Le infinite violenze turche sul popolo kurdo. Boicottiamo la Turchia criminale !

13423895_1217500658262821_8849734395815539521_n
Dal 25 Giugno al 16 Luglio 2016 parte in Italia una mobilitazione nazionale contro la guerra in corso in Turchia e le violenze verso il popolo Curdo.

Dal mese di Luglio dello scorso anno, il governo Turco ha dichiarato una nuova guerra al popolo curdo, interrompendo i negoziati con il presidente Abdullah Öcalan, detenuto in totale isolamento nell’isola carcere di Imrali e aprendo una campagna militare e politica dentro i suoi confini.

La campagna in corso del governo Erdogan ha portato nel corso dell’ultimo anno alla distruzione di decine di città curde e all’imposizione del coprifuoco permanente. Interi quartieri delle grandi città di Diyarbakir, Sirnak, Cizre, e innumerevoli villaggi sono stati rasi al suolo, in un operazione militare che ha colpito innanzitutto civili, donne, anziani, bambini, bruciati vivi all’interno delle loro case. La campagna militare non ha risparmiato neanche i vicini confini della Turchia colpendo i villaggi del Kurdistan del Sud in Iraq con bombardamenti a tappeto e con le operazioni in corso sul confine siriano che accumulano vittime tra i profughi.

Accanto alla campagna militare, una campagna politica ha portato in carcere in questi mesi migliaia di persone: dagli intellettuali e docenti universitari impegnati per la pace, ai giornalisti non filo governativi, agli amministratori locali delle municipalità curde. Ogni manifestazione di dissenso è ancora oggi sotto attacco.

L’ultimo decisivo capitolo della campagna di aggressione è stato ottenuto con la convalida governativa della riforma istituzionale che revoca l’immunità parlamentare ai deputati del Partito Democratico dei Popoli, l’HDP, la più larga opposizione ufficiale verso il progetto di riforma presidenziale del presidente Erdogan e al contempo concedendo però immunità giudiziaria ai militari complici delle operazioni dell’Isis in Turchia e autori delle violenze nella guerra contro il popolo curdo.

A fronte di ciò il popolo curdo e il movimento di liberazione del Kurdistan continuano a portare avanti una battaglia di resistenza, contro l’annientamento fisico e politico per un autonomia democratica in Turchia.

L’Europa, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti non hanno ancora intrapreso azioni concrete per fermare le scellerate politiche della Turchia ma credono di poterla piegare ai propri interessi, nonostante le politiche nazionaliste e dittattoriali oggi in atto.

Per rompere il silenzio internazionale la Rete Kurdistan Italia parteciperà dal prossimo 25 Giugnio alla campagna europea di boicottaggio del turismo in Turchia e dei prodotti turchi, per informare sulle brutalità commesse a danno del popolo curdo a livello locale e nazionale.

Invitiamo tutte le realtà sensibili e presenti a livello nazionale a coordinare campagne locali e a organizzare eventi di pubblicizzazione nel periodo dal 25 Giugno al 16 Luglio per rendere efficace una azione di boicottaggio che parta dalle azioni quotidiane, dalla spesa quotidiana all’organizzazione delle vacanze, per interrompere il flusso di denaro in Turchia e sostenere un sanzionamento dal basso delle politiche del governo Erdogan.

Sostieni la resistenza del popolo curdo contro l’Isis e contro Erdogan!
Il Silenzio è complice, la Solidarietà è un arma. Boicotta la Guerra!

Uiki Onlus

Mi piace(1)Non mi piace(0)

La Chiesa non vuole pagare (e noi paghiamo anche per essa)

8733983
Solo a Roma, il Vaticano e le strutture annesse che godono di privilegi non hanno pagato tributi per 400 milioni di euro l’anno. Lo denunciano Daniele Frongia (M5S), coautore di “E io pago”, e il radicale Riccardo Magi.

Vaticano, le tasse che la Chiesa non vuole pagare: superati 400 milioni di euro l’anno

Reportage di Nello Trocchia per La Gabbia (La7) sulle tasse locali evase dall’universo Vaticano. Il giornalista prova invano a chiedere lumi a François-Xavier Dumortier SJ, magnifico rettore uscente della Pontificia Università Gregoriana, che con il Comune di Roma ha un contenzioso di 600mila euro per non aver mai pagato la tassa sui rifiuti. Trocchia poi intervista Daniele Frongia del M5S, presidente della Commissione di Spending Review di Roma Capitale e autore del libro “E io pago”. Il consigliere comunale rivela: “Coi tributi non pagati dal Vaticano sono stati superati i 400 milioni di euro l’anno. Con un buon piano di rientro si può recuperare almeno la metà”. L’inviato de La Gabbia spiega che tra mancati introiti, c’è anche la diffusione evasione delle case per ferie, veri e propri alberghi di proprietà di congregazioni religiose. Una parte non ha mai pagato Imu e Tasi, altri vanno a singhiozzo oppure sono in contenzioso col Comune. Prova, quindi, a prenotare una stanza di uno di questi alberghi, a 5 minuti dal Colosseo. Prezzo di una stanza doppia: 136 euro. A riguardo, chiede spiegazioni a Riccardo Magi dei Radicali, che ha fatto i conti sull’evasione diffusa delle case per ferie delle congregazioni religiose. “Su 300 di queste strutture” – afferma Magi – “il 40% non ha mai pagato l’Imu da quando esiste questa tassa, cioè dal 2012. L’amministrazione comunale sta tentando di recuperare quasi 20 milioni di euro, sui quali però c’è un contenzioso. Con l’arrivo del commissario Tronca non c’è stato alcun aggiornamento dei dati, né un’attività specifica su questo settore. Su Affittopoli, ad esempio, c’è stato un grande impegno, anche mediatico, ma non su questo settore”. Trocchia tenta, quindi, di interpellare Tronca a margine di una conferenza. Ma il commissario prefettizio non dà alcuna risposta

Mi piace(3)Non mi piace(0)

Comunicato dei 12 “banditi da Torino”

13445312_10208383915948868_1623720544036596428_n
È a Torino che abbiamo visto portare via uomini e donne perché non avevano un documento. A Torino abbiamo visto la polizia caricare un corteo di operai che avevano osato ribellarsi.
A Torino abbiamo visto le pattuglie dei carabinieri aiutare padroni e banche a sbattere in strada i nostri vicini di casa in ritardo con l’affitto o con il mutuo.
A Torino abbiamo visto interi quartieri trasformarsi secondo le esigenze dei ricchi sulla testa dei più poveri che li abitano.
A Torino e nelle sue valli abbiamo visto la celere bastonare le persone accampate a difesa della terra in cui vivono.

Ma a Torino abbiamo anche visto decine di persone sollevarsi per permettere a un clandestino di scappare a un controllo e centinaia di facchini tener testa a chi li voleva cacciare dai cancelli del CAAT. Qui abbiamo visto intere vie chiuse dai cassonetti per respingere un ufficiale giudiziario e decine di abusivi riprendersi la piazza sotto gli occhi impotenti della polizia. È a Venaus che le stesse persone bastonate hanno rialzato la testa e spazzato via plotoni di celere riconquistando il terreno perduto.

Se è vero che ovunque soprusi e ribellioni sono all’ordine del giorno, è a Torino che noi abbiamo deciso di coltivare un sogno comune.

Puntiamo i piedi, qui vogliamo rimanere, qui vogliamo lottare.

Dodici divieti di dimora a chi in una giornata di ottobre era andato presso la sede di Ladisa, ditta fornitrice dei pasti all’interno del Cie di corso Brunelleschi, a restituirgli un po’ della merda che quotidianamente somministra ai reclusi. Un‘iniziativa all’interno di un percorso di lotta contro il Cie e contro chi lo fa materialmente funzionare.

Sono anni che la Procura ci colpisce incarcerando e allontanando i nostri affetti.
Abbiamo tenuto duro, giorno dopo giorno, affrontando la paura e il dolore che la repressione porta con sé.
Abbiamo portato avanti con fatica le lotte dei compagni allontanati, incarcerati e sorvegliati.
E se in tutti questi anni di lotte a Torino abbiamo affrontato gli attacchi repressivi cercando sempre di spingere un passo più in là i percorsi che si stavano portando avanti, questa volta ci siamo guardati e negli occhi di ognuno abbiamo ritrovato la medesima voglia di non partire.
Questi dodici divieti di dimora sono la goccia che fa traboccare il vaso, non siamo più disposti a razionalizzare la nostra rabbia.

Non accettiamo più di dover salutare compagni e affetti perché costretti ad andarsene

Non accettiamo più che le nostre vite, la nostra quotidianità siano determinate da un pezzo di carta

Non accettiamo più di rinunciare ai progetti che ognuno di noi ha costruito in città e di doverci reinventare altrove

Restiamo qui, esattamente nel punto in cui le nostre coscienze ci costringono a stare.
Per noi questi divieti di dimora sono carta straccia.
Saremo in una radio libera a trasmettere, davanti alla porta di J. per resistere al suo sfratto, sotto le mura del Cie per sostenere le rivolte dei reclusi, nelle strade per opporci alle deportazioni, ovunque ci andrà di stare.

Le conseguenze le conosciamo, con una certezza quasi matematica tra qualche giorno ci porteranno in carcere.
Precisamente nel punto in cui il Tribunale avrà la forza di metterci.
Nel centro esatto del ciclone che sta stravolgendo le nostre vite.

Consapevoli della nostra scelta, forti della solidarietà che non ci lascerà soli, noi da qui non ce ne andiamo.

Banditi a Torino

Fonte: http://www.informa-azione.info/torino_repressione_comunicato_dei_12_banditi.

Mi piace(2)Non mi piace(0)

L’Istat conferma il bluff occupazionale renziano

VIDEO: STATISTICHE #ISTAT SUGLI OCCUPATI- IL MINISTERO DEL LAVORO CONFERMA IL “TRUCCHETTO”: BASTA UN #VOUCHER A SETTIMANA E RISULTI OCCUPATO

In risposta alla nostra interrogazione di chiarimenti sul metodo di rilevazione delle statistiche ISTAT relative agli occupati, il Ministero del Lavoro conferma che “coloro che nella settimana di riferimento hanno avuto una retribuzione tramite voucher, a fronte di una prestazione lavorativa di almeno 1 ora, vengono classificati come occupati”.

Il Ministero ha specificato inoltre che i metodi di rilevazione sono “armonizzati” con gli standard dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e con i regolamenti del Consiglio e della Commissione europea.

Pertanto la rilevazione, conformemente a quanto avviene nei 28 Paesi dell’Ue, definisce occupato una persona di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:
- ha svolto almeno 1 ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
- ha svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nell’impresa di un familiare nella quale collabora attivamente;
- è’ assente dal lavoro (per ferie, malattia o cassa integrazione) ma continua a percepire almeno il 50% della retribuzione.

Quindi col boom di voucher e la bolla speculativa creata con gli sgravi contributivi, il BLUFF OCCUPAZIONALE di Renzi è servito.

Mi piace(4)Non mi piace(0)

Anche i Medici per l’ambiente (Isde) dicono NO alla controriforma costituzionale

10561744_941235849246620_1092330027250479225_n
Come per il referendum sulle trivelle, l’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia propone il suo punto di vista su uno dei temi più caldi e dibattuti di questo periodo: la riforma della Costituzione.

Ad Ottobre saremo chiamati ad esprimerci tramite referendum sulle modifiche che il Governo vuole apportare alla nostra Carta Costituzionale.
La posizione di ISDE Italia in merito non è “partitica”, ma rientra nei principi statutari dell’Associazione e nei nostri doveri deontologici.
D’altra parte nessuno è neutrale ma, in tutto quello che facciamo, siamo di parte. Anche la dichiarazione di neutralità è di parte…
Il NO sarà votato anche da illustri costituzionalisti, indipendentemente dalla fede politica.
Dobbiamo pensare alla Costituzione, che va salvaguardata non per appartenenza partitica ma per evitare le ricadute negative su ambiente e salute che la riforma potrebbe provocare. Il voto è per definizione atto libero, ma è dovere di ISDE Italia spiegare le conseguenze delle due differenti scelte.
Molti non seguiranno le indicazioni dei loro partiti/organizzazioni, come i molti affiliati/simpatizzanti ISDE Italia, sulla base delle loro convinzioni personali, potranno discostarsi dal nostro appello ovvero seguirlo.
Per obblighi etici e statutari siamo, però, tenuti ad esprimerci nel merito. Continua

Mi piace(4)Non mi piace(0)

Valle dei Fuochi umbra, messi sotto sequestro 255 ettari


LA PROCURA DI PERUGIA SEQUESTRA 255 ETTARI!
NOTIZIA ATTESA E RILEVANTISSIMA

Finalmente, dopo 30 anni, le comunità locali possono forse scorgere l’alba di un giorno nuovo.

Sono infatti importanti le novità che dalla Valnestore giungono, proprio in questi minuti, con una nuova montagna di ceneri rinvenuta attorno alla vecchia centrale di Pietrafitta; soprattutto è fatto assai atteso e rilevantissimo il sequestro cautelativo di ben 255 ettari di terreni, ordinato da parte della Procura di Perugia, dopo gli accertamenti del NOE dei Carabinieri cui tributiamo il nostro ringraziamento.

Sarebbe necessario valutare a questo punto il sinergismo di potenziamento, fenomeno ivi derivante dalla somma dei metalli pesanti dispersi all’epoca nelle matrici aria-suolo-acqua, fattori inquinanti che, uniti alle ceneri di carbone sepolte in modo affatto episodico nella valle, possono cagionare presumibili effetti negativi maggiori proprio in virtù delle molteplici cause di rischio per l’uomo, l’ambiente e la salute.

Infatti la ricerca scientifica tipicamente indica come le conseguenze di una causa di danno possano –sempre più spesso- accrescersi per via dell’esposizione inconsapevole ad altri e diversi agenti tossici.

Per questi motivi sarebbe bene che gli organi di controllo, a partire da ASL, leggessero i dati ambientali e sanitari in loco anche alla luce di una riflessione che, lungi dall’essere eterodossa, è viceversa ben nota e riconosciuta nel mondo della medicina e della farmacologia, informando dunque le popolazioni in modo esaustivo: bisogna comportarsi proprio in modo opposto rispetto al contegno tenuto -per decenni- dalla Regione Umbria, spettatrice passiva e svogliata di un dramma collettivo

Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari –M5S Regione Umbria
Valerio Spanu e Stelvio Olivi -M5S Comuni di Panicale e Piegaro

15 Giugno 2016

Notizia: http://www.perugiatoday.it/cronaca/valle-dei-fuochi-umbria-sequestro-area-carabinieri-centrale-pietrafitta-valnestore.html.

Mi piace(4)Non mi piace(0)

Frana Firenze e la truffa delle privatizzazioni dell’acqua pubblica

logo-Obbedienza-civile
Con la voragine frana il “modello toscano” di gestione idrica, di fronte agli occhi di tutto il mondo

Il Forum Toscano del Movimenti per l’Acqua non si sorprende del crollo del

Lungarno a Firenze. La mala gestione del territorio è una costante del modello toscano, della gestione misto pubblica-privata, approfittatrice del servizio idrico che fa dell’acqua una merce e delle manutenzioni un costo in bolletta che produce milioni di euro che poi scompaiono magicamente.

Firenze: Come cittadini ed utenti di un servizio pubblico, siamo amareggiati, per non dire frustrati, dal constatare che in sostanza Publiacqua e così tutti gli altri gestori idrici toscani, incassa centinaia di milioni di euro e poi non opera gli investimenti in programma a cui sono legate le tariffe applicate alle bollette.

Come cittadini abbiamo votato un referendum nazionale perché l’acqua bene prezioso venisse sottratto al mercato e gestito come bene comune. Mentre la politica, sia prima che dopo il referendum, ha sempre sostenuto che la gestione “privatistica” dell’acqua è necessaria per garantire gli elevati investimenti necessari al settore.

In Toscana, dove per primi abbiamo aperto le porte ai privati, paghiamo l’acqua più cara d’Italia per un servizio che non è in grado di assicurare qualità e sicurezza dei nostri acquedotti. La voragine che si è aperta nel cuore di Firenze impone una riflessione sul modello di gestione del servizio idrico operato da chi ci amministra. Quando il gestore è una Società per Azioni, che alla fine risponde a diritto privato, chi controlla l’operato del gestore e chi tutela l’interesse degli utenti? Continua

Mi piace(4)Non mi piace(0)

La Rivoluzione kurda su Radio3 Rai

Newroz 2011 - 4
KURDISTAN ALLA RADIO.

Radio3 Rai Passioni: “Tra il Tigri e l’Eufrate”, un programma di Emanuela Irace.
Viaggio attraverso il Kurdistan – tra Turchia, Siria e Iraq, lungo le sponde del Tigri e dell’Eufrate.

Curatrice del ciclo Passioni: Cettina Flaccavento
Autrice e conduttrice di “Tra il Tigri e l’Eufrate” Emanuela Irace

Programmazione 4 puntate:
Sabato 28 e Domenica 29 Maggio 2016, h. 14.00.
Sabato 4 e Domenica 5 Giugno 2016, h. 14.00.

Viaggio in quattro puntate attraverso i territori che hanno segnato l’origine della civiltà e che oggi rappresentano uno dei nodi irrisolti della politica contemporanea.

Dalla Turchia al confine con la Siria settentrionale per approdare nel Kurdistan iracheno, l’unico territorio kurdo riconosciuto dalla comunità internazionale come entità autonoma, all’interno dello stato federale dell’Iraq. In lingua curda: -Kurdistana.

Durante il viaggio si attraverseranno le città del Kurdistan turco per giungere in Mesopotamia – nella sua propaggine settentrionale e nord orientale – che include l’alto bacino dell’Eufrate e del Tigri, e il lago di Van.
Il racconto seguirà idealmente il filo conduttore dell’antica civiltà mesopotamica – crogiuolo di popolazioni, lingue, religioni, etnie e culture diverse – per poi trasporsi all’attualità politica con l’uso di materiali inediti e la testimonianza di osservatori internazionali raccolti su campo durante le elezioni amministrative del Marzo 2014. Continua

Mi piace(5)Non mi piace(0)

Un Parlamento illegittimo per una “riforma” illegittima. Applausi allo studente universitario !

“Che legittimità politica ha un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ?
E, soprattutto, che legittimità politica ha questo Parlamento di nominati ?”.

Catania
Lungo e ricco intervento di Alessio Grancagnolo, studente universitario di giurisprudenza, durante un incontro con il ministro Boschi, avvenuto lo scorso 13 Maggio presso l’Università di Catania.

Il giovane, che è anche e membro del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di Catania, ha esposto con dovizia di dettagli le sue critiche alla riforma costituzionale per la quale è previsto il referendum di ottobre: dall’approvazione della riforma da parte di un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale al Senato non elettivo fino all’accentramento dei poteri nelle mani del Governo a scapito del Parlamento.

“Negli ultimi giorni molte amiche e molti amici mi hanno caldamente suggerito di rivedere il mio intervento” – ha esordito Alessio – “perché era ritenuto troppo critico. Tuttavia, credo che questo Paese abbia bisogno di piccoli atti di coraggio, a partire dal quotidiano. Così ho deciso di non ascoltare consigli che erano certamente dati in buona fede, e il mio intervento sarà esattamente come era stato ideato”.

In questa sintesi video, pubblicata da Referendum Io voto NO, lo studente rintuzza punto per punto la riforma progettata dal governo Renzi. Ma quando parla di “campagna referendaria del governo” e di “tour propagandistici del ministro Boschi negli Atenei”, viene interrotto dal Rettore, che lo rimbrotta: “Questo incontro non prevede contraddittorio. Chi non gradisce questo format può anche non partecipare”.

Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/05/20/referendum-studente-alla-boschi-lei-fa-tour-propagandistici-in-atenei-ma-e-interrotto-dal-rettore/524376.

Mi piace(4)Non mi piace(0)

Lezioni del Maggio francese 2. Sciopero illimitato !

Dal 2 Giugno la Cgt – il corrispettivo della Cgil in Francia – annuncia uno “sciopero illimitato” della metropolitana di Parigi contro la riforma del lavoro.
È lo scenario di conflitto frontale del 1995. Allora un intero paese fu letteralmente bloccato per settimane.
È l’escalation dopo quattro scioperi generali, centinaia di manifestazioni.
Contro un governo “socialista”, quello che nel gergo italiano si definisce di “centro-sinistra”.

Un po’ come fece la Cgil con il Jobs act: portò un milione di persone a roma il 25 ottobre 2014 a fare una sfilata del “popolo del lavoro”.
Il 3 dicembre, giorno di approvazione definitiva al senato, tra piazza andrea della valle e via delle botteghe oscure c’erano gli attivisti dei movimenti e i Cobas: tra le 300 e le 500 persone.
Furono manganellati e chiusi per ore in una “nasse” da carabinieri e polizia.

Uno scioperotto con manif fu fatto dai sindacati solo il 7 dicembre, quattro giorni dopo l’approvazione definitiva della legge delega jobs act.
Poi più nulla.
Silenzio.
Si raccolgono firme per un referendum abrogativo nel 2017, due anni dopo l’entrata in vigore della legge.
Il problema non è solo del sindacato, ovviamente.
Pensare l’opposizione, creare un’alternativa, oltre che una lotta, è un problema che interessa anche i francesi. Ma, per quello che può contare, la Francia mette la cultura sindacale italiana davanti alla sua realtà devastante.

Fonte: https://www.facebook.com/ciccarelli.roberto/posts/10208349877961062?pnref=story

La CGT appelle à une grève illimitée à partir du 2 juin à la RATP.

Mi piace(5)Non mi piace(0)

Ecco perché l’Anpi ha ragione a votare no e a dirlo ad una Ministra antidemocratica

21 Maggio 2016

Quella che segue è la lettera che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha inviato all’Unità in risposta a quella di 70 senatori del Pd pubblicata dallo stesso giornale. La lettera di Smuraglia è stata pubblicata oggi sul quotidiano.

Cari Senatori,
ho letto la vostra lettera aperta e ne capisco le ragioni.
Quando si approva più volte una legge, si finisce per affezionarsi. Per di più, siamo già in campagna referendaria e dunque bisogna fare un po’ di propaganda e cercare di mettere in difficoltà chi si colloca, in questo caso, dall’altro lato della barricata.
Capisco anche l’esaltazione che fate della Riforma: a voi piace, l’avete votata e non avete ripensamenti.
Come sapete, io la penso in un altro modo e, fortunatamente, non sono il solo. Continua

Mi piace(6)Non mi piace(0)

Lezioni del Maggio francese (2016)

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

Non si ferma in Francia la lotta per il ritiro del progetto di legge El Khomri. Le manifestazioni degli operai, dei lavoratori, dei giovani, che si succedono da mesi, si estendono e si intensificano.

Nuovi settori si inseriscono nella lotta, malgrado la dura repressione poliziesca e lo stato d’emergenza continuamente prolungato. Numerosi sono i feriti, i “gasati” e gli arrestati nelle proteste. L’intero Stato borghese si rivela come apparato di oppressione al servizio dei padroni.
Il progetto di legge, scritto dai padroni con la complicità dei vertici del sindacato CFDT ed imposta con la violenza brutale della polizia, ha un obiettivo principale: tutto va negoziato a livello di fabbrica, nessuna contrattazione nazionale. Continua

Mi piace(3)Non mi piace(1)

Una mappa dell’Africa se non fosse stata colonizzata. Nessuno dei confini coincide con quelli siglati a Berlino a fine Ottocento

alkebu-lan-1260-1024x1447 Africa_North_Up
Cosa sarebbe successo se l’epidemia di peste nera che ha più che decimato la popolazione europea tra il 1346 e il 1353 fosse stata ancora più mortale? Gli spagnoli non si sarebbero ripresi abbastanza da mettere in atto la Reconquista, ad esempio, e la tratta degli schiavi probabilmente non sarebbe mai iniziata; così, con ogni probabilità, non sarebbe mai avvenuta nemmeno la Conferenza di Berlino del 1884-85, quella con cui i regni del Vecchio continente si sono spartiti in via ufficiosa il territorio africano.

Il progetto dell’artista svedese Nikolaj Cyon si basa su queste premesse ucroniche, ma da esse parte per disegnare una mappa dell’Africa “come sarebbe stata”, con confini di Stati, regni, sultanati ed emirati che oggi non esistono. Il continente alternativo non si chiama nemmeno Africa, in omaggio a chi vede in questo nome un’altra imposizione dei conquistatori bianchi: il suo appellativo è Alkebu-Lan, un’espressione araba che vale “Terra dei neri”. Per distorcere la percezione europeo-centrica dell’Africa, il progetto assume peraltro una prospettiva geografica ribaltata.

Al di là di sei super-Stati (Al-Maghrib, Al-Misr, Songhai, Ethiopia, Kongo e Katanga), l’immensa superficie africana è ripartita in una miriade di nazioni di superficie piccola o piccolissima. Per tracciare i suoi confini allostorici, Cyon si è servito di un set di criteri che spaziano da lingue e dialetti comuni alla presenza di confini naturali, e da regni storici preesistenti ad affinità culturali. Piuttosto eloquentemente, nessuno dei numerosi borders stabiliti coincide con quelli siglati a Berlino a fine Ottocento.

Com’è facilmente intuibile dopo un primo sguardo alla cartina, l’Islam ha conquistato Alkebu-Lan, e la massiccia presenza di califfati, sultanati ed emirati lo sottolinea ulteriormente. Big Think, in maniera interessante, si chiede se questo scenario non varrebbe in fondo l’imperialismo storicamente esistito, quello europeo, «ma questo è materiale per un altro esperimento». Studiando la mappa, si nota come anche la Sicilia fa parte del continente africano – si chiama Siqilliyya Imārat, Emirato di Sicilia – mentre la maggior parte della penisola iberica è una colonia di Al-Maghrib, super-Stato che si estende grosso modo sulla superficie dell’attuale Marocco.

Fonte: http://www.rivistastudio.com/cose-che-succedono/africa-senza-colonizzazione-europea.

Mi piace(4)Non mi piace(0)

Per il sociale ? Per la scuola ? Per la sanità? “Non ci sono i soldi” NON è la risposta. La risposta è: “Non ci sono PIÙ i soldi”.

Missioni militari, stanziati 1.2 miliardi: quadruplicano fondi per le navi in Libia, impegno anti-Russia con la Nato.

Finalmente, con quattro mesi di ritardo, è stato pubblicato il decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero per l’anno 2016, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 29 aprile. La spesa complessiva, come preannunciato dal ministro della Difesa Pinotti, è in linea con quella dell’anno scorso: un miliardo e 272 milioni (l’anno scorso era stato un miliardo e 255 milioni), ma il decreto presenta alcune sorprese. Una riguarda le coperture finanziare, raggranellate in parte (124 milioni) dalla tassa sul credito d’imposta alle imprese come previsto dal “decreto banche” approvato all’inizio di maggio. L’altra riguarda Iraq, Libia e Turchia.

Nel decreto, infatti, non c’è traccia della spedizione militare, già decisa, a protezione della diga di Mosul – a due passi dalle postazioni dell’Isis – dove nei prossimi mesi verranno schierati 500 soldati della Brigata meccanizzata “Aosta” con blindati e artiglieria: un dispositivo che potrebbe assumere un ruolo di combattimento, soprattutto considerato il contemporaneo invio nella vicina Erbil di quattro elicotteri da attacco Mangusta, sulla carta destinati solo a scortare le missioni di recupero feriti in prima linea condotte dagli elicotteri Nh-90.
L’aumento del costo della missione irachena (dai 200 milioni del 2015 ai 236 milioni del 2016) riguarda infatti solo l’impiego di questi velivoli (con relativo personale di 130 uomini): l’operazione Mosul farà raddoppiare il costo della missione irachena. Continua

Mi piace(4)Non mi piace(0)

Vaticano: i soldi vanno ai cardinali e non ai poveri. Un giornalista può dirlo solo dall’estero !

13147819_1019483788143434_4296232167693512229_o
Il mio libro è una mappa della corruzione in Vaticano.
È uno Stato ricco,
Ma tutto il denaro raccolto rimane ai cardinali, invece di andare ai poveri“.

La Chiesa italiana continua ad intervenire sul Parlamento per boicottare la legge sulle Unioni civili.
Giá emendata della norma sull’adozione.
I vescovi dovrebbero concentrarsi sulla corruzione interna alle diocesi, e smettere di mettere bastoni tra le ruote a una legge la cui unica vergogna é quella di non essere stata approvata 20 anni fa.
La mia intervista sul settimanale portoghese Visao (in Italia nessun giornale mi intervista, rassegnatevi ad imparare un po’ di lingue straniere…).

Fonte: https://www.facebook.com/emiliano.fittipaldi/photos/a.671554159603067.1073741825.671554062936410/1019483788143434/?type=3&theater.

Attualità (17 Maggio 2016):
Vaticano, il presidente della società che amministra patrimonio della Chiesa indagato per concorso in malversazione

Mi piace(4)Non mi piace(0)