A Lisbona il “trattamento Atene”. Poi tocca a noi.

galloni
Aumenta lo spread dei titoli di stato portoghesi. Il governo di sinistra, che si aspetta un deficit di bilancio del 2,2 per cento del Pil, è ovviamente allarmato: deve chiedere quel 2,2 per cento che manca a quadrare i bilanci ai “mercati”. Le agenzie di rating già hanno catalogato il debito pubblico portoghese “speculativo”, ossia a massimo rischio di insolvenza: i “mercati” (l’usura) esigono ovviamente di estrarre dal paese interessi altissimi, proibitivi dopo 8 anni di tagli della cinghia e austerità feroce. Feroce come prova il fatto che il deficit di bilancio portoghese, l’anno scorso, è stato del 4,2 per cento. Contrariamente all’Italia, Lisbona ha fatto i compiti a casa, tagliando il deficit quasi della metà.

Otto anni di sacrifici durissimi senza prospettive di miglioramento sono anche la causa per cui l’elettorato ha votato “a sinistra”. A novembre, il primo ministro Antonio Costa, eletto (non come il nostro), ha promesso di porre fine alla “strategia di impoverimento dell’Unione Europea”. Con l’appoggio di verdi, comunisti e blocco delle sinistre, ha aumentato il salario minimo, l’IVA, e approvato una legge che protegge dal pignoramento della casa gli insolventi. Ha anche promesso un aumento delle pensioni e riduzione delle contribuzioni sociali per i lavoratori a più basso reddito.

Ovviamente, Bruxelles si è avventata contro Lisbona: “La UE ritiene la bozza di bilancio di previsione a rischio di non-adempimento della Patto di Stabilità e di Crescita”, ha comunicato nella sua neolingua orwelliana, ed obbligato il governo eletto a cambiarlo, mettendo in forse le promesse di Costa. La Commissione ha di fatto preso il bilancio portoghese sotto la sua amministrazione controllata ed annunciato che lo “valuterà” (correggerà) ad aprile. Il governo eletto ha scongiurato il rigetto puro e semplice del bilancio mettendosi a trattare: Bruxelles ha ordinato che Lisbona tiri fuori quasi un altro miliardo (950 milioni d euro) dalla sua miseria per dedicarlo alla riduzione del debito. Mario Centeno, il ministro delle finanze, ha proposto tagli per 450. Alla fine ha dovuto accettare tagli per 850 milioni. A questo scopo, dovrà rincarare ulteriormente l’Iva su petrolio e tabacchi, varare una supertassa per l’acquisto di auto nuove, prelievi fiscali sui servizi bancari e sulle transazioni finanziarie.

Non basta. Quindi è entrata in scena la vera padrona d’Europa, la cancelliera. Ha convocato il primo ministro socialista a Berlino per fargli la lezione. In una intervista al Frankfurter Allegemeine Zeitung, Costa ha provato a difendere la sua posizione con argomenti del tipo: il lavoro portoghese soffre la concorrenza globale con i paesi a bassi salari, Cina ed Est Europa; dall’entrata nell’euro, “la nostra economia è in stagnazione”; il governo precedente non ha corretto la situazione: “Era un errore pensare che fosse possibile a forza di impoverire ciascuno”. La Merkel ha respinto il ragionamento. “Tutto si deve fare per continuare nella direzione precedente, che ha avuto successo”.

Secondo certe valutazioni il vero scopo della durezza di Berlino è spaccare la alleanza delle sinistre e far cadere il governo. L’alleanza è fratturata. Già la liquidazione della Banca Banif, che su “suggerimento” europeo è stata accollata ai contribuenti portoghesi, facendo aumentare il deficit del Pil dal 3 a 4,2 per cento, ha visto la viva opposizione di tutte le formazioni che sostengono il governo socialista, comunisti, verdi, blocco delle sinistre. La Troika ha naturalmente fatto la sua parte, lanciando “avvertimenti”. Adesso la portavoce di quest’ultima formazione, Catarina Martins, sembra aver capito il gioco, perché ha dichiarato: “Nessun avvertimento da nessuna parte lanciato può mettere in questione l’accordo che abbiamo firmato per mettere fine all’impoverimento in Portogallo”.

Il giornale del blocco delle sinistre, Esquerda, ritiene che la inflessibilità brutale di Bruxelles (Berlino) serva anche come messaggio lanciato alla Spagna: “Dissuadere il partito socialista spagnolo dall’optare per una soluzione di tipo portoghese”. Berlino vuol spingere Madrid, dove la disoccupazione è al 24 per cento, a tornare entro i limiti del famoso 3%: che si tradurrebbe nell’estrazione dalle tasche spagnole di altri 8 miliardi di euro. “Podemos”ha come programma dichiarato di metter fine alla politica di austerità, che “ha avuto tanto successo”. Il commissario europeo all’economia e finanze, il francese Moscovici non ha fatto commenti sui negoziati in corso fra il partito socialista iberico e “Podemos” (sarebbe stato imbarazzante, essendo Moscovici un ‘socialista’, il che fa’ un po’ridere), ma ha pronunciato le solite frasi in neolingua sull’obbligo per Madrid di rispettare “Il patto di stabilità e crescita” con “un maggiore sforzo”. Continua

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Caso Volkswagen sia di insegnamento: sospendere negoziati TTIP: trattato sugli scambi tra UE e Stati Uniti

“La vicenda Volkswagen è l’esempio cristallino di ciò che potrebbe succedere se il trattato sugli scambi tra Unione Europea e Stati Uniti in corso di negoziazione (il TTIP: Transatlantic Trade and Investiment Partnership) dovesse andare in porto” a sostenerlo è Stefano Luicidi, Capogruppo M5S in Commissione Esteri del Senato. Continua

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Per l’UE le grane non finiscono mai: elezioni in Catalogna, vittoria degli Indipendentisti

1) Evidentemente, gli oligarchi dell’UE, nonostante l’enorme potenza di fuoco economico-politica, di cui dispongono e che impiegano contro i popoli del Vecchio Continente, per assoggettarli al loro dominio, sono destinati a non aver pace.
Avevano appena  mussolinianamente”spezzato le reni alla Grecia”, quando è esplosa la “bomba” di un’immigrazione, che, pur non avendo ancora nulla di biblico, ha messo a nudo l’insipienza e l’inconsistenza dell’intera casta politica europea, che ha cercato di mascherarla con la foglia di fico di una Merkel, folgorata, è il caso di dirlo, sulla via di Damasco e “convertita” ad una politica dell’accoglienza da far invidia a Papa Francesco I. Continua

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“Tsipras 1 e Tsipras 2″: da lupo a cane da pagliaio

L’ultima elezione greca ha confermato Tsipras come primo Partito.
In realtà a nessuno gliene poteva fregare di meno in Europa.
Era ormai uno Tsipras sgonfiato, addomesticato, reso servo, che farà ogni taglio richiesto dalla Troika. Tsipras 2 è stato celebrato dai giornali italiani come uno di Sinistra illuminato, che finalmente aveva capito.
Lo hanno messo (o si è fatto mettere) alla catena.
Se prima era un lupo, ora è un cane da pagliaio. Continua

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Il nuovo disordine mondiale ed i suoi artefici

La crisi non è solo finanziaria e coinvolge anche aspetti politici, sociali e militari in un gioco di rimandi continuo.
Dunque, la sua soluzione non può prescindere dall’esame anche degli aspetti non strettamente finanziari, per capire cosa stiamo rischiando.

La globalizzazione, in atto da un trentennio, associa strettamente gli sviluppi tecnologici ai progetti politici di un nuovo ordine mondiale.
Tutto ciò è caratterizzato da una straordinaria velocità, che modifica lo sviluppo delle dinamiche sociali, politiche, economiche, producendo interdipendenze molto più complesse del passato, al punto che c’è chi si spinge a parlare di “ipercomplessità”. Continua

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Renzi: la discriminante è tra le “bestie” e gli “umani”. “Com’è umano lei …”.

Pur non condivendo in toto questo articolo, penso che abbia il merito di contribuire sia a squarciare la nube di retorica, che, da giorni, avvolge l’Europa, sia a mettere in luce uno degli obiettivi, che muove, in realtà, i Governanti europei: una nuova guerra “umanitaria” in Siria. ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

“In fondo, tutte le guerre post Guerra Fredda sono state in vario modo dipinte come «umanitarie». Cosa volete che sia una carneficina in più?
E se guerra sarà, la faranno con la copertura della foto del bimbo morto sulla spiaggia turca. Esattamente come ha fatto ieri l’«umano» di Rignano. Vergogna!” Continua

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Tsipras: come tradire un popolo e vivere felici

Vuol turlupinare i Greci, e rapidamente?
Applausi scroscianti della stampa eurista a Tsipras.
Intanto è nata “Unità Popolare”.

La stampa eurista – nazionale e non – ha un nuovo idolo: Alexis Tsipras.
Le oligarchie sanno accogliere come si deve i collaborazionisti.
Che, per definizione, vengono sempre dalle fila del nemico, siano essi di primo o secondo pelo.
E che, al momento giusto, sono l’arma migliore per tutelare gli interessi dei dominanti.
Del resto, quale miglior prova dell’«inesistenza di alternative», dell’adesione al dogma imperante di colui che è stato in precedenza un simbolo della lotta contro quel dogma? Continua

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1941: la Germania bombardava gli aeroporti greci; 2015: li compra “a 4 Euri”

Ci sono volute 2 Guerre Mondiali catastroficamente perdute, ma, alla fine, pure la classe dominante tedesca ha compreso la lezione e la applica magistralmente.
Perché occupare militarmente un Paese, scatenando la reazione delle altre potenze e suscitando una Resistenza, che finisce per dissanguare l’occupante?
Perché diventare l’odiato oppressore delle popolazioni invase?
È decisamente molto meglio strangolare economicamente uno Stato, per, poi, acquistarne a prezzi stracciati le varie attività produttive, poiché su questo le altre classi dominanti non hanno nulla da eccepire, essendo anche loro, nelle varie parti del Mondo, impegnate in questo “sport”.
Se, poi, si ha la fortuna di avere la stampa internazionale prona come non mai ai voleri del Capitale, si passa pure per benefattori della popolazione economicamente soggiogata.
L’ennesimo, ma non ultimo, capitolo di questo autentico Romanzo Criminale (del Capitale) si sta scrivendo in questi giorni in Grecia. Continua

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“Come Germania comanda”: un’intervista di Enrico Letta a “Limes”. La descrizione dell’Unione Europea nelle parole di un ultras dell’Europeismo

«Da un po’ di tempo tutte le colpe sono della Germania.
È così al bar, sulla spiaggia, nei media e nei discorsi delle élite.
Curiosamente, questi discorsi vengono in genere dagli stessi, che fino a poco tempo fa sostenevano addirittura la necessità di diventare come la Germania.
Ma, si sa, i tempi cambiano … Continua

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Il Sultano Erdogan vuole farsi Califfo. Vi riuscirà?

1) Pur non condividendo alcune considerazioni dell’autore, penso che Cucchi svolga un’analisi approfondita e di ampio respiro delle reali motivazioni della “svolta”, impressa recentemente da Erdogan alla politica estera ed interna della Turchia.
Tenendo conto anche dell’opera di mistificazione dei mass media nostrani, soprattutto quelli televisivi, mi sembra essere “cosa buona e giusta” contribuire alla diffusione di questo articolo.  Continua

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Un’Europa da paura: un’intervista rivelatrice di Jean Claude Juncker

La (dis)Unione  Europea dopo l’«accordo» sulla Grecia
Un’intervista rivelatrice di Jean Claude Juncker

Qualche giorno fa Juncker, che della Commissione Europea è pur sempre il Presidente, ha rilasciato un’intervista assai rivelatrice sullo “Stato dell’Unione”.
Quel che ne esce è uno stato di salute dell’UE semplicemente disastroso e senza speranze. Curiosamente le sue dichiarazioni – clamorose, altro non fosse che per la posizione al vertice di chi le ha pronunciate – non hanno fatto troppo rumore.
Un silenzio frutto dell’imbarazzo? Pensiamo proprio di sì Continua

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Dal Bunga Bunga al Bomba Bomba: le “renzate” fiscali sbugiardate

Le promesse fiscali dei due grandi imbroglioni nazionali (sullo sfondo lo scontro all’interno dell’UE).
Il Governo si rimangia il DEF?

In ogni cosa c’è un perché.
E la coincidenza del calendario delle promesse fiscali del Bomba (alias Renzi Matteo) con quello delle scadenze elettorali non ha bisogno di spiegazioni.
In ogni luogo c’è uno spirito.
E senza dubbio il Genius loci dell’Expo – dove si bara senza ritegno sul numero dei visitatori (leggi QUI) – è quello del bugiardo.
Non poteva dunque esserci luogo più adatto di questo sia per la menzognera promessa, che per il mentitore professionale che l’ha pronunciata. Continua

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“Non c’è Sinistra nella gabbia dell’euro”. Meglio tardi che mai.

1) Premessa del Campo Antimperialista
“Si è svolto ieri a Roma, organizzato da “Ideecontroluce” il seminario «Europa, sovranità democratica e interesse nazionale».
Presiedevano Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre.
Tra i presenti, oltre ad alcuni esponenti del PD e di SEL — essi non solo hanno difeso, con argomenti debolissimi, il micidiale operato di Tsipras, ma insistito sulla necessità di restare nell’euro (Unione) — alcuni economisti e politici, che in questi anni hanno svolto un’intensa battaglia di verità sull’euro e l’Unione Europea: Sergio Cesaratto, Alberto Bagnai, Vladimiro Giacchè, Emiliano Brancaccio, Luciano Barra Caracciolo, Moreno Pasquinelli. Continua

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