto di precedente procedimento disciplinare a suo carico e che pertanto rappresentano una recidiva».

Una notizia, comunicatagli il 9 Gennaio, cui fa il paio la sentenza della Corte d’Appello di Perugia che, il 15 Ottobre scorso, ha respinto il ricorso presentato dal docente contro la sentenza con la quale il Tribunale di Terni, nel Marzo del 2013, ha ritenuto insussistente la discriminazione denunciata da Coppoli e legittima la sospensione di trenta giorni inflittagli, per aver rimosso il crocifisso dalle aule dell’Istituto professionale “Alessandro Casagrande” di Terni, dove all’epoca prestava servizio.

I fatti risalgono al 2008, quando Coppoli si rifiutò di ripristinare i crocifissi nell’aula della classe III A — come invece deciso da un’assemblea di classe e intimatogli dal dirigente dell’Istituto — e fu per questo sospeso per un mese dall’insegnamento.

Per la Corte d’Appello di Perugia, contro la cui sentenza Coppoli ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione, non «sembra configurabile una discriminazione» perché le «disposizione del dirigente scolastico, concernenti l’esposizione del crocifisso, erano dirette non al solo professor Coppoli, bensì a tutti i docenti che operavano nella classe III A» e dunque «non comportavano una disparità di trattamento del Coppoli rispetto a quello riservato agli altri insegnanti».
La Corte d’Appello ritieni altresì che Coppoli non abbia alcun titolo per dolersi della «supposta violazione» dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione e di laicità dello Stato poiché questi «danno origine non a diritti soggettivi dei singoli, bensì a interessi diffusi, ossia della collettività nel suo complesso».
Richiamandosi, quindi, alla ormai famigerata sentenza del 2011 della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, la Corte sostiene che l’esposizione del crocifisso nei luoghi di lavoro «non possa costituire un fattore tale da condizionare e comprimere la libertà di soggetti adulti, dotati, come nel caso dell’appellante, di un livello di istruzione elevato e dunque, presumibilmente, di uno spirito critico più spiccato rispetto a quello dell’uomo medio, intellettualmente e culturalmente meno attrezzato».

«Ancora oggi — è il commento dell’Uaar — cercare di insegnare o esercitare la propria attività lavorativa in luoghi pubblici non connotati da alcun simbolo religioso è difficile e pesante.
Basti pensare alla vicenda del giudice Luigi Tosti, a quella del prof. Davide Zotti e a quella che vede coinvolto il prof. Franco Coppoli: il cammino per i diritti civili e la laicità dello Stato, nel nostro Paese, è ancora in salita, ma l’Uaar è e sarà uno strumento di tutela e solidarietà concreta in queste importanti battaglie civili».

Comunicato stampa Uaar

Fonte: http://www.uaar.it/news/2015/01/28/procedimento-disciplinare-per-professor-coppoli-reo-aver-rimosso-crocifissi.

Mi piace(2)Non mi piace(0)

Scuole private. Soldi pubblici !

scuola
Da L’Espresso.
C’è un paradosso nel mondo dell’istruzione che sopravvive alle riforme ed ai proclami.
Da una parte, scuole pubbliche a corto di risorse, con 250 mila insegnanti precari ed edifici senza sicurezza come testimoniano i crolli nell’asilo di Milano e nella media di Bologna della scorsa settimana.
Dall’altra, istituti privati che continuano ad essere finanziati da Stato e Regioni con una dote, che sfiora i 700 milioni di euro l’anno, senza che alle sovvenzioni corrisponda un controllo sulla qualità.
Pdf testo completo

Mi piace(1)Non mi piace(0)

Lettera scritta da quattro insegnanti di Seine-­Saint­-Denis, periferia di Parigi; pubblicata su “Le Monde”.

Parigi banlieu

“Nous sommes Charlie”. Ma siamo anche i genitori degli assassini.
Siamo professori di Seine­Saint­Denis. Intellettuali, scienziati, adulti, libertari, abbiamo imparato a fare a meno di Dio e a detestare il potere e il suo godimento perverso. Non abbiamo altro maestro all’infuori del sapere.
Questo discorso ci rassicura, a causa della sua ipotetica coerenza razionale, e il nostro status sociale lo legittima. Quelli di Charlie Hebdo ci facevano ridere; condividevamo i loro valori. In questo, l’attentato ci colpisce. Anche se alcuni di noi non hanno mai avuto il coraggio di tanta insolenza, noi siamo feriti. Noi siamo Charlie per questo.

Ma facciamo lo sforzo di un cambio di punto di vista, e proviamo a guardarci come ci guardano i nostri studenti. Siamo ben vestiti, ben curati, indossiamo scarpe comode, siamo al di là di quelle contingenze materiali che fanno sì che noi non sbaviamo sugli oggetti di consumo che fanno sognare i nostri studenti: se non li possediamo è forse anche perché potremmo avere i mezzi per possederli.
Andiamo in vacanza, viviamo in mezzo ai libri, frequentiamo persone cortesi e raffinate, eleganti e colte. Consideriamo un dato acquisito che La libertà che guida il popolo e Candido fanno parte del patrimonio dell’umanità.
Ci direte che l’universale è di diritto e non di fatto e che molti abitanti del pianeta non conoscono Voltaire? Che banda di ignoranti…
È tempo che entrino nella Storia: il discorso di Dakar ha già spiegato loro. Per quanto riguarda coloro che vengono da altrove e vivono tra noi, che tacciano e obbediscano.

Questi crimini parlano Francese

Se i crimini perpetrati da questi assassini sono odiosi, ciò che è terribile è che essi parlano francese, con l’accento dei giovani di periferia. Questi due assassini sono come i nostri studenti. Il trauma, per noi, sta anche nel sentire quella voce, quell’accento, quelle parole. Ecco cosa ci ha fatti sentire responsabili. Ovviamente, non noi personalmente: ecco cosa diranno i nostri amici che ammirano il nostro impegno quotidiano. Ma che nessuno qui venga a dirci che con tutto quello che facciamo siamo sdoganati da questa responsabilità.
Noi, cioè i funzionari di uno Stato inadempiente, noi, i professori di una scuola che ha lasciato quei due e molti altri ai lati della strada dei valori repubblicani, noi, cittadini francesi che passiamo il tempo a lamentarci dell’aumento delle tasse, noi contribuenti che approfittiamo di ogni scudo fiscale quando possiamo, noi che abbiamo lasciato l’individuo vincere sul collettivo, noi che non facciamo politica o prendiamo in giro coloro che la fanno, ecc. : noi siamo responsabili di questa situazione. Continua

Mi piace(0)Non mi piace(0)

Circolare dell’Assessora all’Istruzione del Veneto: “I genitori degli studenti musulmani condannino la strage”.

Ragione
Il curatore del sito è un insegnante; pertanto, nel leggere questo articolo ha provato il disgusto che solo l’odore degli sciacalli può provocare.
Superato questo inevitabile sommovimento interiore, si è ricordato dell’aurea frase di Francisco Goya:
Il sonno della ragione genera mostri“.
Essendo che, da molto tempo, in Italia ed in Europa, la Ragione è, purtroppo, caduta in letargo, pubblica il suddetto articolo, sperando di contribuire al risveglio dell’unica vera Dea.
In ogni caso, come scriveva Immanuel Kant:
“Fai ciò che devi, accada quel che può”.
Continua

Mi piace(1)Non mi piace(0)

Mozioni critiche della “Buona Scuola” renziana

css

Da Umbertide.
Controproposta sulla “Buona scuola” in 10 punti
Nel leggere il piano Renzi sulla “Buona scuola”, abbiamo individuato in primis quelli che a nostro avviso sono tre “vizi di fondo” della proposta, e cioè…“: testo completo in pdf.

Da Perugia.
DELIBERA dell’I.I.S. “Cavour – Marconi – Pascal” di Perugia
Il Collegio dei Docenti dell’I.I.S. “Cavour – Marconi – Pascal” di Perugia, avendo preso in esame la proposta di riforma “La buona scuola”, manifesta la propria preoccupazione in merito ai seguenti punti…“: testo completo in pdf.

Mi piace(2)Non mi piace(0)

Corte dei conti, a giudizio il ministro Giannini: danni per 420mila euro quando era rettore

Studenti-medi-Palermo
ROMA – La Corte dei Conti ha citato in giudizio il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini: danno erariale per 420mila euro, è la contestazione.
Dopo tredici mesi di indagini contabili, partite da una denuncia del Novembre 2013 del Collegio dei revisori dei conti dell’Università per stranieri di Perugia, di cui il Ministro è stato Rettore dal 2004 ad Aprile 2013, la Procura umbra della Corte dei Conti ha deciso di allestire un processo nei confronti di Stefania Giannini e del Direttore amministrativo Antonella Bianconi.
Contemporaneamente, con sorpresa dello stesso Ministro, ha liberato dalle responsabilità il Consiglio di amministrazione dell’ateneo composto, oltre che dal Rettore, da dieci persone in rappresentanza di professori, ricercatori, amministrativi, docenti, oltreché di enti locali, territoriali e del Ministero degli Esteri.

I fatti contestati risalgono al 2008.
L’otto Aprile l’allora Rettore Giannini propose al Cda, che approvò, di subaffittare un immobile in via Scortici occupato in parte dall’Università e di proprietà della Fortebraccio srl di Perugia.
Il sublocatario individuato era la società “Il circo del gusto” di Foligno.
In previsione dell’accordo, dalla Primavera 2008 al Giugno 2010 l’immobile è rimasto inutilizzato.
Questi quattordici mesi di mancato incasso costituirebbero la prima colpa. Continua

Mi piace(3)Non mi piace(0)