Femminicidio a Terni – Comunicato stampa dei Centri Antiviolenza umbri

ByStefania
La notte tra il 28 e il 29 Ottobre 2014 a Terni, è stata uccisa Laura Livi, 36 anni, da suo marito Franco Sorgenti, 66 anni.
In casa c’erano i loro due figli di 2 e 7 anni, chiusi in camera dal padre, prima del premeditato assassinio.

Noi, socie dell’Associazione Libera…mente donna e operatrici dei Centri Antiviolenza di Terni “Liberetutte” e di Perugia “Catia Doriana Bellini”, siamo fortemente sconvolte per l’ennesimo atto di violenza contro una donna sfociato nell’assassinio.

Siamo estremamente indignate dal linguaggio dei media, che affrontano il tema del femminicidio utilizzando le parole: gelosia, passione, “lui era innamorato, ma troppo geloso”. Continua

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Da Kobane a Ragusa, donne contro la supremazia dell’animale maschio

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La questione di Kobane va ben oltre uno scontro tra un assolutismo (religioso ) e il relativismo delle Democrazie occidentali, tra controllo petrolifero e questioni economiche.
Non si limita esclusivamente all’eterno combattimento tra un fondamentalista e un moderato.
In questa questione sono rinvenibili le punte estreme di una cultura, diffusissima in Oriente ma presente, in dose massiccia, anche da noi, che mi auguro possa declinare fino a scomparire definitivamente.
La cultura dell’animale maschio che enuncia la supremazia su tutto ciò che si differenzia da lui. Continua

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Violentate nel silenzio dei campi a Ragusa

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Violentate nel silenzio dei campi a Ragusa
Il nuovo orrore delle schiave rumene

Vittoria (RG) – «Possono prendere il mio corpo. Possono farmi tutto. Ma l’anima no. Quella non possono toccarmela». Alina mi indica un locale in mezzo alla campagna. «Lì dentro succede tutte cose possibili». È uno dei pochi edifici che interrompe la serie infinita di serre. Il bianco dei teli di plastica va da Acate a Santa Croce Camerina. Siamo a Sud di Tunisi, terra rossa e mare azzurro che guarda l’Africa. Siamo nella “città delle primizie”, uno dei distretti ortofrutticoli più importanti d’Italia. Il centro di un sistema produttivo che esporta in tutta Europa annullando il tempo e le stagioni. Gli ortaggi che altrove maturano a giugno qui sono pronti a gennaio. Un miracolo chimico che ha ancora bisogno di braccia.

I tunisini arrivarono già negli anni ’80, a frontiere aperte. Le dune di sabbia, il clima rovente, le case cubiche più o meno incomplete ricordavano la nazione di provenienza. Hanno contribuito al miracolo economico della provincia – l’oro verde – e poi sono stati sostituiti senza un grazie. Dal 2007 arrivano nuovi migranti che lavorano per metà salario. I rumeni. E soprattutto le rumene. Nell’isolamento della campagna sono una presenza gradita. Così è nato il distretto del doppio sfruttamento: agricolo e sessuale.

Festini
Una cascina in aperta campagna. Ragazze rumene sui vent’anni. Un padrone che offre carne fresca ai parenti, agli amici. Ai figli. Tutti sanno e tutti tacciono. Don Beniamino Sacco è il sacerdote che per primo ha denunciato i “festini agricoli”. «Sono diffusi soprattutto nelle piccole aziende a conduzione familiare», denuncia il parroco. Tre anni fa ha mandato in carcere un padrone sfruttatore. Ha subito minacce e risposto con una battuta: «Non muoio neanche se mi ammazzano».

La solidarietà è scarsa, anche tra rumeni. Come è possibile che tutto questo succeda nel silenzio generale? Secondo Ausilia Cosentini, operatrice sociale dell’associazione “Proxima”, «la mancanza di solidarietà tra i rumeni, e la loro mentalità omertosa, si incastra con quella altrettanto omertosa del territorio. In più, da qualche mese noto un aumento dell’intolleranza».

«Se non ci fossero i migranti, la nostra agricoltura si bloccherebbe», dice all’Espresso Giuseppe Nicosia, sindaco di Vittoria. «C’è una buona integrazione, ma la violenza sulle donne è un peso sulla coscienza di tutti. Un fenomeno disgustoso, anche se in regressione». Giuseppe Scifo della Flai Cgil spiega che allo sfruttamento lavorativo si aggiunge la segregazione. Per questo è stato avviato il progetto “Solidal Transfert”, un pulmino che permette di spostarsi senza dipendere dai padroni. «Ho conosciuto rumeni che non erano mai stati in paese», dice. Continua

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