Frana Firenze e la truffa delle privatizzazioni dell’acqua pubblica

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Con la voragine frana il “modello toscano” di gestione idrica, di fronte agli occhi di tutto il mondo

Il Forum Toscano del Movimenti per l’Acqua non si sorprende del crollo del

Lungarno a Firenze. La mala gestione del territorio è una costante del modello toscano, della gestione misto pubblica-privata, approfittatrice del servizio idrico che fa dell’acqua una merce e delle manutenzioni un costo in bolletta che produce milioni di euro che poi scompaiono magicamente.

Firenze: Come cittadini ed utenti di un servizio pubblico, siamo amareggiati, per non dire frustrati, dal constatare che in sostanza Publiacqua e così tutti gli altri gestori idrici toscani, incassa centinaia di milioni di euro e poi non opera gli investimenti in programma a cui sono legate le tariffe applicate alle bollette.

Come cittadini abbiamo votato un referendum nazionale perché l’acqua bene prezioso venisse sottratto al mercato e gestito come bene comune. Mentre la politica, sia prima che dopo il referendum, ha sempre sostenuto che la gestione “privatistica” dell’acqua è necessaria per garantire gli elevati investimenti necessari al settore.

In Toscana, dove per primi abbiamo aperto le porte ai privati, paghiamo l’acqua più cara d’Italia per un servizio che non è in grado di assicurare qualità e sicurezza dei nostri acquedotti. La voragine che si è aperta nel cuore di Firenze impone una riflessione sul modello di gestione del servizio idrico operato da chi ci amministra. Quando il gestore è una Società per Azioni, che alla fine risponde a diritto privato, chi controlla l’operato del gestore e chi tutela l’interesse degli utenti? Continua

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La Rivoluzione kurda su Radio3 Rai

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KURDISTAN ALLA RADIO.

Radio3 Rai Passioni: “Tra il Tigri e l’Eufrate”, un programma di Emanuela Irace.
Viaggio attraverso il Kurdistan – tra Turchia, Siria e Iraq, lungo le sponde del Tigri e dell’Eufrate.

Curatrice del ciclo Passioni: Cettina Flaccavento
Autrice e conduttrice di “Tra il Tigri e l’Eufrate” Emanuela Irace

Programmazione 4 puntate:
Sabato 28 e Domenica 29 Maggio 2016, h. 14.00.
Sabato 4 e Domenica 5 Giugno 2016, h. 14.00.

Viaggio in quattro puntate attraverso i territori che hanno segnato l’origine della civiltà e che oggi rappresentano uno dei nodi irrisolti della politica contemporanea.

Dalla Turchia al confine con la Siria settentrionale per approdare nel Kurdistan iracheno, l’unico territorio kurdo riconosciuto dalla comunità internazionale come entità autonoma, all’interno dello stato federale dell’Iraq. In lingua curda: -Kurdistana.

Durante il viaggio si attraverseranno le città del Kurdistan turco per giungere in Mesopotamia – nella sua propaggine settentrionale e nord orientale – che include l’alto bacino dell’Eufrate e del Tigri, e il lago di Van.
Il racconto seguirà idealmente il filo conduttore dell’antica civiltà mesopotamica – crogiuolo di popolazioni, lingue, religioni, etnie e culture diverse – per poi trasporsi all’attualità politica con l’uso di materiali inediti e la testimonianza di osservatori internazionali raccolti su campo durante le elezioni amministrative del Marzo 2014. Continua

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Un Parlamento illegittimo per una “riforma” illegittima. Applausi allo studente universitario !

“Che legittimità politica ha un Parlamento eletto con una legge incostituzionale ?
E, soprattutto, che legittimità politica ha questo Parlamento di nominati ?”.

Catania
Lungo e ricco intervento di Alessio Grancagnolo, studente universitario di giurisprudenza, durante un incontro con il ministro Boschi, avvenuto lo scorso 13 Maggio presso l’Università di Catania.

Il giovane, che è anche e membro del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale di Catania, ha esposto con dovizia di dettagli le sue critiche alla riforma costituzionale per la quale è previsto il referendum di ottobre: dall’approvazione della riforma da parte di un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale al Senato non elettivo fino all’accentramento dei poteri nelle mani del Governo a scapito del Parlamento.

“Negli ultimi giorni molte amiche e molti amici mi hanno caldamente suggerito di rivedere il mio intervento” – ha esordito Alessio – “perché era ritenuto troppo critico. Tuttavia, credo che questo Paese abbia bisogno di piccoli atti di coraggio, a partire dal quotidiano. Così ho deciso di non ascoltare consigli che erano certamente dati in buona fede, e il mio intervento sarà esattamente come era stato ideato”.

In questa sintesi video, pubblicata da Referendum Io voto NO, lo studente rintuzza punto per punto la riforma progettata dal governo Renzi. Ma quando parla di “campagna referendaria del governo” e di “tour propagandistici del ministro Boschi negli Atenei”, viene interrotto dal Rettore, che lo rimbrotta: “Questo incontro non prevede contraddittorio. Chi non gradisce questo format può anche non partecipare”.

Fonte: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/05/20/referendum-studente-alla-boschi-lei-fa-tour-propagandistici-in-atenei-ma-e-interrotto-dal-rettore/524376.

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Lezioni del Maggio francese 2. Sciopero illimitato !

Dal 2 Giugno la Cgt – il corrispettivo della Cgil in Francia – annuncia uno “sciopero illimitato” della metropolitana di Parigi contro la riforma del lavoro.
È lo scenario di conflitto frontale del 1995. Allora un intero paese fu letteralmente bloccato per settimane.
È l’escalation dopo quattro scioperi generali, centinaia di manifestazioni.
Contro un governo “socialista”, quello che nel gergo italiano si definisce di “centro-sinistra”.

Un po’ come fece la Cgil con il Jobs act: portò un milione di persone a roma il 25 ottobre 2014 a fare una sfilata del “popolo del lavoro”.
Il 3 dicembre, giorno di approvazione definitiva al senato, tra piazza andrea della valle e via delle botteghe oscure c’erano gli attivisti dei movimenti e i Cobas: tra le 300 e le 500 persone.
Furono manganellati e chiusi per ore in una “nasse” da carabinieri e polizia.

Uno scioperotto con manif fu fatto dai sindacati solo il 7 dicembre, quattro giorni dopo l’approvazione definitiva della legge delega jobs act.
Poi più nulla.
Silenzio.
Si raccolgono firme per un referendum abrogativo nel 2017, due anni dopo l’entrata in vigore della legge.
Il problema non è solo del sindacato, ovviamente.
Pensare l’opposizione, creare un’alternativa, oltre che una lotta, è un problema che interessa anche i francesi. Ma, per quello che può contare, la Francia mette la cultura sindacale italiana davanti alla sua realtà devastante.

Fonte: https://www.facebook.com/ciccarelli.roberto/posts/10208349877961062?pnref=story

La CGT appelle à une grève illimitée à partir du 2 juin à la RATP.

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Ecco perché l’Anpi ha ragione a votare no e a dirlo ad una Ministra antidemocratica

21 Maggio 2016

Quella che segue è la lettera che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia, ha inviato all’Unità in risposta a quella di 70 senatori del Pd pubblicata dallo stesso giornale. La lettera di Smuraglia è stata pubblicata oggi sul quotidiano.

Cari Senatori,
ho letto la vostra lettera aperta e ne capisco le ragioni.
Quando si approva più volte una legge, si finisce per affezionarsi. Per di più, siamo già in campagna referendaria e dunque bisogna fare un po’ di propaganda e cercare di mettere in difficoltà chi si colloca, in questo caso, dall’altro lato della barricata.
Capisco anche l’esaltazione che fate della Riforma: a voi piace, l’avete votata e non avete ripensamenti.
Come sapete, io la penso in un altro modo e, fortunatamente, non sono il solo. Continua

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Lezioni del Maggio francese (2016)

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

Non si ferma in Francia la lotta per il ritiro del progetto di legge El Khomri. Le manifestazioni degli operai, dei lavoratori, dei giovani, che si succedono da mesi, si estendono e si intensificano.

Nuovi settori si inseriscono nella lotta, malgrado la dura repressione poliziesca e lo stato d’emergenza continuamente prolungato. Numerosi sono i feriti, i “gasati” e gli arrestati nelle proteste. L’intero Stato borghese si rivela come apparato di oppressione al servizio dei padroni.
Il progetto di legge, scritto dai padroni con la complicità dei vertici del sindacato CFDT ed imposta con la violenza brutale della polizia, ha un obiettivo principale: tutto va negoziato a livello di fabbrica, nessuna contrattazione nazionale. Continua

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Una mappa dell’Africa se non fosse stata colonizzata. Nessuno dei confini coincide con quelli siglati a Berlino a fine Ottocento

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Cosa sarebbe successo se l’epidemia di peste nera che ha più che decimato la popolazione europea tra il 1346 e il 1353 fosse stata ancora più mortale? Gli spagnoli non si sarebbero ripresi abbastanza da mettere in atto la Reconquista, ad esempio, e la tratta degli schiavi probabilmente non sarebbe mai iniziata; così, con ogni probabilità, non sarebbe mai avvenuta nemmeno la Conferenza di Berlino del 1884-85, quella con cui i regni del Vecchio continente si sono spartiti in via ufficiosa il territorio africano.

Il progetto dell’artista svedese Nikolaj Cyon si basa su queste premesse ucroniche, ma da esse parte per disegnare una mappa dell’Africa “come sarebbe stata”, con confini di Stati, regni, sultanati ed emirati che oggi non esistono. Il continente alternativo non si chiama nemmeno Africa, in omaggio a chi vede in questo nome un’altra imposizione dei conquistatori bianchi: il suo appellativo è Alkebu-Lan, un’espressione araba che vale “Terra dei neri”. Per distorcere la percezione europeo-centrica dell’Africa, il progetto assume peraltro una prospettiva geografica ribaltata.

Al di là di sei super-Stati (Al-Maghrib, Al-Misr, Songhai, Ethiopia, Kongo e Katanga), l’immensa superficie africana è ripartita in una miriade di nazioni di superficie piccola o piccolissima. Per tracciare i suoi confini allostorici, Cyon si è servito di un set di criteri che spaziano da lingue e dialetti comuni alla presenza di confini naturali, e da regni storici preesistenti ad affinità culturali. Piuttosto eloquentemente, nessuno dei numerosi borders stabiliti coincide con quelli siglati a Berlino a fine Ottocento.

Com’è facilmente intuibile dopo un primo sguardo alla cartina, l’Islam ha conquistato Alkebu-Lan, e la massiccia presenza di califfati, sultanati ed emirati lo sottolinea ulteriormente. Big Think, in maniera interessante, si chiede se questo scenario non varrebbe in fondo l’imperialismo storicamente esistito, quello europeo, «ma questo è materiale per un altro esperimento». Studiando la mappa, si nota come anche la Sicilia fa parte del continente africano – si chiama Siqilliyya Imārat, Emirato di Sicilia – mentre la maggior parte della penisola iberica è una colonia di Al-Maghrib, super-Stato che si estende grosso modo sulla superficie dell’attuale Marocco.

Fonte: http://www.rivistastudio.com/cose-che-succedono/africa-senza-colonizzazione-europea.

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Per il sociale ? Per la scuola ? Per la sanità? “Non ci sono i soldi” NON è la risposta. La risposta è: “Non ci sono PIÙ i soldi”.

Missioni militari, stanziati 1.2 miliardi: quadruplicano fondi per le navi in Libia, impegno anti-Russia con la Nato.

Finalmente, con quattro mesi di ritardo, è stato pubblicato il decreto di rifinanziamento delle missioni militari all’estero per l’anno 2016, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 29 aprile. La spesa complessiva, come preannunciato dal ministro della Difesa Pinotti, è in linea con quella dell’anno scorso: un miliardo e 272 milioni (l’anno scorso era stato un miliardo e 255 milioni), ma il decreto presenta alcune sorprese. Una riguarda le coperture finanziare, raggranellate in parte (124 milioni) dalla tassa sul credito d’imposta alle imprese come previsto dal “decreto banche” approvato all’inizio di maggio. L’altra riguarda Iraq, Libia e Turchia.

Nel decreto, infatti, non c’è traccia della spedizione militare, già decisa, a protezione della diga di Mosul – a due passi dalle postazioni dell’Isis – dove nei prossimi mesi verranno schierati 500 soldati della Brigata meccanizzata “Aosta” con blindati e artiglieria: un dispositivo che potrebbe assumere un ruolo di combattimento, soprattutto considerato il contemporaneo invio nella vicina Erbil di quattro elicotteri da attacco Mangusta, sulla carta destinati solo a scortare le missioni di recupero feriti in prima linea condotte dagli elicotteri Nh-90.
L’aumento del costo della missione irachena (dai 200 milioni del 2015 ai 236 milioni del 2016) riguarda infatti solo l’impiego di questi velivoli (con relativo personale di 130 uomini): l’operazione Mosul farà raddoppiare il costo della missione irachena. Continua

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Vaticano: i soldi vanno ai cardinali e non ai poveri. Un giornalista può dirlo solo dall’estero !

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Il mio libro è una mappa della corruzione in Vaticano.
È uno Stato ricco,
Ma tutto il denaro raccolto rimane ai cardinali, invece di andare ai poveri“.

La Chiesa italiana continua ad intervenire sul Parlamento per boicottare la legge sulle Unioni civili.
Giá emendata della norma sull’adozione.
I vescovi dovrebbero concentrarsi sulla corruzione interna alle diocesi, e smettere di mettere bastoni tra le ruote a una legge la cui unica vergogna é quella di non essere stata approvata 20 anni fa.
La mia intervista sul settimanale portoghese Visao (in Italia nessun giornale mi intervista, rassegnatevi ad imparare un po’ di lingue straniere…).

Fonte: https://www.facebook.com/emiliano.fittipaldi/photos/a.671554159603067.1073741825.671554062936410/1019483788143434/?type=3&theater.

Attualità (17 Maggio 2016):
Vaticano, il presidente della società che amministra patrimonio della Chiesa indagato per concorso in malversazione

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[Umbria] Orvieto città d’arte e di mega-discarica !

VIDEO

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Particolarmente numerosa, la risposta di cittadini, associazioni, rappresentanze politiche e istituzionali per un serpentone bipartisan che ha attraversato il centro storico della città, da piazza Cahen fino al Duomo, culminato con un’assemblea pubblica in cui è stata ribadita la ferma contrarietà all’ampliamento della discarica “Le Crete”.
Tra le proposte arrivate, anche quella della costituzione del tavolo “Ambiente e bellezza”.

Marcia del Rispetto e della Bellezza. L’ottimismo della Volontà e, per una volta, anche della Ragione. Forse.

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Acqua ai privati, un altro furto firmato Partito antidemocratico di Renzi.

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Quello che è avvenuto il 21 Aprile alla Camera dei Deputati è un insulto alla democrazia.
Quel giorno i rappresentanti del popolo italiano hanno rinnegato quello che 26 milioni di italiani avevano deciso nel referendum del 12-13 Giugno 2011 e cioè che l’acqua deve uscire dal mercato e che non si può fare profitto su questo bene.
I deputati invece hanno deciso che il servizio idrico deve rientrare nel mercato, dato che è un bene di “interesse economico”, da cui ricavarne profitto.
Per arrivare a questa decisione (beffa delle beffe!), i rappresentanti del popolo hanno dovuto snaturare la legge d’iniziativa popolare (2007) che i Comitati dell’acqua erano finalmente riusciti a far discutere in Parlamento. Legge che solo lo scorso anno (con enorme sforzo dei comitati) era approdata alla Commissione Ambiente della Camera, dove aveva subito gravi modifiche, grazie agli interventi di Renzi-Madia.
Il testo approvato alla Camera obbliga i Comuni a consegnare l’acqua ai privati. Ben 243 deputati (Partito Democratico e Destra) lo hanno votato, mentre 129 (Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana) hanno votato contro.
A nulla è valsa la rumorosa protesta in aula dei pentastellati.

Ora il popolo italiano sa con chiarezza sia quali sono i partiti che vogliono privatizzare l’acqua, ma anche che il governo Renzi è tutto proteso a regalare l’acqua ai privati. Continua

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Sciopero contro i quiz al posto dell’insegnamento, raccolta firme sulla malascuola renziana

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Un’altra notevole giornata di lotta contro i quiz Invalsi e la legge 107: nelle Superiori, grazie allo sciopero dei docenti ed Ata e al boicottaggio degli studenti, saltano i quiz in una classe su quattro.
Decine di migliaia di lavoratori/trici in sciopero anche nelle Elementari, Medie e Infanzia. Docenti, Ata e studenti in piazza in più di 50 città, forte protesta al MIUR.

Ed ora avanti con la raccolta delle firme per i referendum e per cancellare i punti più distruttivi della legge 107.

Dopo gli scioperi anti-quiz del 4 e 5 maggio alle Elementari, quella di oggi è stata un’altra buona giornata di sciopero e di lotta contro i quiz Invalsi e la legge 107, grazie anche al contributo rilevante dato dagli studenti nel boicottaggio degli indovinelli: nelle Superiori, grazie al lavoro congiunto di docenti, Ata e studenti, nelle principali città sono saltati – o si sono svolti con un numero irrisorio di studenti o con l’accorpamento dei pochi presenti – i quiz in una classe su quattro. Decine di migliaia di lavoratori/trici sono scesi in sciopero anche nelle Elementari, Medie e Infanzia, malgrado la sconcertante decisione di Cgil, Cisl, Uil e Snals di convocare in extremis uno sciopero tra 8 giorni, costringendo la categoria a dividersi, a cui si è aggiunta l’altra incredibile decisione di fissare oggi assemblee di tre ore in orario di servizio.
E a proposito di numeri, invitiamo gli organi di informazione a non prendere sul serio i dati emanati dall’Invalsi, perché si riferiscono ad un pugno irrisorio di classi-campione (cfr. il dato sulle prove effettuate alle Elementari diffuso giorni fa) affidate a docenti di sicura fede “invalsiana” e con l’intervento di personale esterno pronto alle sostituzioni. I dati reali sull’insieme delle classi forse l’Invalsi li avrà tra qualche settimana, dato che, a differenza di noi, non sta nelle scuole.
Oggi, malgrado il tempo inclemente in numerose regioni, sono scesi in piazza docenti, Ata e studenti in una cinquantina di città. Continua

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Inps comunica: tutti imprenditori con i soldi pubblici !

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Lavoro, Inps: “Le aziende hanno percepito indebitamente 600 milioni di sgravi contributivi”.

“Dalle nostre ipotesi stimiamo un totale di 600 milioni di euro di sgravi contributivi indebitamente percepiti nel triennio 2015-2017″ rispetto a quanto previsto dalla legge di Stabilità. Gabriella Di Michele, direttore centrale Entrate dell’Inps, a margine di un convegno dell’istituto. “Si tratta di sgravi contributivi – ha continuato – che i soggetti non avevano diritto di percepire e che contiamo di portare nel gettito pubblico”.
Circa 100mila lavoratori su un milione e mezzo assunti nel 2015 con l’esonero totale di contributi previdenziali, ha spiegato Di Michele, non aveva diritto allo sgravio: le aziende coinvolte sono circa 60mila. Continua

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BOSCHI VERGOGNA! Ovvero: la superficialità ministeriale (a cui paghiamo un lauto stipendio)

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di Mauro Volpi

La ministra Boschi è venuta a Perugia venerdì 6 Maggio 2016 per lanciare la campagna per il sì al referendum costituzionale. Vi sono state varie contestazioni, tenute a debita distanza, da parte della Lega Nord e di Casa Pound. Una ventina di aderenti a Comitato per il no ha distribuito un volantino di critica alle riforme in modo civile e senza minimamente mescolarsi con le contestazioni leghiste e fasciste.
Ebbene, la ministra durante il suo intervento, secondo quanto riportato dai quotidiani locali, ha affermato quanto segue: “Fa un po’ strano che nel fronte contrario alle riforme costituzionali ci siano anche pezzi della sinistra che incarnano certi valori a difesa della Carta e votano insieme a Casa Pound al referendum”.
L’affermazione potrebbe commentarsi da sola per la sua vergognosa grossolanità e dà un’idea del tono con il quale i vertici del Governo e del PD intendono condurre la campagna referendaria.
Tutti sanno che in un referendum è inevitabile che il voto a favore o contrario sia trasversale. La ministra dovrebbe saperlo bene visto che a sostegno del sì si trova in compagnia di Alfano, Formigoni e del plurinquisito e già condannato in primo grado Verdini, con il cui gruppo parlamentare i vertici del suo partito hanno stabilito recentemente un patto di consultazione.
E finge di dimenticare che le cosiddette riforme sono nate dal patto del Nazareno e dai successivi incontri con Berlusconi e Verdini e che nel voto finale al Senato la legge costituzionale ha potuto raggiungere la maggioranza assoluta grazie all’apporto decisivo dei verdiniani, dei tosiani e di due senatori di Forza Italia. Evidentemente tutto va bene pur di delegittimare gli oppositori, che, come ha dichiarato recentemente Renzi, “saranno spazzati via” dal referendum, linguaggio che si addice più ai neofascisti di Casa Pound che al leader di un partito che si definisce democratico.
Alla ministra smemorata ricordiamo che fra le numerose associazioni culturali e politiche che partecipano alla campagna per il no alla controriforma costituzionale c’è anche l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, il cui Comitato nazionale il 22 Gennaio ha qualificato “la Riforma del senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, un vulnus al sistema democratico di rappresentanza e ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia”.
E la posizione de Comitato è stata recepita nelle Tesi presentate e approvate dal recente Congresso nazionale dell’Associazione.
Anche per questo le parole della Boschi risultano per quello che sono: delle considerazioni miserabili, indegne non dico di una persona di sinistra, cosa che la ministra non è mai stata, e non ne fa mistero, ma neppure di un liberal-democratico che abbia un minimo di coerenza e di dignità.
Altrettanto grave è che, a quanto riferiscono le cronache, le sue vergognose parole siano state applaudite. Chi si oppone alle controriforme non intende cadere nel tentativo di trasformare il referendum in un plebiscito pro o contro Renzi e il suo governo. Ma a nessuno può essere consentito di offendere, come ha fatto la ministra, milioni di cittadini che in nome della difesa della Costituzione nata dall’antifascismo e dalla Resistenza respingono le pulsioni plebiscitarie per l’uomo solo al comando, che sono quelle da sempre coltivate dai gruppuscoli fascisti. E gli antifascisti che vogliono impedire lo stravolgimento della Costituzione se ne ricorderanno al momento del voto.
Mauro Volpi
(referente per l’Umbria del Comitato per il NO

Fonte: http://ilmanifesto.info/boschi-antifascista-per-un-comizio.

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